“Tutti gli alberi della Terra hanno sentito parlare di Julia Butterfly Hill. Celebrano le sue lodi e piangono nell’udire il suo nome. Le loro fronde si agitano in previsione del cambiamento che li attende. Lei è Abraham Lincoln. Lei è Gandhi e Martin Luther King. Facendo per più di due anni la sentinella tra i rami di Luna per salvarla, ha liberato anche me. Si è trasformata nel catalizzatore grazie al quale possiamo liberare il sentimento proibito e nascosto della nostra affinità con la natura. Dopo ciò che ha fatto per salvare un albero, nessuna azione per proteggere qualsiasi parte della natura sembrerà eccessiva. Per innamorarsi appassionatamente di un albero, occorre essere completamente folli.” Alice Walker
Quando vidi per la prima volta le antiche sequoie, mi trovai di fronte a una bellezza e una forza che mi toccarono più di quanto avessero fatto i viaggi da una chiesa all’altra con il mio pastore. Cambiai per sempre.
Qualche settimana dopo, assistei a una distruzione che fece a pezzi il mio cuore, lo gettò a terra e lo calpestò, distruggendo tutto il mio candore. Pensai: “Oh Dio! Come abbiamo potuto permettere che il novantasette per cento delle antiche sequoie sparisse? Non possiamo ripiantare alberi di duemila anni nella foresta di un milione di anni cui appartengono. Come possiamo permettere a questa gente di portare motoseghe di due metri nella foresta, abbattere al suolo questi antichi tesori, bruciare ciò che resta con il diesel o il napalm (distruggendo ogni cosa, inclusi i microrganismi del suolo) e spruzzare erbicida per eliminare le erbacce e gli alberi indesiderati, in modo da creare una piantagione di alberi?”. Quando ho scoperto tutto ciò, qualcosa dentro di me si è sollevato e ha detto: “Julia, devi fare qualcosa”. Non potevo semplicemente sedermi, rimuginare e prendere una decisione; era qualcosa che sentivo nelle viscere.
Se la vita di tuo figlio è minacciata, ti fermi a chiedere a un politico se è legale salvare la vita di tuo figlio? Ti fermi a chiedere a uno scienziato se è scientificamente possibile per te, da sola, reagire e salvare la vita di tuo figlio? No. Dal profondo della tua natura umana sale un istinto che ti obbliga ad agire. Questo è quello che mi è successo.
Mi sono seduta là e mi sono detta che dovevo fare qualcosa. E il messaggio che mi è arrivato innumerevoli volte, mentre mi dibattevo tra i dubbi (perché, credeteci o no, io sono un essere umano, e tutto quello che volevo fare nella vita era girare il mondo; impegnarmi per le antiche sequoie non era esattamente il mio progetto di vita) era: “Giulia, la tua inattività determina il destino del mondo tanto quanto le azioni degli altri”. In continuazione, come un mantra nella mia mente. Parlo di questo perché apprezzo la gratitudine della gente, e i migliori ringraziamenti che posso ricevere sono quando mi dicono: “Voglio farti sapere che mi hai ispirato a lavorare di più, ad amare di più e a ridere con tutto ciò che ho dentro di me, senza rinunciare mai a difendere questo meraviglioso pianeta che si prende cura di noi”. Questo è il tipo di ringraziamenti che mi piacerebbe sentire, perché talvolta, guardando negli occhi le persone, vedo che si sono perse.
La nostra società ci insegna a cedere il nostro potere agli abiti griffati, i gioielli, le automobili, le case, il make-up, lo status sociale, i politici, la scienza, gli insegnanti. Siamo stati educati a rinunciare al nostro potere, e diventiamo oggetto di risate se lo rivendichiamo. E forse io sono un po’ stramba, un po’ pazza. Ma perché non ci alziamo in piedi e denunciamo il fatto che alle aziende è stato permesso l’abbattimento del novantasette per cento delle antiche sequoie, e che continuano a distruggere l’ambiente? Tutto ciò è davvero folle, insano; forse è tempo che anche noi diventiamo un po’ folli.
Il potere che abbiamo, come persone, è accompagnato dalla responsabilità. Talvolta la gente viene a dirmi che non vuole questa responsabilità, quindi cerca di scaricarla su di me. Oppure, altre volte l’intenzione dei loro cuori è pura, ma non comprendono cosa stanno facendo; io però posso sentirlo. Mi stanno dando il loro potere, e tutto ciò che voglio dire è: «No». Non affermo di essere un’esperta; affermo solo di seguire il mio cuore. Sono la principale esperta del mio cuore. Mi sento obbligata a seguirlo quando mi dice: “Julia, alzati, scala un albero e cerca di salvarlo”.
L’azione diretta non consiste solo di proteste in prima linea. Ha molte forme; vuol dire compiere un’azione che abbia un impatto. Sto solo cercando di dire che tutti dobbiamo sfidare noi stessi, perché sfidare me stessa è ciò che mi aiuta a imparare, giorno dopo giorno.
