La tessitura dello spazio (Claudio Munisso)
Ci siamo precedentemente riferiti al simbolo della tessitura come rappresentazione della struttura dello spazio bidimensionale, per estensione tale simbolo può essere utilizzato anche per rappresentare lo spazio nella sua completezza tridimensionale, applicando l'immagine dell'ordito e della trama ad ogni piano giustapposto che compone lo spazio stesso.
Consideriamo ora un piano dello spazio, esso essendo formato da rette ortogonali tra loro, mantiene come proprie due delle tre dimensioni dello spazio, la terza dimensione, essendo ortogonale al piano in esame è formata dalla giustapposizione di piani paralleli separati dalla distanza elementare precedentemente descritta.
In considerazione che il simbolo rappresenta qualcosa di esterno e superiore a se stesso, possiamo dire che la dimensione rappresentata in forma analogica dal piano sia quella esterna al piano e quindi quella ortogonale al piano stesso.
Naturalmente ognuna delle tre dimensioni dello spazio è formata dalla giustapposizione di una moltitudine indefinita di piani paralleli, separati tra loro dalla distanza elementare indefinitamente piccola che ne determina la distinzione. Come per i punti della retta anche per i piani che compongono lo spazio si applica il principio che ogni piano è il piano centrale della dimensione che rappresenta, in virtù della non numerabilità dei piani stessi.
Per questo motivo un singolo piano, essendo il piano centrale della dimensione che rappresenta e, per estensione simbolica, principiale di quella dimensione, è considerato rappresentazione dell'intera dimensione spaziale, e per ulteriore estensione, rappresentazione delle tre dimensioni dello spazio ed in definitiva dello spazio stesso. Il simbolo della tessitura è quindi rappresentazione di un singolo piano, ed anche dell'intero spazio, descrivendone la struttura più elementare attraverso l'alternanza dell'ordito e della trama, come lo spazio che è formato dall'alternanza dei punti e dei loro intervalli elementari.
L'alternanza dei punti con i loro intervalli elementari costituisce la radice di numerose rappresentazioni simboliche, essendo essa stessa simbolo di grandissima profondità per chi ne sappia cogliere il valore. Questa alternanza di un elemento privo di dimensione con un elemento dotato di dimensione, seppur indefinitamente piccola, rappresenta l'alternanza del vuoto con il pieno, della concentrazione con l'espansione, dell'inspirazione con l'espirazione e per estensione della vibrazione universale, della creazione e della distruzione, della danza divina. [1]
Una delle fondamentali rappresentazioni della struttura descritta è data dalla alternanza di quadri bianchi e neri come illustrato nella figura 2.
Figura 2
Esempi di queto tipo di decorazione sono presenti, in forme con diversi gradi di complessità, nelle pavimentazioni di numerosi edifici di culto cristiano.
Figura 3
S.Anastasia (Verona) Pavimentazione
Questa rappresentazione è comune in molte epoche e civiltà lontane tra loro, la sua origine antica e l'universalità del simbolo lascia intuire una fonte comune alle diverse civiltà che hanno utilizzato questo simbolo. La sua trasmissione attraverso i secoli è un esempio di come i simboli siano tramandati indipendentemente dall'intelligenza dei loro significati, attraverso pratiche ed usi apparentemente molto lontani dalla conoscenza metafisica di cui sono veicolo, come i giochi degli scacchi e della dama.
Una diversa e più semplice rappresentazione dell'alternanza delle fasi di espansione e contrazione è data dalla semplice alternanza di linee bianche e nere. Queste linee, sono spesso disposte orizzontalmente per evocare, seguendone l'alternanza, un percorso verticale strettamente legato ad un'ascesi spirituale complementare ed analoga alla rappresentazione fisica delle linee orizzontali che rappresentano direttamente l'idea di espansione nell'ambito di un determinato livello di manifestazione.
L'alternanza delle linee bianche e nere viene quindi a rappresentare la sovrapposizione gerarchica dei piani dell'esistenza in una visione principiale della manifestazione.
Un esempio di questo tipo di decorazione è presente sui lati del Duomo di Orvieto (figura 4) e nel campanile del duomo di Siena. Altri esempi sono comuni nell'architettura romanica in Toscana
Figura 4
Duomo di Orvieto
Una raffigurazione, relativamente più complessa,è quella che evidenzia con maggiore chiarezza l'alternanza delle diverse polarità, già rappresentate dal bianco e dal nero e con particolare riferimento all'aspetto dell'espansione e della contrazione, quindi assimilabili anche al ciclo del respiro nelle fasi di inspirazione ed espirazione. Lo schema in figura 5 realizza un disegno di maggiore dettaglio per la rappresentazione della fase di espansione ed un minore dettaglio per la fase di contrazione ed è spesso presente nelle decorazioni delle pavimentazioni di chiese cristiane di epoca romanica.
