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  1. #101
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    Predefinito tratto da Il Giornale 7 maggio 2006

    CARO MASSIMO LASCI PERDERE I COLLI

    di Paolo Guzzanti

    Caro D'Alema, le scrivo per spiegarle in modo ragionato e ragionevole perché lei non può essere il Presidente di questa Repubblica. Partirò da un ricordo comune. Quando Letizia Moratti era presidente della Rai volle propormi come direttore del Tg3. Ero allora un editorialista della Stampa e fui lusingato dall'offerta. Ma mi telefonò subito l'assistente della Moratti, Agostino Saccà, che mi prescrisse di chiedere a lei, onorevole D'Alema, il suo consenso dal momento che Raitre apparteneva e appartiene al suo partito.



    Lei mi rispose: «No, non posso darle il mio consenso perché una sua direzione del Tg3 sarebbe vissuta da quella redazione come un atto di maccartismo». Poi con pazienza mi spiegò: «Non importa quel che lei è, ma come sarebbe vissuta la sua direzione, e cioè come maccartismo».
    Lei aveva ragione: quando si tratta di attività pubbliche non importa quel che si è, ma come si è vissuti dagli altri. È per questo che sono sicuro che lei comprende perfettamente se le dico che lei sarebbe vissuto oggi da metà degli italiani come il vero leader della parte politica più detestata. Nel mio caso fu tirato in ballo il maccartismo, nel suo il comunismo. Cliché polverosi e archiviati? Sembra di no: checché ne dica Giuliano Ferrara, la questione comunista è per più della metà degli italiani viva e attuale. E lei lo sa benissimo perché altrimenti lei stesso, o Fassino, o Veltroni, vi sareste candidati per Palazzo Chigi anziché nascondervi dietro un prestanome. Smettiamo di far finta. C'è poi un altro punto fondamentale: gli ultimi quattro Presidenti della Repubblica (Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi) sono stati tutti eletti con una vastissima maggioranza (nel caso di Cossiga all'unanimità) che ha permesso a tutti gli italiani di sentirsi garantiti anche se poi non tutti i presidenti hanno fatto un'ottima riuscita. Dunque: quattro volte sette fa ventotto. Da ventotto anni gli italiani vedono insediato al Quirinale un presidente non di parte. Anzi durante il quinquennio berlusconiano, gli anti-berlusconiani si sono sentiti più che garantiti, quasi blindati da un uomo come Ciampi: un presidente di cultura azionista che non ha fatto sconti a Berlusconi, severo e impeccabile. Adesso noi vogliamo il nostro nuovo Ciampi, visto che quello originale non è disponibile. Le chiedo: secondo lei, la metà degli italiani che detesta la sinistra tanto quanto l'altra metà detestava il nostro governo, da quale arbitro imparziale dovrebbe sentirsi garantita? Da lei? Suvvia. Lei sa benissimo che la questione non è personale ma politica: lei, come arbitro, indosserebbe la stessa maglia della squadra di governo che gioca contro di noi. Arbitro e giocatore come ufficiale e gentiluomo? Suvvia un'altra volta. Chi sta facendo lobby per lei in questi giorni pretenderebbe che noi aderissimo a una sorta di superomismo di seconda mano: vorrebbero spacciarla per un superuomo che tutto può contenere e tutto può rivitalizzare, come un'energica lozione. Sono sicuro che lei sia il primo a sorridere sotto i baffi di una tale puerile follia. Lei ha pregi e difetti come tutti, anche se i suoi pregi e i suoi difetti sono di alto livello. Inoltre è giovane quanto basta per poter attendere serenamente il suo turno e dedicarsi a completare l'opera di cui ha davvero bisogno la nostra democrazia: una sinistra democratica il cui leader possa mostrarsi alla luce del sole come aspirante primo ministro, come nei famosi Paesi normali, senza doversi nascondere dietro un esperto in spiritismo. Una volta era di moda dire che l'Italia mancava di un centrodestra maturo e affidabile. Le elezioni e i fatti hanno risposto. Il problema adesso è la sinistra. Posso permettermi un consiglio? Caro D'Alema, finisca il suo lavoro in casa e lasci perdere i colli.
    p.guzzanti@mclink.it

  2. #102
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    Predefinito Intercettazioni: dall'Unipol al Quirinale


  3. #103
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    Predefinito tratto da ilsole24ore.com 8 maggio 2006

