Rivoluzione Culturale. Subito!
Res Publica e Gerarchia contro gerarchismo e rassismo. Armonia contro faziosità. Servire e non disporre. Prassi e non atteggiamenti.

Cave, Primo Maggio

Avanti tutta!





Cos’è un partito?

1. La sostanza è più importante della forma, l’azione precede l’immagine, l’avanguardia è più importante del partito, la militia è più importante di chi ne è il portavoce.

2. Un partito ha valore perché permette di raccogliere meglio i frutti del lavoro svolto e di trasmettere l’immagine di quel lavoro ovunque.

3. Un partito non è un ufficio di collocamento, un’azienda di marketing o un gioco di ruolo con comparse umane.

4. Un partito è strumento indispensabile ma non sufficiente e, soprattutto, è uno strumento e non un fine in se stesso.

5. Che i militanti s’identifichino in un partito è un bene, ciò serve alla loro crescita. Se i dirigenti approfittano di quest’identificazione per farne dei sudditi e per alimentare risse e liti con gruppi affini commettono un crimine.

6. Nessuno di noi è nato in un partito o è figlio di un partito, ognuno di noi ha aderito a un partito, o a un movimento, perché forniva il surrogato per incarnare un’idea. Il nostro partito semmai è il PFR, gli altri sono, tutti, barchette che vogliono ricordare quell’incrociatore.

7. Non è possibile avanzare oltre una certa distanza con un partito se non si ha ben chiaro quale dev’essere la sua funzione, quali sono i suoi limiti oggettivi e su quali criteri dev’essere strutturato.





I criteri

1. I partiti neofascisti si fondano sulla piramide rovesciata. I politic(ant)i comandano agli intellettuali - e sfruttano le basi militanti. Deve avvenire esattamente il contrario perché si crei una forza autenticamente “radicale. Le gerarchie oggi sono invertite.

2. Nella tradizione della nostra Civiltà è fondamentale obbedire, ma colui che comanda è AL SERVIZIO di quelli che obbediscono. Per i giapponesi addirittura Samurai significa servire… Invece, per riflessi condizionati o per altre ragioni, in questo stato di gerarchie invertite di solito avviene il contrario. Si pretende dai militanti obbedienza cieca ma si fa quel che si vuole senza consultarli e senza sentire vincoli di dovere nei loro confronti.

3. Ogni singolo partito diventa la corte di un capo tribù vitalizio che fa e disfa a suo piacimento come nel Basso Congo

4. Questo comporta che, senza neanche accorgersene, ogni tribù partitica ha come unico obiettivo quello di prevalere sulle vicine alla ricerca di un’impossibile egemonia assoluta. Sicché la destra radicale si è caratterizzata per anni solo nell’insultare AN. Ora si è assistito al triste derby AS-FT.

5. Con ciò si perde completamente qualsiasi ambizione che vada al di fuori dal cortile, e nel cortile i galli si beccano.

6. Essendo ogni capo tribù il depositario incontestabile di una supremazia vitalizia, solitamente egli si dedica a formare il suo entourage a sua immagine e somiglianza.

7. Poiché ognuno ha limiti - personali e di portata - ognuno di quei gruppi viene così limitato verticalmente dalla misura mentale e morale del suo ras e orizzontalmente dalla misura del suo braccio e del suo passo. Si viaggia sempre ad handicap e ci si frena da soli.

8. Non si effettua nessuna scuola quadri degna di questo nome perché stride con la logica conservatrice centroafricana che vige quasi in tutti i partiti e movimenti neo o post fascisti.

9. Di fatto si crea un livellamento verso il basso con l’esasperazione e la fuoriuscita di quasi tutti gli elementi migliori.





Le caratterizzazioni

1. Un partito, un movimento, una forza viva, si caratterizzano per una forte carica ideale ed un’irrefrenabile energia.

2. Da tempo i surrogati si qualificano solo per negazione. “Non sono traditore come Fini, non sono dissoluto come Luxuria” ecc. ecc.

3. Questa qualifica per negazione ha due conseguenze nefaste. Innanzitutto incoraggia l’autoesaltazione e non induce a crescere (se sono contro quel che è sbagliato sono giusto…). Inoltre non offre alcuna prospettiva vincente.

4. Anche le guerre accanite che sono nate sull’appoggiare o meno la CdL tradiscono questa matrice falsata. Non si è posto quasi mai il problema della coesione, della mentalità, della strategia, della modalità, della tattica, ma solo quella dell’atteggiamento.

5. Ritengo che appoggiare o meno la CdL sia un falso problema e soprattutto non sia un dogma. Il vero problema sta appunto nell’assenza di coesione, di strategia, di mentalità, di modalità, di tattica. Nel vuoto più totale che accompagna i surrogati post e neo fascisti, insomma.

6. Per caratterizzarci servono due cose. Innanzitutto il chiarimento dell’identità (che ci accomuna tutti e non solo integralisti e frazionisti vari) e quindi il chiarimento e la messa in pratica di un modo di essere.

