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    Blut und Boden
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    Predefinito Rosarno vuol dire 'ndrangheta

    Sciolto il Comune di Rosarno

    di Dora Quaranta – 12 ottobre 2008
    Roma. Sciolto il consiglio comunale di Rosarno per un periodo di 18 mesi. La decisione è giunta ieri dalla presidenza del Consiglio dei Ministri al termine di una riunione tenutasi nella serata.

    “A seguito di forme di ingerenza della criminalità organizzata rilevate dai competenti organi investigativi” è stata la motivazione addotta dall’organo istituzionale e diffusa con una apposita nota. Il 18 ottobre scorso il prefetto di Reggio Calabria aveva provveduto a sospendere il consiglio comunale di Rosarno dopo che il 13 ottobre erano stati arrestati per concorso esterno in associazione mafiosa il Sindaco di Rosarno, Carlo Martelli, il sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione e il vicesindaco di quest’ultimo Rosario Schiavone. Per l’accusa questi tre amministratori avrebbero svolto il ruolo di referenti della cosca Piromalli e delle ‘ndrine federate. I pm della Dda di Reggio Calabria hanno spiegato che con gli arresti di Martelli, Dal Torrione e Schiavone avrebbero impedito l’ingresso “ufficiale” di Gioacchino Piromalli, detto l’avvocato, all’interno dei comuni di Rosarno e Gioia Tauro. I due enti, secondo l’accusa, avrebbero accolto l’offerta di Piromalli a lavorare per loro per far fronte al pagamento di 10 milioni di euro a cui era stato condannato. A Piromalli, hanno detto i pm, “sarebbe stato concesso di entrare ufficialmente e con tutte le autorizzazioni del caso all’interno dei municipi, aumentando in tal modo il prestigio della cosca di appartenenza ed agevolandone le possibilità, già ingenti, di controllo e di indirizzo della pubblica amministrazione verso gli interessi della cosca medesima”.

    Antimafia Duemila - Sciolto il Comune di Rosarno
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Rosarno vuol dire 'ndrangheta

    MACCHE' RAZZISMO, DIETRO GLI SCONTRI C'E' UNA NUOVA TRUFFA DEI SUSSIDI

    Macché razzismo, dietro gli scontri c'è una nuova truffa dei sussidi L’UE elargisce contributi in base agli ettari di terreno. Così ad agricoltori e clan non conviene più nemmeno raccogliere i prodotti. E la manodapera è inutile.

    RAGGIRI
    Le arance rimangono sugli alberi, tanto fruttano lo stesso. E gli extracomunitari diventano un peso da eliminare.

