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    Mosca-Berlino: nel silenzio, l'alleanza -Blondet


    http://www.effedieffe.com/
    Mosca-Berlino: nel silenzio, l’alleanza
    Maurizio Blondet
    10/04/2006

    Schroeder durante una conferenza della Gazprom
    GERMANIA - Mentre i media anglo-ebraico-americani continuano a scagliarsi contro l’amicizia scandalosa fra Schroeder e Putin, cominciano anche ad irritarsi con la Merkel.
    La loro allieva in liberismo, in cui avevano posto grandi speranze, sul presunto scandalo tace.
    Anzi, dopo aver rimproverato Putin in copia conforme a Condoleezza Rice, ora la Cancelliera pare essersi chiusa la bocca con un lucchetto.
    Il motivo: la potente industria tedesca le ha intimato di tacere.
    «Non è nell’interesse della Germania mettere in pericolo questa speciale relazione».
    Finalmente un Paese europeo che persegue l’interesse nazionale anziché quello della finanza mondialista e di Israele.
    Il Financial Times (1) ha chiesto ansiosamente al portavoce della Merkel se, nel suo recente incontro con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, la signora avesse sollevato la questione dello «scandalo» di Schroeder.
    Risposta del portavoce Ulrich Wilhelm: no comment.
    «E in ogni caso, quell’episodio non getta ombre su una relazione che è fiorente e che intendiamo sviluppare».
    L'ottobre scorso, dopo essere stato sconfitto alla elezioni e pochi giorni prima di abbandonare la carica, Schroeder ha aperto a Gazprom un credito garantito di un miliardo di euro.
    Scandalo!
    Conflitto d'interessi!
    Vergogna!



    Il rumore sulla vicenda, da principio agitato anche dai giornali tedeschi, ha irritato Mosca.
    La Gazprom ha emesso un asciutto comunicato in cui ricordava di essere «il più grande esportatore di gas del mondo e un debitore di prima categoria»; ragion per cui, era sottinteso, poteva anche rinunciare alla linea di credito di Berlino.
    La minaccia è stata intesa dagli industriali germanici.
    Vero che la Germania riceve dalla Russia il 35 % del suo petrolio e il 40% del suo gas; ma la Russia è oggi il miglior cliente dell’industria teutonica: le esportazioni verso Mosca sono cresciute del 15,4 % in un anno, e gli scambi bilaterali sono aumentati del 25%, toccando i 47 miliardi di dollari.
    «La Russia ha avviato una rapida modernizzazione e qualificazione delle sue infrastrutture, e ciò crea un grosso mercato per le nostre imprese», ha detto Eckart von Klaeden, parlamentare della CDU, il partito della Merkel.
    Gasdotti ed oleodotti sono in costruzione congiunta, e per i tedeschi vi partecipano la BASF e la Eon.
    La Siemens partecipa al rammodernamento della linea ferroviaria che da Berlino andrà a Mosca per collegarsi con la Transiberiana e fare capolinea in Cina: eccezionale impresa strategica, volta a creare una via terrestre per il trasporto delle merci cinesi verso l’Occidente, alternativa alle rotte marittime, lunghe e pericolose.
    Affari enormi, ma non si tratta solo di profitto: quella che si delinea è una egemonia eurasiatica congiunta.



    Pochi giorni fa Frank Steinmeier, il ministro degli Esteri tedesco, è andato in Norvegia per mettere a punto i particolari dello sfruttamento dei giacimenti energetici dell’Artico, ritenuti enormi ed essenziali per il futuro dell’Europa.
    La mossa ha allarmato la Gran Bretagna e i Paesi della «nuova» Europa filo-americana (Polonia in prima fila) perché ha rivelato tutta l’estensione della collaborazione russo-tedesca.
    La Gazprom vuole diventare il primo fornitore di gas in Europa, e la Germania la sta assistendo politicamente e tecnicamente.
    La Norvegia, dai suoi giacimenti del Mare del Nord, fornisce alla Germania il 25% del gas di cui ha bisogno.
    Ma tali giacimenti (da cui estrae anche l’Inghilterra) sono in esaurimento; e come primo fornitore è subentrata la Russia, che già fornisce ormai il 37 % del fabbisogno tedesco.
    E la Germania, lungi dall’ostacolare questa dominanza e «isolare Putin» secondo gli ordini di Washington, Londra e Tel Aviv, agevola l’operazione.
    Russi e tedeschi stanno stendendo a tappe forzate il lungo gasdotto che scorre sotto il Baltico (evitando così di pagare royalty ai polacchi e ai baltici) e fornirà il gas russo non solo alla Germania, ma a tutta Europa.
    A costruire è una società mista, posseduta da Gazprom al 51 %, e il resto da BASF ed EON.
    La Deutsche Bank fornisce a Gazprom (monopolio di Stato), la consulenza finanziaria.
    E i due soci hanno avuto cura di escludere dall’affare certe «sorelle» che volevano parteciparvi ad ogni costo: dalla Shell alla norvegese Norsk Hydro.

