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    Enclave MUSSOLINISTA
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    Predefinito Per finirla con il «mito del 25 Aprile» 25 Aprile 1945 - 25 Aprile 2003

    E, per non dimenticare...



    Cinquantotto anni fa, tra l'Aprile ed il Maggio 1945, volgeva al suo termine la fase europea del Secondo conflitto mondiale.
    L'Italia e la Germania - e qualche mese dopo, il Giappone - sopraffatti militarmente da una coalizione di ben 51 Stati (i cosiddetti Paesi Alleati) e devastati dal soverchiante impiego di mezzi e di risorse materiali messi in campo dall’incontenibile macchina bellica statunitense, risultavano sconfitti.
    Nonostante la disfatta militare e la capillare epurazione politica messa in atto in Europa dai vincitori, le idee che il Fascismo mussoliniano ed il Nazional-Socialismo hitleriano erano stati capaci di infondere nel cuore delle rispettive popolazioni, continuavano però ad essere e ad esistere in segreto, rappresentando così, in fieri, la più seria minaccia per le vecchie e stantie ideologie dell'Ottocento riportate in auge, con la forza delle armi, dagli eserciti Alleati e dalla restaurazione democratica.
    Non dimentichiamo, infatti, che le idee rivendicate da Roma e da Berlino, tra gli anni '20 e '40, avevano già facilmente sottolineato i limiti del comunismo e della liberal-democrazia, smascherato il ruolo dell'URSS e rimesso drasticamente in discussione la dominazione del mondo da parte delle principali potenze demoplutocratiche e reazionarie dell'Occidente. Una battaglia che, il 10 giugno 1940, Mussolini definirà come “ la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze di tutto l'oro della Terra ”.
    Non dimentichiamo, inoltre, che le idee espresse e divulgate in quell'epoca dai regimi dell'Asse, avevano suscitato l’entusiasmo ed acceso le nobili speranze della migliore gioventù europea e mediterranea (ed in molti casi mondiale) e conquistato alla loro causa, senza colpo ferire, la quasi totalità dei Paesi del vecchio Continente.
    Non dimentichiamo, in fine, che per contrastare l'irresistibile ascesa di quelle idee, proteggere i loro biechi interessi economici ed imporre, contro ogni logica, la restaurazione dei vecchi regimi, le forze Alleate dovettero scatenare la Seconda guerra mondiale che provocherà, come sappiamo, all'incirca 52 milioni di morti.
    La favola dell’Hitler guerrafondaio che avrebbe voluto la guerra ad ogni costo, può essere facilmente "smontata" dall'evidenza dei fatti...
    "Si le citoyen était renseigné - scriveva in quell’epoca il pacifista ed antifascista francese George Demartial nel suo La Légende des Démocraties pacifiques, Paris, P.U.F., 1939 - il saurait que le premier acte d'Hitler, en arrivant au pouvoir, fut de déclarer “ l'Allemagne toute prête à détruire ce qu'on lui avait laissé d'armes si les nations voisines procédaient aussi radicalement à la même suppression ” (discours du 17 mai 1933), qu'il proposa ensuite, non moins vainement, une limitation des armements, la renonciation à l'artillerie lourde, aux tanks, aux bombardements aériens et aux gaz, qu'il renouvela la proposition de soumettre à un référendum des peuples allemand et français un projet d'entente pacifique, et qu'on lui répondit que ce serait contraire aux prérogatives du Parlement français, qu'il proposa enfin à la France de fixer l'armée des deux Etats à 300.000 hommes, mais que par la fameuse note du 17 avril 1934, le Gouvernement de M. Doumergue (français) refusa cet arrangement, qui aurait évité la reprise vertigineuse de la course aux armements et vraisemblablement modifié l'histoire de ce temps" .
    Se questa opinione insospettabile non dovesse bastare, teniamo conto di due soli elementi: quello riguardante l'invasione della Polonia da parte delle forze del Reich e quello dell'effettivo inizio dell'offensiva tedesca contro la Francia e la Gran Bretagna.