    Domenico Ferrara

    Sulla piana di Gioia Tauro le arance non verranno mai raccolte. Perché tanta fatica se tanto i soldi arrivano lo stesso? Dietro la tragedia di Rosarno, di razzismo ce n'è ben poco. Quello che invece si nota osservando la piana calabrese è lo spettacolo degli agrumeti. In questo periodo le arance dovrebbero essere già state raccolte dal popolo degli africani. Un popolo che quest'anno"; era quasi raddoppiato: più di 2.500 rispetto ai 1.400 del 2008. E il tutto per raccogliere agrumi in cambio di 25 euro al giorno, rigorosamente in nero. Ora questi stessi immigrati non servono più. La riforma dei sussidi agricoli dell'Unione europea risolve tutto. Mentre prima veniva sostenuta la produzione, le nuove norme stabiliscono il sostegno a un generico «atto di coltivazione». In sostanza, mentre prima il sussidio era in base a quanto veniva prodotto ed era prevista una certificazione delle arance raccolte, adesso la musica è cambiata. Il sussidio, dagli 800 ai 1200 euro, arriva comunque, per ogni ettaro coltivato ad agrumi. Dunque, più ettari possiedi, più soldi incassi dall'Unione europea, senza contare anche quelli che arrivano dalle Regioni. «L'azienda può così percepire contributi anche se non coltiva - spiega Umberto Bertolasi, direttore di Confagricoltura Lombardia - anche se il coltivatore non può disinteressarsi dal mantenere il terreno in buo ne condizioni». Per gli agricoltori vendere un chilo di arance ai grossisti vuoi dire incassare 5 centesimi. Per raccogliere un chilo di arance si devono pagare ai lavoratori 8 centesimi. In sostanza, se un produttore raccoglie le arance ci perde; se le lascia sugli alberi a marcire, almeno guadagna il sussidio dell'Unione europea. Nel partorire questa riforma, l'Unione aveva come obiettivo quello di non far coltivare l'eccedenza e di evitare le truffe avvenute in passato. Quando venivano dichiarate produzioni «gonfiate», per intascare più soldi. Ma la conseguenza è che quegli africani che per vent'anni hanno sempre raccolto le arance in Calabria ora non servono più. E l’impressione è che le cosche criminali che stanno dietro alle proprietà terriere abbiano deciso di sbarazzarsene. Al loro posto sono già pronti bulgari e romeni che, per esempio nel quartiere di Case Nuove, hanno occupato quasi tutte le basse palazzine. Sono «neocomunitari», non hanno bisogno del permesso di soggiorno, e se qualche ispettore li becca a lavorare in nero in un campo, causano solo una multa al caporale, e non una denuncia per immigrazione clandestina. «I lavoratori extracomunitari di Rosarno non sono lì per raccogliere le arance - accusa Piero Molinaro, presidente di Coldiretti Calabria - ma piuttosto fanno i dipendenti fantasma di cooperative di carta che lucrano sulla liquidazione della disoccupazione». Due ricercatori dell'Università della Calabria hanno spiegato a La Stampa che «a Rosarno sono ben 1.200 le aziende agricole che campano esclusivamente usufruendo dei sussidi erogati dall'Unione europea». Un bei numero. E il tutto adoperando il lavoro dei migranti nonostante sulla carta dell'Inps risulti che ci siano ben 1.500 braccianti italiani disoccupati. Una realtà comune a tutto il Sud: solo 146 falsi braccianti smascherati nel 2008 in Lombardia, che diventano 26mila in Campania, 14mila in Sicilia, diecimila in Calabria. Qualche mese fa il New York Times ha bacchettato il metodo dei sussidi: «L'Unione europea destina oltre la metà del suo bilancio annuale, circa 53 miliardi di euro, ai sussidi per l'agricoltura, quattro volte più che gli Stati Uniti». Una cifra enorme, parte della quale va alla 'ndrangheta e ai coltivatori, senza bisogno di far niente. Basta che le arance non vengano raccolte.
    Il Giornale, 12/01/10
    Data Rassegna: 12/01/10 07.53


    TOSCA T-Web

    Mafiosi, parassiti, meditterranei.
    Ultima modifica di Eridano; 12-01-10 alle 08:55
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Rosarno vuol dire 'ndrangheta

    TRA I FERMATI IL FIGLIO DI UN BOSS

    Tra i fermati il figlio di un boss
    Si analizza il ruolo della 'ndrangheta nella rivolta di Rosamo

    Dopo le tensioni del fine settimana 1.128 immigrati extracomunitari hanno lasciato Rosarno, mentre le ruspe sono in azione nelle ex fabbriche e nei casolari dove vivevano gli africani che lavoravano i campi della plana. Su disposizione della prefettura di Reggio Calabria sono già state abbattute le strutture realizzate dagli immigrati all'esterno dell'ex fabbrica Rognetta, e nelle prossime ore verrà demolito anche il capannone principale dove gli stranieri avevano realizzato decine di baracche con cartone, plastica e lamiera. Dentro le strutture gli immigrati hanno lasciato tutto ciò che avevano: vestiti, pentole, biciclette, letti, coperte, cibo, scarpe e valige. La situazione è comunque ormai tornata alla normalità dopo tré giorni di tensioni e violenze. Intanto 11 procuratore capo Giuseppe Creazzo ha coordinato un vertice delle forze dell'ordine da cui è emersa la presenza della 'ndrangheta dietro gli scontri di Rosamo. Analizzando la dinamica del fatti, gli inquirenti hanno dedotto che sonò molto probabili le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tumulti seguiti agli scontri fra immigrati, cittadini e forze di polizia. Il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, s'è detto certo rispetto alla regia della 'ndrangheta sul fatti di Rosamo, Gli Investigatori ipotizzano che i disordini a Rosarno siano stati pianificati dalla criminalità per spostare l'attenzione da quanto stava accadendo a Reggio proprio in quelle ore, quando Maroni e Alfàno presentavano le misure straordinarie del governo contro la 'ndrangheta. Infatti è stato convalidato dal gip di Palmi l'arresto dei tre abitanti di Rosarno accusati di avere aggredito alcuni immigrati coinvolti negli incidenti seguiti alla rivolta degli extracomunitari di giovedì scorso. Il gip ha convalidato l'arresto ed emesso la misura restrittiva nei confronti dei tre, disponendone la custodia cautelare in carcere. Non a caso tra gli arrestati c'è anche Antonio Bellocco, figlio di un esponente di spicco dell'omonima cosca della 'ndrangheta, accusato di avere aggredito un immigrato ed alcuni carabinieri. Un magistrato della Dna, Alberto Cisterna, con un passato da sostituto procuratore a Palmi, si è detto indignato dall'aver constatato che in piazza, a protestare, contro i neri, c'erano uomini e donne che vivono di un sistema di trasferimenti pubblici. «Con i soldi percepiti dallo Stato per indennità di disoccupazione, maternità e sussidi agricoli - ha spiegato al Corriere della sera -, acquistano e ristrutturano case. Sono questi i finti poveri che, con soli 51 giorni lavorativi, si portano a casa ricche indennità annuali. Mentre gli immigrati, i veri poveri, vanno a lavorare nei campi per 25 euro al giorno». Un sistema che la 'ndrangheta gestisce in prima persona.