    Ecco in dettaglio i poteri previsti dalla Costituzione
    • Il presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l'unità nazionale
    • Può inviare messaggi alle Camere
    • Indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione
    • Può sciogliere le Camere (o anche una sola di esse) dopo essersi consultato con i loro presidenti, il cui parere non è però vincolante
    • Non può però sciogliere le Camere negli ultimi sei mesi del suo mandato, il cosiddetto «semestre bianco», salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della Legislatura
    • Nomina il presidente del Consiglio al quale propone l'elenco dei ministri.
    • Riceve il giuramento del presidente del Consiglio dei ministri.
    • Ha il potere di rinviare alle Camere le leggi da esse approvate affinchè siano riesaminate («veto sospensivo»)
    • Può nominare cinque senatori a vita
    • Presiede le riunioni del Consiglio superiore della Magistratura
    • Nomina un terzo dei giudici della Corte Costituzionale
    • Ha il comando delle Forze Armate, presiede il Consiglio supremo di difesa, dichiara lo stato di guerra (che però deve essere deliberato dalle Camere).
    • Promulga le leggi ed emana i decreti
    • Indice i referendum popolari.
    • Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici e ratifica i trattati internazionali su autorizzazione delle Camere
    • Può concedere la grazia (un potere "esclusivo" del Presidente, su cui il ministro della Giustizia non può mettere il veto, come ha stabilito la Corte Costituzionale nel recente caso Bompressi) e commutare le pene
    • Conferisce le onorificenze della Repubblica, come quella di cavaliere, commendatore e grand'ufficiale

  4. #104
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    Predefinito ... la "sceneggiata" napoletana ...


  5. #105
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    Predefinito

    Il Comitato di Segreteria Pri

    Il comitato di segreteria del Pri, riunitosi a Roma per esaminare la situazione politica in prossimità dell'elezione del Capo dello Stato, afferma che l'attuale condizione di spaccatura del Paese impone che emergano candidature capaci di raccogliere la più ampia maggioranza di consensi delle forze politiche.

    In tal senso, apprezzando la decisione dell'Unione di abbandonare l'ipotesi di eleggere a stretta maggioranza il Presidente della Repubblica, si augura che il dialogo fra le due coalizioni possa ulteriormente svilupparsi nelle prossime ore fino ad individuare una candidatura largamente condivisa.

    Il comitato di segreteria ha altresì ribadito la richiesta, già rivolta al Presidente della Camera, che siano previste procedure che garantiscano in modo assoluto la segretezza e la non riconoscibilità del voto.

    Roma, 8 maggio 2006

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  6. #106
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    Predefinito Dinastie


  7. #107
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    Predefinito

    Potevano fare di più

    Al centrosinistra la responsabilità del mancato accordo


    E' stato sicuramente un passo avanti quello compiuto dal centrosinistra, abbandonando una candidatura per il Quirinale che aveva il sapore dell'occupazione politica delle cariche istituzionali. Ma non ci sembra ancora sufficiente. Perché è vero che si è giunti ad indicare una figura dal profilo meno marcato politicamente, quale il senatore a vita Giorgio Napolitano, personalità capace, nella sua carriera, di saper dosare equilibrio e moderazione, qualità che si addicono alla carica suprema della Magistratura dello Stato. Ma è anche vero che, se l'Unione avesse voluto raggiungere un accordo con la Casa delle libertà per lo meno sul presidente della Repubblica, dopo aver fatto una prova di forza sui vertici di Camera e Senato, avrebbe dovuto cercare una candidatura condivisa. E non si tratta ovviamente del nome in questione * i sentimenti di amicizia sono consolidati da tante stagioni con il senatore Napolitano, e conosciamo la sua lunga e sincera battaglia per portare la sinistra italiana ad una chiara identità socialdemocratica - quanto del metodo.



    L'Unione preferisce, invece, ad una soluzione concordata, all'intesa politica con la Cdl, puntare su una eventuale spaccatura dell'opposizione, che noi speriamo si possa evitare.
    E' un gioco chiaro quello tentato, che non pagherà. Non sarà infatti dividendo la Cdl che il centrosinistra guadagnerà i consensi sufficienti che gli mancano nel Paese per dare sicurezza al suo futuro governo. Certo, otterrebbe voti in più molto utili nella vita parlamentare di questa legislatura, ma la strada per dare un'effettiva solidità e affidabilità all'esecutivo è un'altra e richiede una diversa marcia.
    Non sappiamo ancora se Giorgio Napolitano sarà il futuro capo dello Stato: egli ne ha il carisma, ma difficilmente avrà il consenso della grande parte del Parlamento, e rischierà quindi di restare un presidente eletto a semplice maggioranza nell'ultima votazione utile. Se si voleva riunire il Paese e porre le premesse per una stagione politica dove lo scontro fra le parti si rivelasse meno aspro di quello che era stato finora, c'è da temere che si sia persa l'occasione. E non si può certo pretendere che, in queste condizioni, proprio la minoranza si allinei "obtorto collo" su una scelta, per quanto di alto profilo, maturata esclusivamente all'interno dell'Unione.
    Roma, 9 maggio 2006