    L'invasione della Polonia

    Senza rifare la storia del principio enunciato nel 1919 dall'allora Presidente degli Stati Uniti Thomas W. Wilson, relativo al diritto dei popoli di disporre liberamente della loro indipendenza e della loro autodeterminazione, diciamo che oggi come ieri, questo sacrosanto principio continua ad essere valido solo per certi popoli e non per altri, come i Tedeschi o i Palestinesi, senza parlare dei Curdi, degli Armeni, dei Crimei, dei Tibetani, dei Maori, dei Kanak, dei Ceceni, dei Corsi, dei Bretoni, dei Bosniaci, dei Baschi, dei Panamensi, degli Iracheni, dei Serbi, ecc.
    Senza rifare la storia del referendum organizzato nel 1938 nella città libera di Danzica dalla SDN, con il controllo neutrale di osservatori Svizzeri, che confermerà, alla stragrande maggioranza, la volontà dei suoi abitanti di riunirsi con la madre patria tedesca, diciamo che il "valore" della democrazia, per i cosiddetti democratici, è soltanto un valore relativo: quando vincono loro, tutto va bene, quando vincono gli "altri" (vedi: il Fronte Islamico della Salvezza, in Algeria, nel 1989; il Front National di Le Pen in Francia nel 1984, nel 1995 e nel 2002; la vittoria del Polo della libertà, in Italia, nelle elezioni del 27 Marzo 1994; il Partito Nazional-Liberale di Haider qualche anno fa, in Austria) quei risultati non contano!
    Senza rifare la storia a proposito dell’obbligo imposto alla Germania dagli Alleati (Versailles 1919) di cedere la Posnania, la Silesia ed una parte della Prussia Orientale alla Polonia. Senza rifare la storia del rifiuto polacco di ritirarsi dalla città di Danzica (Tedesca al 98% e che aveva liberamente votato la sua riunificazione con la madre patria) o di concedere un qualunque corridoio di accesso a quella città per riunirla fisicamente alla Germania contro adeguata compensazione territoriale o finanziaria (rifiuto che può essere così sintetizzato: dopo avere accettato il principio proposto da Berlino, i responsabili di Varsavia, incoraggiati da quelli di Parigi e di Londra, opporranno il loro veto e decreteranno la mobilitazione generale in Polonia). In fine, senza rifare la storia del Patto Germano-Sovietico dell'Agosto 1939, né dell'invasione congiunta della Polonia da parte delle truppe tedesche (1 settembre 1939) e sovietiche (17 Settembre 1939), né della spartizione della Polonia tra queste due potenze - ed ammesso e non concesso che quell'invasione non fosse giusta - i cosiddetti storici dell'antifascismo militante, oltre alla loro favola a proposito dell’"Hitler guerrafondaio", dovrebbero pure spiegarci la ragione per cui, la Francia e la Gran Bretagna, per difendere e proteggere ufficialmente il diritto all’indipendenza della "povera Polonia invasa", ritennero opportuno, nello stesso mese di Settembre 1939, dichiarare la guerra esclusivamente alla Germania, evitando di dichiararla all'URSS (l'altro Paese artefice della stessa occupazione) e, cosa più grave, dimenticando... l'altra metà della Polonia invasa ed annessa dai Sovietici nella stessa occasione. Un territorio rimasto annesso ed integrato all'URSS anche dopo la fine della Seconda guerra mondiale e tuttora facente parte integrante della C.S.I., nonostante il crollo del regime sovietico nel 1991!

    L'altro punto da analizzare

    Il secondo elemento di riflessione è quello relativo all'altra favola antifascista riguardante la volontà di Hitler di scatenare la guerra ad ogni costo, per imporre il suo dominio sul mondo e la schiavitù per tutti gli altri popoli della Terra.
    Anche in questo caso, i soliti storici, quasi sempre "leggermente amnesici" quando si tratta di portare le prove delle loro gratuite affermazioni, dovrebbero pure spiegarci per quale ragione, la "potentissima Germania" che già dal 1938 voleva scatenare la guerra (sic!), dovette attendere ben otto mesi (tra il 1 Settembre del 1939 ed il Maggio del 1940), prima di potere lanciare le sue truppe contro la Francia e la Gran Bretagna, in Europa!
    Se non fossero in malafede, i soliti storiciastri e pennivendoli di regime, avrebbero senz'altro "scoperto" che la Germania, dopo la dichiarazione di guerra da parte delle Francia e della Gran Bretagna, per potere contrastare quei due Imperi multinazionali e scatenare la sua controffensiva, era stata costretta a riconvertire in tutta fretta la totalità della sua industria nazionale.
    La Germania, infatti, se nel 1939 fosse stata così forte militarmente come lo sarà invece nel Maggio del 1940, non solo avrebbe guadagnato otto mesi di preparazione militare rispetto ai suoi nemici, ma sarebbe stata addirittura in condizione di vincere la guerra!