    La Padania: 12/01/10
    Data Rassegna12/01/10 08.02


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    Predefinito Rif: Rosarno vuol dire 'ndrangheta

    E IL RAMPOLLO DELLA 'NDRANGHETA PICCHIA TUTTI
    BIANCONI GIOVANNI

    II personaggio Antonio Bellocco, 30 anni, arrestato durante i disordini. Un parente: il paese sarà per sempre nostro.
    E il rampollo della 'ndrangheta picchia tutti

    DAL NOSTRO INVIATO REGGIO CALABRIA

    Qualcuno che ha visto le immagini riprese da una telecamera ritiene perfino che la macchina abbia cercato di investire il «nero», il quale appena sfiorato reagisce sferrando una bastonata sul cofano. L'auto sbanda, mentre i carabinieri presenti intervengono per bloccare L'auto e la bastonata Una telecamera mostra la sua auto che va contro un nero, poi si scaglia sui carabinieri l'extracomunitario. Anche la macchina si ferma, l'uomo che la guidava scende e si scaglia sul «nero» tenuto dai carabinieri, i quali tentano d'impedirglielo e vengono presi a calci dall'autista inferocito, prima di riuscire a immobilizzarlo. Così è stato arrestato nei giorni della rivolta di Rosarno, con un provvedimento confermato ieri dal giudice che l'ha lasciato in carcere, Antonio Bellocco, trent'anni ancora da compiere, rampollo della «casata» mafiosa che comanda da quelle parti. Anche per via di questo episodio s'infittisce il sospetto che la 'ndrangheta abbia soffiato sul fuoco della protesta violenta contro gli extracomunitari e lo Stato. Perché Bellocco e 'ndrangheta a Rosarno sono sinonimi, e Antonio è considerato l'emergente della famiglia. Pregiudicato per altro, ora è indagato dalla Procura di Reggio Calabria anche per associazione mafiosa, con l'ipotesi di un ruolo stabile e concreto negli affari illeciti della cosca. Il padre di Antonio, Giuseppe Bellocco, 61 anni è stato arrestato nel luglio 2007, e sconta l'ergastolo; quando lo presero si nascondeva in un bunker sotterraneo con 11.400 euro in contanti, una pistola con la matricola abrasa e 15 colpi nel caricatore; suo fratello Domenico, classe 1977, detto Mieli u ìongu, ora è latitante perché a luglio scorso è stato arrestato, nel periodo feriale il tribunale della libertà l'ha rimesso fuori con una contestata decisione, e quando è divenuta definitiva un'altra condanna lui era già uccel di bosco. Nel periodo in cui Micu era detenuto suo fratello Antonio andava a trovarlo, e le «cimici» della Squadra mobile di Reggio intercettarono una sorta di investitura nella gestione affari di famiglia. «Solo tu ci sei libero», si raccomandava Domenico con Antonio, «basta che non ti arrestano pure a tè, io di tè ho bisogno adesso». Secondo i rapporti di polizia Antonio Bellocco accettò l'incarico, cominciando a riferire al fratello ciò che accadeva fuori e ricevendo istruzioni sul da farsi. Perché nelle famiglie di mafia funziona così, e ancor più in quelle di 'ndrangheta, dove i legami criminali si sovrappongono a quelli di sangue. Del resto, da uomo libero Domenico Bellocco aveva fatto lo stesso con lo zio Carmelo, quando questi (anche lui inquisito per associazione mafio- sa) aveva ottenuto l'affidamento in prova ai servizi sociali e lo convocava in Emilia, dove lavorava, per discutere e dirigere i traffici della cosca. Nel giugno scorso Canneto Bellocco raccontava al nipote Domenico ú mentre le microspie registravano ú la visita di un tale «Ciccio» che era andato a chiedere conto di un omicidio; voleva che i Bellocco risarcissero il danno con un altro omicidio, «altrimenti finché non mi prendete e mi ammazzate, ne ammazzo io uno al giorno». Zio Canneto aveva preso quella minaccia come un affronto, e con lui tutti i Bellocco. Compreso Domenico, che commentò: «Uno che si sogna di venire a parlare a noi in quel modo, o è pazzo o stato pilotato». Canneto era d'accordo e precisava: «A questo punto, ce la vediamo noi, siamo capaci di intapparne (cioè di fare violenza fino ad uccidere, tradussero gli inquirenti, ndr) cento al giorno». Pianificarono la possibile reazione sul momento: «Lo prendiamo e ce lo carichiamo in macchina». Bisognava mandare un segnale chiaro e parlare con l'altra cosca alleata di Rosarno, quella dei Pesce, ai quali zio Canneto aveva già presentato il nipote Domenico come «rappresentante del casato» in sua assenza. In questo clima è cresciuto e si muove Antonio Bellocco, inquisito per 'ndrangheta e arrestato nei giorni della rivolta contro «i neri» e lo Stato accusato di proteggerli. In una terra di cui un altro della famiglia ú il giovanissimo Umberto Bellocco, figlio di Carmelo, appena diciottenne e già indagato per associazione mafiosa lo diceva in una conversazione intercettata: «Rosarno è nostro e deve essere per sempre nostro... sennò non è di nessuno».

