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Risultati da 1 a 10 di 26
  1. #1
    Squalo
    Ospite

    Predefinito Gli USA hanno come bersaglio la Cina

    Peter Franssen

    GLI STATI UNITI HANNO COME BERSAGLIO LA CINA



    Gli Stati Uniti hanno effettuato, in questi ultimi mesi, le loro più grandi manovre navali dal 1945. Esse erano dirette contro la Cina. Gli americani stanno costruendo un forte potere militare nel mare della Cina e completando progressivamente l'accerchiamento della Repubblica popolare. Parallelamente, sostengono i separatisti nelle province di Taiwan e di Xianyang. La Cina è l'obiettivo strategico a lungo termine dei guerrafondai. Le più grandi manovre navali dalla Seconda Guerra mondiale ("Summer Pulse 04") si concludono in questi giorni. Queste esercitazioni sono durate due mesi. Fatto unico nella storia militare, vi hanno partecipato sette dei dodici gruppi di assalto navale americani. Un gruppo di assalto comprende una portaerei, 80-90 apparecchi di combattimento, un incrociatore, due fregate, due cacciatorpediniere, due sottomarini ed una nave appoggio. La portaerei, gli incrociatori ed i sottomarini sono armati con missili nucleari tattici. Il gruppo dispone inoltre di una impressionante forza di fuoco classica, come i missili Cruise e Tomahawk. Un solo gruppo può, senza grande difficoltà, sopraffare l'intero esercito della maggior parte dei paesi del mondo. Nella prima guerra del Golfo nel 1991, per esempio, gli Stati Uniti mobilitarono due, al massimo tre di questi gruppi di assalto.

    Indignazione in Asia

    Le navi americane erano assistite della marina canadese e britannica. In totale, 150.000 uomini hanno partecipato a queste manovre, cioè più del numero dei soldati americani in Iraq. Il 30 Giugno, appena prima dell'inizio delle manovre, lo Straits Time di Hongkong faceva sapere che i sette gruppi di assalto si sarebbero riuniti nel sud-est del mare della Cina, nello stretto di Taiwan (il braccio di mare che separa la Cina continentale dalla provincia di Taiwan). Questa enorme concentrazione di potenza di fuoco ha suscitato molta collera in Asia. Proteste sono venute ovviamente dalla Cina, ma anche da personalità australiane, indonesiane, giapponesi. Alcune voci anche negli Stati Uniti. Il 14 Luglio, l'eminente professore Chalmers Johnson scriveva nel Los Angeles Time: "Si direbbe lo sbarco in Normandia, ma in tempo di pace. Ciò potrebbe concludersi in una catastrofe". Ed il Pentagono a ribattere che l'esercitazione era indispensabile per provare la capacità e i tempi di reazione delle forze navali. Vogliamo, ha aggiunto la Difesa, essere pronti ad intervenire in ogni momento. In quei giorni, i gruppi di assalto si trovavano già nell'Oceano Pacifico, all'est della Cina, sotto la direzione delle portaerei Carl Vinson, Abramo Lincoln, John C. Stennis e Kitty Hawk. Il gruppo della George Washington incrociava nel golfo Persico e si preparava a raggiungere gli altri quattro gruppi di assalto. Specialisti militari hanno detto di non comprendere questo dispiego di forze "poiché, militarmente, la Cina non è in grado di resistere a più di due squadre di attacco". I cinesi hanno dichiarato che l'esercitazione era intimidazione pura e che gli americani mostravano il loro apparato navale per ottenere ubbidienza. In seguito alle incessanti proteste, il Pentagono ha deciso all'ultimo momento di fare partecipare alle manovre "solo" tre gruppi di assalto nel mare della Cina. Gli altri quattro gruppi hanno realizzato le loro manovre nell'atlantico, di fronte alla costa americana, in Mediterraneo e nel golfo Persico. Poco dopo, il Pentagono decideva di mandare un secondo gruppo di assalto nel mare della Cina per un pattugliamento permanente. Un primo gruppo di assalto è già sul posto, sotto la direzione della portaerei Kitty Hawk.