    La BASF ha assicurato anche la Gazprom che le lascerà aumentare la quota (dal 35% al 49%) di un’altra società congiunta, la Wingas, che sta portando gas russo in Belgio e Gran Bretagna; in cambio avrà la parte del leone nello sfruttamento del giacimento siberiano di Juschno Russkoye, che può coprire i fabbisogni germanici del prossimo decennio.
    Londra è ovviamente allarmatissima, anche perché la sua autosufficienza attuale si basa sui pozzi del Mare del Nord, in rapido esaurimento: presto dovrà pietire forniture da Gazprom, col cappello in mano.
    L’EON, il gigante energetico tedesco, ha offerto a Gazprom la sezione marketing di un’impresa ungherese che controlla, la MOL, e siti sotterranei per l’immagazzinamento del gas russo in Ungheria: il che ha prodotto a Budapest «spontanee proteste» (teleguidate da Washington)stile rivoluzioni arancione.
    Ma la EON, imperterrita, ha offerto a Gazprom anche le sue controllate in Bulgaria, Polonia, Slovenia e repubblica Ceca.
    E cosa è andato a fare il ministro degli Esteri tedesco in Norvegia?
    A discutere della suddivisione dei giacimenti ancor vergini dell’Artico, che sono disputati dai cinque confinanti: USA, Canada, Danimarca, Norvegia e - ovviamente - Russia.
    La Norvegia è politicamente troppo debole per avere un posto importante fra tali potenze; deve scegliere se stare con Washington o con Mosca.



    A quel che pare, il ministro tedesco ha dato una mano nella scelta.
    Il governo norvegese ha consentito alla RWA, un altro colosso germanico, le perforazioni in tre aree del Mare di Barents.
    E la Linde di Wisbaden, altro titano dell’attrezzatura petrolifera, ha avuto la parte migliore del progetto, che andrà in porto l’anno prossimo, per sfruttare le riserve norvegesi dell’Artico.
    In cambio, è probabile che Mosca avrà un occhio di riguardo per la Norsk quando si tratterà di decidere quali compagnie petrolifere la Russia ammetterà allo sfruttamento dell’immenso giacimento Shtokman, all’estremo nord di Barents, che basterebbe a coprire il fabbisogno tedesco per 25 anni.
    Insomma la Norvegia ha scelto l’asse Mosca-Berlino.
    E siccome Oslo ha una certa paura di Mosca, ha accettato l’assistenza e la protezione di Berlino.
    Se vi chiedete dove sta l’Italia in questo quadro strategico-energetico, la risposta è semplice: non c’è.
    Nonostante gli ottimi rapporti del Cavaliere con «il mio amico Putin», una possibile alleanza Gazprom-ENI è saltata.
    Perché Berlusconi non ha seguito le trattative con la tenacia di Schroeder.
    Pare che quando si è trattato di stanziare i soldi delle mega-tangenti da assegnare a Putin e alla sua controparte italica (nel settore petrolifero funziona così), la dirigenza ENI, non sentendosi «coperta» da un governo considerato in via di estinzione e distratto, ha portato la questione al consiglio d’amministrazione: il quale è adeguatamente infiltrati di servi degli americani, ed ha bocciato il contratto.



    Ora, la palla potrebbe passare alla «sinistra» cosiddetta di Prodi.
    La quale ha già reso noto il suo piano «strategico», che è tale da far rivoltare nella tomba Enrico Mattei.
    Ma è in perfetto accordo con i poteri forti internazionali: spezzettare ENI ed ENEL («scandalosi monopoli»), svenderne i reparti-gioiello agli anglo-americani, e dividere quel che resta fra le municipalizzate del gas dei Comuni, governati quasi tutti dalla cosiddetta «sinistra»: fonte di clientelismi e tangenti microscopici e proliferanti, che è quello che interessa i vari partitelli dell’Unione (2).
    Ma provate ad immaginare 700 aziende municipalizzate che vanno a trattare, ciascuna per conto suo, il prezzo del gas con Gazprom, anzi con gigante russo-tedesco in fieri.
    Sarà una vendita al dettaglio: e il sovrapprezzo, lo pagheremo noi.
    Facciamo umilmente notare, per concludere, che le suddette informazioni le potete leggere solo qui.
    Non le troverete su Il Corriere, né su 24 Ore.
    Non se ne parlerà né a Matrix né a Ballarò, e nemmeno ad «Otto e Mezzo».
    Avanza la libertà d'informazione.

    Maurizio Blondet



    Note
    1) «Speculations about Germany’s dependence on russian gas harm german economy, says paper», Mosnews, 7 aprile 2006.
    2) Tutto il piano è adombrato nell'ultimo numero di Aspenia, «Un patto energetico per l’Italia», da noi già commentato.

    •   Alt 

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  2. #2
    kalashnikov47
    Ospite

    Predefinito

    Mi spiegate una cosa? Come fate a postare gli articoli di Blondet. Ho tentato cinque volte di metterlo nel forum senza riuscirci.

 

 

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