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  1. #21
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    Predefinito Anche perchè Nuvola

    Se si dovesse fare un discorso di parte come dici tu,allora bisognerebbe dire all'esimio Prof.Prodi:"Prego,si accomodi e formi pure il suo governo e tanti, tanti cari auguri per l'avvenire"...
    omar proietti

  2. #22
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    Predefinito Caro Tex

    Non ho interssi in nessuna categoria economica, quello che esprimo sono idee personali e qualche volta di partito , ma sempre rivolte al bene di tutti.
    Secondo me ora che le votazioni sono passate bisogna rimboccarsi le maniche e vedere finalmente quali sono i veri problemi dell'Italia, perchè prima una opposizione forsennata cercava di coprire i veri problemi con sparate a destra e a manca e senza capire quel che faceva.
    Certo l'inizio non è confortante , specialmente per noi repubbblicani, assistere al teatrino delle conferenze stampa del futuro presidente del consiglio sui temi iraniani e sulla Palestina,dimostra che il futuro presidente non sa cosa dire e nella foga di tener buona rifondazione comunista le spara grosse.
    Speriamo che almeno i ds, anche se non condividiamo quasi niente di quel partito, ma sappiamo che è partito che aspira ad un governo serio, lo riprenda e lo conduca su binari più consoni nel contesto internazionale.
    Per quanto riguarda l'energia, le ultime notizie sul petrolio non fanno ben sperare per il futuro e nel programma di Prodi si leggono le panzane più grosse per lo sfruttamento dell'energia alternativa.
    Ciao

  3. #23
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    Predefinito Gran premio della montagna ...


  4. #24
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    Predefinito Il governicchio da 25.000 lire di Porta Portese

    Unione, prime liti sulla legge Biagi

    La rinnovata richiesta della Cgil di cancellare la legge che porta il nome di Marco Biagi fa esplodere le prime lacerazioni all’interno del centro sinistra. Con la “confederazione rossa” è schierata l’intera sinistra radicale. Contro Margherita, i riformisti Ds e la Rosa nel pugno che chiedono la modifica e il completamento del provvedimento sulla flessibilità del lavoro

    tratto da
    http://barlettaliberale.ilcannocchia...nt/953710.html

  5. #25
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    Predefinito tratto da L'Opinione 14 aprile 2006

    Perché morire di risate?

    di Arturo Diaconale

    Sarà il caso che all’interno del centro sinistra qualcuno si assuma il pietoso compito di portare la ferale notizia a Romano Prodi. Non quella che il conteggio delle schede potrebbe riservargli una amara sorpresa. Ma quella che se anche il risultato venisse confermato e riuscisse a formare il Governo, difficilmente riuscirà a mangiare il fatidico panettone. Anzi, proprio alla luce di questa notizia, al posto di Silvio Berlusconi e dei dirigenti della Casa delle Libertà, rinuncerei immediatamente alla verifica dei voti. C’è il rischio concreto che la patata bollente passi dal centro sinistra al centro destra. E se così fosse la questione del panettone passerebbe automaticamente dal “professore” al Cavaliere. Mi sistemerei comodamente nella poltrona di una opposizione che vale il cinquanta per cento del Paese. E mi divertirei un mondo ad assistere alla telenovela di Prodi alle prese con la sua maggioranza risicata e rissosa. Sarà da ridere, ad esempio, assistere al Senato alla conta dei presenti di una maggioranza che è tale solo grazie ai senatori residenti all’estero e ai senatori a vita. Che succederà ai primi? Saranno costretti ad abbandonare i rispettivi continenti trasferendosi a Palazzo Madama per garantire al centro sinistra quel margine di due voti con cui il futuro presidente del Consiglio pensa irresponsabilmente di governare? E quale tragico destino verrà riservato ai senatori a vita, disposti a sostenere il governo prodiano infischiandosene della propria particolare condizione di non eletti? Scalfaro, Colombo, Levi Montalcini, Pininfarina, Andreotti, saranno costretti a sopportare lunghe sedute, dibattiti infuocati, nottate interminabili, per dare a Prodi la soddisfazione di far passare una qualche legge? Accanto al folclore c’è poi la questione politica.

