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  1. #1
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito Elogio delle tasse (T. Padoa schioppa)

    Beni pubblici e bilanci familiari
    Elogio delle tasse (per ridurle senza danni)
    Pericoloso illudersi che si possa ridurle senza ridurre il flusso di beni che esse acquistano o senza ridurre l'occupazione pubblica
    di TOMMASO PADOA SCHIOPPA

    Delle tasse dovremmo prima di tutto fare l'elogio, ossia dirne bene. Le tasse sono il prezzo che paghiamo per procurarci strade, giustizia nei tribunali, istruzione, sicurezza ai confini, ordine interno. Il gergo economico li chiama beni pubblici. Ma l'aggettivo non inganni: il bisogno che essi soddisfano è privato quanto lo sono la fame e il freddo. Pubblico è solo il produttore, e lo è perché quei bisogni, pur prettamente individuali, possiamo soddisfarli solo se ci aiutiamo a vicenda, organizzando una ronda alle frontiere, un tribunale, una scuola, che poi tutti utilizziamo. A tal fine costituiamo una cassa comune e concordiamo come contribuirvi. I beni pubblici hanno due caratteristiche: soddisfano bisogni elementari e nessuno sarebbe in grado di produrli solo per sé. Il bello delle tasse è che esse sono un modo civilissimo ed efficiente di far fronte alle spese comuni. Sono tra le migliori espressioni di una pacifica convivenza tra persone. Che non le si paghino volentieri è ovvio; ma chi non preferirebbe prendersi gratuitamente anche cibo e vesti nei negozi? Siamo abituati a fare il conto di casa «dopo le tasse». È un errore.

    Un bilancio veritiero deve, tra le entrate, comprendere scuola, salute, sicurezza, accesso al tribunale, costruzione e manutenzione di strade; e, tra le uscite, le tasse. Di questo bilancio dovremmo controllare le voci «beni pubblici» con altrettanta cura che gli «acquisti nei negozi». Solo allora la nostra partecipazione alla cosa pubblica diverrebbe davvero efficace e responsabile: elimineremmo molte disfunzioni e avremmo più indulgenza per quelle che restano. Inchieste giornalistiche documentano come oggi molte famiglie arrivino con fatica alla fine del mese; devono ridurre le spese e non riescono a risparmiare. Perché, allora, fare economie e rinunce solo per casa, vestiti, cibo, vacanze? Perché non sacrificare qualcosa anche dei beni pubblici? O invece esistono mezzi magici per evitare l'una e l'altra cosa? Primo mezzo magico (vero): ridurre gli sprechi. In una società benestante come la nostra, c'è spreco anche nel ceto medio, tanto per consumi privati quanto per beni e servizi pubblici.

    Ma occorre sapere che in fondo allo spreco vi è quasi sempre un lavoro di cui si può fare a meno: un servizio di cui non c'è bisogno, o che richiede una persona invece che due, un lavoro fatto male e poi rifatto. Se tutti tengono il cappotto o la macchina per un anno di più, operai dell'auto e del tessile perdono il posto. Anche gli sprechi nel settore pubblico sono posti di lavoro; e tra le famiglie che faticano a arrivare a fine mese, centinaia di migliaia sono di dipendenti pubblici. Dunque, la magica soluzione non è magica per tutti. È magica economicamente, ma socialmente e politicamente è, all'inizio, penosa. Secondo mezzo magico (illusorio): spendere a credito. Cambiare l'auto, ma pagandola a rate; tagliare le tasse aumentando il disavanzo pubblico. In Italia abbiamo visto che così si arriva alla fine del mese, ma non alla fine dell'anno o del decennio. Il governo fa bene a criticare il pesante debito pubblico ereditato e certo non potrà appesantirlo ancor più, fuori dall'Europa ancor meno che in Europa.

    Coi mezzi magici non si va lontano. Restano quelli non magici: ridurre sì le uscite del bilancio familiare, dunque anche le tasse, ma ridurre allo stesso modo le entrate, dunque i beni pubblici e privati. Non vi è proprio nulla di scandaloso nel guardare a tutto il bilancio, nulla di provocatorio nel voler ridurre le tasse. Pericoloso è illudersi che si possano ridurre le tasse senza ridurre il flusso di beni che esse acquistano, o senza ridurre l'occupazione nel settore pubblico.