    "Una dittatura che ci minaccia"

    L'esercitazione militare "Summer Pulse" fa sempre più parte di un atteggiamento politico sempre più aggressivo come si può vedere anche da due rapporti ufficiali di quest'anno. Il primo è stato redatto dal Pentagono ed è stato intitolato "The Military Power of the People's Republic of China". Il Pentagono scrive che il potere economico crescente della Cina costituisce una minaccia per gli interessi americani. Se ne deve concludere dunque che se un paese del terzo mondo segue con successo una certa politica economica che salva milioni di persone dalla carestia e procura un'esistenza degna ad altre centinaia di milioni, può nuocere agli interessi americani! Il secondo rapporto proviene dalla Commissione parlamentare su economia e sicurezza USA-Cina. E' uscito in Giugno e conta 300 pagine di testo. Gli undici membri della commissione l'hanno approvato unanimamente. Essi scrivono: "Avevamo sperato che l'ingresso della Cina nell'organizzazione Mondiale del Commercio avesse portato a delle riforme economiche, ad una società più aperta ed allo sviluppo di una libera economia di mercato. Queste attese si sono tramutate in disillusioni". Una pagina dopo: "La Cina resta un Stato antidemocratico ed autoritario". Ed ancora: "Siamo convinti fermamente che la politica degli Stati Uniti debba saldamente fondarsi su scelte che possano rinforzare e progredirne l'economia nazionale così come la sicurezza nazionale. Gli Stati Uniti non possono realisticamente ottenere un cambiamento fondamentale dello sviluppo ideologico, strutturale e politico della dittatura comunista in Cina".

    Un drago sputa fuoco?

    Gli americani stanno creando una montatura. In Maggio, il Pentagono organizzava una esercitazione che battezzava "Draghi' Thunder" (il tuono del drago). Inoltre, la Cina è descritta come un drago sputa fuoco che in ogni momento può inghiottire la metà del pianeta. Una favola nello stesso stile di quello delle armi chimiche, batteriologiche e nucleari in Iraq. Quest'anno, gli Stati Uniti hanno dedicato 400 miliardi di dollari alla loro difesa. La Cina, 25 miliardi appena, un sedicesimo degli Stati Uniti. Gli esperti sono d'accordo nel dire che, sul piano della forza di fuoco, la Cina è un nano in rapporto agli Stati Uniti. Si può leggere nel rapporto "Chinese Military Power" del Consiglio delle Relazioni estere del Centro Greenberg, apparso nel Dicembre 2003: "La Cina ha iniziato il processo di ammodernamento delle sue forze di combattimento, ma resta ancora lontana dagli Stati Uniti sul piano della tecnologia e della potenza di fuoco. Se gli Stati Uniti continuano a dedicare delle somme importanti alle loro forze di combattimento, il rapporto con la forza militare tra gli Stati Uniti e la Cina rimarrà costante per almeno vent'anni, tanto sul piano mondiale che in Asia" (p.2). Anche nel rapporto astioso del Pentagono, "The Military Power of the People's Republic of China", del Giugno 2004, si può leggere, nel primo capitolo: "L'esercito cinese non è in grado di esercitare un potere militare significativo fuori delle sue frontiere". Nel capitolo che tratta delle forze offensive, si legge anche: "La forza di sbarco dell'esercito popolare di liberazione è insufficiente. La maggior parte delle navi da sbarco sono di dimensioni modeste e non sono in grado di operare in alto mare. Le grandi navi sono già vecchie ed in via di sostituzione. Dalla metà degli anni '90, la Cina è impegnata nella costruzione di nuove navi da sbarco ma il loro numero è insufficiente per qualsiasi grande operazione di sbarco nei prossimi cinque anni".

