Inversione di tendenza: un terzo dei maschi adulti vive con i genitori
Tra le cause, le scarse opportunità di lavoro e i redditi troppo bassi
Trent'anni, e non se ne vanno
il "mammonismo" contagia gli Usa
Gli americani hanno scoperto il fenomeno con il film "A casa con i suoi"
e nasce un "Boys Project" per capire "che cosa è successo ai ragazzi"
di ALESSANDRA VITALI
<B>Trent'anni, e non se ne vanno<br>il "mammonismo" contagia gli Usa</B>
Un'illustrazione
di Norman Rockwell
PRENDETE il cliché del giovane americano che molla la famiglia per non tornarci più, si incammina verso il futuro passando per il college, baci di mamma e stretta di mano di papà, un'ultima occhiata alla camera con finestra sul giardino e i cappellini da baseball alle pareti. Roba da vecchia Hollywood. Oggi un giovane americano può pure andarsene. Però poi torna. Per restare. Le ragioni non sempre sono camicie stirate, cena pronta e letto rassettato. C'entrano per esempio i soldi. Che non bastano a nulla. O le prospettive. Che non ci sono. Il virus del mammonismo, o adultescenza, o generazione boomerang, o generazione debito, finora molto italiano, contagia gli Stati Uniti. Con corredo di allarmismi e riflessioni.
Gli americani non lo sapevano. Hollywood, astuta, fiuta, riproduce e mostra che qualcosa sta succedendo. Lo ha fatto con Failure to Launch, in Italia A casa con i suoi, commedia di Tom Dey con il sex symbol Matthew McConaughey e la star di Sex & The City Sarah Jessica Parker. Lui, avvenente e estroverso, blindato con mamma e papà per i vantaggi di cui sopra (cibo, abiti lavati stirati profumati eccetera). Lei, ingaggiata dai genitori di lui affinché lo seduca e in sostanza glielo tolga dai piedi.
Così fa il cinema. Alcuni miti li crea, altri li massacra. Se Brokeback Mountain ha sbriciolato quello machista del cavaliere solitario, Failure to Launch (più le riflessioni che ha sollecitato) ne ha fatti crollare vari, per primo quello della terra promessa rappresentata dalla new economy. Che a qualcuno ha dispensato soddisfazioni. Ma la risacca non ha fatto prigionieri. Il lavoro non c'è, se c'è è per poco tempo e mal retribuito. Nei dati diffusi dal Census Bureau, l'ultimo censimento federale, si legge che il 30 per cento degli americani fra i 22 e i 34 anni vive a casa con i genitori.
L'incremento è sorprendente: il 100% rispetto a vent'anni fa. Senza sconti etnico-sociali: bianchi, afroamericani, ispanici, asiatici, ricchi, poveri, da metropoli, province, entroterra rurale. Però, tutti maschi. "Un'inversione di tendenza - osserva il sociologo Andrew J. Cherlin della Johns Hopkins University of Baltimore - spinta da più fattori, dai matrimoni posticipati al costo vertiginoso di un'abitazione alla possibilità di rilevare piccole e medie aziende familiari". Una svolta epocale che sconcerta il popolo dell'espansione e della conquista. Si esporta di tutto tranne se stessi, destinati alla produzione e al consumo domestico fino a esaurimento scorte.
Ai giovani "manca una visione del futuro", spiega Judy Kleinfeld, studiosa dell'Università dell'Alaska. Che registra come anche più donne vivano con i genitori rispetto al passato, ma loro hanno un piano: laurea, lavoro o matrimonio, l'addio alla casa solo a target raggiunto. "Le femmine sanno dove andare, i maschi non vedono la strada" sintetizza la Kleinfeld al Washington Post. E' lei il motore di una iniziativa, "Boys Project", alla quale partecipa un team composto da studiosi e scrittori (con il sito boysproject.net) per tentare di decifrare "cosa accade ai ragazzi".
Un indizio lo dà, ancora, il Census Bureau. Al capitolo sui salari maschili reali (depurati dall'inflazione) si legge che fra il 1970 e il 1997 sono scesi dal 19% per chi ha meno di 35 anni, e del 10,6% per i 35-44enni. Sono cresciuti del 5,6% per i 40-45enni, e del 4,7% per i 55-64enni. Insomma, nove anni fa i giovani che lavoravano, guadagnavano solo l'80 per cento del salario percepito dai loro genitori quando avevano la stessa età. Fra i 35 e i 44 anni il reddito è calato dell'11 per cento.
Anya Kamenetz, 24enne giornalista del Village Voice ha scritto un libro illuminante: Generation Debt: Why Now Is A Terribile Time To Be Young. Perché sia "un momento terribile per essere giovani", ce l'ha spiegato bene l'insurrezione francese dei giorni scorsi. La Kamenez ci spiega perché "generation debt": perché negli Stati Uniti il costo dell'università ha surclassato inflazione e redditi, e ogni anno vengono accesi nuovi mutui di studio per circa 85 miliardi di dollari. Per sanarli, molti studenti sono costretti a lavorare, part time. Il che prolunga il tempo di permanenza sui libri. E dunque le spese. E chi non riesce a laurearsi se li ritrova sul groppone per buona parte del resto della vita.
Gli americani scoprono il fenomeno. Lo studiano, lo raccontano. Ne scrivono, come la Kamanetz, o come Tamara Draut, autrice di Strapped: Why America's
20-and-30 Somethings Can't Get Ahead, o Linda Perlman Gordon e Susan Morris Shaffer, con Mom, Can I Move Back In With You? O Benjamin Kunkel, esordiente autore di Indecision, al quale si ispira Lonesome Jim, il nuovo film di Steve Buscemi, storia di un 27enne dell'Indiana e della sua andata e ritorno da New York previo fallimento di ogni ambizione, e di un 28enne newyorkese indeciso - il titolo appunto - su tutto: lavoro, amici, casa, affetti. Soprattutto, su che cosa fare di se stesso e della propria esistenza.
(17 aprile 2006)
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Da Repubblica




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