¨Occorre affermare l`identità cristiana senza complessi.¨
23/6/2004
"Gli islamici non sono insensibili all'amore cristiano. Ma non bisogna essere timidi quanto alla propria identità."
Lettera ai cristiani d'Occidente da un vescovo del mondo arabo.
<< Cari Amici, chi Vi scrive è il vescovo di Tunisi.
Occorre affermare l'identità cristiana con coraggio, senza
complessi, senza alcun timore reverenziale: il "basso
profilo" non serve ed è denigrato dai musulmani stessi.
Non basta lamentarsi e denunciare.
Di fronte al disagio, alla paura, alla violenza dobbiamo
chiederci: cosa facciamo noi cristiani per rimediare, per
salvare, per aiutare?
Nella nostra esperienza si dimostra che la testimonianza
cristiana e la carità "sfondano" sempre, anche
nell'universo musulmano.
Inoltre per dialogare occorre prima di tutto una solida
conoscenza della fede cristiana cattolica, un'adesione
decisa al Magistero della Chiesa, che è la garanzia della
sequela di Cristo. >>
+ Mons. Fouad Twal Sito: www.chiesadomestica.net
Mailinglist: Emergenza Rievangelizzazione http://it.groups.yahoo.com/group/ultimi/
TESTO INTEGRALE
Cari Amici,
chi Vi scrive è il vescovo di Tunisi: il mio è un piccolo
gregge originario di ben 44 paesi.
Siamo tutti stranieri, ma nella preghiera diventiamo una sola famiglia.
Il Signore, nella nostra situazione di minoranza, non ci
lascia mancare le sorprese: il 22 maggio scorso abbiamo avuto, dopo 42 anni, la grazia di vivere l'evento di due
ordinazioni sacerdotali. E altri due sacerdoti stranieri
hanno chiesto di prestare servizio nella nostra diocesi.
Mi permetto sottoporVi qualche osservazione scaturita
dall'attualità e dalla nostra esperienza: per quanto
riguarda la situazione generale nei paesi arabi, dopo
l'attentato alle Twin Towers e la guerra in Irak sono
diminuite la fiducia nella giustizia internazionale e la
serenità.
Siamo feriti tutti e viviamo anche noi il terrorismo con
dolore, come Voi in Occidente.
Anche in Medio Oriente gli attentati sono stati centinaia.
La violenza è in ogni paese, perché è nel cuore dell'uomo.
A noi cristiani resta comunque e sempre la certezza di
appartenere a quella grande Chiesa universale, di cui fanno parte anche tutti quegli uomini di buona volontà, e sono molti, che lottano contro la violenza insieme a noi.
La questione non è solo l'Irak di Saddam, ci sono altri
interessi in gioco e, soprattutto, non si può voler cambiare tutto il Medio Oriente con la forza.
Occorre tempo, fare del bene e continuare un dialogo che da parte della comunità cristiana non si è mai interrotto.
Oggi l'islam è un mondo in crisi che crede, a volte, di
trovare forza e garanzia nel fanatismo.
Dobbiamo curarlo non con la guerra, ma dandogli amore e speranza, dentro una situazione mondiale che non aiuta.
In Italia e in Europa Voi conoscete una sempre più
grande immigrazione dal Terzo mondo, compresi i paesi islamici, il che pone dei problemi culturali e identitari.
Per parte mia, avrei voluto ringraziare il musulmano che
ha chiesto di togliere il Crocifisso da quella scuola in
Abruzzo!
Grazie a questo episodio molti italiani cattolici si sono
svegliati.
Occorre affermare l'identità cristiana con coraggio, senza complessi, senza alcun timore reverenziale: il "basso
profilo" non serve ed è denigrato dai musulmani stessi.
Non basta lamentarsi e denunciare.
Di fronte al disagio, alla paura, alla violenza dobbiamo
chiederci: cosa facciamo noi cristiani per rimediare, per
salvare, per aiutare?
Certo, molto importante è conoscersi reciprocamente a
livello culturale: a Tunisi c'è una facoltà dell'università
dedicata al dialogo fra culture; ma non basta il risvolto
intellettuale, occorre la maturazione del singolo, cristiano e musulmano, nel quotidiano.
La cultura del dialogo deve iniziare anche nelle scuole,
nelle chiese e nelle moschee!
Devono essere incoraggiati gli incontri nazionali e
internazionali su questo tema.
Dev'essere ascoltata la voce del Magistero.
L'immigrazione può essere una ricchezza e l'Italia deve
essere orgogliosa di essere stata scelta quale mèta;
tuttavia, per renderla meno selvaggia, occorre intensificare gli aiuti a quei governi che si impegnano a diffondere l'istruzione e aumentare la possibilità di lavoro in loco e, sul piano culturale, intensificare gli scambi a livello
accademico e scientifico per favorire quelle componenti
del mondo musulmano che vogliono un rapporto aperto con la modernità.
Occorrono patti chiari con i paesi di provenienza e regole da far rispettare con fermezza, certamente, anche se non è solo un problema di polizia di frontiera, ma di giustizia, economia, legalità, umanità.
Incentivare le misure per l'integrazione scolastica, sociale e abitativa, è la base per una futura buona convivenza.
Occorre tenere presente che il fondamentalismo trova terreno fertile nella povertà, nell'ignoranza e nell'ingiustizia.
Nella nostra esperienza si dimostra che la testimonianza
cristiana e la carità "sfondano" sempre, anche
nell'universo musulmano.
Inoltre per dialogare occorre prima di tutto una solida
conoscenza della fede cristiana cattolica, un'adesione
decisa al Magistero della Chiesa, che è la garanzia della
sequela di Cristo.
Pochi sono all'altezza di intraprendere un dialogo teologico.
Invece il dialogo di amicizia, di aiuto, di servizio, è
fattibile, entra, penetra.
La carità rimane sempre il linguaggio più bello.
E tutti possono fare qualcosa secondo le proprie possibilità, possono seminare: i frutti, il come e il quando si raccoglieranno, li lasciamo al Signore.
+ Mons. Fouad Twal
(c) Tempi.it - Numero: 24 - 10 Giugno 2004
www.chiesadomestica.net




Rispondi Citando
) , ma se ci sono e sono terroristi (quindi fanno del male al prossimo) non solo non sono cattolici ma nemmeno cristiani. 