    Una lunga serie di offese e di provocazioni

    Gli americani vogliono rimettere i cinesi "al loro posto". Il loro messaggio è: noi siamo i padroni e voi dovete ubbidire. - Il 1° Aprile 2001, un aereo spia americano sorvolando lo spazio aereo cinese è entrato in collisione con un apparecchio cinese. - Nel Luglio 2001, i ministri Rumsfeld e Powell, così come l'ammiraglio Dennis Blair, incontrandosi in Australia concludono, con l'Australia, la Corea del Sud ed il Giappone, un "patto di difesa" diretta contro la Cina. - Nel Marzo 2002, il Pentagono pubblica il documento "Nuclear Posture Review", dove si dice che la Cina è un potenziale bersaglio di un attacco nucleare. - Nell'Aprile 2004, gli Stati Uniti vendono a Taiwan un sistema radar da 1,8 miliardi di dollari. Un mese più tardi, otto sottomarini per un valore di 8,9 miliardi di dollari. I due contratti costituiscono un'ingerenza negli affari interni cinesi e sono anche in contraddizione col comunicato del 17 Agosto 1982 che, con due altri comunicati comuni, formano la base ufficiale delle relazioni cino-americane. Nel Comunicato del 1982, è scritto che "gli Stati Uniti sono pronti a diminuire progressivamente le loro vendite di armi in Taiwan". - Sempre nell'Aprile 2004, gli americani decidono di finanziare apertamente il movimento separatista nella provincia di Xianyang. L'Uyghur American Association riceve 75.000 dollari. - Il 20 Maggio 2004 esce un rapporto dal Pentagono che dichiara che la Cina "è una superpotenza economica in crescita che minaccia la nostra sicurezza". - Il 2 Giugno 2004, il ministero ceco dell'industria e del commercio vieta la vendita di sei radar alla Cina, per un valore di 57 milioni di dollari. La vendita di queste armi era stata concordata appena quattro mesi prima. Gli Stati Uniti hanno sottoposto la Repubblica Ceca a forti pressioni e, in compenso, hanno acquistato loro stessi i sei radar, sebbene essi non ne avessero per niente bisogno. - Nel Giugno 2004, una commissione del Congresso pubblica un rapporto che tratta la Cina come "dittatura comunista". - Da fine Giugno a fine Agosto 2004, gli Stati Uniti organizzano le più grandi manovre militari navali al mondo dal 1945. Il loro obiettivo principale non è altro che la Cina. - A metà Agosto 2004, una voce al Pentagono rivela che un secondo gruppo di assalto navale, sotto la direzione di una portaerei, stia per andare a pattugliare il mare di fronte alle coste cinesi.

    L'accerchiamento militare della Cina

    Dopo la fine dell'Unione Sovietica, gli Stati Uniti hanno messo in cantiere una nuova rete di basi militari, di porti, di stazioni di ascolto, di magazzini di materiale militare, di enclave strategiche. Questo è avvenuto dapprima nella cruciale zona strategica situata tra l'Europa occidentale e l'Asia. La base principale, qui, è Campo Bondsteel, nella provincia iugoslava del Kosovo. Altre basi americane sono state installate in Romania, Bulgaria e Polonia. In seguito gli americani hanno installato delle basi in Afghanistan: nel nord a Mazar i-Sharif, nelle vicinanze di Kaboul a Bagram ed a Kandahar, nel sud. Hanno ripreso anche delle basi dell'aviazione pakistana: a Jacobabad, Pasni e Dalbandin. Hanno fatto lo stesso coi vecchi aeroporti civili di Manas, vicino a Bishkek, la capitale del Kirgizstan. In Uzbekistan, hanno occupato la vecchia base sovietica di Khanabad. Gli Stati Uniti prevedono ancora altre basi nel Tadjikistan ed in Kazakistan. Nel nord dell'Australia, gli americani prevedono tre nuove basi. Ce ne sarà anche un'altra in Tailandia. Alcuni negoziati sono in corso col governo filippino per aumentare il numero degli effettivi americani in questo paese. Singapore, che dispone già di centri di rifornimento dell'esercito americano sul suo territorio, conta di estendere queste installazioni, alla richiesta degli americani. Inoltre, gli americani hanno proposto il loro aiuto militare ed un accordo di collaborazione in cambio dell'autorizzazione di stoccare delle merci o di far sostare delle truppe in Nepal, in India ed in Mongolia. Peraltro, gli Stati Uniti hanno deciso di fare dell'isola di Guam, al sud-est della Cina, il punto di attracco di un nuovo gruppo di assalto che si occuperà di pattugliare il sud del mare della Cina. Nell'est del mare della Cina, pattuglia già il gruppo di assalto Kitty Hawk. All'isola di Guam fanno già capo una squadra di sottomarini e la stessa isola ospita anche una base dell'USA Air Force. Le basi americane in Giappone ed in Corea del Sud completano l'accerchiamento della Repubblica popolare cinese.