    Giovanni Bianconi

    Il Corriere della Sera, 12/01/10
    Data Rassegna: 12/01/10, 07.04

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    Predefinito Rif: Rosarno vuol dire 'ndrangheta

    12/1/2010 (7:16) - DOPO LA RIVOLTA - UNA FRAGILE ECONOMIA

    Le arance di carta di Rosarno

    Finti agrumeti e finti disoccupati: così si è retto ed è entrato in crisi un sistema
    GIUSEPPE SALVAGGIULO
    INVIATO A ROSARNO

    Un registro spiegazzato nell'ufficio anagrafe del Comune è il filo per provare ad afferrare i fatti di Rosarno: 14.745 abitanti divisi in 5.049 famiglie e 150 stranieri residenti, più o meno il 5 per cento di quelli che vivevano qui fino a due giorni fa.

    Come vivono le 5 mila famiglie di Rosarno? Da sempre grazie ai «giardini», i piccoli agrumeti che colorano la piana. A parte quattro o cinque latifondisti, la proprietà terriera è molto frazionata. Almeno 2.000 famiglie possiedono un appezzamento. Dimensione media: un ettaro. In tutto servono 3 mila braccianti. Fino a pochi anni fa, un ettaro di arance da industria (per fare i succhi) garantiva un reddito annuo di 7-8 mila euro: oltre alla vendita, c'erano i contributi europei legati alla quantità di agrumi commercializzati.

    Le associazioni di produttori gestivano i contributi europei. Il contadino portava le arance alla cooperativa che poi le conferiva a un'associazione. Quest'ultima smerciava gli agrumi ai colossi alimentari e incassava i soldi dall'Ue. In questi passaggi, accadeva un «miracolo»: le arance si moltiplicavano, ma solo sulle fatture, per gonfiare i rimborsi. «Ne portavamo cento quintali e ne dichiaravamo cinquecento o anche mille», racconta un produttore. Le associazioni incassavano i contributi, ne giravano una parte irrisoria ai contadini (comunque felici per aver ottenuto più del dovuto) e trattenevano una quota significativa «per il disturbo».

