Su Destra Sociale.Org l’intervista a Pascual Tamburri, giornalista de Elsemanaldigital.com: da lui una reale panoramica sulla Spagna di Zapatero che di fatto sconfessa quella vasta fetta dell’editoria italiana che ha dipinto Zapatero attraverso un chiaro fine politico.

In Italia, da quando Aznar ha perso le elezioni, la sinistra ha cavalcato il sogno-Zapatero, prendendo l’attuale primo ministro spagnolo come quell’esempio che in Italia, proprio nella sinistra, manca. Prodi -per nostra fortuna- non e’ Zapatero. Ponti d’oro verso Zapatero dunque dalla cassandre italiane, ma qual e’ la tua opinione su Zapatero?

Il presidente Zapatero rappresenta da noi quella parte della sinistra che non ha mai accettato totalmente la convivenza democratica. Considera cioè che in una “vera” democrazia solo la sinistra è legittimata a governare, che i valori della sinistra sono –essi e solo essi- i valori democratici. Praticamente, in Spagna, questa situazione significa che il governo socialista dal 2004 ignora quella metà del paese cha ha votato il centrodestra; e che si stanno sviluppando politiche radicali contro la famiglia, contro la Chiesa, si cerca di legalizzare l’eutanasia e di legittimare ulteriormente l’aborto, di ideologizzare l’educazione e di liberalizzare totalmente l’inmigrazione. Una politica di estrema sinistra dunque, applicata da un uomo che si riconosce appunto nella nostra Seconda Repubblica, cioè nel regime filosovietico inmediatamente precedente alla guerra civile del 1936. Un radicale di sinistra, ma tutt’altro che uno scemo, come vorrebbe credere un certo centro liberale. Si è alleato abilmente con i separatisti baschi e catalani ed è determinato a pagare l’alleanza con concreti passi verso l’indipendenza di queste regioni.

Leggendo spesso i giornali che parlano del ‘fenomeno spagnolo’, mi son sempre chiesto come mai nessuno di questi citasse mai a cosa portavano -da un punto di vista sociale- le riforme di Zapatero. Dovessimo limitarci alle strumentali verita’ della compiacente editoria italiana, presupporremmo che tutti gli spagnoli condividono questo Governo…
Zapatero ha vinto democraticamente. Questo puó piacere o meno, ma il fatto è questo, dopo una gestione oggetivamente positiva del Governo di Aznar una maggioranza di elettori ha votato per Zapatero e pare che lo voterebbe ancora oggi. Maggioranza sì, ma non unanimità. Anzi, la sinistra al potere –e poi “questa” sinistra radicale- ha fatto risvegliare parti della destra che sembravano scomparse. Ci sono estate manifestazioni di massa contro certe politiche estremiste e c’è un’attivita culturale e mediatica senza precedenti recenti. Metti per esempio Elsemanaldigital.com, dove mi occupo di opinione. Due anni fa eravamo un piccolo settimanale di idee politiche su internet; oggi siamo un quotidiano con centomila lettori al giorno. C’è, eccome, una resistenza. Aznar ha governato secondo il suo criterio, senza badare troppo all’opinione della gente, soprattutto paradossalmente della “sua” gente. Ora cominciamo a trovarci con una destra che si riscopre movimentista, attiva e plurale. Vedremo como riusciranno a gestire la situazione.

Non c’e’ dubbio che le riforme di Zapatero abbiano creato una rottura nel sistema spagnolo. Tuttavia, quel che probabilmente tutti invidiano a Zapatero, e’ la determinazione con cui attua un programma definito per lo piu’ estremo. Alla luce dei fatti, pare che Zapatero stia attuando un programma proposto con la consapevolezza che tanto non avrebbero mai vinto…

