Fonte: Il mio blog
Riporto un mio pezzo inviato ad un giornale "nostro" locale spero di prossima pubblicazione.
Quella del Referendum del 25 e 26 Giugno è stata la terza sconfitta inanellata dal centrodestra nell’arco di soli 3 mesi, una sconfitta bruciante per come è venuta e per le ripercussioni che potrebbe avere nell’immediato futuro nell’alchimia della Casa della libertà. Con la vittoria del “no” al Referendum ha vinto quella sinistra riluttante ad ogni cambiamento che considera la Costituzione come un testo sacro ineluttabile e sempre attuale nonostante i suoi 60 anni di età, appare chiaro fin da subito che non ci sarà nel futuro più immediato alcuna riforma data la conflittualità esistente tra i due poli e la litigiosità interna alla maggioranza unionista.
Nel frattempo, però, appare sempre più evidente di come il centrosinistra non si accontenti di stare ai banchi del potere prendendosi tutti gli scranni possibili ma che stia tentando di costruire un blocco di potere che, se consolidato, riuscirà difficilmente ad essere scalfito. Le ultime indagini che stanno andando a colpire alcuni degli esponenti più illustri di Alleanza Nazionale con accuse al limite del ridicolo (vedi quella all’ex-ministro Alemanno accusato del reato gravissimo di aver venduto spazi pubblicitari sul giornale della sua corrente di riferimento….) dimostrano come la Magistratura asservita al potere ulivista stia ora puntando il mirino verso quell’area che era fino a ieri riconosciuta da tutti come quella più presentabile e pulita all’interno della Casa della Libertà; alle toghe rosse ora il grande nemico Berlusconi pare interessare meno e si cerca di sparare contro Alleanza Nazionale nell’ambito di una logica manicheistica che tenta di dividere lo schieramento politico italiano in due frangie ben distinte:da un lato quello della corruzione, degli intrecci con la criminalità organizzata, del clientelarismo e di quanto peggio ci sia rappresentato dal centrodestra, dall’altra il lato della competenza, dell’onestà e di quanto di meglio ci possa esistere rappresentato, ovviamente, da Podi & Co.
E’ imbarazzante guardare il telegiornale è vedere come non vi sia che uno spazio marginale per il caso Fortugno, che si delinea sempre più come una colossale connivenza tra la ‘ndrangheta e alcuni esponenti della Margherita, mentre vi sia una grossa esposizione mediatica a tutti i livelli per quel che riguarda il cosiddetto “Savoia gate” e altre beghe che riguardano il centrodestra.
Altrettanto imbarazzante è sapere che ormai non si parla più dello scandalo Unipol e di come non si sia mai parlato dei 45 comuni della cintura napoletana (tutti di centrosinistra) commissariati per collusioni con la camorra.
Vi è un’operazione politico-culturale (ereditata dal pensiero di Gramsci) scientificamente portata avanti dalla sinistra che ora sta dando tutti i suoi frutti, non vi è ormai posto della sfera sociale dove questa gente non abbia ormai inserito dei loro uomini. La Magistratura è sempre in maniera più evidente un potere ad essa organica, la classe docente (specie Universitaria) è stata per tutta la scora legislatura militarmente schierata contro il Ministro Moratti difedendo i disastri della passata riforma Zecchino del 3 + 2, sempre più vescovi e alti prelati dialogano tranquillamente con gli ex-nemici comunisti, Confindustria e la grande industria paiono non avere più alcuna paura del Bertinotti che minaccia di abolire la proprietà privata perché ben sanno che il governo Prodi porterà avanti dal punto di vista industriale politiche di svendita di quel poco che rimane del patrimonio pubblico italiano, politiche sciagurate già portate avanti nel primo dicastero del Mortadella ma che tanto piacciono agli squali dell’alta finanza e della tecnocrazia europea; se a questo aggiungiamo l’aperta faziosità delle più grandi testate giornalistiche italiane e la tradizionale presenza, ereditata dal PCI, dei DS sul territorio a livello di sezioni e circoli la frittata è fatta e servita.
