di GILBERTO ONETO S ui recenti risultati elettorali si è det si è detto invece poco. Eppure esso costituisce larga parte del problema se non addirittura " il problema" degli equilibri elettorali e politici più generali. Nel 1996 la Lega aveva avuto quasi 4 milioni di voti. Nel 2001 i suoi consensi sono calati di circa 2.250.000 unità. Bossi aveva allora promesso - rinviando qualsiasi analisi autocritica - che avrebbe " convinto" tutti i leghisti persi. Nel 2006 solo meno di 100.000 di questi sono ritornati a fronte di un aumento complessivo di parecchi milioni di votanti. È una catastrofe anche considerando i voti che sono andati a Panto, alla Lega Lombarda, alla Liga Fronte Veneto, e ad altri come il No Euro ( che, in ogni caso, hanno preso meno di 5 anni fa). La cosa è aggravata dal fatto che in Padania si è consolidato il voto liberista, che avrebbe dovuto " per costituzione" confluire proprio invece sulla Lega. Quali sono le ragioni? Anche qui sono di tipo strutturale e contingente. In questi anni la Lega ha di fatto abbandonato i suoi temi naturali: la lotta contro il centralismo e l'oppressione dello Stato italiano e l'affermazione dello spirito identitario legato alle realtà territoriali, una sinergia libertaria e identitaria espressa in maniera molto significativa dal " Basta Roma, basta tasse!" La Lega, che aveva sempre vantato la propria diversità genetica, ha finito per impastoiarsi di buon grado nelle bassezze del potere, è diventata sempre più di ( sotto) governo e sempre meno di lotta.




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