    Corriere della Sera



    5 aprile 2004 - Corriere.it anche sul tuo cellulare Tim, Vodafone o Wind
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  2. #2
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    Predefinito Re: Elogio delle tasse (T. Padoa schioppa)

    In Origine Postato da ossoduro
    Pericoloso è illudersi che si possano ridurre le tasse senza ridurre il flusso di beni che esse acquistano, o senza ridurre l'occupazione nel settore pubblico.
    =

    Chi confida nella curva di Laffer e pensa che il gettito addirittura aumenti tagliando le aliquote e' un illuso

    =

    No free lunches



    Ma va?

  3. #3
    "SI PUO' FARE"
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    Predefinito Re: Re: Elogio delle tasse (T. Padoa schioppa)

    In Origine Postato da Ago
    =

    Chi confida nella curva di Laffer e pensa che il gettito addirittura aumenti tagliando le aliquote e' un illuso

    =

    No free lunches



    Ma va?

    Una cosa giusta laffer la diceva ....................... che in ogni caso si dovevano ridurre le spese ......... peccato che i lafferiani se ne dimentichino.

    ciao
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Re: Elogio delle tasse (T. Padoa schioppa)

    In Origine Postato da ossoduro
    peccato che i lafferiani se ne dimentichino.

    ciao
    I "lafferiani" sono convinti che secondo Laffer OGNI riduzione di aliquote comporta un aumento del gettito...

    Ed a dimostrazione ti dicono che con Reagan ed i cespugli il gettito NON si e' ridotto...

    Ed ovviamente, come corollario, se sostieni, come fa schioppa, che riducendo le aliquote si riduca il gettito, e quindi servano tagli alle spese, pensano che stai negando la teoria di Laffer... Difficile per loro capire come sia possibile essere d'accordo con Laffer e con Schioppa allo stesso tempo...

  5. #5
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    Predefinito

    Vogliamo dire che della "curva di Laffer" si parla molto e a sproposito?

    Qualcuno è in grado di ripetere esattamente quello che Laffer ha ipotizzato? Ripeto : "ipotizzato"!

  6. #6
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    Predefinito

    Come dicevo in altro thread,

    La curva di Laffer descrive l'andamento del GETTITO al variare delle ALIQUOTE (per semplicita' si ipotizza la presenza di una sola aliquota) e sostiene che per un'aliquota bassa, all'aumentare della stessa il gettito aumenta, ma da un certo punto in poi all'aumentare dell'aliquota il gettito cala, quindi SE SI E' OLTRE QUEL PUNTO e' meglio ridurre l'aliquota... cosi' si prendono due piccioni con una fava: si pagano meno tasse ed aumentano le entrate...

    La teoria e' logicamente corretta, e si basa sulla semplice osservazione che il gettito e' zero SIA se le aliquote sono zero, SIA se sono al 100% (visto che nessuno lavora). I meccanismi sono vari (dalla riduzione dell'evasione, alla supposta maggiore efficienza dell'impiego dei nuovi fondi, ai maggiori incentivi). Ma non vi e' nessun bisogno di teorie economiche per giustificare la tesi di Laffer, basta l'analisi matematica ed il teorema di Weierstrass e Roll: dato che il gettito e' zero per valori estremi dell'aliquota vi deve essere almeno un punto di massimo, ovvero un punto oltre il quale il gettito decresce quando aumenta l'aliquota.

    Tale teoria e' ACCETTATA DAGLI ECONOMISTI, cio' su cui si discute e' dove sia questo punto di massimo e sulla forma della curva... In molti, supportati da studi econometrici, ritengono che solo partendo da aliquote MOLTO alte (superiori al 70%!!!) o in particolari condizioni e' ipotizzabile un aumento del gettito riducendo le aliquote. In circostanze normali pero' una riduzione delle aliquote NON PUO' CHE RIDURRE IL GETTITO SIA NEL BREVE CHE NEL LUNGO PERIODO!

