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  1. #1
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    Predefinito I problemi veri dell'Italia. Che non sono di destra o di sinistra.

    Gli investimenti in ricerca e sviluppo, almeno a parole, sono sempre più percepiti dai policy maker come il motore dello sviluppo. Il canale di trasmissione è costituito ovviamente dall’innovazione di processo e di prodotto. Risultati di recenti ricerche confermano che la probabilità di introdurre un’innovazione di prodotto dipende in misura significativa dall’ammontare di R&S realizzata internamente all’impresa. E rende anche più probabile l’introduzione di innovazioni di processo, creando un humus fertile interno all’impresa che facilita l’assorbimento di nuova tecnologia. Gli investimenti in R&S sono infatti in larga misura costituiti dagli stipendi di scienziati e tecnici che operano in centri di ricerca e che possono interagire con gli ingegneri e i tecnici di produzione facilitando l’individuazione e l’assimilazione della frontiera tecnologica di produzione.

    I problemi strutturali dell’Italia

    Come documentato da recenti documenti della Commissione, l’Unione Europea è lontana dal raggiungere l’obiettivo del 3 per cento sul Pil entro il 2010. La Svezia e la Finlandia sono gli unici paesi ad aver già superato iltraguardo prefissato, con l’Italia in posizione di retroguardia.
    La carenza di investimenti in R&S nel nostro paese ha motivazioni storiche che sono difficilmente reversibili nel breve e anche nel medio periodo. I due fattori principali, che interagiscono tra di loro in una spirale negativa, sono costituiti dalla dimensione di impresa e dalla specializzazione settoriale. I progetti di ricerca sono infatti spesso caratterizzati da forti indivisibilità e da elevata incertezza e richiedono una soglia efficiente minima d’impresa elevata. Inoltre, alcune delle industrie ad alta potenzialità innovativa (telecomunicazioni, informatica, elettronica di consumo) si distinguono per significative esternalità di network che conducono a una crescita continua nelle spese in R&S con l’obiettivo di vincere la battaglia per l’affermazione del proprio standard. Battaglie da cui le imprese italiane sono escluse da tempo.

    Carenza di fondi o carenza di idee?

    Le innovazioni tuttavia non vengono realizzate unicamente all’interno dei laboratori delle grandi imprese. Potenzialità innovative possono essere presenti anche nelle realtà dimensionali minori e in singoli individui. Si sostiene spesso che faticano a emergere nel nostro paese per l’incapacità del sistema bancario di valutare correttamente i progetti sulla base delle prospettive future, e non solo del valore collateralizzabile, e per la carenza di un adeguato numero di venture capitalist. Entrambe le cose sono sicuramente vere. Ricerche ancora in corso, ad esempio, mostrano che lo sviluppo del sistema bancario italiano a seguito della deregolamentazione è stato in grado di facilitare l’introduzione di innovazione di processo, mentre non sembra avere un ruolo rilevante nello stimolare l’introduzione di innovazioni di prodotto. Tuttavia, non è così scontato che ciò sia il risultato di una carenza nell’offerta di fondi per iniziative innovative e non sia dovuto invece a una scarsità di domanda legata all’assenza di talenti imprenditoriali dotati di elevate competenze tecnico-scientifiche. Purtroppo, la ricerca economica non ha ancora analizzato il fenomeno dell’imprenditorialità innovativa con il necessario rigore, ma i sintomi sono evidenti, a partire dalla repulsione delle nuove generazioni verso le facoltà universitarie a più elevato contenuto scientifico.

    Quale ruolo per lo Stato?

    Le caratteristiche intrinseche dei progetti di ricerca - elevata indivisibilità, alto rischio e bassa appropriabilità - chiamano in causa possibili interventi da parte dello Stato, che possono spaziare dalla ricerca pubblica agli aiuti diretti alle imprese.
    In Italia, ma anche in grande parte dell’Europa continentale, le facilitazioni alle imprese hanno sistematicamente privilegiato interventi di natura valutativa, a scapito di quelli automatici, basati ad esempio su agevolazioni fiscali e largamente utilizzati invece nei paesi anglo-sassoni. Esistono motivi teoricamente fondati a sostegno del primo approccio: un processo di valutazione corretto può consentire di selezionare quei progetti in cui la differenza tra ritorno sociale e ritorno privato è più elevata. Tuttavia, ci sono motivi pragmatici altrettanto validi per preferire gli interventi automatici: non solo sono meno costosi per il contribuente e potenzialmente meno soggetti a fenomeni di cattura del decisore, ma soprattutto garantiscono potenzialmente una minore incertezza e una maggiore continuità dell’incentivazione. Queste caratteristiche possono essere rilevanti nella decisione cruciale, irreversibile nel breve periodo, di installare un laboratorio e di assumere scienziati e tecnici.
    È un errore infatti assimilare le spese in R&S alle spese per impianti e macchinari: tanto le prime sono volatili a livello d’impresa quanto le seconde sono persistenti. Un fatto troppo spesso dimenticato all’interno dei nostri ministeri nel disegno delle politiche industriali per l’innovazione.