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  8. #108
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    Predefinito tratto da www.pensalibero.it 10 maggio 2006

    APPELLO A SILVIO: SPARIGLIA LE CARTE E AFFONDA NAPOLITANO

    La candidatura di Napolitano alla Presidenza della Repubblica sta facendo passi avanti, anche nel centro destra. Lo diciamo subito: è un pericolo mortale. Se l’esponente ds passa, con il voto dell’opposizione, è la fine di ogni speranza di cambiamento. La prima repubblica, mai del tutto sopita, tornerebbe in auge. Proviamo a spiegarci. I cinque anni di governo Berlusconi non sono riusciti ad innescare il cambiamento, ma almeno sono andati nella direzione giusta. Tanti provvedimenti e tante scelte politiche, dalla legge Biagi a quella Moratti, dalla riaffermata e convinta collocazione atlantica dell’Italia alla lotta contro il terrorismo, hanno rappresentato un passo avanti sulla strada della modernizzazione politica dell’Italia. Non a caso molte di quelle scelte e di quelle collocazioni hanno registrato il freno di una parte della maggioranza e hanno scatenato la reazione violenta e di piazza dell’opposizione e dei soliti poteri forti che nell’arretratezza del Paese trovano terreno fertile per fare al meglio i propri interessi al di fuori di qualsiasi logica di mercato. Ora dopo la sconfitta elettorale per 24mila e 700 voti si aprono due strade per la parte del Paese che vuole davvero innovare. Una opposizione feroce e durissima che punta a far esplodere quanto prima le tante contraddizioni dell’Unione o un accordo politico forte su alcuni punti qualificanti che miri a non far arretrare l’Italia. A questo bivio si colloca l’elezione del Presidente della Repubblica. Se si sceglie la prima strada si aprono diverse varianti, in relazione a quanto dura si vuole fare l’opposizione. Si va da un candidato di bandiera a un uomo, come ad esempio quelli della ormai famosa rosa dei quattro, che sia comunque sensibile alle istanze del centro destra. Nella seconda ipotesi invece si contratta, più o meno alla luce del sole secondo la rilevanza che si vuole dare all’intesa, con il vero capo del centro sinistra: Massimo D’Alema. Una trattativa sulla base dei punti programmatici enunciati da Fassino, non solo per i contenuti degli stessi ma anche per il metodo, rappresenterebbe una rottura forte con la prassi costituzionale e quindi con i miasmi della prima repubblica.
    Provate a rispondere a una domanda. Perché una parte del centro destra, che poi è sempre la stessa, vuole dire no a D’Alema e si a Napolitano? Non sono forse tutti e due esponenti dei ds? Non hanno forse tutti e due un alto profilo istituzionale? O davvero si vuole far finta di credere che la differenza stia nel fatto che Napolitano come senatore a vita non è stato eletto nelle liste della sinistra? Per favore non scherziamo. La verità è che con Napolitano, uomo moderato che si è sempre barcamenato fra opposte esigenze, tornerebbe in auge la melassa democristiana, come metodo e come cultura. Sarebbe la fine della parentesi berlusconiana con tutti i suoi errori certo e le sue incongruenze ma con il suo tendere vero e sincero ad un’Italia diversa, prevalentemente liberale e occidentale. Nella melassa democristiana, dove tutto si stempera e si annacqua, Casini e Rutelli potrebbero tranquillamente dialogare, Fini potrebbe giocare la sua partita, i poteri forti potrebbero continuare a fare i loro affari non nel mercato ma protetti dai rigori del mercato, i Ds potrebbero ancora rimandare scelte, come la definitiva accettazione della socialdemocrazia, che avrebbe un costo notevole dal punto di vista elettorale. Questo è il senso politico della candidatura di Napolitano. Per questo ci appelliamo a Silvio, a cui comunque abbiamo tanto da rimproverare per non aver fatto tutto quello che avrebbe dovuto fare nei cinque anni del suo governo. Per favore, spariglia le carte.

  9. #109
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    Predefinito Napolitano al Quirinale, di Davide Giacalone

    Napolitano al Quirinale

    Questa mattina, delle due l'una: o il centro sinistra manca l'elezione di Napolitano a Presidente della Repubblica, mettendo in piazza i propri franchi tiratori, o, come è più probabile, lo elegge, con ciò stesso venendo meno sia al proprio programma elettorale che alla linea politica fin qui enunciata.
    In quel programma, difatti, c'era scritto che si voleva alzare il quorum per l'elezione del Capo dello Stato, anzi, si affermava che sarebbe stata la prima cosa da farsi, e, questo, perché era bene che al Quirinale non si arrivasse con i soli voti della maggioranza di governo. Poi, negli scorsi giorni, tale concetto è stato ripetuto, senza più riferimento al quorum, ma nei fatti violato.

