I rapporti stretti di Prodi
Con l'Iran è meglio tenere il passo della comunità internazionale.
Nel momento in cui l'Unione europea giudica "deplorevole'' l'annuncio di Tehran di aver arricchito l'uranio oltre la soglia del 3,5%, la Cina denunzia il non rispetto da parte del governo iraniano delle richieste della comunità internazionale, e la Russia si ritiene preoccupata, il professor Prodi, che pure attende impazientemente di avere l'incarico per formare il nuovo governo italiano, promette invece la ripresa di "stretti rapporti" con Teheran, secondo la tradizione migliore del nostro paese, interrotta dal governo Berlusconi.
Possiamo anche capire che vi sia un interesse commerciale fra il nostro paese e l'Iran, e magari potremmo anche chiudere un occhio sul fatto che alcuni gruppi finanziari vicini al professor Prodi vorrebbero mantenere le loro prerogative di guadagno in quella regione, ma forse una maggiore prudenza da parte di chi si ritiene il futuro presidente del Consiglio italiano sarebbe d'obbligo.
Soprattutto quando non solo gli Stati Uniti d'America annunziano che premeranno per nuove sanzioni, ma tutti i principali paesi, inclusa la comunità europea, a cui tanto il professor Prodi si richiama, considera alto il livello d'allarme.
Teheran sa, in questo contesto, di poter disporre ancora di un buon amico in Europa: il futuro presidente del Consiglio italiano. Noi vorremmo sperare che questi slanci solidali del professor Prodi fossero dettati dal senso di cortesia che ha un neofita presentandosi a dei giornalisti stranieri. Non sarebbe stato garbato, dire agli inviati iraniani della stampa estera, che l'Italia seguirà la linea di tutta la comunità internazionale, e dunque farà il suo dovere di paese membro dell'Unione Europea, osservando le decisioni dell'Onu a fronte di un caso gravissimo di arricchimento nucleare da parte del governo di Teheran.
Egualmente pensiamo che il professor Prodi, intervistato da una televisione araba, abbia desiderato esprimere i suoi sentimenti di amicizia verso la comunità palestinese, e non distinguersi dalla politica della comunità europea nei confronti di Hamas. Ma invitare il presidente del Consiglio "in pectore" ad una maggiore prudenza, ci appare a questo punto un eufemismo. Non si stupisca, piuttosto, il Professore, che il "Jerusalem Post" scriva: "abbiamo perso un amico", o che stiano emergendo molte diffidenze nelle capitali occidentali.
Roma, 13 aprile 2006
tratto da "Il Portale di Nuvola Rossa"
http://www.nuvolarossa.org/modules/n...p?storyid=2327






Rispondi Citando