    Il razzismo & affini

    E il razzismo... direte voi, ed i crimini contro l'umanità che vengono solitamente imputati al Fascismo ed al Nazional-Socialismo, non sono degli argomenti sufficienti per giustificare la quasi sessantennale persecuzione di queste due ideologie da parte antifascista?
    Anche il questo caso, possiamo facilmente dimostrare che certe menzogne sono come "le coperte corte": quelle coperte, cioè, che quando riescono a coprire le spalle, lasciano scoperti i piedi, mentre quando riescono a coprire i piedi, lasciano inevitabilmente scoperte le spalle!
    Prendiamo l'accusa di razzismo e, perché no, di colonialismo.
    Inutile, in questa sede, parlare del "razzismo fascista". Quando i Fascisti cantavano "Faccetta nera", proteggevano e sovvenzionavano in Italia i principali leaders nazionalisti arabi ed emettevano quotidianamente da Radio Bari per sostenere le giuste lotte di quei patrioti contro il colonialismo francese ed inglese nel Medioriente, le "vergini immacolate concezioni" della democratica Francia e della democratica Gran Bretagna occupavano, razziavano e sfruttavano, nello stesso periodo, la quasi totalità dei paesi del mondo, tenendo in segregazione e servaggio forzato più di un miliardo di esseri umani, rei soltanto di essere nati in quei luoghi o di avere avuto la sfortuna di vivere all’interno di quei territori!
    Per capire il senso delle nostre affermazioni, diamo una rapida occhiata alla situazione coloniale della Francia (che con una popolazione autoctona di 38 milioni di abitanti, possedeva un impero coloniale di all'incirca 15 milioni di chilometri quadrati!) e della Gran Bretagna (che con una popolazione autoctona di 47 milioni di abitanti possedeva un impero di all'incirca 55 milioni di chilometri quadrati!) alla vigilia della Seconda guerra mondiale.

    Le colonie francesi

    L'espansione coloniale francese, giunta al suo apice nel 1931, può così riassumersi: Algeria (conquistata ed annessa tra il 1830 ed il 1870), Costa d'Avorio (1842), Gabon, Congo, Ubangui (1845-1900), Tahiti e la Polinesia ((1842-1887), Indocina (Cocincine, Cambogia, Annam, Tonkino e Laos tra il 1859 ed il 1893), Gibbuti (1862), Africa occidentale sub sahariana: Senegal, Niger, Guinea, Dahomey, ecc. (1880-1899), Tunisia (1881), Madagascar (1885), Marocco (1912) e, con l'autorizzazione della Società delle Nazioni (l'O.N.U. dell'epoca...), Siria, Libano, Camerun, Togo (1919).
    Questo, naturalmente, senza parlare dei possedimenti francesi nell'oceano Pacifico (le isole di Clipperton, quelle di Wallis-et-Futuna e quelle della Nuova Caledonia), nell'Oceano Indiano (le isole Crozet, quella della Réunion, le isole Comores, Kerguelem, la Nuova Amsterdam et Saint Paul), nell'oceano Atlantico (Saint-Pierre et Miquelon, la Guagalupe, la Martinique, la Guyana francese) o in India (Mahé, Karikal, Pondichéry, Yanaon, Chandernagor) o in Cina (Kuang-Céù).