    Perché questa aggressività?

    L'aggressività degli Stati Uniti verso la Cina è, come dicono gli stessi americani, basata su due critiche. La prima critica è di carattere politico: "il partito comunista cinese non vuole autorizzare il libero mercato totale, né smontare il controllo macro-economico dello stato. La direzione dello stato e del partito vuole il mantenimento della dittatura comunista". Senza il "libero" mercato totale e senza la distruzione della direzione del Partito comunista, è impossibile formare un gruppo di dirigenti asserviti agli interessi degli USA. Senza queste due condizioni, gli americani non possono controllare l'economia ed il paese. La seconda critica è di ordine economico: la crescita molto veloce dell'economia cinese è una minaccia per noi, dicono gli americani. Il volume del commercio estero cinese sarà maggiore questo anno del 60% rispetto a due anni fa e supererà i 1.000 miliardi di dollari. "Questa crescita economica robusta influenza e minaccia gli interessi a lungo termine degli Stati Uniti in Asia", dice un recente rapporto di una commissione del Congresso. Questa critica sintetizza la politica imperialistica: un paese del terzo mondo che esce dal sottosviluppo "minaccia i nostri interessi a lungo termine"! L'imperialismo non può sopravvivere senza mantenere e sviluppare la povertà nel terzo mondo, confessano nero su bianco gli stessi strateghi USA. Alcuni, nei quartieri generali politici ed economici degli Stati Uniti, dicono: lasciateci attaccare la Cina adesso perché, fra 20 anni, la Repubblica popolare sarà militarmente molto più preparata. Scrivono: "E' illusorio pensare che possiamo cambiare fondamentalmente la politica cinese". I fatti indicano che questo gruppo di guerrafondai, sostenitori di una politica di tipo fascista al livello mondiale, guadagnano influenza. La nuova situazione pone il movimento pacifista ed altro-mondista davanti a nuovi compiti: quello di fermare questi nuovi piani di guerra USA, quello di sostenere la resistenza della Cina e del suo governo contro questa estrema aggressività USA. Il dibattito è aperto.

    da PTB - Parti du Travail de Belgique, traduzione dal francese del Ccdp , 25-08-2004

  2. #2
    Squalo
    Ospite

    Predefinito

    MANOVRE RUSSO-CINESI ALLARMANO INVITATI E NO
    Maurizio Blondet
    14/09/2005

    SHANDONG - Alle grandi manovre congiunte russo-cinesi, che si sono tenute a fine agosto, hanno assistito diversi ministri della Difesa appositamente invitati – India, Pakistan e vari paesi della Shanghai Cooperation Organization – e molti non invitati.
    L'American Pacific Command ha seguito le operazioni con tutti i sensori e gli apparati di sorveglianza disponibili; Giappone e Taiwan hanno fatto lo stesso.
    Abbiamo sott'occhio un completo rapporto sulle manovre, pubblicato da due esperti militari indiani, Arun Shagal e il generale di brigata V. K. Anand (1).
    Ecco le loro impressioni.



    L'esercitazione congiunta partiva dal seguente scenario: un paese immaginario (nella realtà, il luogo delle manovre era la provincia cinese della Shandong), attraversato da destabilizzazioni di massa e «scontri etnici», chiedeva l'assistenza dell'ONU per riportare l'ordine.
    Le forze russo-cinesi, «dietro mandato ONU», intervenivano.
    Prima fase, una battaglia navale della durata di un giorno, a cui seguiva - seconda fase - uno sbarco anfibio nel Paese; infine (terza fase) un'operazione di isolamento dei nidi di resistenza.