E in questo tumulto il centrodestra che fa? Nulla, con la sconfitta al Referendum pare alle porte un “rompete le righe” generale, subito dopo essere venuto a conoscenza dell’esito referendario il buon Maroni si è fatto vedere in compagnia di Piero Fassino dicendo che “l’alleanza della Lega con il centrodestra è solo temporanea e che loro sono interessati a venire a patti con chiunque possa portare avanti il federalismo”; da controaltare gli si sta facendo avanti l’UDC che ben pensa di andare a votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan fungendo così da stampella alla maggioranza che al Senato correva il rischio di andar sotto causa le “intemperanze” della cosiddetta “sinistra radicale”.
La speranza è che queste fratture si ricompongano nel più breve tempo possibile, che siano il frutto di una sorta di frustrazione da sconfitta perché se il futuro appare tetro un barlume di speranza ancora rimane: la crisi dl centrodestra iniziò con le amministrative del 2002, fummo proprio noi qui ad Alessandria (ma anche in altre zone d’Italia) ad accorgersi che qualcosa stava cambiando e che era andato in crisi il rapporto con parte del nostro elettorato. Da allora le sequele di sconfitte a tutti i livelli non si contano più, dare un’inversione di rotta a questo processo, magari ripartendo proprio da Alessandria, potrebbe essere un segnale significativo e un primo atto di “debolscevizzazione” istituzionale. E’ dal territorio che per la CdL sono arrivati i primi segnali di cedimento e dal territorio che potrebbero venire i primi segali di rinascita. E’ chiaro però che per fare questo è prioritario ristabilire il rapporto con il proprio elettorato, basta candidati Sindaco stabiliti dalle segreterie di partito! Ripartiamo magari con le primarie, che in Italia furono introdotte per la prima volta da AN nelle provinciali del 1997 a Roma e che portarono fortuna. Basta con le liste in cui giocano troppo i personalismi e gli egoismi personali ripartiamo da liste forti infarcite di candidati che hanno uno stretto contatto con il territorio e che possono raggiungere il maximum di consensi possibile. Il futuro che si prospetta è tutt’altro che roseo e se non si adottano in tempi brevi le giuste contromosse si rischiano lunghi anni di dura opposizione a tutti i livelli istituzionali, la battaglia è aspra ma noi siamo gli ultimi che possiamo astenerci, noi eredi di un partito che è “nato da un cupo tramonto” non possiamo farci travolgere dagli eventi. Poi fate come vi pare, io inizio a lucidare l’elmetto!
Quella del Referendum del 25 e 26 Giugno è stata la terza sconfitta inanellata dal centrodestra nell’arco di soli 3 mesi, una sconfitta bruciante per come è venuta e per le ripercussioni che potrebbe avere nell’immediato futuro nell’alchimia della Casa della libertà. Con la vittoria del “no” al Referendum ha vinto quella sinistra riluttante ad ogni cambiamento che considera la Costituzione come un testo sacro ineluttabile e sempre attuale nonostante i suoi 60 anni di età, appare chiaro fin da subito che non ci sarà nel futuro più immediato alcuna riforma data la conflittualità esistente tra i due poli e la litigiosità interna alla maggioranza unionista.
Nel frattempo, però, appare sempre più evidente di come il centrosinistra non si accontenti di stare ai banchi del potere prendendosi tutti gli scranni possibili ma che stia tentando di costruire un blocco di potere che, se consolidato, riuscirà difficilmente ad essere scalfito. Le ultime indagini che stanno andando a colpire alcuni degli esponenti più illustri di Alleanza Nazionale con accuse al limite del ridicolo (vedi quella all’ex-ministro Alemanno accusato del reato gravissimo di aver venduto spazi pubblicitari sul giornale della sua corrente di riferimento….) dimostrano come la Magistratura asservita al potere ulivista stia ora puntando il mirino verso quell’area che era fino a ieri riconosciuta da tutti come quella più presentabile e pulita all’interno della Casa della Libertà; alle toghe rosse ora il grande nemico Berlusconi pare interessare meno e si cerca di sparare contro Alleanza Nazionale nell’ambito di una logica manicheistica che tenta di dividere lo schieramento politico italiano in due frangie ben distinte:da un lato quello della corruzione, degli intrecci con la criminalità organizzata, del clientelarismo e di quanto peggio ci sia rappresentato dal centrodestra, dall’altra il lato della competenza, dell’onestà e di quanto di meglio ci possa esistere rappresentato, ovviamente, da Podi & Co.