    E l'unico modo per finanziarlo e' ridurre le spese e/o lasciare aumentare il deficit (=lasciare che paghino i nostri figli).

    E' quello che sta dicendo Schioppa, non certo un sinistroide...

  7. #7
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    Predefinito

    In Origine Postato da Ago
    Come dicevo in altro thread,

    La curva di Laffer descrive l'andamento del GETTITO al variare delle ALIQUOTE (per semplicita' si ipotizza la presenza di una sola aliquota) e sostiene che per un'aliquota bassa, all'aumentare della stessa il gettito aumenta, ma da un certo punto in poi all'aumentare dell'aliquota il gettito cala, quindi SE SI E' OLTRE QUEL PUNTO e' meglio ridurre l'aliquota... cosi' si prendono due piccioni con una fava: si pagano meno tasse ed aumentano le entrate...

    La teoria e' logicamente corretta, e si basa sulla semplice osservazione che il gettito e' zero SIA se le aliquote sono zero, SIA se sono al 100% (visto che nessuno lavora). I meccanismi sono vari (dalla riduzione dell'evasione, alla supposta maggiore efficienza dell'impiego dei nuovi fondi, ai maggiori incentivi). Ma non vi e' nessun bisogno di teorie economiche per giustificare la tesi di Laffer, basta l'analisi matematica ed il teorema di Weierstrass e Roll: dato che il gettito e' zero per valori estremi dell'aliquota vi deve essere almeno un punto di massimo, ovvero un punto oltre il quale il gettito decresce quando aumenta l'aliquota.

    Tale teoria e' ACCETTATA DAGLI ECONOMISTI, cio' su cui si discute e' dove sia questo punto di massimo e sulla forma della curva... In molti, supportati da studi econometrici, ritengono che solo partendo da aliquote MOLTO alte (superiori al 70%!!!) o in particolari condizioni e' ipotizzabile un aumento del gettito riducendo le aliquote. In circostanze normali pero' una riduzione delle aliquote NON PUO' CHE RIDURRE IL GETTITO SIA NEL BREVE CHE NEL LUNGO PERIODO!

    E l'unico modo per finanziarlo e' ridurre le spese e/o lasciare aumentare il deficit (=lasciare che paghino i nostri figli).

    E' quello che sta dicendo Schioppa, non certo un sinistroide...





    Grazie, Ago. spero che, adesso, sia chiaro a tutti. (soprattutto le misure delle aliquote)!

  8. #8
    Moderatamente estremista
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    Predefinito Re: Elogio delle tasse (T. Padoa schioppa)

    In Origine Postato da ossoduro
    Beni pubblici e bilanci familiari
    Elogio delle tasse (per ridurle senza danni)
    Pericoloso illudersi che si possa ridurle senza ridurre il flusso di beni che esse acquistano o senza ridurre l'occupazione pubblica
    di TOMMASO PADOA SCHIOPPA

    Delle tasse dovremmo prima di tutto fare l'elogio, ossia dirne bene. Le tasse sono il prezzo che paghiamo per procurarci strade, giustizia nei tribunali, istruzione, sicurezza ai confini, ordine interno. Il gergo economico li chiama beni pubblici. Ma l'aggettivo non inganni: il bisogno che essi soddisfano è privato quanto lo sono la fame e il freddo. Pubblico è solo il produttore, e lo è perché quei bisogni, pur prettamente individuali, possiamo soddisfarli solo se ci aiutiamo a vicenda, organizzando una ronda alle frontiere, un tribunale, una scuola, che poi tutti utilizziamo. A tal fine costituiamo una cassa comune e concordiamo come contribuirvi. I beni pubblici hanno due caratteristiche: soddisfano bisogni elementari e nessuno sarebbe in grado di produrli solo per sé. Il bello delle tasse è che esse sono un modo civilissimo ed efficiente di far fronte alle spese comuni. Sono tra le migliori espressioni di una pacifica convivenza tra persone. Che non le si paghino volentieri è ovvio; ma chi non preferirebbe prendersi gratuitamente anche cibo e vesti nei negozi? Siamo abituati a fare il conto di casa «dopo le tasse». È un errore.