In figura 5 è rappresentata una costruzione generica e schematica di questo tipo di decorazione, la maggiore capacità evocativa delle diverse fasi di espansione e contrazione viene determinata dalla realizzazione di quadrilateri di colori a forte contrasto, inscritti e ruotati, che simboleggiano anche l'idea del movimento per l'espansione, mentre la fase di contrazione, e l'idea di stasi, sono rappresentate dai quadrilateri di colore chiaro senza dettagli di disegno all'interno.
Figura 5
Una decorazione di questo tipo è visibile nella parte superiore della tomba di Nakoddar (figura 6), dove si rilevano gli elementi che rappresentano l'idea di contrazione ed espansione.
Figura 6
Tomba di Nakoddar (Punjab)
In questo caso gli elementi di colore scuro a stella ottagona sono alternati ad elementi di colore chiaro a forma di croce. La forma della stella ottagona è in questo caso una evoluzione dei quadrati inscritti e ruotati della figura precedente.
Altri esempi di questo tipo di rappresentazione sono visibili nelle decorazioni musive negli edifici di culto cristiano come nel frammento conservato nella chiesa di S.Lorenzo in Lucina (figura 7).
Figura 7
S.Lorenzo in Lucina (Roma)
Lo schema risultante è di una alternanza di stelle ottagone e di croci che rappresentano rispettivamente la fase di espansione e la fase di contrazione assimilabili anche alle fasi di soluzione e coagulazione del simbolismo alchemico. [2]
Un chiaro esempio di questa struttura alternante stelle e croci su base ortogonale si ritrova nella forma di alcune ceramiche di Kashan (figura 8), dove all'interno del perimetro del singolo elemento, la cui forma costituisce la base portante del significato simbolico, l'artefice ha avuto la possibilità di elaborare ulteriori forme simboliche ispirate a rappresentazioni meno astratte della pura struttura geometrica, come animali e fiori, e quindi più mediate nel rapporto con la realtà trascendente simboleggiata.
Figura 8
Formelle in ceramica (Kashan)
L'idea e l'uso della complessità è funzionale alla rappresentazione della realtà, e tale complessità è anch'essa suscettibile di essere interpretata simbolicamente, sia nella rappresentazione diretta della natura manifestata, che in molti casi è estremamente differenziata e complessa, [3] sia nel suo rapporto con il principio unico trascendente, dove alla massima espressione di molteplicità corrisponde analogicamente la suprema unità.
Proseguendo ad analizzare la rappresentazione ortogonale, possiamo notare come alcuni schemi decorativi riescano a trasmettere il contrasto tra espansione e contrazione, adottando una struttura ottagona in sostituzione di quella quadragona, quindi attraverso un aumento del numero dei lati del simbolo dell'espansione.
Dopo aver illustrato il significato principale di questo tipo di decorazione, che di alternanza, vediamo come in monticasi vi si aggiunga l'aspetto non secondario della complessità.
Ricordiamo quanto precedentemente esposto a proposito del rapporto di analogia insito nella rappresentazione simbolica, ciò che è complesso ad un livello inferiore trova la sua corrispondenza in ciò che è semplice ad un livello superiore. Nello specifico la complessità e la frammentazione degli elementi decorativi descrivono la molteplicità della manifestazione e indicano, per analogia, l'unità del principio trascendente.
Un esempio della notevole complessità decorativa raggiunta elaborando la base strutturale della rappresentazione ortogonale dei punti e dei loro intervalli, si trova nelle decorazioni della moschea di Damghan.
Figura 9
Minareto della Moschea di Damghan
In queste decorazioni viene mostrato in modo chiaro come l'individuazione dei punti, e per la precisione i punti di intersezione delle rette ortogonali che formano il piano medesimo, possano essere rappresentate per mezzo di croci. Pertanto, la croce bidimensionale individua eminentemente il centro, e ogni punto del piano è, come abbiamo visto, il centro del piano cui appartiene, in virtù dell'estensione indefinita del piano stesso.
E' quindi vero e di profondissimo significato, attribuire il valore di concentrazione [4] agli elementi che rappresentano i punti del piano, privi di dimensione, e questi punti di concentrazione sono in rapporto analogo con i loro intervalli, a cui si attribuisce il valore di espansione in relazione alla loro natura dimensionale, seppur indefinitamente piccola.
note:
[1] Il legame tra il movimento della danza e la creazione e distruzione è rappresentato da Siva che danzando crea e distrugge i mondi.
[2] Tutti i processi di trasmutazione alchemica sono ricondotti alla formula solve et coagula intesi come i due poli di ogni operazione di evoluzione spirituale.
[3] Per avere una semplice idea della complessità della natura basti considerare un albero, il numero, le forme ed i colori di ogni una delle sue foglie e quando osserviamo un bosco su una collina lontana proviamo ad immaginare complessivamente tutti gli alberi e tutte le foglie di ogni albero fin nei loro più minuti dettagli.
[4] Il termine concentrazione viene inteso nel suo significato di riconduzione al centro nella sua più ampia accezione, dal centro del microcosmo umano al centro del macrocosmo universale.