Dopo-voto, dalla "galassia rutelliana" ammissioni di sconfitta
12/04/2006
Roma, (Velino) - Mario Adinolfi, conduttore radiotelevisivo e collaboratore di Europa, il quotidiano della Margherita ("una delle menti piu' intraprendenti della galassia rutelliana" ha scritto di lui il retroscenista politico Augusto Minzolini) conferma la tendenza a navigare controcorrente. Ad Adinolfi il trionfalismo post-elettorale che emerge dai commenti del leader del centrosinistra, Romano Prodi (seguito a ruota da molti esponenti della coalizione), non pare affatto convincente. "Con questi dirigenti non vinceremo mai" e' l'eloquente titolo - alla Nanni Moretti - scelto da Adinolfi per l'intervento che apre oggi il suo seguitissimo diario on-line. "Hai voglia a dire, hai voglia di far finta di festeggiare. Le elezioni - afferma Adinolfi - non le abbiamo vinte. Se avessimo un pizzico, solo un pizzico del senso della decenza e delle istituzioni che pure da piccoli ci avevano insegnato ad avere, ammetteremmo l'ovvio: ci siamo mangiati otto punti di vantaggio, per una fase finale della campagna elettorale confusa e disastrosa sul tema del fisco. Oggi siamo nettamente sotto al Senato (solo la tanto vituperata legge elettorale ci salva) e alla Camera si vince per un niente". Insomma, per Adinolfi "il minimo che Piero Fassino dovrebbe dire, questo segretario che ha portato i Ds a un risultato umiliante, e': 'Scusate, mi dimetto'. E il curato di campagna, bollito come non mai, Romano Prodi dovrebbe aggiungere: 'Sono vecchio e stanco, all'eta' mia si va in pensione. Adesso ci vado'. Massimo D'Alema, quello che a meta' pomeriggio di ieri annunciava una 'vittoria schiacciante' dovrebbe ammettere: 'Non ne azzecco mai una'. Alfonso Pecoraro Scanio, che ha superato il quorum alla Camera di un 0,05, dovrebbe annunciare l'addio alla politica. No. Questi qui dicono che hanno vinto.
Non si rendono conto - continua Adinolfi sul proprio blog - di far passeggiare l'Italia sull'orlo di un baratro se non ammettono quel che e' realmente accaduto. Cioe' che governeremo, se va bene, grazie al voto di Giulio Andreotti, Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini". Al giovane blogger dispiace che non ci sia stato "neanche un passaggio di autocritica nella lunghissima nottata elettorale. Neanche uno. Allora ve lo dico io, semplice elettore ulivista: cari dirigenti, gestite al meglio il passaggio che porta a nuove elezioni, tanto li' si va a finire. E se osate ripresentarvi a quella tornata elettorale, vi prendiamo a selciate, incapaci che non siete altro. Siete come l'Inter. Prodi e' il nostro Moratti, D'Alema il nostro Adriano. E pure se per noi tifa tutta la bella gente (Paolo Mieli e Luca Cordero di Montezemolo, pure loro abbiamo inguaiato), lo scudetto con voi - conclude Adinolfi - non sara' mai nostro". Un giro d'orizzonte crudo ma non insolito per il collaboratore di Europa, che commentando a caldo il programma elettorale presentato dall'Unione aveva parlato di un documento "generico, timoroso, lacunoso. Non c'e' uno straccio di parola d'ordine comune, di battaglia da fare subito, di emozione suscitata, di convinzione provocata. È un testo piatto e onnicomprensivo". Prima ancora, Adinolfi - che ha rifiutato il posto in lista - in posizione defilata - offertogli per queste elezioni dalla Margherita, aveva piu' volte punzecchiato la leadership prodiana, rilanciando le polemiche sulla seduta spiritica cui il Professore partecipo' a casa Clo' nei giorni della prigionia di Aldo Moro.



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