    Al Senato, molto più che alla Camera, la sinistra massimalista ha in pugno la maggioranza. D’altro canto il voto l’ha rinforzata rispetto alla sinistra riformista. Ed è fin troppo ovvio che per nulla al mondo rinuncerebbe a far pesare il mutato rapporto di forze. Questo significa che a Palazzo Madama passeranno solo i provvedimenti provvisti del beneplacito di Fausto Bertinotti. Cioè solo i provvedimenti ispirati al massimo del radicalismo politico. Un esempio valga per tutti. I riformisti vogliono modificare la legge Biagi? Alla Camera potrebbero anche farcela. Ma al Senato non riuscirebbero mai a prevalere. La legge Biagi, come dice la Cgil, non si cambia, si cancella. E al Senato la sinistra radicale consentirebbe di far passare solo la cancellazione della legge. In queste condizioni il futuro governo Prodi può al massimo scavallare l’estate. Al momento della legge finanziaria va in malora. E il paese con lui. Non sarà il caso, allora, di pensarci per tempo e di evitare di far morire il paese? Sia pure di risate?

  6. #26
    Da una grotta tra i monti...
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    E... ricordarsi che nel 1994 la maggioranza berlusconiana aveva un vantaggio di 1 seggio al Senato, e ciònonostante fece eleggere proprio per 1 voto Scognamiglio contro Spadolini? Poi i rapporti cambiarono, perché in certe condizioni si fa presto a fare campagna acquisti, soprattutto al centro... ricordate Tremonti, eletto nella lista centrista con i voti di Lamalfino, e passato ipso facto a fare il ministro nel centrodestra... e Bettamio... e tanti altri... chi vive per il potere non può starne lontano a lungo...

    Diaconale, a proposito... chi te lo paga il giornale?

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da Eremita
    E... ricordarsi che nel 1994 la maggioranza berlusconiana aveva un vantaggio di 1 seggio al Senato ....
    ... appunto ... e ricordarsi che duro' solo pochi mesi (8 mesi) ... dal 10.05.1994 al 17.01.1995 ... e Prodi quanto credi che possa durare ?

  8. #28
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Le illusioni di Prodi
    L'Unione prima o poi sarà costretta a cercare una sponda

    Crediamo che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi prenderà presto atto di un voto acquisito, in cui le irregolarità o gli errori che si possono essere verificati, non sono in grado di spostare cifre già di per sé piuttosto eloquenti.

    Cifre che ci dicono che le due coalizioni si sono divise sostanzialmente i favori degli italiani. Il centrodestra ha ottenuto infatti un successo al Senato, dove non scatta il voto di maggioranza; il centrosinistra invece, lo ha ottenuto alla Camera, dove riceve un premio per la governabilità.

    Ciononostante il divario fra i due schieramenti resta marginale ed è legittimo che Berlusconi non si senta affatto sconfitto in questa tornata elettorale, anzi. Egli ha dalla sua tutta la forza procurata dall'aver rovesciato sondaggi e previsioni sbandierati da un anno in avanti, cioè da quando perse le regionali. Il punto è che le regionali sono una cosa e le politiche sono un'altra, e sotto il profilo politico Berlusconi e la sua coalizione non sono affatto perdenti. Lo sono però sotto il profilo tecnico, nel senso che la legge elettorale così congegnata e il voto all'estero, voluto fortemente da alcuni esponenti di questa stessa maggioranza, hanno infranto la possibilità di una continuità di governo.

    E quindi è inutile alimentare illusioni in proposito.

    Fatta questa doverosa premessa, la proposta di Berlusconi all'indomani del voto, quella di una grande coalizione, era, come abbiamo subito rilevato, dettata da responsabilità e lungimiranza, ed i sospetti sui brogli ne hanno in qualche modo depotenziato l'effetto.

