Resto basito nel leggere l'ennesimo scarabocchio di A. Socci.

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Pilato ha fatto scuola ma soprattutto carriera
ANTONIO SOCCI

Il più acuto giornalista italiano, Giuliano Ferrara (sul Foglio) e il più grande intellettuale del mondo, Joseph Ratzinger (concludendo la Via Crucis al Colosseo) hanno chiamato in causa Ponzio Pilato, il prefetto romano che mise a morte Gesù. Il motivo è semplice. Questo personaggio, nato fra il reatino e l'Abruzzo, è particolarmente moderno, lo sentiamo come uno di noi a causa di quel drammatico dialogo riportato nel Vangelo. Pilato interroga l'imputato. Gesù lo fissa, calmo, e gli dice: "il mio regno non è di questo mondo". Pilato è incuriosito da quell'uomo di cui ha sentito dire cose inaudite, è colpito dal suo volto, dalla sua forza interiore. Ma da governatore pragmatico vuol capire innanzitutto se è un sovversivo: "Dunque tu sei re?". Allora Gesù gli dichiara apertamente che sì, è re, ma della verità, cioè del cosmo e della storia: "Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto al mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce". Pilato tace, visibilmente stupito, ma non è tipo da seguire ciò che gli dice il cuore. Sa che solo il potere conta e quell'uomo di Nazaret sembra del tutto inerme e indifeso, uno che non conta nulla. Pilato, come si pensa oggi, ritiene che non esista la Verità: esiste solo il potere di imporre una propria verità. Così risponde scetticamente a Gesù con una battuta che non attende una risposta: "e che cos'è la verità?". In latino le parole di Pilato, come riporta il Vangelo, suonano così: "Quid est veritas?". DITTATURA DEL RELATIVISMO Quelle stesse parole, anagrammate, contengono la risposta: "est vir qui adest" (è l'uomo che sta di fronte). Lo nota tre secoli più tardi Agostino d'Ippona. Se solo Pilato avesse capito cosa stava dicendo, se solo avesse aspettato la riposta da quell'uomo che era ed è la Verità fatta carne. Ma il prefetto romano aveva un pregiudizio (la Verità non esiste) e così condannò l'innocente, perché non gli conveniva mettersi contro la folla.

(Il resto sul suo sito o su Libero)