Per questo partecipo a conferenze come quella che stiamo tenendo, e ogni volta ho voglia di sbattere la testa contro il muro, perché vedo tantissime persone prendere appunti su fogli di carta vergine! Vedo che il pranzo viene servito in contenitori di plastica! E mi chiedo: “Cosa stiamo facendo?”. Una generazione di americani medi consuma tante risorse terrestri quante basterebbero per quattordici generazioni. E la maggior parte di queste risorse viene chiamata “a perdere”, “spazzatura”. Tutto, al mondo, proviene dalla Terra, compreso il microfono che sto tenendo in mano, le luci che illuminano la sala e le sedie dove siete seduti. E se vengono dalla Terra, cosa stiamo facendo quando le chiamiamo “a perdere” e “spazzatura”? Cosa stiamo facendo quando derubiamo quattordici generazioni future e buttiamo via tutto? Dobbiamo cominciare a sfidare noi stessi, in ogni momento. Gandhi ha detto: “Noi dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo”. Come possiamo puntare il dito contro ciò che è sbagliato al mondo, quando noi stessi non stiamo vivendo quello che è giusto?
Quando stavo seduta su quell’albero e guardavo in basso verso il terreno disboscato; quando per settimane gli elicotteri giravano intorno a me e bruciavano il disboscamento con il napalm, e io dovevo respirare attraverso un fazzoletto bagnato finché, dopo due settimane, ero tanto debole che non riuscivo nemmeno a stare in piedi; quando guardavo la fabbrica della Pacific Lumber che trasformava quelle antiche foreste in legname; quando guardavo tutte queste cose e arrabbiandomi pensavo: “Come si permettono? Come si permettono? Come si permettono?”, ho dovuto fermarmi e chiedermi: “In che modo faccio parte di tutto ciò?”, perché che ci piaccia o no (e la maggior parte delle volte non ci piace) condividiamo tutti lo stesso pianeta.
Molte persone mi dicono, quando parlo di queste piccole cose di tutti i giorni: «Il mondo è nel caos. Non bastano queste piccole cose per cambiare il corso del mondo». Sì, è vero. Ci sono alcune persone che si sentono spinte ad agire in prima linea, ma la realtà è che la nostra forza nella prima linea è data dall’ultima linea difensiva; essa è efficace solo nella misura in cui tutti voi difendete quella linea alle nostre spalle. Se non lavoriamo insieme su questo, se non viviamo le soluzioni a ogni istante di ogni giorno… È la piccola crepa nella diga che permette all’acqua di rovesciarsi su di noi, dopo poco tempo.
Dobbiamo cambiare il nostro modo di concepire l’azione diretta. Non esiste qualcosa come la non-azione; è impossibile. Anche se dovessi sedermi qui e non fare nulla per un mese, non sarebbe una non-azione, perché non facendo nulla sto contribuendo al destino del mondo. Tutto ciò che facciamo e diciamo, incluse le nostre inazioni e persino i nostri pensieri, cambia il mondo.
Sto condividendo questo con voi perché l’ho imparato a livello personale. Vi sto raccontando ciò che ho imparato vivendo su un albero, senza i comfort moderni. Sto condividendo ciò che ho imparato guardando in basso verso la Terra per due anni, senza poterla toccare. Vi sto raccontando quello che ho imparato nei tre mesi peggiori di tutta la mia vita. I primi tre mesi su quell’albero mi hanno quasi uccisa. Mi sono arrampicata lassù nel peggiore inverno che la storia della California ricordi, ma la cosa peggiore è stata che mi sono arrampicata nel bel mezzo di un disboscamento: questo è stato il più grande dolore della mia vita. I giornalisti mi chiedono sempre: «Qual è stato il momento peggiore? Qual è stata la cosa peggiore?», e si aspettano risposte tipo: «Il fatto che non avevo una doccia».
Quando vado in altre parti del mondo o in posti poveri dove la gente non dà per scontate cose come la doccia, non fanno mai questa domanda. Pensano alla sopravvivenza “sporca” e concreta, a questioni del tipo: «Come facevi a mangiare?» o «Come hai fatto ad andare avanti?». Infatti, molti di essi cercano di andare avanti in un mondo che sta cancellando la loro cultura, la loro storia e le loro radici, oltre alla nostra possibilità di condurre una vita bella e sana su questo pianeta. Quando mi stabilii su quell’albero, avevo intenzione di restarci solo due, tre settimane o un mese; ero completamente impreparata a tutto. Ma la cosa più dolorosa che abbia mai sperimentato è stato vivere in mezzo a un disboscamento. I miei piedi sono guariti dal congelamento, che è stata una delle cose fisicamente più atroci e dolorose che abbia mai vissuto. Per fortuna, non sono stata buttata giù dallo spostamento d’aria dell’elicottero noleggiato dalla Lumber Maxam Corporation. Per fortuna, sono sopravvissuta all’assedio di dieci giorni con cui hanno cercato di privarmi del cibo e prendermi per fame. E questo è stato possibile solo grazie al sostegno straordinario degli attivisti di Earth First e di tutti gli eroici membri delle squadre di supporto (soprattutto giovani, ma c’era anche qualche nonna). Ma vivere in mezzo a un disboscamento è stato un dolore che mi ha trasformato, e che resterà con me per il resto della vita. Infatti, ogni giorno sentivo il rombo della motosega. Roooooomnnnn, rooooommmnnn… Sempre, come uno stridore nella mia mente. Poi restavo in ascolto, mentre tagliavano l’ultimo legame dell’albero con le sue radici infilandovi un cuneo di metallo. Wham! Wham! Stavo su, nell’albero, e venivo letteralmente mangiata viva dal disboscamento che stava distruggendo la foresta intorno a me. Quando l’ultimo cuneo metallico entra nell’albero, quest’ultimo urla come un animale in agonia. Mentre cade a terra, l’albero urla. Ahhhhhhhh! E tutto trema e va in pezzi. E tutti i suoi bambini e la vita sottostante vanno distrutti, e sentivo che anche io venivo distrutta.
