Rivelazioni sul rapporto di Giovanni Paolo II con la televisione

Esposte in un congresso che si celebra a Roma



CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 6 aprile 2006 (ZENIT.org).- Sessanta esperti internazionali stanno dibattendo questo giovedì e venerdì sul modo in cui la televisione ha coperto il pontificato di Giovanni Paolo II.

“Evento religioso, evento televisivo. Giovanni Paolo II” è il titolo del congresso organizzato dalla RAI presso la Pontificia Università Gregoriana in ricordo del “Papa dei mezzi di comunicazione”, con interventi di esperti e proiezioni audiovisive relative ai momenti più significativi del suo pontificato.

“Giovanni Paolo II non ha mai manipolato la televisione”, ha constatato l’Arcivescovo John Patrick Foley, presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, che ha aggiunto che questo Papa “ha sempre avuto molto rispetto per i professionisti”.

“In un’occasione, circa quindici anni fa – ha spiegato il presule statunitense –, un Cardinale americano stava presentando qualcosa al Santo Padre e gli ha chiesto se la stazione televisiva della sua città poteva registrare l’evento. Il Santo Padre ha replicato: ‘Certamente! Se non accade in televisione, non accade!”.

Il direttore generale della RAI, Alfredo Meocci, ha affermato che Giovanni Paolo II “ha lasciato l’incanto della sofferenza” e “ha fatto della televisione la sua croce”.

Per questo motivo, ha riconosciuto l’ambasciatrice della Polonia presso la Santa Sede, Hanna Suchocka, c’è stato un “reciproco incanto tra Giovanni Paolo II e i media”.

Il presidente del Centro Televisivo Vaticano, Emilio Rossi, ha quindi ricordato le parole di Giovanni Paolo II nel Giubileo dei giornalisti nel 2000: “Il vostro compito è quasi sacro”.

Armando Fumagalli, professore ordinario di Semiotica presso l’Università Cattolica di Milano, ha sottolineato come Giovanni Paolo II non si rivolgesse alla massa anonima, ma alla folla, che è una comunità.

Tadeusz Zasepa, sacerdote polacco e professore di Giornalismo presso l’Università Cattolica “Giovanni Paolo II” di Ruzomberok (Slovacchia), ha raccontato alcuni dettagli sull’elezione di Karol Wojtyla a Vescovo di Roma ricordando che in quei momenti i Vescovi in Polonia erano trattati come “spie del Vaticano o della CIA”. Padre Zasepa ha riconosciuto che il fatto che il Papa fosse un attore ha influito molto sul suo modo di essere.

Monsignor Enrique Planas, delegato della Filmoteca Vaticana, ha rivelato le sue conversazioni con l’allora Cardinale Karol Wojtyla – che visitava stando a Roma il suo amico Cardinale Andrzej Maria Deskur, all’epoca presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali.

“Proprio il giorno prima di entrare in Conclave – dove sarebbe stato eletto Papa – abbiamo parlato per 30 minuti: mai avrei però pensato che l’indomani lui sarebbe diventato Papa”.

Monsignor Planas ha anche spiegato che “il Santo Padre ha visto tanto cinema da noi, e abbiamo visto così il Santo Padre nell’intimità, un Papa che piangeva di fronte a certe scene”.

Il Congresso organizzato dalla RAI conta sulla collaborazione del Centro Interdisciplinare per le Comunicazioni Sociali dell’Università Gregoriana, del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali, del Centro Televisivo Vaticano, della TVP – canale televisivo della Polonia –, dell’Università “Cardinale Stefan Wyszynski” di Varsavia e sul patrocinio dell’Ambasciata di Polonia presso la Santa Sede.