PARTECIPAZIONE DEI LAVORATORI A COSA?

Trieste, 13 gennaio 2010

Dopo i confusi, roboanti proclami iniziali si è ritenuto più opportuno discutere di premiare il lavoratore economicamente ma di escluderlo dal processo decisionale. Poi il nulla. Inevitabile. Il timido tavolo di lavoro per il monitoraggio, avviato qualche settimana fa dalle parti sociali che dovrebbe verificare, per un anno, la possibilita' di attuare la partecipazione dei lavoratori all'impresa, non è altro che una facile maniera per uscire silenziosamente dalla situazione. Certo, esistono varie forme di partecipazione dei lavoratori all'impresa. Basterebbe guardare in Germania od in Francia, dove forme di partecipazione sono introdotte per legge, oppure, addirittura, negli iper-liberista Usa. Studi statunitensi, condotti già una decina di anni fa, avevano evidenziato come le imprese che avevano optato per la partecipazione avevano incrementato le vendite, il fatturato, l'occupazione, i compensi rispetto a quelle che non l'avevano fatto oltre ad aver dimostrato una maggiore longevità e pure pensioni più ricche. La partecipazione diretta dei dipendenti, soprattutto anche alla gestione dell'impresa, non legata alle rappresentanze sindacali, rappresenterebbe una profonda rottura con lo schema vigente. La codecisione, istituzionalizzata, oltrepasserebbe l'interesse economico dei lavoratori all'interno della azienda e tutelerebbe, in maniera più precisa, i loro interessi; unirebbe la forza lavoro con i quadri nel raggiungimento dei condivisi obiettivi stretegici aziendali, ridurrebbe i conflitti, accrescendo l'identificazione con l'impresa e la soddisfazione personale, donerebbe al lavoro stesso quel senso di responsabilità che oltrepassebbe il proprio interesse personale per arricchire una intera comunità. Inoltre svellerebbe questa mera logica economica odierna che ricerca vantaggi immediati a favore di pochi, spesso sacrificando posti di lavoro e contratti; sosterrebbe una progettualità meno speculativa ma a più ampio respiro, durevole e sostenibile anche per il contesto territoriale. La partecipazione del lavoratore, soprattutto alla gestione, avrebbe una valenza politica, sociale, etica perché consoliderebbe l'impresa e rafforzerebbe la coesione sociale. Inoltre la partecipazione dei lavoratori nell'impresa potrebbe essere uno stimolo in più davanti alla competizione globale; il lavoro stesso verrebbe elevato in un insieme organizzato di volontà, di iniziative e di capacità tecniche. Vi sarebbe un salto di qualità. Non più sarebbero più uomini in balia del capitale ma uomini consapevoli e responsabili che opererebbero per il bene di se stessi e, quindi, anche per la solidità e per il progresso della economia nazionale.

Marco Cottignoli - Msft Trieste