7. Il comun denominatore va identificato nel più ampio e qualificato possibile; così come suggerisce Sandro Vailati (Forza Nuova, Bergamo) in quel che segue:

a) Affermazione delle identità antiche e recenti

b) Nazionalismo (italiano ed) europeo

c) Protagonismo sociale





Come strutturarsi

1. Prima di appropriarci delle categorie politiche che ci sono purtroppo quasi del tutto estranee (dalla comunicazione alla metodologia alla strategia) è opportuno garantire che la struttura di qualsiasi soggetto politico (partito, gruppo o movimento) corrisponda a quella naturale. Che divenga, cioè, romana, smettendo di essere congolese.

2. La miglior struttura possibile può essere dettata proprio dall’esperienza della Res Publica romana.

-Due consoli (diciamo in carica due anni)

-Due tribuni che ascoltino e rappresentino le istanze delle basi

-Un Collegio di senatori e probi viri

Chiunque sia in carica non può presentarsi alle elezioni durante il biennio nel quale è in carica (neanche se dovesse dare le dimissioni nel frattempo)

Chi ricopra una carica, nei quattro anni successivi non può ricoprirne altre.

Ovviamente questo è un esempio che può essere adattato, quel che conta è che questa sia la tendenza perseguita.

3. La logica portante deve seguire due vettori. L’uno dal basso verso l’alto (così come si evince dal progetto qui sopra abbozzato) e l’altro dall’alto verso il basso. Le istituzioni (e non una sorta di dittatori africani a vita) devono avere autorità indiscussa e la disciplina deve essere sempre esemplare. Se autorità naturali e non discusse non rivestono cariche possono sempre sostenere chi le detiene.

4. Come collante indispensabile per garantire questa disciplina può rivestire una funzione cardinale un corpo quale quello dei Leali.

5. Questo corpo dei Leali dev’essere un’élite militante trasversale, che comprende, cioè, alcuni dei migliori di tutti i gruppi e partiti, persone prive di ambizioni personali che garantiscano che chi dirige non esca mai dal seminato.







Come agire

1. Non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Sarà uguale ad ora, o ci sarà il partito unico di centrodestra con la nascita di un partito di destra federato al 4%? Non sappiamo nulla dell’avvenire di FN e di FSN e poco siamo in grado di dire anche su FT. Dobbiamo, quindi, operare pensando che il quadro presto muterà.

2. Il primo elemento che mi pare indispensabile è l’ armonia nell’azione. Un’azione quindi, che sia trasversale. Vanno potenziati i luoghi d’incontro quali il Mutuo Sociale, l’Ora della Verità, la Controinformazione, le Acque Sociali e chi più ne ha più ne metta. In piena autonomia i nuclei militanti, specie se gestiti da giovani, potranno così gettare le basi di un concerto, di un sistema di forze.

3. Le azioni e le pressioni vanno portate dal basso. Invito tutti alla ribellione aperta e leale. A mettere in discussione tutte le gerarchie burocratiche, a richiedere una ristrutturazione completa sulle basi sopraindicate e pretendendo dirigenze nuove, giovani, direi sotto i quarant’anni, accompagnate consultivamente dai migliori ultraquarantenni.

4. Invito tutti a moltiplicare gli sforzi per realizzare l’unità operativa nelle questioni sociali dirette che ho elencato (ed in altre che chiunque può suggerire)

5. Invito tutti a operare per realizzare in pochi mesi un’ampia confluenza innovativa, rivoluzionaria, rifondante

6. Insisto per il valore dell’istituzione di un corpo trans/lineas quale quello dei Leali

7. Pongo l’accento sulla necessità di una scuola quadri davvero seria, qualificata e onnicomprensiva.

8. Infine, in prospettiva delle europee del 2009, per coloro che danno importanza primaria al partito, suggerisco se non il rientro in massa nella Fiamma (che ha una maggior presa elettorale di FN o FSN) e dove gli altri gruppi potrebbero restare strutturati in correnti, perlomeno di prendere esempio dalla Germania dove Udo Voigt fece uscire la sua area dalla medesima impasse mettendo tutti a tavolino, constatando quale partitello era più forte in quel collegio e quale nell’altro e convincendo tutti a sostenere ovunque il partitello più forte astenendosi dal presentare candidature competitive. Da una somma di 0 virgola i tedeschi hanno aggredito in alcuni länder la soglia di scarto che colà è del 5%.

Sarebbe ora che si cominciasse a ragionare così perché non è possibile sperperare mezzo milione di voti e mortificare militanti, aderenti e simpatizzanti per inconciliabilità basate su questioni futili e capziose alle quali si danno toni da teologia biblica.
Tutto questo non è affatto difficile. Serve la volontà e bisogna abbandonare gli alibi che consentono a ciascuno di crogiolarsi nella propria posizione da nano.

Cominciamo?



Gabriele Adinolfi