E’ imbarazzante guardare il telegiornale è vedere come non vi sia che uno spazio marginale per il caso Fortugno, che si delinea sempre più come una colossale connivenza tra la ‘ndrangheta e alcuni esponenti della Margherita, mentre vi sia una grossa esposizione mediatica a tutti i livelli per quel che riguarda il cosiddetto “Savoia gate” e altre beghe che riguardano il centrodestra.
Altrettanto imbarazzante è sapere che ormai non si parla più dello scandalo Unipol e di come non si sia mai parlato dei 45 comuni della cintura napoletana (tutti di centrosinistra) commissariati per collusioni con la camorra.
Vi è un’operazione politico-culturale (ereditata dal pensiero di Gramsci) scientificamente portata avanti dalla sinistra che ora sta dando tutti i suoi frutti, non vi è ormai posto della sfera sociale dove questa gente non abbia ormai inserito dei loro uomini. La Magistratura è sempre in maniera più evidente un potere ad essa organica, la classe docente (specie Universitaria) è stata per tutta la scora legislatura militarmente schierata contro il Ministro Moratti difedendo i disastri della passata riforma Zecchino del 3 + 2, sempre più vescovi e alti prelati dialogano tranquillamente con gli ex-nemici comunisti, Confindustria e la grande industria paiono non avere più alcuna paura del Bertinotti che minaccia di abolire la proprietà privata perché ben sanno che il governo Prodi porterà avanti dal punto di vista industriale politiche di svendita di quel poco che rimane del patrimonio pubblico italiano, politiche sciagurate già portate avanti nel primo dicastero del Mortadella ma che tanto piacciono agli squali dell’alta finanza e della tecnocrazia europea; se a questo aggiungiamo l’aperta faziosità delle più grandi testate giornalistiche italiane e la tradizionale presenza, ereditata dal PCI, dei DS sul territorio a livello di sezioni e circoli la frittata è fatta e servita.
E in questo tumulto il centrodestra che fa? Nulla, con la sconfitta al Referendum pare alle porte un “rompete le righe” generale, subito dopo essere venuto a conoscenza dell’esito referendario il buon Maroni si è fatto vedere in compagnia di Piero Fassino dicendo che “l’alleanza della Lega con il centrodestra è solo temporanea e che loro sono interessati a venire a patti con chiunque possa portare avanti il federalismo”; da controaltare gli si sta facendo avanti l’UDC che ben pensa di andare a votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan fungendo così da stampella alla maggioranza che al Senato correva il rischio di andar sotto causa le “intemperanze” della cosiddetta “sinistra radicale”.
La speranza è che queste fratture si ricompongano nel più breve tempo possibile, che siano il frutto di una sorta di frustrazione da sconfitta perché se il futuro appare tetro un barlume di speranza ancora rimane: la crisi dl centrodestra iniziò con le amministrative del 2002, fummo proprio noi qui ad Alessandria (ma anche in altre zone d’Italia) ad accorgersi che qualcosa stava cambiando e che era andato in crisi il rapporto con parte del nostro elettorato. Da allora le sequele di sconfitte a tutti i livelli non si contano più, dare un’inversione di rotta a questo processo, magari ripartendo proprio da Alessandria, potrebbe essere un segnale significativo e un primo atto di “debolscevizzazione” istituzionale. E’ dal territorio che per la CdL sono arrivati i primi segnali di cedimento e dal territorio che potrebbero venire i primi segali di rinascita. E’ chiaro però che per fare questo è prioritario ristabilire il rapporto con il proprio elettorato, basta candidati Sindaco stabiliti dalle segreterie di partito! Ripartiamo magari con le primarie, che in Italia furono introdotte per la prima volta da AN nelle provinciali del 1997 a Roma e che portarono fortuna. Basta con le liste in cui giocano troppo i personalismi e gli egoismi personali ripartiamo da liste forti infarcite di candidati che hanno uno stretto contatto con il territorio e che possono raggiungere il maximum di consensi possibile. Il futuro che si prospetta è tutt’altro che roseo e se non si adottano in tempi brevi le giuste contromosse si rischiano lunghi anni di dura opposizione a tutti i livelli istituzionali, la battaglia è aspra ma noi siamo gli ultimi che possiamo astenerci, noi eredi di un partito che è “nato da un cupo tramonto” non possiamo farci travolgere dagli eventi. Poi fate come vi pare, io inizio a lucidare l’elmetto!




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