Nel centro destra spagnolo è di moda ricordare che Zapatero ha vinto le elezioni del 2004 di misura e "per caso", cioè grazie alle bombe due giorni prima del voto (bombe di cui non si conosce ancora l'origine; beh in Spagna è una novità …). Tutto ciò è vero, ma è anche vero che il programma elettorale dei socialisti era molto estremista, proprio perché non credevano di vincere, ed è diventato ancora più radicale perché per governare Zapatero si è alleato ai comunisti e ai diversi gruppi secessionisti regionali. Ma resta da capire "perché" Zapatero: perché cioè milioni di spagnoli (non prevalentemente giovani, ed è interessante notarlo) scelgono proprio un programma radicale che porta il paese alla divisione, l'immigrazione di massa, il matrimonio omosessuale, il caos economico, il genocidio di embrioni, la garanzia dei diritti umani alle scimmie e via dicendo. Il fatto è che Zapatero esprime molto bene le mete di una certa sinistra: hanno rinunciato alla lotta di classe, ma non hanno rinunciato alla distruzione dei valori tradizionali e delle nostre comunitá, a cominciare dalle nazioni. E trova consensi in ampi gruppi che, non soddisfatti con la situazione sociale ed economica, hanno in Zapatero lo sbocco rivoluzionario. E la rivoluzione la stanno facendo, eccome, non certo la rivoluzione economica marxista, ma una rivoluzione culturale alle cui illusioni un centro destra solo liberista non riesce a trovare una risposta. Oggi, con il Governo pronto a negoziare concessioni ai terroristi separatisti baschi -io abito in Navarra, una regione da loro voluta- avrebbe secondo i sondaggi pure la maggioranza assoluta. Può darsi che il sistema politico stia per crollare; e può anche darsi che ci siano regioni nelle quali i nazionalisti vogliano l’indipendenza. Ma Zapatero esprime ancora la volontà di tanti elettori che si preoccupano solo della situazione economica, che è tutto sommato buona.

Cos’e’ successo al centro destra spagnolo dopo l’elezione di Zapatero? In Italia, la caduta di Berlusconi ha fatto rumore solo attraverso la stampa dei suoi piu’ infaticabili detrattori: tuttavia sbaglia chi crede che di Berlusconi non ne sentiremo piu’ parlare. Mentre del centro destra spagnolo e di Aznar -in modo particolare- non ne sentiamo piu’ parlare. E’ ancora colpa della stampa politicamente favorevole a Zapatero, o in Spagna esiste un problema reale di crescita del centro destra?
Innanzi tutto bisogna chiarire che le due destre sono molto diverse per storia e carattere, e anche che i sistemi elettorali sono totalmente diversi. Il centro destra spagnolo è stato negli ultimi decenni politicamente unito, nel Partido Popular di José María Aznar, e questo per imperativo elettorale. Ciò non vuol dire che sia stata una destra uniforme: è un centro destra plurale, dove esistono più o meno le stesse scuole di pensiero che si possono trovare in Italia. Diciamo che noi il “partito unico del centro destra” l’abbiamo da quando c’è la democrazia, e l’esperienza è stata necessaria, ma ha degli svantaggi. Aznar ha creato un partito vincente, ma per farlo vincere ha privilegiato solo un’ideologia liberal-democratica, emarginando all’interno del suo partito altre tendenze, cattoliche e nazional-popolari per esempio, delle quali in sostanza si prendono i voti ma si hanno dimenticato le politiche quando si era al potere. Aznar non si è presentato alle elezioni del 2004, ha lasciato come candidato del Partido Popular Mariano Rajoy, che è stato battuto –nelle circostanze che ti raccontavo prima- da Zapatero. Rajoy deve rifondare il centro destra, perché è un partito troppo abituato al potere, e perché ha bisogno di tutte le forze –e quindi di tuttà la varietà de persone e di idee-. Il radicalismo di Zapatero aiuta Rajoy ad avicinarsi alle masse, ma la furia della gente spaventa i suoi collaboratori più “moderati” e “politicamente corretti”. Si deve decidere in questi mesi se restare fedele all’ortodossia liberale –e probabilmente restare a lungo all’opposizione- oppure se cavalcare l’indignazione popolare per cercare di battere Zapatero. È normale che questa situazione non si conosca in Italia, perché Aznar quando ebbe il potere non cercò di creare gruppi mediatici vicini alla destra. Adesso tutte le reti televisive sono favorevoli a Zapatero, che invece nei sondaggi ha un vantaggio su Rajoy di solo il 2%.