    Non ci stupiamo affatto che il centrosinistra, il professor Prodi in testa, abbia subito rifiutato l'offerta del premier. Al termine di una campagna elettorale impostata proprio sullo scontro con la maggioranza, ed in particolare verso la persona del presidente del Consiglio, questo era inevitabile. Ma tali sono gli effetti temporanei di un sistema bipolare che ha il fiato corto, che ha diviso il Paese, e non ha saputo dare continuità istituzionale. Basti pensare che ogni cinque anni una nuova maggioranza si prepara a mutare tutto quello che ha fatto quella precedente, ed in questo modo, di "precario", resterebbe sempre e comunque la forma del nostro Stato. Mentre di sostanziale resta la debolezza numerica dell'alleanza del centrosinistra. Dimensioni minime per pensare davvero di poter affrontare capitoli impegnativi sul fronte dell'azione del governo, e questo vale per l'economia e la politica estera nelle condizioni già difficili di oggi, senza nemmeno contare il rialzo del prezzo del petrolio, che rischia di metterci di fronte ad una nuova crisi energetica, così come la minaccia nucleare iraniana può comportare effetti imprevisti per lo scenario internazionale. Situazioni eccezionali che un governo con due voti di vantaggio non potrebbe nemmeno misurare. D'altra parte va detto che noi questo lo capimmo fin dal congresso di Fiuggi, quando il presidente del Pri La Malfa prefigurò una coalizione di forze ben superiore a quella dei due schieramenti, consapevole del fatto che entrambi raccoglievano comunque solo la "metà più qualcuno" del Paese. Ed è vero, come è stato scritto, che Churchill, o William Pitt il giovane, governarono la Gran Bretagna con un voto di maggioranza, ma era la guerra in cui era impegnato il loro paese, il nemico, la minaccia. Erano Bonaparte, il nazismo, a unificare gli animi. Ma in condizioni di pace, con grandi problemi sociali ed economici, è impossibile pensare di poter reggere altrimenti la prova del governo con un tale scarno vantaggio. E non vogliamo nemmeno dire che, con tutto il rispetto, il professor Prodi non è né Winston Curchill, né William Pitt. Il centrosinistra se ne accorgerà presto. E allora può essere che getti la spugna e si vada a nuove elezioni, oppure cercherà un confronto politico con l'avversario. Noi abbiamo anche detto, alle parti del centrosinistra che si volevano riformiste, che non si era mai visto nella storia un partito riformista alleato con uno massimalista. E l'ala massimalista del centrosinistra è maggioranza in quello schieramento. Restiamo di questa idea e crediamo che le contraddizioni interne all'Unione avranno ancora più effetto sugli esiti futuri, rispetto alla scarsa entità numerica di cui quella coalizione dispone. Per cui, o il centrosinistra si scompone e cerca una sponda. Oppure perderà nuovamente, molto prima di quello che sospetti.

    Roma, 14 aprile 2006

  9. #29
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    Predefinito Contare quanto il due di briscola


  10. #30
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    Predefinito tratto da L'Opinione 15 aprile 2006

    Il riso isterico di Prodi che crede di aver vinto

    di Biagio Marzo

    La maggioranza che sostiene il governo Prodi è attaccata con lo sputo, quindi, crescono negli ambienti economici nazionali e internazionali le preoccupazioni per un futuro prossimo fatto di instabilità e di ingovernabilità. Se ne sono accorti che la situazione post elezioni è precaria. Per questo, nel giro di pochi giorni, i mercati finanziari, che avevano sperato in una grande vittoria della coalizione di Prodi, sono passati dall’euforia ai timori che l’Unione, non avendo un’ampia maggioranza, non ha la forza sufficiente per attuare una serie di riforme impopolari, ma in grado di rilanciare l’economia del Paese. Secondo gli analisti, una vittoria conquistata per un pelo di capello rende difficile per il governo Prodi far approvare alla Camera e al Senato le riforme economiche. E al Senato dove la maggioranza ha soltanto due senatori in più rispetto alla minoranza e , per di più eletti all’estero, può andare, giornalmente, in minoranza. La pensa diversamente Prodi, il quale è certo che governerà senza alcun problema. Ma dal dire al fare c’è di mezzo il mare, anzi, l’oceano, visto che i due senatori sono stati eletti uno in Argentina e l’altro in Australia. C’è la farà, quindi, Prodi a far uscire dal ristagno economico l’Italia e, nello stesso tempo, a dare inizio a un “new deal” capace di aggredire l’enorme deficit di bilancio e un debito pubblico in profondo rosso? Entrando nel merito, il governo dovrà ridurre la spesa pubblica, tagliare le tasse e liberalizzare i servizi.

    Un operazione non facile, dato che la maggioranza è segnata da una forte sinistra massimalista e da un centro moderato debole, da un elevato tasso di dirigismo e da un deficit di liberalismo. C’è di più. Con il voto del 9 aprile, è venuto fuori che le regioni del Nord opulento e quelle del Sud più progredito hanno votato per Berlusconi e non per Prodi. Sicché, i ceti produttivi, spaventati dalle proposte dell’unionisti, si sono rifugiati sotto l’ala protettiva di Berlusconi. Il bello è che proprio il quotidiano della borghesia per eccellenza, il “Corriere della Sera”, non ha saputo leggere, nonostante le inchieste di Dario Di Vico, con la chiave giusta, la natura, le aspettative e i tic di questo ceto determinate economicamente ed elettoralmente. Oltretutto, questi ceti rappresentano, nella stragrande maggioranza, i lettori del quotidiano di Via Solferino. Di fronte a questo errore di grammatica, Paolo Mieli, quantomeno, dovrebbe farsi l’autocritica. Non hanno estirpato il “cancro” né lui né gli altri che lo hanno seguito a ruota. Deberlusconizzare. Usando questo neologismo come martello, credevano di sgretolare il regime popolare- populista incarnato da Berlusconi. Alla fine non ci sono riusciti, perché proprio i ceti a cui loro si sono rivolti, non hanno votato Prodi. Il paradosso è che si sono identificati più con Berlusconi, a cui sono state dette peste e corna, che con Prodi, santificato dai mass media di proprietà di banche, a eccezione dei giornali del gruppo Caltagirone.