    Nella prima fase, le forze aeree cinesi hanno dato copertura a una flotta congiunta russo - cinese in avvicinamento alla costa da conquistare; caccia cinesi hanno neutralizzato gli aerei «nemici» con missili aria-aria, conquistando il dominio dell'aria nelle prime ore..
    La flotta alleata intanto affondava sottomarini «nemici» con elicotteri anti-sub e bombe di profondità.
    Vari Antonov-50 russi con radar «Early warning» guidavano dal cielo il tiro e l'attacco; sono stati usati anche missili nave-aria per colpire le forze aeree avversarie.

    La seconda fase s'è aperta con attacchi di aerei contro le installazioni nemiche sulla costa: una flotta congiunta di bombardieri scortati da caccia ha «saturato» di bombe le artiglierie e i lanciamissili avversari.
    Poi i cannoni navali, ed elicotteri armati, hanno «coperto» i fanti di marina russi e cinesi nell'avvicinamento alle spiagge con oltre 40 mezzi da sbarco corazzati, carri armati anfibi ed elicotteri di appoggio.
    Mentre si stabilivano così le teste di ponte, tre aerei da trasporto lanciavano paracadutisti in profondità nel territorio nemico, mentre 18 elicotteri sbarcavano elementi delle Forze Speciali sul fianco e alle spalle dell'avversario.
    Una seconda ondata di mezzi da sbarco veniva a consolidare le teste di ponte con truppe di fanteria e 32 carri armati.



    Terza fase: due Tu-95MS russi, un Antonov-50 radar e quattro Tu22M3 (che sono bombardieri supersonici a vasto raggio) entravano in azione per bombardare l'aeroporto nemico, mentre nove ondate di 18 caccia attaccavano i centri di comandi avversari.
    Seguiva un lancio di volantini di propaganda.
    Poi, una decina di IL-76 russi, con a bordo una forza di parà, paracadutava nel teatro degli scontri 24 veicoli da combattimento, a cui seguiva il lancio dei paracadutisti. Questi, dopo essersi riorganizzati, occupavano l'aeroporto nemico; le linee di difesa avverse venivano rapidamente disarticolate.
    Carri armati dunque acceleravano verso l'interno.
    Vittoria.
    Durante ogni fase sono state sparate munizioni vere, compresi nuovi missili cinesi aria-terra.
    Fra l'altro, si è assistito anche a rifornimenti in volo degli aerei da combattimento.



    Ha colpito gli osservatori, benevoli e no, l'avanzato livello di integrazione operativa tra le due forze armate, e la sofisticazione tattica messa in mostra dai cinesi.
    Non meno, hanno stupito il vasto uso di nuove tecnologie radar, comunicazioni, informatica e disturbo elettronico.
    Ma soprattutto, è il significato strategico e politico che ha colpito; l' uso di bombardieri strategici a vasto raggio e ultimo modello da parte di Mosca, e la prodezza dei rifornimenti in volo di Pechino, sembrano un tantino eccessivi per uno scenario di un «intervento di pace» su «mandato ONU» in un piccolo paese minacciato da «estremismo e separatismo» (sic: allusione a Taiwan); e l'insieme dell'operazione un po' sovradimensionata come «intervento preventivo contro il terrorismo».



    Invece, notano gli indiani, si è trattato di un'operazione strategica di sbarco tipo Normandia, contro un'area ben fortificata non tenuta da bande guerrigliere, bensì contro un esercito regolare nemico.
    Non la sedazione di un conflitto locale, ma un intervento con proiezione della forza a distanze di migliaia di chilometri.
    Taiwan ha infatti definito l'esercitazione una «prova d'invasione» di Formosa.
    Gli ufficiali americani, benché non abbiano fatto dichiarazioni pubbliche, hanno visto nella manovra congiunta la prima pietra di un nascente blocco militare russo-cinese, con il chiaro intento di controbilanciare gli USA nel Pacifico: una risposta insidiosa all'attuale fase geopolitica dell'impero americano, le cui forze sono assottigliate dall'eccessiva estensione nell'Asia Centrale, e che farebbero fatica a trovare altri mezzi per contrastare uno «sbarco» come quello simulato, diciamo, in Corea.