    l'elogio delle tasse e dei sacrifici e' sempre l'elogio delle tasse che pagano e dei sacrifici che fanno gli altri... e infatti naturalmente il nostro eroe si dimentica di elencare tra "gli sprechi nel settore pubblico" il costo delle sue consulenze...
    Ma neanche Padoa Schioppa riesce a dimostrare l'indimostrabile: e cioe' che quei presunti "beni comuni" debbano per forza essere forniti dallo stato. Al contrario, l'esperienza storica (oltre al buon senso) dimostrano che scuole, ospedali E TUTTO IL RESTO funzionano meglio ( o funzionano soltanto) laddove sono privati. Esattamente come le panetterie... neanche per il pane io sono in grado di soddisfare i miei bisogni da solo: esiste qualcuno che il pane lo produce e lo vende. Con soddisfazione di tutti. Esattamente come potrebbe avvenire per la scuola...
    Ed essendo un banchiere il nostro eroe non riesce a cogliere che c'è una piccola differenza tra comprare cibo e vestiti nei negozi e pagare le tasse: la prima azione e' volontaria, la seconda e' il risultato della costrizione. Se non compero i vestiti nel negozio X li comprero' nel negozio Y, e il signor X non ci potra' far nulla - a parte cercare di convincermi offrendomi un prodotto migliore e/o piu' conveniente. Esattamente il contrario di quello che fa lo stato, che di "civilissimo ed efficiente", ovviamente, non ha proprio nulla. Come sappiamo tutti.

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Elogio delle tasse (T. Padoa schioppa)

    In Origine Postato da ciaparat
    l'elogio delle tasse e dei sacrifici e' sempre l'elogio delle tasse che pagano e dei sacrifici che fanno gli altri... e infatti naturalmente il nostro eroe si dimentica di elencare tra "gli sprechi nel settore pubblico" il costo delle sue consulenze...
    Ma neanche Padoa Schioppa riesce a dimostrare l'indimostrabile: e cioe' che quei presunti "beni comuni" debbano per forza essere forniti dallo stato. Al contrario, l'esperienza storica (oltre al buon senso) dimostrano che scuole, ospedali E TUTTO IL RESTO funzionano meglio ( o funzionano soltanto) laddove sono privati. Esattamente come le panetterie... neanche per il pane io sono in grado di soddisfare i miei bisogni da solo: esiste qualcuno che il pane lo produce e lo vende. Con soddisfazione di tutti. Esattamente come potrebbe avvenire per la scuola...
    Ed essendo un banchiere il nostro eroe non riesce a cogliere che c'è una piccola differenza tra comprare cibo e vestiti nei negozi e pagare le tasse: la prima azione e' volontaria, la seconda e' il risultato della costrizione. Se non compero i vestiti nel negozio X li comprero' nel negozio Y, e il signor X non ci potra' far nulla - a parte cercare di convincermi offrendomi un prodotto migliore e/o piu' conveniente. Esattamente il contrario di quello che fa lo stato, che di "civilissimo ed efficiente", ovviamente, non ha proprio nulla. Come sappiamo tutti.





    Anche la Polizia?

    Eppure Padoa Schioppa è conosciuto per essere molto chiaro quando scrive.

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: Elogio delle tasse (T. Padoa schioppa)

    In Origine Postato da ciaparat
    Al contrario, l'esperienza storica (oltre al buon senso) dimostrano che scuole, ospedali E TUTTO IL RESTO funzionano meglio ( o funzionano soltanto) laddove sono privati.
    Infatti il rapporto per rapporto qualita'/costo gli USA sono al SETTANTADUESIMO POSTO NELLA GRADUATORIA DEL WORLD HEALTH ORGANIZATION

    Quanto all'istruzione, dalle mie parti l'asilo costa MILLE POUNDS AL MESE (1500 euro)!!! E COSI' PURE LA SCUOLA MATERNA!!! OVVIAMENTE A FIGLIO!!! Il liceo invece e' piu' caro... La scuola pubblica e' praticamente improponibile....

    Eccotale l'esperienza "storica"...

 

 
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