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Berlusconi, una guida per il popolo
di Gianni Baget Bozzo - 11 aprile 2006
Berlusconi è riuscito a riaggregare i suoi elettori e a costruire il centrodestra come grande forza politica, maggioritaria in gran parte dell'Italia. Ciò significa che le regioni produttive del Paese non hanno accettato l'immagine del declino e dello sfascio che la sinistra aveva posto come fondamento della sua proposta politica. Ma ciò non è stato sufficiente per vincere le elezioni. Lo scarto minimo di voti, dopo una campagna elettorale in cui tutti i mezzi di comunicazione sociale si erano schierati contro Berlusconi, non toglie il fatto che moralmente e politicamente il presidente del Consiglio abbia vinto le elezioni. La sinistra non ha migliorato le proprie posizioni: il 17.5% del Ds al Senato e il 10.7% della Margherita e la diminuzione del voto alla lista unitaria dell'Ulivo rispetto alle europee mostrano che la sinistra ulivista dipende, per essere maggioranza, dalla sinistra radicale, che raggiunge oltre l'11% con i suoi partiti, da Rifondazione ai Verdi, ai Comunisti Italiani e Di Pietro.
Mentre un Paese si schiera così fortemente con il centrodestra, il centrosinistra vince soltanto diventando succube della sinistra radicale. Ciò comporta la prevalenza di una visione classista e antagonista della società, una visione che trova spazio nella sinistra cattolica di Prodi come nella sinistra radicale di Bertinotti: lo schema della coalizione di sinistra è moralistico e si fonda sulla contrapposizione tra ricchi e poveri. Il pauperismo cattolico-dossettiano di Prodi e l'antagonismo di Bertinotti si saldano nella critica al progresso economico e alla proprietà privata, una critica che contraddice la storia culturale e spirituale del nostro Paese. In queste condizioni, governare da sinistra diviene un'impresa difficile, per la scarsa maggioranza al Senato e soprattutto per la mancanza di una legittimazione politica globale. Prodi e la sinistra radicale non hanno una maggioranza nemmeno nella loro stessa coalizione, anche se è difficile pensare che ora la Margherita, indebolita, possa tentare la carta della differenziazione politica.
Non credevamo che fosse possibile per Berlusconi ottenere il risultato che ha ottenuto, che lo rende rappresentante del centrodestra come coalizione unitaria e leader morale della più attiva parte del Paese. Quello che è in gioco, ora, è l'appartenenza dell'Italia al mondo occidentale fondato sul progresso economico e sulla proprietà privata, un modello caratteristico della nostra realtà italiana. Se la sinistra sceglie di seguire la linea di scontro totale che Prodi impersona, tutto lo sforzo per costruire il partito democratico andrà perduto. Prodi e Bertinotti sono la medesima realtà, e la sinistra non può fare a meno della loro spinta radicale. Per questo ci attendono giorni duri e difficili, in cui però possiamo contare sulla leadership di Berlusconi nel Paese, e quindi su una prospettiva liberale e occidentale aperta e chiara.
Gianni Baget Bozzo