    Oppure un simile attacco negli Stati dell'Asia Centrale che furono già sovietici, ed oggi sono sotto influenza americana: quelli beneficiati dalle «rivoluzioni arancio» finanziate dagli USA.
    Ha allarmato, in questo senso, il fatto che gli alti comandi di Mosca hanno promesso di far partecipare a future manovre anche Iran, Mongolia, India e Pakistan.
    Mosca ha lasciato filtrare che il prossimo esercizio, con la partecipazione dell'India, avverrà nei primi mesi del 2006.
    Delhi non ha confermato.
    Ma è evidente il tentativo di attrarre l'India fuori dalla crescente influenza militare americana, con la motivazione dei comuni interessi a combattere «il terrorismo»: la Russia nel Caucaso, l'India nel Kashmir.



    Altre informazioni hanno accertato che Pechino sta rinforzando a tappe forzate la sua flotta bellica con nuove navi.
    Nei prossimi due anni, metterà in mare almeno sei incrociatori lanciamissili 052B e 052C, forniti di un sistema di puntamento radar simile all'americano AEGIS e capace di impegnare bersagli multipli nello stesso tempo.
    Il sistema cinese guida otto missili nave-aria HQ9, che sono dei missili SAM a lancio verticale, con gittata 90 chilometri.
    Sono installati in otto pozzi verticali alimentati «a revolver», ciascuno con sei missili.
    Per missioni a grandi distanze, i nuovi incrociatori potranno portare HN3, un missile da crociera moderno con 2500 chilometri di raggio, e YJ12, missile supersonico con 200 chilometri di raggio.
    Sonar a profondità variabile fornirà agli incrociatori una buona difesa anti-sub.



    L'attuale flotta cinese di superficie che consiste oggi di 21 incrociatori e 43 fregate è largamente obsoleta, e la confina alla difesa costiera.
    Ma Pechino sta acquistando incrociatori russi moderni della classe Sovremenny, e sta costruendo nei cantieri Dalian un incrociatore nuovo (simile alla classe Slava russa) con artiglierie molto pesanti.
    Non sembra invece abbia fretta di costruire una sua portaerei, nave che la nuova missilistica supersonica rende vulnerabile o - come dicono gli indiani - perché la Cina ha abbandonato ogni speranza di prevalere sulle portaerei USA.
    Invece, sta comprando altri otto sommergibili russi classe Kilo (diesel) da affiancare ai suoi 6 nucleari.
    Vi si aggiunga lo sviluppo di un sommergibile nazionale Tipo 093.



    E' evidente la preoccupazione cinese di dotarsi di una flotta d'altura per la protezione delle linee di comunicazione marittime, ora in grande sviluppo dato il suo boom di esportazioni; e per la difesa delle linee di rifornimento petrolifero, e per il presidio di zone contese, come le isole Spratley, che il Giappone reclama per sé, e sotto il cui mare ci sarebbero vasti giacimenti di greggio.
    Nel complesso, secondo gli analisti asiatici, sembra che la nuova flotta cinese avrà un compito largamente protettivo, più che aggressivo.


    Maurizio Blondet



    Note
    1) Arun Sahgal e V.K. Anand, «China and Russia, the new shooting stars», Asia Times, 9 settembre 2005. I due autori sono membri del think tank indiano militare «United Service Institute for Strategic Studies and Simulation»



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  3. #3
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    Squalo se 'O Rre Nuosta vesse avuto la tua passione per la politica estera, oggi Napoli sarebbe ancora una delle Capitali più importanti d'Europa !

  4. #4
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    Ah ecco, Taiwan sarebbe separatista, mentre Napoli non è italiana.
    La solita logica al contrario e comoda per tutte le evenienze...
    Quando le armi saranno fuorilegge, solo i fuorilegge avranno le armi

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Rick Hunter
    Ah ecco, Taiwan sarebbe separatista, mentre Napoli non è italiana.
    La solita logica al contrario e comoda per tutte le evenienze...
    sei un grande. mi sto ammazzando dalle risate.
    _
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  6. #6
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    dunque Taiwna è sede del governo della Repubblica di Cina, che sino a qualche anno fa si considerava il leggittimo governo di tutta la Cina, era UNITARIO e voleva scacciare dal Continente i tuoi amatissimi komunisti.
    Dopo che la Repubblica Popolare Cinese è stata ammessa all'ONU al posto della RdC e che gli USA hanno riconisiuto il governo di Taiwan, il GMD ha cambiato startegia....
    Ma figurati mi metto a descrivere la storia dei rapporti tra il PCC e il GMD (RPC e RdC) a uno che pensa che io credi che Napoli nn sia italiana... guarda una simile stronzata, probabilemnte la pensa un neolambrosiano come te !