    Vero è, che è meglio, secondo il mantra prodiano appoggiare i “poteri forti”, che la borghesia produttiva legata alla realtà delle piccole e medie imprese, la spina dorsale dell’economia italiana. Per poteri forti, si indica “il piccolo establishment”, il kombinat di banche, assicurazioni, industria ed editoria, schierato con Prodi, mentre il cosiddetto “piccolo e bello” nordista e sudista ha votato Berlusconi. Vicenza docet. Il meglio Berlusconi, comunque, lo ha dato quando ha fatto il Cavaliere e non quando da Presidente del consiglio narrava la storia dei successi del proprio governo. Ha convinto, insomma, quando ha vestito i panni del leader politico dell’opposizione e non quelli da premier, invertendo così le parti, da grande attore della commedia dell’arte. Messe alle strette, le “masse profonde” di fronte a un Berlusconi venditore di sogni e a un Prodi catastrofista, hanno scelto il primo. Con ciò, non vogliamo nascondere la verità: Silvio Berlusconi è uno degli uomini più ricchi del pianeta ed è, per dirla con Confalonieri, “ un despota illuminato,(…) un Ceausescu buono, ma decisamente anomalo come politico democratico”. Di fatto, un politico anomalo e un imprenditore irregolare a cui il “salotto buono” ha riservato, ieri, diffidenza, mentre, oggi, ridotto a un residuato di quel capitalismo, ostilità.



    Sentirlo parlare convince anche le pietre, al contrario di Prodi: non è mai intervenuto per influenzare a proprio vantaggio i mezzi di comunicazione di sua proprietà, che le sue reti televisive sono perlopiù piene di comunisti, che è entrato in politica per liberare l’Italia dalle “toghe rosse”e per aiutare il prossimo, che stando in politica ha danneggiato le proprie aziende e non ha aiutato i propri affari, che non ha mai approvato nei cinque anni di governo provvedimenti a proprio beneficio. Al che, ha scritto Alex Stille: ” Berlusconi è un uomo di un’altra epoca, l’era della televisione e dei mass media, in cui contano solo l’immagine e la percezione. E’ decisamente una creatura (e un creatore) del mondo post moderno, dove non importa cosa è realmente accaduto, ma cosa la gente pensa che sia accaduto”. Piaccia o no, il Cav impersona la “mitopoiesi”. Ed è un personaggio di cui difficilmente la sinistra potrà sbarazzarsi, fintanto che ha come metro di misura le categorie desuete, ancorate alla cultura politica catto-comunista e azionista alla Gustavo Zagrebelsky. Stando che Prodi governerà con una maggioranza che a malapena fa numero e avendo un Berlusconi che non gli darà tregua, riuscirà a rispondere alle richieste della Confindustria: modernizzare il Paese, varare le riforme di struttura, diminuire la pressione fiscale, tenere sotto controllo i conti pubblici e migliorare la competitività? Troppo per una simile maggioranza caratterizzata, per sua natura, come il partito delle spesa e delle tasse.

    Ancora. Saprà mettersi contro questo partito e le corporazioni sindacali e delle professioni, andando controcorrente, ed essere la Thatcher italiana? Abbiamo i nostri dubbi e di più ce l’hanno i banchieri e i gestori di hedge fund. Chi pensava che Prodi stravincesse, è stato deluso. Le primarie, senza concorrenti, sono una cosa e le elezioni, con avversario Berlusconi, sono un’altra cosa. Comunque, Prodi governerà, ma le aggregazioni bancarie troveranno una strada piena di ostacoli. La sua opinione in materia è in sintonia con quella del governatore di Bankitalia, Mario Draghi: rafforzare le fusioni tra grandi gruppi, possibilmente italiani, ma se ciò non è possibile non dispiacerebbe la discesa dei colossi stranieri. Entrambi (Prodi e Draghi) sono stati ex dipendenti di Goldman Sachs che, sentendo profumo di affari, come ai tempi delle privatizzazioni, sta intensificando la propria presenza nel mercato domestico. Il timore è che avendo un potere debole, scendono per fare shopping, per cui l’Italia è terra di conquista. E Capitalia è la preda più ambita, essendo lo snodo per scalare una dopo l’altra Mediobanca, Generali e Rcs Media Gruop. L’ultimo santuario del capitalismo italiano che, guarda caso, è difeso dal finanziere francese, Vincent Bolloré. Prodi deve fare i conti con questa realtà. Dunque, “C’è poco da ridere”, come riporta il titolo della copertina del settimanale “Panorama”.

 

 
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