Cosa ti aspetti dalla Spagna dei prossimi anni, quando le riforme di Zapatero saranno probabilmente assorbite? Pensi che i mutamenti sociali porteranno ad un assorbimento, oppure ad una contrazione contro tali mutamenti cosi’ radicali?

Nella società, come ti dicevo prima, cè una grande resistenza contro certe decisioni di Zapatero. Ci sono cose che non potranno essere assorbite, pena la scomparsa della nazione –per esempio, le trattative per l’indipendenza dei Paesi Baschi-. Altre decisioni, come la riforma educativa, hanno tante persone contro, ma ho paura che il Partido Popular se arriverà al potere non cambierà certe cose, anche se la gente onestamente lo spera. Un esempio fra tanti, da noi si possono creare e distruggere liberamente embrioni umani: il Partido Popular ha votato contro ma ci sarà il coraggio per cambiare drasticamente la legge se arriveranno al potere? Ecco il dubbio, ed ecco anche la ragione per chiedere alla gente di partecipare nella vita politica e sociale, perché solo una destra plurale, che può benissimo esprimersi attraverso un unico partito politico ma non può avere un’unica ideologia monolitica, ci proteggerà in un modo veramente democratico.

Zapatero ha tolto la Spagna dalla lotta al terrorismo internazionale, ma a quanto pare si e’ aperto -con l’intento di fornire concessioni- ai terroristi baschi. Non e’ una posizione contraddittoria soprattutto dopo le bombe che hanno portato lo stesso Zapatero a ricoprire il suo attuale incarico? Non credi che proprio quell’attentato avrebbe dovuto portare la Spagna ad una reazione opposta rispetto alla fuga di Zapatero?


Sono stati giorni molto duri. Si usciva dalla grande tensione della guerra in Iraq, ed è arrivato l’attentato. Zapatero pare disposto a conservare il potere ad ogni costo. In questo caso, siccome c’è nella gente un normale desiderio di pace, si cerca di presentare ai cittadini le concessioni ai terroristi come “passi verso la pace”. Considerando che è un gruppo terrorista separatista e marxista, sappiamo che solo la loro vittoria totale, la resa dello Stato verso il terrore, potrebbe portare ad una fine negoziata. Se ci sarà una reazione opposta sarà nella parte della società che non sará disposta ad arrendersi, e ciò può portare ad una tensione molto grave.

Stando alle attuali condizioni del centro destra spagnolo, credi che potra’ tornare al governo della Spagna proprio per reazione a questa politica di Zapatero? C’e’ oggi in Spagna un leader in grado di contrapporsi a Zapatero senza provocare le rotture che lo stesso Zapatero ha provocato?

La Spagna è un paese a rischio, rischio anche di distruzione ovvero di conflitto civile, se le cose si mettono davvero male. Ma il giudizio migliore sulla situazione l'ho appena letta da un vostro deputato, Teodoro Buontempo, con parole che servono benissimo per la Spagna del 2006: "Il centrodestra ha sbagliato a lanciare sempre messaggi per piacere alle altre parti politiche e non ai propri elettori. Spero che questo episodio serva a svegliare la destra per cercare di contrastare la supremazia culturale della sinistra e per cambiare il modello di vita che, sempre la sinistra, intende proporre ai giovani". Tutto valido per spiegare come stanno le cose pure da noi; solo che la nostra destra è molto meno ricca della vostra. C’è una struttura politica efficiente, il Partido Popular, e un candidato capace, Mariano Rajoy. Ma manca una tradizione di partecipazione, di movimento, di cultura, di azione sociale e giovanile, di lotta anche di popolo, il ché ha di fatto reso possibile il crollo elettorale del 2004, con le strade in mano alla sinistra, e che rende difficile la vita di questa destra all’opposizione. Spero solo che non ci siano momenti violenti.