  7. #7
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    su Taiwan, a partire dalla fine degli anni '70 iniziò a svilupaprsi un mvimento di isolani, che effettivamente vuole l'indipendenza, anche formale dalla Cina, in effetti l'Isola nn è unita alla Cina dal 1895.
    Si è formato il Partito Democratico Progressista che nel 200 ha vinto le elezioni, cmq il PDP si guarderà dal dichiarare l'indipendenza, anche se ci sn armamenti moderni e la flotta Usa a vigilare sulla sua integrità territoriale

  8. #8
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    ps
    prima di parlaredi Napoli sciaquati bocca e poi


    STATT ZITT !!!

  9. #9
    Squalo
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    Citazione Originariamente Scritto da Princ.Citeriore
    Squalo se 'O Rre Nuosta vesse avuto la tua passione per la politica estera, oggi Napoli sarebbe ancora una delle Capitali più importanti d'Europa !
    Se arriverà il giorno in cui otterremmo la secessione dallo Stato italiano le Due Sicilie indipendenti potrebbero perseguire (da protagonisti) una fantastica politica di pacificazione nel Mediterraneo mantenendo delle proficue relazioni commerciali e facendo rifiorire le nostre terre con uno sviluppo in termini di lavoro e relativo benessere.

    Le materie prime presenti nel sottosuolo dei nostri vicini possono darci autosufficienza economica, il Nilo, il Tigri e l'Eufrate possono soddisfare il loro fabbisogno alimentare in termini di irrigazione dei campi.

    Grazie a queste premesse si apre l'opportunità di creare un'industria e l'aumento in termini di conoscenza di prodotti ad alto contenuto tecnologico. Grazie all'incremento dei commerci dovremmo costruire strade moderne, ferrovie e porti.

    In seguito possiamo inviare dei nostri tecnici (come potremmo far ritornare dei nostri connazionali che sono dovuti andare a cercare pane all'estero grazie allo Stato italiano...) nelle attuali aree che qualche mente continua a tenere sottosviluppate per aumentare il benessere di quelle popolazioni.

    Ho diversi progetti in mente... fra cui la rinascita della nostra capitale Napoli, con un occhio di riguardo verso città nobili quali Palermo e Siracusa...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Squalo
    Se arriverà il giorno in cui otterremmo la secessione dallo Stato italiano le Due Sicilie indipendenti potrebbero perseguire (da protagonisti) una fantastica politica di pacificazione nel Mediterraneo mantenendo delle proficue relazioni commerciali e facendo rifiorire le nostre terre con uno sviluppo in termini di lavoro e relativo benessere.

    Le materie prime presenti nel sottosuolo dei nostri vicini possono darci autosufficienza economica, il Nilo, il Tigri e l'Eufrate possono soddisfare il loro fabbisogno alimentare in termini di irrigazione dei campi.

    Grazie a queste premesse si apre l'opportunità di creare un'industria e l'aumento in termini di conoscenza di prodotti ad alto contenuto tecnologico. Grazie all'incremento dei commerci dovremmo costruire strade moderne, ferrovie e porti.

    In seguito possiamo inviare dei nostri tecnici (come potremmo far ritornare dei nostri connazionali che sono dovuti andare a cercare pane all'estero grazie allo Stato italiano...) nelle attuali aree che qualche mente continua a tenere sottosviluppate per aumentare il benessere di quelle popolazioni.

    Ho diversi progetti in mente... fra cui la rinascita della nostra capitale Napoli, con un occhio di riguardo verso città nobili quali Palermo e Siracusa...
    ma quando mai! a parte che in sicilia i separatisti di lombardo-bossi hanno fatto il botto, ma poi a siracusa ti assicuro che il separatismo non ha presa, a catania si, ma palarmo e siracusa detestano catania, per cui...

 

 
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