Il regista di matrimoni , nuovo film di M.Bellocchio
Coinvolto anche il Cammino neocatecumenale
Da Venerdì 21 Aprile sarà proiettato nelle sale cinematografiche italiane il nuovo film di Marco Bellocchio , dal titolo "Il regista di matrimoni" che vede coinvolto il Cammino neocatecumenale nella figura di un uomo , definito "un fervente cattolico", che sposa la figlia di un regista. Questo aspetto,
cioè il nesso profondo tra il matrimonio cristiano vissuto seriamente secondo l'insegnamento della Chiesa Cattolica , e lo scatenarsi della crisi del padre della sposa , rappresenta un punto di grande interesse.
Infatti , come gran parte dei film di Bellocchio, anche questo film nasce dall'esperienza personale del regista piacentino , nel rapporto con la famiglia e con l'educazione cattolica ricevuta nella giovinezza, fin dall'infanzia, completamente rifiutata negli anni successivi fino al collocamento all'estremità culturale opposta , marcatamente ideologica di sinistra e contraria alla famiglia.
Proponiamo alcune anticipazioni sul film e una breve biografia di Bellocchio ripromettendoci una riflessione più completa dopo la visione del film.
Trama del film
Un regista, Franco Elica (Sergio Castellitto), entra in crisi perché la figlia ha sposato un fervente cattolico (un neocatecumenale) e perché è costretto suo malgrado a girare l’ennesima versione dei “I Promessi Sposi”. Alla crisi si aggiunge un evento inaspettato, così decide di fuggire in un paesino della Sicilia profonda, dove incontra un uomo che si guadagna da vivere girando filmini di matrimoni e un regista che si spaccia per morto per ottenere finalmente il riconoscimento mai avuto prima “in vita”. Conosce anche il principe Ferdinando Gravina di Palagonia, un nobile spiantato che gli propone di dirigere il film del matrimonio di sua figlia, Bona. Franco si innamora immediatamente della bellissima principessa e decide di salvarla da un matrimonio di convenienza.
Quarant’anni coi pugni in tasca
Bellocchio, tornato da qualche tempo ad essere uno dei registi più coccolati da critica e pubblico, si avvicina al mezzo secolo del suo folgorante esordio mettendosi ancora una volta al lavoro in un film progetto affascinante, spostandosi presumibilmente dalla fanta-politica-poetica di "Buongiorno
notte" alla riflessione su di sé e sul mondo. Il titolo, è Il regista di matrimoni quasi un paradossale autoritratto per un regista che da sempre grida «Famiglie, vi odio!». Non si sa se sarà un film sui cinema, o sul matrimonio:sicuramente il protagonista è un regista che si sperde in Sicilia, finendo regista di matrimoni, stregato dal fascino di luoghi, donne, intrecci misteriosi.
Biografia di Marco Bellocchio
Regista. Cresciuto in una famiglia borghese della provincia emiliana (il padre avvocato, la madre insegnante), dopo aver frequentato tutte le scuole in Istituti religiosi (le medie dai fratelli delle Scuole Cristiane e il liceo dai Barnabiti di Lodi) ed essersi iscritto alla facoltà di Filosofia dell'Università Cattolica di Milano, nel 1959 si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia. Dopo aver seguito, a Londra, i corsi di cinema della 'Slade School of Fine Arts' (dove elabora una tesi sul cinema di Antonioni e Bresson), nel 1965 fa il suo esordio alla Mostra del Cinema di Venezia con 'I pugni in tasca', opera che affronta il progressivo sgretolamento dei valori su cui si basa la famiglia.
Negli anni successivi si avvicina al cinema militante: il suo anticonformismo (e le sue tendenze ideologiche di estrema sinistra), trovano uno sbocco in film come 'La Cina è vicina' (1967) e 'Nel nome del padre' (1971). Nello stesso periodo allestisce al Piccolo Teatro di Milano un'edizione politicizzata del 'Timone d'Atene', di William Shakespeare.
Minor successo hanno invece film come 'Sbatti il mostro in prima pagina' (1972) sul mondo del giornalismo, e 'Matti da slegare' (1975) sui manicomi italiani, scritto con Silvano Agosti, Sandro Petraglia e Stefano Rulli. Dopo 'Marcia trionfale' (1976) sugli ambienti delle caserme e del servizio militare, Bellocchio si dedica alla televisione con due produzioni: la regia del 'Gabbiano' di Cechov (1977) e l'inchiesta collettiva 'La macchina cinema' (1978).
Nel 1982 - anni dopo 'I pugni in tasca' - torna ad analizzare il suo passato familiare con 'Gli occhi, la bocca' cui fanno seguito, nel 1984 'Enrico IV' (tratto dalla commedia di Luigi Pirandello) e 'Il diavolo in corpo' (1986) una libera interpretazione del romanzo omonimo di Raymond Radyguet. Dopo 'La condanna' (1991), vince l'Orso d'Argento al Festival di Berlino con 'Il sogno della farfalla' nel 1994. Nel 1999 realizza 'La balia' (tratto da una novella di Pirandello) che vince il 'David' di Donatello per i costumi e quattro 'Ciak d'Oro' per la migliore attrice non protagonista, la fotografia, la scenografia ed i costumi.
Nell'immagine: la locandina del film.





Rispondi Citando