  2. #2
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    Il problema della ricerca & sviluppo mi sta molto a cuore dato che la ricerca scientifica è il mio lavoro e la mia passione. Purtroppo in Italia nessun governo nè di destra nè di sinistra ha mai capito che l'investimento in questi settori è di primaria importanza per il rilancio dell'Italia nel mondo. Purtroppo, il governo Berlusconi, più di altri ha dato una "mazzata finale" a questi temi con la riforma Moratti che ha declassato la ricerca in Italia ai minimi storici. Se qualcosa di nuovo appare nel programma dell'unione, il buio assoluto regna sovrano nel programma della cdl.

    Per quanto riguarda la riforma del reclutamento del corpo docente nelle università, anzichè continuare sulla linea dei concorsi nazionali re-immessi dalla moratti (a mio parere si sopstano da una "mafia" locale ad una nazionale), io toglierei del tutto i concorsi (assunzione diretta da parte dei docenti come in America) ma per contro darei fondi e stipendi in base alla produttività (ci si pensa due volte prima di assumere un "parente" non qualificato). Cosa ne dite?

    Poi darei molti incentivi per il finanziamento della ricerca privata...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Scientist
    Il problema della ricerca & sviluppo mi sta molto a cuore dato che la ricerca scientifica è il mio lavoro e la mia passione. Purtroppo in Italia nessun governo nè di destra nè di sinistra ha mai capito che l'investimento in questi settori è di primaria importanza per il rilancio dell'Italia nel mondo. Purtroppo, il governo Berlusconi, più di altri ha dato una "mazzata finale" a questi temi con la riforma Moratti che ha declassato la ricerca in Italia ai minimi storici. Se qualcosa di nuovo appare nel programma dell'unione, il buio assoluto regna sovrano nel programma della cdl.

    Per quanto riguarda la riforma del reclutamento del corpo docente nelle università, anzichè continuare sulla linea dei concorsi nazionali re-immessi dalla moratti (a mio parere si sopstano da una "mafia" locale ad una nazionale), io toglierei del tutto i concorsi (assunzione diretta da parte dei docenti come in America) ma per contro darei fondi e stipendi in base alla produttività (ci si pensa due volte prima di assumere un "parente" non qualificato). Cosa ne dite?

    Poi darei molti incentivi per il finanziamento della ricerca privata...

    Ok su tutto. Illuminami su un punto. Come possiamo costruire indicatori oggettivi, condivisi e trasparenti di produttività delle risorse impegnate in progetti di ricerca?

  4. #4
    W la Ricerca
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    Citazione Originariamente Scritto da Aldebaran
    Ok su tutto. Illuminami su un punto. Come possiamo costruire indicatori oggettivi, condivisi e trasparenti di produttività delle risorse impegnate in progetti di ricerca?
    Ovviamente non è una cosa facile ma per la ricerca scientifica basterebbe "contare" le pubblicazioni su riviste ad alto impact factor dove c'è un doppio controllo: la peer-rewiew (la cosiddetta revisione dei pari) e l'approvazione dei referee per la pubblicazione. Ti assicuro che per pubblicare su riviste come Nature, Science o PNAS devi aver fatto veramente una ricerca di qualità ed innovativa.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Scientist
    io toglierei del tutto i concorsi (assunzione diretta da parte dei docenti come in America) Cosa ne dite?
    credo che in un paese come l' italia, questo comporterebbe avere un corpo insegnante universitario nepotistico come e più delle varie armi dello stato.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Scientist
    Il problema della ricerca & sviluppo mi sta molto a cuore dato che la ricerca scientifica è il mio lavoro e la mia passione. Purtroppo in Italia nessun governo nè di destra nè di sinistra ha mai capito che l'investimento in questi settori è di primaria importanza per il rilancio dell'Italia nel mondo. Purtroppo, il governo Berlusconi, più di altri ha dato una "mazzata finale" a questi temi con la riforma Moratti che ha declassato la ricerca in Italia ai minimi storici. Se qualcosa di nuovo appare nel programma dell'unione, il buio assoluto regna sovrano nel programma della cdl.

