SFIDA TRA COSCHE, LA DONNA DEL BOSS: ANCHE I BIMBI RISCHIANO LA VITA
IL RETROSCENA r Sfidatracosd^ladomiadelboss: <<AndieiNmUrisdiiano]avita» In alto, uno degli arrestati durante l'operazione della Polizia contro la 'Ndrangheta Sono stati sequestrati beni per milioni di euro Le ordinanze di custodia sono state emesse contro boss e affiliati della cosca Bellocco, attiva a Gioia Tauro L'ATTACCO ALOIERO «In Calabria gravi responsabilità dapartedelle Autorità locali»
di GIANFRANCO MANFREDI ROSARNO (Reggio Calabria) - Un contingente della Squadra mobile reggina ieri notte ha accerchiato in forze un intero quartiere di Rosamo. Obbiettivo: eseguire 17 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti boss e affiliati alla cosca Bellocco. È stato colpito al cuore un clan potente e feroce che insieme a quello dei Pesce domina le attività illecite e opprime da decenni l'intera economia di questo pezzo di Calabria. Quasi nelle stesse ore, sempre nel centro del paese, qualcuno ha dato fuoco all'automobile di un immigrato ghanese che lavora come bracciante, con regolare permesso di soggiorno. Il ghanese, estraneo agli incidenti dei giorni scorsi, vive da sette mesi con la compagna, anche lei immigrata, in una casa in affitto. Uno strascico degli scontri africani-rosarnesi? Neanche per sogno. Secondo i carabinieri, l'attentato incendiario sarebbe solo un gesto punitivo, legato ad un fatto occasionale. Così, dopo i giorni dei tumulti degli immigrati e della reazione dei residenti, partiti anche i nuclei di africani ritardatari e spenti gli ultimi riflettori, Rosamo sembra ritornata alla sua "normalità": punizioni per veri o presunti "sgarri" a colpi di taniche di benzina e lo scenario cupo del predominio dei clan 'ndranghetistici, capaci - come confermano gli atti del blitz antimafia di ieri - di estendere i propri tentacoli a livello nazionale, impiantando solide basi in Emilia per puntare a "infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico di Bologna città".
L'operazione coordinata dalla procura antimafia di Reggio Calabria, in collaborazione con gli inquirenti bolognesi, apre uno spiraglio importante a Rosarno disarticolando una cosca fra le più pericolose e ponendo sotto sequestro beni per decine di milioni di euro. A sfogliare le 235 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare, saltano fuori "perle" di tracotanza ed efferatezza. "Se vogliono sapere dei Bellocco - ascoltano gli uomini della mobile durante un'intercettazione - basta andare su Internet che trovano la nostra storia". Il clan è storicamente fra i più aggressivi. Proprio a loro è dovuta (com'è documentato negli atti della Commissione antimafia) la nascita della Sacra Corona Unita pugliese: furono loro a "benedire" nell'81 la costituzione della "quarta mafia". Ma nell'inchiesta calabro-emiliana è conclamato anche il ruolo non secondario delle donne del clan. Si stagliano figure di vere e proprie "madrine". Come Maria Teresa D'Agostino, moglie del boss Carmelo Bellocco, il "reggente" della cosca. La danna non esita, infatti, a mettere in conto anione la necessità di ricorrere all'eliminazione di donne e bambini qualora si arrivasse a uno scontro con gli etemi alleati della cosca Pesce. "Una volta che partiamo, partiamo tutti, una volta che siamo inguaiati, ci inguaiarne tutti....dopo, o loro o noi o noi, vediamo chi vince la guerra, dopo... pure ai minorenni"). La D'Agostino aggiungeva che sarebbe stato necessario colpire anche le donne ("pari pari, a chi ha colpa e a chi non ha colpa, non mi interessa niente... e femmine". E al figlio Umberto che esprimeva il suo dissenso ("le femmine no"), la madre ribadiva la sua convinzione: nessuno escluso, neanche le donne.
Il Messaggero, 13/01/10
Data Rassegna: 13/01/10 09.00
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