    Il business ingolosiva politica e cosche. Su tre associazioni di produttori, una era controllata dalla sinistra e l'altra era di estrazione Dc. Mentre la 'ndrangheta stendeva la sua longa manus sui mercati ortofrutticoli. Grazie alle «arance di carta» come qui le chiamano, prosperavano anche tanti magazzini e industrie di trasformazione, che davano lavoro a 1.000-1.500 rosarnesi. Altri 2.000-2.500 campavano con un diverso stratagemma. L'Inps garantisce un sussidio ai braccianti disoccupati, purché abbiano lavorato almeno 102 giorni nell'ultimo biennio. In caso di calamità, bastano solo 5 giorni.

    Dieci anni fa, c'erano tremila rosarnesi iscritti come braccianti disoccupati. In un terzo dei casi le assunzioni erano fittizie e servivano a riscuotere gli assegni statali: bastava un'autocertificazione e ogni anno piovevano 8 milioni di euro divisi in 2.500 persone, circa 3 mila euro a testa. Anche in questo caso il sistema si reggeva su una truffa. I contributi previdenziali non venivano versati, i finti braccianti facevano un altro lavoro e in campagna ci andavano gli immigrati, che costano la metà. Arance di carta e sussidi europei, lavoro di carta e assegni Inps, tremila pensionati e mille impiegati pubblici: così si sosteneva l'economia di Rosarno.

    Negli ultimi anni, i pilastri del sistema hanno ceduto. La stretta dell'Inps ha ridotto i braccianti disoccupati a 1.200 e i relativi assegni da 8 a 2 milioni l'anno. E l'escalation delle truffe sui contributi ai produttori ha messo in allarme l'Ue. Nel 2004 otto persone finirono in galera per aver riscosso 600 mila euro di contributi illeciti: dei 250 camion di agrumi dichiarati ne erano partiti solo 12. Due anni fa, altri 45 arresti per un affare di 18 milioni di euro. Gli 11 milioni di chili di arance certificati? Mai esistiti. E le spremute d'arancia? Mai viste né bevute. Due anni fa sono cambiate le regole.

    Oggi i rimborsi arrivano a forfAit: 1500 euro a ettaro a prescindere dalla produzione. Oltre alle «arance di carta», sono sparite cooperative, associazioni di produttori, magazzini e aziende di trasformazione. Ma contemporaneamente è crollato il prezzo di vendita degli agrumi: gli incassi non coprono più le spese, dunque oggi i contadini lasciano le arance sugli alberi. Rosarno, che fino a due anni fa aveva bisogno nei campi di 1.800 immigrati clandestini, oggi ne richiede solo alcune centinaia.

    E bulgari e romeni, cittadini europei, sono più appetibili degli africani: se li assumi in nero, rischi multe più lievi. Così i mille neri degli accampamenti sono rimasti senza lavoro. Nei ghetti cresceva la tensione. Fuori, l'insofferenza per una comunità non più «funzionale» al sistema. È bastata una miccia per innescare l'esplosione. Ma una volta espulsi i neri, Rosarno non ha risolto i suoi problemi. Chi ha un posto pubblico, una pensione o un sussidio di disoccupazione se la passa sempre bene. I piccoli proprietari arrancano.

    E i giovani fuggono: duemila solo negli ultimi anni, l'80 per cento delle nuove generazioni. Rosarno, da oggi, dovrà occuparsi di altri migranti. I suoi. E' stato convalidato dal gip di Palmi l'arresto dei tre abitanti di Rosarno accusati di avere aggredito alcuni immigrati. Il provvedimento coinvolge anche Antonio Bellocco, figlio di un esponente di spicco della 'ndrangheta, accusato di aver preso parte alle violenze.

    Le arance di carta di Rosarno - LASTAMPA.it
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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    Predefinito Rif: Rosarno vuol dire 'ndrangheta

    12/1/2010 (7:1) - EMERGENZA CALABRIA

    A Rosarno arresti per 'ndrangheta

    Gli inquirenti frenano: nulla a che vedere con la rivolta degli immigrati
    ROSARNO (CALABRIA)

    È in corso a Rosarno una operazione deLla squadra mobile di Reggio Calabria per l’esecuzione di 17 ordinanze di custodia cautelare contro altrettanti presunti affiliati alla cosca Bellocco della 'ndrangheta.