Condivido questo perché voglio che la gente sappia che non ho imparato il potere dell’amore e della spiritualità sacra grazie a qualche esperienza new age; l’ho imparato grazie alla dura scuola delle percosse. L’ho imparato attraverso la scuola del dolore, perché sono stata mangiata viva dal dolore e mi sono arrabbiata. Voglio che sappiate che è importante essere arrabbiati. Tutti noi, in questa sala e nel mondo, dovremmo essere assolutamente arrabbiati con le aziende, i governi e ciò che stiamo permettendo sul pianeta. È nostra responsabilità, in quanto abitanti di questo pianeta, essere arrabbiati, ma è la rabbia che ci spinge a fare ciò che facciamo a favore del mondo? O facciamo ciò che facciamo per amore? Deve essere per amore. La rabbia è una candela che brucia a entrambe le estremità. Ti consumerà, e parlo per esperienza. Quei primi tre mesi sono stata consumata dalla rabbia, e la mia rabbia veniva dalla tristezza. Ero così ferita che la mia reazione automatica fu desiderare di distruggere i taglialegna. Volevo distruggere la Pacific Lumber Maxam Corporation. Ma così facendo stavo distruggendo me stessa, perché la vita è sacra in tutte le sue forme, e alcune persone hanno perso contatto con quella sacralità. Sì, le persone della Pacific Lumber Maxam Corporation sono davvero lontane dalla loro fonte sacra, ma quest’ultima resta in loro. Sono sicura che esiste anche in loro, perché non credo che la creazione abbia fatto confusione. Ed è qui che entra in scena la componente dell’amore. Dobbiamo fare ciò che facciamo per amore. Dobbiamo sentire. Ecco perché voglio piangere davanti a voi. E non ho mai voluto farlo, prima di vivere sull’albero. È quando guardiamo la vita nel suo complesso e sentiamo quella sacra connessione che cominciamo a cambiare il modo in cui viviamo nel mondo. E come risultato, ciò comincerà a cambiare il modo in cui gli altri vivono nel mondo.
Talvolta, il nostro attaccamento umano vuole un cambiamento automatico. Potete scommettere che dopo sei mesi sull’albero stavo pensando: “Okay, possiamo già salvare quest’area?”. Desideriamo risultati immediati. Proviamo frustrazione e confusione perché vediamo che al mondo succedono tante cose che non possiamo cambiare. Amo l’esempio di queste donne che hanno dato a me e al mondo l’onore e la fortuna di questo progetto; si chiamano The Boise Peace Quilt Project (Il progetto Boise “Coperte per la pace”). Sono un gruppo di donne splendide. All’inizio erano impegnate nel movimento contro la guerra in Vietnam; oggi hanno figli e famiglie, per cui non possono più stare in prima linea e hanno cominciato a cucire coperte. Quello che fanno è prendere un’azione o una persona che rappresenti cose che hanno a cuore nel loro mondo, e lo cuciono su una coperta. Il loro motto è: “Punto dopo punto, la differenza sta nel fare”. La differenza sta nel fare. Ogni azione, ogni parola, ogni pensiero fa la differenza.
Rendo onore a tutti coloro che nel mondo si impegnano, vivono e muoiono per ciò in cui credono; non perché dovremmo farlo, ma perché quando abbiamo la volontà, impariamo un modo completamente nuovo di vivere. E questa è una delle più grandi lezioni che ho imparato stando sull’albero, durante la tempesta nel corso della quale sono quasi morta. Quando ho lasciato andare il mio attaccamento alla mia stessa esistenza, alla mia vita, ho imparato a vivere in un modo che nessuna scuola e nessuna persona avrebbero potuto insegnarmi. Ho imparato la vita nella sua forma più pura.
Julia Butterfly Hill è autrice di La ragazza sull'albero nonché fondatrice di The Circle of Life Foundation, che riunisce molte associazioni ambientaliste.
Per ulteriori informazioni:www.circleoflifefoundation.org www.luna.org
http://www.innernet.it/geoxml/getcon...1554170%7D.htm




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