    Ed ecco i fatti.
    Al momento della partenza ai blocchi della sinistra si è presentato un solo uomo: Massimo D'Alema. Chiedeva di essere eletto presidente della Camera, per poi, da lì, andare al Quirinale. La sua coalizione gli ha detto di no. Sfumata questa ipotesi ha puntato dritto al colle più alto, ma sembrava che ad eleggerlo dovesse essere il centro destra, non il centro sinistra, tant'è che il segretario dei ds, Fassino, lanciava richieste di convergenza all'opposizione, nel mentre divergeva la maggioranza. Dato lo stallo, il centro destra ha proposto quattro nomi, tutti del centro sinistra, ma considerati di garanzia. Manco li hanno presi in considerazione. Il centro sinistra, invece, ha proposto un solo nome, quello di Giorgio Napolitano, ma non lo ha mai votato (nel timore che i franchi tiratori lo massacrassero nei primi tre scrutini). Se questo è dialogo non so cosa sia l'incomunicabilità.
    E veniamo a Napolitano. Oramai è sufficiente invecchiare per essere iscritti d'ufficio all'albo dei padri della patria. Una volta contava l'intelligenza ed il coraggio, ora si punta tutto sul gerovital. Il piede di Giorgio Napolitano non ha varcato la soglia del Quirinale che già si spandono vagonate di conformismo e quintalate di sciocchezze. Adesso vi presento Napolitano.
    E' stato per lunghi anni responsabile della politica internazionale e della politica industriale del partito comunista italiano (senza offesa, si chiamava così). In quella funzione era direttamente dentro quei flussi di denaro che al pci arrivavano quali tangenti pagate dalle imprese che volevano commerciare con l'Unione Sovietica, dai petrolieri agli industriali. Si dirà: ma questa è roba d'altri tempi. Certo, però, intanto quei tempi lontani sono finiti (forse) ieri, nel 1991, a questo s'aggiunga che il signor Napolitano non ha mai voluto dire una sola parola, neanche per la storia. Di recente ha pubblicato un libro autobiografico (“Dal Pci al socialismo europeo”, Laterza), che è un manuale d'omertà e falsa memoria.
    Si dice che sia un grande europeista. No, guardate, l'onorevole Napolitano è quello stesso parlamentare che tenne il discorso con cui i comunisti spiegarono perché non si dovesse entrare nel Sistema Monetario Europeo. Niente Sme, niente Banca Centale, niente euro, niente Unione Europea. Alla faccia dell'europeismo. A quell'epoca marciavano per il disarmo degli occidentali, a favore dei missili nucleari sovietici e per l'eurocomunismo. Non risultano proteste di Napolitano.
    Si dice sia un coraggioso socialdemocratico. Ricordo che nella seconda metà degli anni settanta Napolitano disse di avere “riletto” la Nota Aggiuntiva al Bilancio dello Stato del 1962, e di averci trovato molti spunti interessanti. Ugo La Malfa, autore di quella nota, commentò: non l'ha riletta, l'ha letta per la prima volta. Napolitano era in ritardo di una quindicina d'anni, ma passava per anticipatore dato che i suoi compagni se ne stavano assai più indietro.
    Si dice che abbia guardato a Craxi senza odio. Ma a parte il fatto che l'idea di un partito unico della sinistra era di Giorgio Amendola, e risaliva al 1964, degli apprezzamenti di Napolitano non c'è traccia nella battaglia referendaria (persa dai comunisti) contro la scala mobile, né ricordo parole interessanti quando era presidente della Camera ed il giustizialismo mieteva vittime in Aula. Fu lui a ricevere la lettera dell'onorevole Moroni, e non ricordo alcun coraggio, alcuna fierezza, alcun senso delle istituzioni.
    E' un mite, certo non è un estremista. Ha doti di equilibrio, che spesso esercita restando del tutto fermo. Di davvero significativo, nella sua biografia, non ha trovato molto neppure lui stesso. Ma basta essere vecchi, non avere avuto nella propria biografia momenti significativi, di altezza, di rottura, aver seguito la corrente, non rappresentare, nel presente, né un pericolo né un'opportunità, che l'accademia degli inutili ti chiama alla presidenza.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep...i/message/8746

  10. #110
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    Predefinito corazzieri di bassa "statura"


 

 
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