    L’operazione viene condotta in collaborazione con la squadra mobile di Bologna è non ha nulla a che vedere con gli incidenti accaduti nei giorni scorsi a Rosarno legate alle presenze degli immigrati. Agli arrestati viene contestato il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso. Eseguito anche un sequestro di beni per alcune centinaia di migliaia di euro. L’operazione prende spunto da un’indagine della polizia che nel luglio scorso aveva portato all’esecuzione di alcuni fermi nei confronti di affiliati all’ ’ndrangheta che avevano realizzato una base operativa criminale a Bologna e in altri centri dell’Emilia Romagna.

    Le indagini hanno accertato l’appartenenza degli indagati alla ndrangheta di Rosarno e in particolare all’associazione mafiosa dei Bellocco che esercita il potere criminale in quel comune e nel territorio della Piana di Gioia Tauro avvalendosi della forza di intimidazione che scaturisce dal vincolo associativo e delle conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà che, da sempre, caratterizzano il territorio, attuando un capillare controllo di ogni aspetto della vita, specie pubblica ed economica, affermatasi nel corso del tempo. Tra i destinatari delle misure cautelari figura il boss detenuto Carmelo Bellocco, al quale viene contestato il ruolo di direzione dell’associazione, con compiti di decisione, pianificazione e di individuazione delle azioni delittuose da compiere, degli obiettivi da perseguire e delle vittime da colpire, impartendo direttive alle quali tutti gli altri associati danno attuazione.

    Nel corso dell’operazione la polizia ha proceduto al contestuale sequestro preventivo di beni mobili e immobili, attività commerciali, conti correnti, ditte individuali e societarie ed autovetture per un valore complessivo di svariati milioni di euro.

    A Rosarno arresti per 'ndrangheta - LASTAMPA.it
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    Predefinito Rif: Rosarno vuol dire 'ndrangheta

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    Predefinito Rif: Rosarno vuol dire 'ndrangheta

    Si, tutte teorie del cazzo, fanno ridere sti giornali padani, ognuno che snocciola la propria Verità, chiaramente ognuna in contraddizione con l'altra.
    Tutte ipotesi di gente che sotto il Pò non è mai andata se non per godere dei frutti di Roma ladrona.

    I sussidi sono anni che ci sono e servono per tirare avanti in un regime di prezzi bassissimi, mentre gli emigrati aumentavano di anno in anno segno che i raccolti venivano fatti ed aumentavano.


    Da ridere l'altra teoria secondo la quale la ndrangheta proprietaria dei campi avrebbe cacciato i negri, ed adesso le arance chi le raccoglie: Don Carmelo Cutuli?

    Imparate dalla Calabria come ci si difende dai clandestini, mentre voi state attenti a non rientrare troppo tardi la notte



    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    MACCHE' RAZZISMO, DIETRO GLI SCONTRI C'E' UNA NUOVA TRUFFA DEI SUSSIDI

    Macché razzismo, dietro gli scontri c'è una nuova truffa dei sussidi L’UE elargisce contributi in base agli ettari di terreno. Così ad agricoltori e clan non conviene più nemmeno raccogliere i prodotti. E la manodapera è inutile.

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    Le arance rimangono sugli alberi, tanto fruttano lo stesso. E gli extracomunitari diventano un peso da eliminare.

