Libero Domenica 9 aprile 2006
Lega
Il Cavaliere si è dimenticato delle potenzialità elettorali del Carroccio
L’ago della bilancia sarà il popolo padano.
All'interno dell'incertezza del voto c'è un ulteriore elemento di variabilità, costituito dal risultato leghista, che potrebbe variare dal 2 al 6%.
Perchè una forbice così ampia?
Perchè la Lega si dove confrontare con tre tipi di elettori.
C'è una massa di padani sballottati fra la voglia di cambiamento e la delusione per lo scarso impegno riformista mostrato dal partito e - soprattutto - dai suoi alleati, è la legione di autonomisti e di indipendentisti che in passato ha dato fiducia alla Lega ma che oggi è respinta dalla scarsa coerenza dei suoi programmi, che è combattuta fra la poca simpatia per il Polo e la repulsione per la sinistra.
Sono quelli che l'hanno votata in passato ma che hanno perso fiducia nella sua "diversità".
Ci sono poi i nuovi simpatizzanti, gente di destra che vede nella Lega il partner più duro della coalizione nella lotta all'immigrazione clandestina, alla prepotenza islamica, ma anche alle famiglie omosessuali.
C'è infine il cosiddetto zoccolo duro, quello che la vota per fede, ma che è stato scosso dalle vicende della CrediEuroNord, dall'appiattimento del partito su Berlusconi, e dalla scarsa qualità delle candidature.
Sono i militanti di Pontida, quelli dei gazebi, della straordinaria macchina organizzativa che costituisce la vera forza del partito, ma che non sono più disposti al "non capisco ma mi adeguo", come ha dimostrato il raduno di Brescia di domenica scorsa.
La somma del voto leghi sta deriva da queste tre variabili, cui si aggiungono la perdita della guida carismatica e le ambiguità di una leadership sfilacciata e disomogenea. Non è esagerato sostenere che potrebbe essere il risultato leghista a decidere dello scontro destra-sinistra.
Berlusconi si è attardato a raggranellare gli zero virgola di una serie di partitini non sempre presentabili ed ha del tutto trascurato l'enorme potenzialità di alcuni milioni di autonomisti padani, sbandati, astenuti o demotivati.
Ha preferito avere una Lega fedelissima con poco consenso piuttosto che un alleato più indipendente ma con vasto seguito. Avrebbe dovuto come ha chiesto il saggio Pagliarini - sottoscrivere prima delle elezioni il testo di legge sul federalismo fiscale.
Se la Lega avesse mantenuto con coerenza i propri obiettivi (autodeterminazione, lotta all'oppressione fiscale, allo statalismo, alla corruzione), senza perdersi in pacs, fecondazioni e bigottismi, oggi saremmo qui a ipotizzare una forbice fra il 10 e il I5%.
Vedremo se il salasso di autonomisti sarà compensato da chi vota per paura, se l'ammirazione per il coraggio di Bossi porterà consenso, se prevarrà fra i militanti l'affetto per la casa faticosamente costruita o la repulsione a votare per strani personaggi di cui sono piene le liste.
Una cosa però è certa: quelli che la voteranno nonostante tutto e quelli che proprio - con dolore non ce la faranno a votarla, si dovranno confrontare da martedì in poi per ricostruire l'unica speranza di libertà e di cambiamento vero rimasta in questo paese.




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