    Le colonie inglesi

    A sua volta, l'espansione coloniale Inglese negli anni '30, può così essere riassunta: Colonia del Capo in Sud Africa (1806-1815), Isole Maurice (1810), Singapore (1819), Gold Coast in Africa Occidentale (1821-1874), Australia (1825-1840), Nuova Zelanda (1840), Hong Kong (1842), India (1858), Nigeria (1861-1902), il "dominion" del Canada (1867), Malesia ed Isole Figi (1874), Egitto (1882), Somalia, Kenya, Uganda, Rodesia, ecc. in Africa Occidentale (1884-1902), Transvaal e Orange in Sud Africa (1899-1902) e, con l'autorizzazione della SDN, Palestina, Transgiordania, Iraq, Tanganika e Namibia. Questo, senza contare i possedimenti britannici nell'Oceano Pacifico (le isole Pitcairn, le isole Cook, le isole Phoenix e Tokelau, le isole Jarvis, Palmyra e Christmas, le isole Gilbert, Ellice, Nauru, Salomon, la Nuova Guinea, l'isola di Norfolk, l'arcipelago del Borneo), nell'Oceano Indiano (le isole Andaman, le Nicobar, Ceylon, le isole Laguedives, le Maldive, le Chagos, le Seychelles, Zanzibar, Socotra), nell'oceano Atlantico (Sant'Elena, Tristan da Cunha, South Georgia, Ascension, le isole Falkland, la Guyana britannica, Trinité et Tobago, Grenade-Barbade, Dominique, Antigua, Barbuda, la Giamaica, le Bermude, le Bahamas, l'Honduras britannico). Senza parlare, naturalmente, dell'Irlanda, della Birmania, di Gibilterra, di Malta, di Cipro, della Gambia, della Sierra Leone, del Sudan, del Bechuannaland, del Barein, dello Yemen del Sud, del Kuwait, degli Emirati arabi, del Pakistan, di una parte dell'Afganistan, di Weihauwei e di tutti quei territori su cui, senza possederli, la corona d'Inghilterra esercitava delle forti influenze politiche e militari, come l'Iran, l'Arabia Saudita, l'Argentina, ecc.
    Queste "vergini immacolate concezioni", nel 1936, dall'alto del loro "altruismo anticoloniale", ebbero addirittura la faccia tosta di accusare l'Italia fascista di colonialismo (in quanto quest'ultima, per delle ragioni che non staremo qui ad enumerare o a spiegare, aveva, in quel periodo, occupato ed annesso l'Etiopia) e di far votare contro di essa delle pesanti sanzioni economiche nel quadro della Società delle Nazioni di Ginevra. Sanzioni che – non dimentichiamolo – costrinsero l’Italia di Mussolini a rivedere radicalmente la sua politica nei confronti di Berlino e ad accettare, negli anni successivi, l’alleanza con il III Reich.

    La "decolonizzazione"

    Il loro "liberalismo", la loro "democrazia" ed il loro "rispetto" della libertà, dell’indipendenza, dell'autodeterminazione dei popoli e dei diritti umani lo abbiamo visto e potuto costatare dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
    La quasi totalità delle colonie francesi e britanniche, per potere riconquistare la loro indipendenza ed accedere alla loro emancipazione politica e civile, furono costrette, tra il 1953 ed il 1965-68, ad intraprendere delle lunghe e sanguinose guerre di liberazione nazionale, con l'inevitabile "corollario" di distruzioni, devastazioni e, come al solito, qualche milione di morti...

