L´INTERVISTA - Franceschini frena sul dialogo: "Non abbiamo bisogno di telefonate di riconoscimento". "È il voto che ci legittima niente scambi col Cavaliere"

il quirinale Confronto sì, ma solo in Parlamento, alla luce del sole: nessuna cena, nessun tavolo

UMBERTO ROSSO

da Repubblica



ROMA - «Attenzione, e lo dico a tutti noi dell´Unione: stiamo seguendo un copione, peraltro assai prevedibile, scritto da Berlusconi. Una commedia in tre atti».

Cominciamo dal primo, onorevole Franceschini.

«A botta calda, prova a delegittimare i risultati elettorali. Poi, quando i numeri confermano la sconfitta, Berlusconi cambia maschera: facciamo il governissimo. Infine, ecco il Cavaliere del terzo atto: tenta di dividere il centrosinistra tra buoni e cattivi, fra statisti e no, fra chi gli apre la porta e chi la chiude».

Fra D´Alema e Prodi...

«Dobbiamo uscire dal copione, sistemare dei paletti precisi. Abbiamo i numeri per governare e lo faremo per cinque anni. Perciò, le presidenze delle Camere e delle commissioni parlamentari spettano, come avviene dal ‘94, a chi ha vinto le elezioni».

Tutte? Anche le commissioni di garanzia, Antimafia o vigilanza Rai?

«Vedremo. Di sicuro, tutte quelle che sono fondamentali per l´iter legislativo. Ma voglio dire che per "chiudere" con il canovaccio berlusconiano bisogna liberarsi dell´idea di un paese spaccato. Aver vinto per 25 mila voti non cambia nulla. Fossero stati 250 mila o due milioni sarebbe stata la stessa cosa».

Sarebbe stato un successo senza se e senza ma.

«Ma pure vincendo con il 52 per cento contro 48, che sarebbe cambiato? Avremmo conquistato lo stesso 340 deputati, il tetto previsto dalla legge elettorale. E qualche senatore in più. Dunque, il risultato del 9 aprile non ci consegna un paese lacerato a metà ma un´Italia normale, con una maggioranza e un´opposizione, esattamente come accade in tanti altri paesi dove si vince per un pugno di voti e poi si governa. Vedi Stati Uniti».

Conclusione?

«Non abbiamo bisogno di aspettare alcuna legittimazione da parte di Berlusconi, quella famosa telefonata del Cavaliere a Prodi».

Come a dire, il riconoscimento della vittoria del centrosinistra non è di per sé condizione per far scattare il dialogo.

«Bisogna intendersi sul concetto. Dialogo in Parlamento? Ovvio. Lo abbiamo sempre cercato, perfino sulla Cirielli e la devolution. Ma se il dialogo è il presupposto alla ricerca di intese fra maggioranza e opposizione, è tutt´altra storia. Giusto tornare ad un clima politico normale, più sereno. Ma più di questo, francamente, non vedo».

Facciamo qualche esempio. Confronto sull´elezione del capo dello Stato?

«E´ sempre stato così, dal dopoguerra in poi. La maggioranza esprime le candidature con la più alta possibilità di convergenza in Parlamento. Tutto alla luce del sole. Sarà così anche stavolta. Nessuna cena. Nessun tavolo. Nessuno scambio con l´opposizione».

C´è il Ciampi-bis in pole position per l´Unione?

«Siamo tutti favorevoli, ma bisogna rispettare la sua volontà».

Confronto bipartisan sul cuneo fiscale e sulla legge elettorale, come a certe condizioni ipotizza Fassino?

«Tutto in modo trasparente in Parlamento, in un rapporto chiaro e invalicabile tra maggioranza e opposizione. Insisto. Niente scambi».

Che vuol dire?

«Abbiamo il dovere di ripristinare le regole dello stato di diritto. Leggi rigorose sul conflitto di interessi, sul riassetto della tv e la Gasparri. Se non siamo attenti e intransigenti, va a finire che il ritorno alle regole verrà scambiato come una vendetta nei confronti del Cavaliere. Sulle regole non si tratta».

Confronto con Berlusconi sul Dpef?

«Siamo sempre lì. Venga a dirlo in Parlamento, se intende confrontarsi in modo costruttivo o violento e distruttivo, visto che Berlusconi ha la capacità di passare da un registro ad un altro, di cambiare maschera. Il luogo è quello, non altri».

Non valgono dichiarazioni e contatti fuori dalle Camere?

«Berlusconi dice una cosa e ne immagina un´altra. Soprattutto pensa, anche se non è più presidente del Consiglio, di essere indispensabile per riuscire a governare il paese. Non è così».

Intanto, siete alle prese con il rebus delle nomine. Ciampi-Marini-Bertinotti. E i Ds?

«Per ora sono tutte ipotesi. Abbiamo dieci giorni di tempo, sono sicuro che risolveremo, in modo unitario, la questione».

Segretari nell´esecutivo per un governo Prodi forte?

«Penso che sarà messa in campo la squadra di governo più forte. Ma, per centrare l´obiettivo, non è automatica la presenza di tutti i sette segretari del centrosinistra. Non c´è una regola che vale per tutti».