
Originariamente Scritto da
yurj
Io penso che sia un fatto penalmente rilevante, e che quest'uomo
dovrebbe aspettare in carcere una sentenza che lo punisca. Ma non e'
questo l'importante. L'importante e' che una storia come questa mostra
meglio di cento discorsi com'e' spaccata in due la Sicilia: la societa'
civile ma anche, specularmente contrapposta, una buona fetta di societa'
incivile.
Quest'ultima non comprende solo mafiosi con la coppola e la lupara.
Tutt'altro. E' fatta principalmente di rispettabili professionisti, che
con la mafia ci convivono e bene. Non tutti i commercianti palermitani
sono innocenti vittime del pizzo. Molti lo pagano volentieri, in cambio
dei servizi (protezione dalla piccola malavita, accesso al credito
clandestino, ecc.) che la mafia vende loro. Lo fanno sapendo benissimo
che i loro interlocutori sono anche degli assassini. Lo fanno come tanti
piccoli borghesi italiani e tedeschi accettavano volentieri i
"disordini" delle camicie nere, che pero' li liberavano dal fastidio
degli scioperi o dal concorrente ebreo del negozio accanto.
Il rapporto dei carabinieri di Palermo dell'anno scorso esprimeva
sorpresa sul sostegno di massa fornito da tanti rispettabili
professionisti palermitani alla finanza mafiosa. "C'e' un trapasso
dall'impresa mafiosa al gruppo mafioso, con attivita' imprenditoriali
gestite da soggetti apparentemente puliti e che appartengono alle piu'
svariate professioni", disse il vecchio Procuratore nazionale antimafia
Vigna prima d'andar via. E di "imprenditoria mafiosa" parlo', appena
insediato, anche il nuovo Procuratore antimafia Grasso. Come ne
parlavano il generale dalla Chiesa, Carlo Palermo, Giuseppe Fava. Non e'
una novita'.
La novita' e' che adesso c'e' di nuovo la possibilita' concreta -
sull'onda del nuovo governo e sull'ondata di Rita - di mettere
finalmente a posto questa vera e propria (come la chiama il massimo
esperto di mafia, Umberto Santino) "borghesia mafiosa". E' importante la
cattura di Provenzano. Ma ancora piu' importante e' l'elenco di quei
centosessantuno personaggi della Sicilia - qualcuno mafioso colla
coppola, ma la maggior parte gente insospettabile e "perbene" -
contenuto nei "pizzini" del vecchio assassino. Bisogna che quell'elenco
sia reso pubblico, che vada sui giornali - o, se non sui giornali che si
autocensurano, qui in rete. "Ma io non gli chiedevo cose di mafia, io
cercavo solo un appalto, una raccomandazione". Benissimo: intanto per
questo lei va in galera per associazione mafiosa, e poi vediamo.
Bisogna dare a questa gente "perbene" degli esempi, costringerla ad aver
piu' paura della giustizia che dei mafiosi. Confiscare i negozi e le
proprieta' dei collusi. Incarcerare e tenere dentro gli omertosi. Usare
il pugno di ferro - "tolleranza zero".
La destra, la tolleranza zero ce l'ha per il ragazzino che si fa una
canna; per l'imprenditore mafioso, tolleranza mille. La sinistra dovra'
invertire questa proporzione.
* * *
In Sicilia, la lotta non e' tanto fra dei partiti quanto fra questi due
opposti e inconciliabili pezzi di societa'. Uno che convive con la
mafia, e ci fa ottimi affari. L'altra che la rifiuta e la combatte ogni
volta che puo'. Non ci puo' essere compromesso fra queste due mezze
Sicilie; da noi non puo' esistere inciucio.
Ecco. La lotta di Rita Borsellino e di chi sta con lei e' proprio
questa. Nessuno creda di poterla "moderare", di mettere in questo vino
la camomilla. Si vince, o quantomeno si lotta, quando ci schiera
apertamente e prima di tutto contro il potere mafioso, senza mediazioni.
Si perde, e ci si disonora, quando si cercano i compromessi coi potenti
di ora, schierando magari in lista i loro interlocutori. Questo dicono
le cifre delle varie elezioni, dai primi anni '90 in poi, a caratteri
cubitali. E questo, prima di tutto, dice la dignita' degli uomini e il
nostro onore di siciliani.
* * *
Catena di Sanlibero 330 di R. Orioles.
Interessante lettura.