    Domenico Ferrara

    Sulla piana di Gioia Tauro le arance non verranno mai raccolte. Perché tanta fatica se tanto i soldi arrivano lo stesso? Dietro la tragedia di Rosarno, di razzismo ce n'è ben poco. Quello che invece si nota osservando la piana calabrese è lo spettacolo degli agrumeti. In questo periodo le arance dovrebbero essere già state raccolte dal popolo degli africani. Un popolo che quest'anno"; era quasi raddoppiato: più di 2.500 rispetto ai 1.400 del 2008. E il tutto per raccogliere agrumi in cambio di 25 euro al giorno, rigorosamente in nero. Ora questi stessi immigrati non servono più. La riforma dei sussidi agricoli dell'Unione europea risolve tutto. Mentre prima veniva sostenuta la produzione, le nuove norme stabiliscono il sostegno a un generico «atto di coltivazione». In sostanza, mentre prima il sussidio era in base a quanto veniva prodotto ed era prevista una certificazione delle arance raccolte, adesso la musica è cambiata. Il sussidio, dagli 800 ai 1200 euro, arriva comunque, per ogni ettaro coltivato ad agrumi. Dunque, più ettari possiedi, più soldi incassi dall'Unione europea, senza contare anche quelli che arrivano dalle Regioni. «L'azienda può così percepire contributi anche se non coltiva - spiega Umberto Bertolasi, direttore di Confagricoltura Lombardia - anche se il coltivatore non può disinteressarsi dal mantenere il terreno in buo ne condizioni». Per gli agricoltori vendere un chilo di arance ai grossisti vuoi dire incassare 5 centesimi. Per raccogliere un chilo di arance si devono pagare ai lavoratori 8 centesimi. In sostanza, se un produttore raccoglie le arance ci perde; se le lascia sugli alberi a marcire, almeno guadagna il sussidio dell'Unione europea. Nel partorire questa riforma, l'Unione aveva come obiettivo quello di non far coltivare l'eccedenza e di evitare le truffe avvenute in passato. Quando venivano dichiarate produzioni «gonfiate», per intascare più soldi. Ma la conseguenza è che quegli africani che per vent'anni hanno sempre raccolto le arance in Calabria ora non servono più. E l’impressione è che le cosche criminali che stanno dietro alle proprietà terriere abbiano deciso di sbarazzarsene. Al loro posto sono già pronti bulgari e romeni che, per esempio nel quartiere di Case Nuove, hanno occupato quasi tutte le basse palazzine. Sono «neocomunitari», non hanno bisogno del permesso di soggiorno, e se qualche ispettore li becca a lavorare in nero in un campo, causano solo una multa al caporale, e non una denuncia per immigrazione clandestina. «I lavoratori extracomunitari di Rosarno non sono lì per raccogliere le arance - accusa Piero Molinaro, presidente di Coldiretti Calabria - ma piuttosto fanno i dipendenti fantasma di cooperative di carta che lucrano sulla liquidazione della disoccupazione». Due ricercatori dell'Università della Calabria hanno spiegato a La Stampa che «a Rosarno sono ben 1.200 le aziende agricole che campano esclusivamente usufruendo dei sussidi erogati dall'Unione europea». Un bei numero. E il tutto adoperando il lavoro dei migranti nonostante sulla carta dell'Inps risulti che ci siano ben 1.500 braccianti italiani disoccupati. Una realtà comune a tutto il Sud: solo 146 falsi braccianti smascherati nel 2008 in Lombardia, che diventano 26mila in Campania, 14mila in Sicilia, diecimila in Calabria. Qualche mese fa il New York Times ha bacchettato il metodo dei sussidi: «L'Unione europea destina oltre la metà del suo bilancio annuale, circa 53 miliardi di euro, ai sussidi per l'agricoltura, quattro volte più che gli Stati Uniti». Una cifra enorme, parte della quale va alla 'ndrangheta e ai coltivatori, senza bisogno di far niente. Basta che le arance non vengano raccolte.
    Il Giornale, 12/01/10
    Data Rassegna: 12/01/10 07.53


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  9. #9
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    Predefinito Rif: Rosarno vuol dire 'ndrangheta

    Citazione Originariamente Scritto da Gonzalo Visualizza Messaggio
    Si, tutte teorie del cazzo, fanno ridere sti giornali padani, ognuno che snocciola la propria Verità, chiaramente ognuna in contraddizione con l'altra.
    Tutte ipotesi di gente che sotto il Pò non è mai andata se non per godere dei frutti di Roma ladrona.

    I sussidi sono anni che ci sono e servono per tirare avanti in un regime di prezzi bassissimi, mentre gli emigrati aumentavano di anno in anno segno che i raccolti venivano fatti ed aumentavano.


    Da ridere l'altra teoria secondo la quale la ndrangheta proprietaria dei campi avrebbe cacciato i negri, ed adesso le arance chi le raccoglie: Don Carmelo Cutuli?

    Imparate dalla Calabria come ci si difende dai clandestini, mentre voi state attenti a non rientrare troppo tardi la notte
    Da te, dalla calafrica e dai mafiosi non abbiamo alcunché da imparare. A cominciare dall'abitudine a negare l'evidenza.

    Uccidere i mafiosi non è reato.
    I mafiosi non sono esseri umani.
    Ultima modifica di Eridano; 12-01-10 alle 10:59
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  10. #10
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    Predefinito Rif: Rosarno vuol dire 'ndrangheta

    Citazione Originariamente Scritto da Gonzalo Visualizza Messaggio
    Vuol dire che ti piace prendere un palo nero alle 5 del mattino quando torni a casa il sabato sera.
    E poi avvisano me, vero moderatori?
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

 

 
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