    Per quanto riguarda la riforma del reclutamento del corpo docente nelle università, anzichè continuare sulla linea dei concorsi nazionali re-immessi dalla moratti (a mio parere si sopstano da una "mafia" locale ad una nazionale), io toglierei del tutto i concorsi (assunzione diretta da parte dei docenti come in America) ma per contro darei fondi e stipendi in base alla produttività (ci si pensa due volte prima di assumere un "parente" non qualificato). Cosa ne dite?

    Poi darei molti incentivi per il finanziamento della ricerca privata...

    Io credo che l'universita' andrebbe concepita come un azienda il cui prodotto sono gli studenti e il cui cliente sia lo stato stesso, questo per cambiare l'attuale situazione che vede le universita' stracariche di persone che perdon tempo a risultati zero impiegando 10 anni per una laurea di 5.
    I suddetti, per la maggioranza provenienti da famiglie benestanti non hanno alcuna pressione economica e hanno la sicurezza della raccomandazione una volta presa, con calma, la laurea.
    coloro invece che provengono da una situazione meno privilegiata si trovano o a rinunciare in partenza o ad essere soffocati da un sistema sovraccarico che impedisce loro di laurearsi nei tempi che le ristrette possibilita' impongono.
    Il risultato è che non si sfrutta l'intero potenziale, che tanti studenti meritevoli rinunciano e che coloro che arrivano vengono scavalcati dal raccomandato di turno...In oltre non è possibile che una laurea presa in 10 anni di fankazzismo ripetendo gli esami 4 5 volte (tanto prima o poi va bene..) risulti poi aver lo stesso valore di una laurea sudata tempestiva e magari conseguita lavorando...
    In un sistema cosi anke i pochi soldi che vanno alla ricerca risultano sprecati..

  7. #7
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    Io credo che l'universita' andrebbe concepita come un azienda il cui prodotto sono gli studenti
    certo, ma la realtà è un'altra...si preferisce non ostacolare l'atavica preferenza da parte degli studenti italiani delle materie umanistiche, ma anzi incoraggiandola per avere cosa?? centinaia di migliaia di studenti che escono dall'università con un pezzo di carta buono per lavorare a mac donald's o in un call center

    Bisogna DRASTICAMENTE limitare l'accesso alle facoltà umanistiche, da sempre FRENO della ricerca italiana...io aggiungerei alle due motivazioni date (la piccola dimensione delle imprese italiana e l'altra) anche un fattore CULTURALE....il mondo della cultura italiana DISPREZZA la scienza.....molti professoroni e sedicenti intellettuali si vantano di non sapere fare nemmeno una divisione e considerano l'ingegneria e la ricerca scientifica come "materie tecniche per manovali"

    diciamo le cose come stanno....

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Scientist
    Purtroppo in Italia nessun governo nè di destra nè di sinistra ha mai capito che l'investimento in questi settori è di primaria importanza per il rilancio dell'Italia nel mondo.
    Questo è vero. Ma è anche vero che in Italia non si fa ricerca perchè le nostre aziende non hanno interesse a farla ed i nostri imprenditori non hanno le palle di investire in ricerca anzichè comprarsi la Ferrari. In breve, in Italia mancano aziende come i Bell Laboratories, che presentano decine di brevetti al giorno, ma anche Sony o Philips - che fanno ricerca soprattutto per scopi economici, come nel caso del Compact Disc - ed altre aziende che hanno interesse a fare ricerca.
    I governi possono aumentare, e secondo me devono farlo, le spese per la ricerca. Ma non possono certo far in modo che nasca anche una cultura di aziende private che investano a lungo termine per fare ricerca. In Italia pochi lo fanno (ST?) o lo facevano (Olivetti?), ma sono solo gocce se pensiamo che in USA esiste la Silicon Valley e che ci sono altre realtà europee e non dove si fa ricerca anche e soprattutto per privati.

  9. #9
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    certo, ma come si fa a fare ricerca se non vi sono fondi (pubblici o privati che siano) e i bravi ricercatori scappano all'estero perchè in Italia muoiono di fame e con numerose pubblicazioni, si vedono passare avanti da gente che ha fatto poco o nulla ma ha conoscenze???

    E guardate che nell'ambito medico E' LA NORMA, non l'eccezione

    sarebbe interessante fare la classifica di chirurghi donna non figlie o mogli/amanti di primari....

  10. #10
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    bisogna anche dire che molte aziende italiane sono troppo piccole per permettersi di fare ricerca da sole, dovrebbero "consorziarsi" quanto meno, ma la cultura imprenditoriale padronale, e non manageriale, rende molto difficilmente praticabile questa soluzione.

 

 
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