Charade belliche per la Cina




Pyongyang pone nuove condizioni per la pace, Pechino testa un nuovo missile. Sembrano minacce di guerra, potrebbero essere prove di una nuova pace nel Pacifico


di Francesco Sisci

PECHINO -- È un teatro di ombre, riflessi, maschere messe, tolte o scambiate a confondere gli sguardi, a cercare l’inganno dello spettatore. Questo il gioco politico e strategico che si è svolto ieri sulla costa asiatica del Pacifico con il Nord Corea e Taiwan nel ruolo di riottosi burattini e Cina e America come affaticati burattinai.
Tutto l’enigmatico spettacolo si è tenuto a Pechino. Come posta ci sono i nuovi equilibri strategici di questa parte del mondo, ospite delle maggiori economie del pianeta.

Il primo atto è stata un raro incontro con la stampa dell’ambasciatore nord coreano a Pechino Choe Jin-su il quale ha chiesto che gli Stati uniti firmino un trattato di pace e tolgano le sanzioni come condizione per tornare ai colloqui di pace a sei.

"Solo la conclusione di un trattato di pace può eliminare alla radice le relazioni ostili tra la Repubblica democratica e popolare di Corea (Dprk) e gli Stati uniti e far avanzare rapidamente e attivamente la denuclearizzazione della penisola coreana,” ha detto Choe parlando in coreano e tradotto in inglese e cinese.

L’ambasciatore ha poi insistito che Pyongyang tornerà ai colloqui solo se saranno anche eliminate le sanzioni internazionali e sarà stata accettata la sua ultima proposta di pace.

Recentemente l’inviato americano per i colloqui con il Nord Corea Barry Bosworth aveva indicato che c’erano stati dei progressi e aveva accennato alla possibilità dell’America di aprire una missione diplomatica a Pyongyang.

Il punto centrale oggi sembrano i tempi. L’America insiste che il Nord Corea deve prima procedere al disarmo e poi si arriverà a un trattato di pace, che formalmente non c’è stato ancora dalla guerra di Corea del 1950, e all’eliminazione delle sanzioni.

La levata di scudi nordcoreana potrebbe essere un messaggio di marcia indietro rispetto ai progressi recenti. Oppure potrebbe essere una charade pubblica ad uso interno, prima di tornare ai colloqui a testa china.

I margini di manovra nordcoreani sono minimi però, almeno in attesa della primavera, quando la dipendenza dall’olio pesante cinese, che può essere dato o sottratto al vicino, si fa minore.

In ogni caso c’è una dichiarazione politica data forse non casualmente da Pechino questo stesso giorno. La Cina ha infatti detto di avere testato con successo un sistema di intercettazione missilistico.

L’agenzia ufficiale Nuova Cina, che ha dato la notizia, ha spiegato chela prova “ha raggiunto gli obiettivi prefissati” senza dare dettagli sulla tecnologia, sui risultati e comunque ha sottolineato che il sistema è difensivo e non mirato ad alcuno. Esperti militari occidentali sono scettici sulla efficacia effettiva del sistema.

In realtà il messaggio è destinato a Usa e a Taiwan. L’isola, considerata da Pechino ufficialmente una specie di provincia ribelle, ha concluso l’acquisto di armamenti Usa tra cui anche sistemi di missili patriot che dovrebbero potere sbaragliare il migliaio circa di missili a corto raggio schierati da Pechino.

Pechino sta protestando da giorni per questa vendita ma, diversamente che in passato, non ha minacciato di interrompere o abbassare i livelli dei colloqui con Washington o Taipei. Il test missilistico potrebbe allora voler dire: prendetevi pure i patriot, tanto non serviranno a niente perché io ho già un sistema per contrastarli. Con questa presa di posizione la vendita di armi potrebbe andare avanti, senza costringere la Cina a rinunciare ai progressi politici degli ultimi mesi con gli Usa o con Taiwan.

D’altro canto l’annuncio nord coreano potrebbe anche tornare utile a Pechino, che così ricorda all’America, ansiosa di progressi su questo fronte, come la sua attiva collaborazione sia necessaria per tenere Pyongyang sotto controllo.

Infatti storicamente le due partite sono collegate. Nel 1951 la Cina di Mao rinunciò alla opzione di tentare di riconquistare Taiwan, dove si era rifugiato il governo nazionalista cacciato dal continente, e scelse di mandare truppe in soccorso al Nord Corea, che allora era travolto dall’avanzata americana.



enditem

Charade belliche per la Cina - LASTAMPA.it