    Parliamo di oggi

    Oggi che di colonie non si parla più e che il "colonialismo" è stato ufficialmente bandito dal vocabolario di questi Paesi, la Francia e la Gran Bretagna continuano impunemente ad imporre la loro tutela economica alla quasi totalità dei loro antichi possedimenti coloniali, nonché ad occupare dei territori che fino a prova del contrario, geograficamente e storicamente, francesi e britannici non lo sono mai stati.
    Nel caso della Francia: la Guadalupe, la Martinique, la Guyana Francese., la Réunion, la Nuova Caledonia, la Polinesia Fr., Wallis-et-Futuna, le Terre australi e antartiche Fr. (Kerguelen), la Mayotte, Saint-Pierre-et-Miquelon, Saint-Paul. Una serie di possedimenti che vengono ufficialmente e pudicamente definiti "Territoires d'Outre Mer".
    Nel caso dell'Inghilterra: l'Irlanda del Nord; le isole di Jersey, Guernesey, Aurigny e Sercq sulla costa francese; l'isola di Anguilla; l'arcipelago delle Bermude nel Golfo del Messico; le isole Falkland sulla costa argentina; le isole Cayman; Gibilterra in territorio spagnolo; Hong Kong in Cina (che è stata restituita soltanto nel 1997); nonché l'isola di Man, l'isola di Montserrat, le isole Chagos, le isole Pitcairn, le isole di Sant'Elena, Tristan De Cunha e Ascension, le isole Sandwich, le isole Turks e Caicos, le isole Vergini (come Tortola, Anegada, Virgin Gorda), ecc.

    L'amico Americano

    Non parliamo dei "democratici" Stati Uniti che non hanno mai - dicono loro! - posseduto colonie nel corso della loro storia e che razzisti non lo sono mai stati!
    In chiaro, questo vuole dire: tutela politica, economica e militare sull'Isola di Cuba dal 1898 al 1958; annessione di Guam, delle Filippine e di Porto Rico (1901); controllo economico e tutela militare su Santo Domingo (1905); intervento militare nel Messico (1914), tutela politica ed economica sull'isola di Haiti (dal 1915 ad oggi), su Panama (dal 1914 al 1999); sul Nicaragua (dal 1912 ad oggi), il tentativo di riconquista di Cuba nel 1961; l'intervento militare a Grenada nel 1953, i raid aerei contro la Libia nel 1986, la rioccupazione militare di Panama nel 1989, i bombardamenti a tappeto sull'Iraq nel 1991 e di quelli “ intelligenti ” sulla Serbia ed il Kossovo, ecc.
    Non parliamo della "Conquista" del West (il Kentucky, l'Indiana, l'Illinois, il Tennessee, il Mississippi, il Wisconsin, il Minnesota, il Dakota, l'Arkansas, l'Oklahoma, il Kansas, il Nebraska, il Colorado, l'Arizona, lo Wyoming, il Montana, l'Idaho, l’Utah, il Nevada), tutti territori sottratti con l’inganno, la forza e la brutalità delle armi agli Indiani d'America ed annessi dagli Stati Uniti.
    Non parliamo della altre "annessioni" territoriali: "l'acquisto" della Louisiana ai Francesi nel 1803 e della Florida agli Spagnoli nel 1819; "la cessione" dell'Oregon da parte dell'Inghilterra; il furto del Texas (1845), del Nuovo Messico e della California (1848) al Messico.
    Vediamo adesso le loro "colonie" attuali.
    Nel 1997, infatti, i territori extra americani che gli USA continuano ad occupare e sottomettere sono: Guam, le Marianne del Nord, le isole Marshall, la Micronesia, Palau, Porto Rico, le isole Samoa Orientali e le isole Vergini americane (Saint-Thomas, Sainte-Croix e Saint-John), nonché l’isola di Diego Garcia (nell’Oceano Indiano), le isole Hawaii, il canale di Panama (quest’ultimo, solo amministrativamente e ufficialmente restituito, anche se le numerose basi militari statunitensi all’interno di questo paese continuano ad assicurare il suo stretto controllo strategico!).
    Questo, senza contare le migliaia di basi militari americane disseminate nel mondo ed i Paesi su cui gli USA esercitano una precisa influenza politica, economica e militare, come l'Egitto, l'Arabia Saudita, il Kuwait, la Corea del Sud, Taiwan, l'Italia, la Germania, la Grecia, la Spagna, la Turchia, il Marocco, la Tunisia, la Giordania, diversi paesi dell’Africa Centrale, ecc.
    Visto che stiamo parlando degli Stati Uniti, chi è a conoscenza, ad esempio, che questo Paese, durante tutto il XVIII° secolo ha semplicemente industrializzato l'istituzione della schiavitù importando al minor prezzo possibile milioni e milioni di Negri dall'Africa (il cosiddetto "legno di ebano"...)? Chi è al corrente che questi ultimi venivano sbarcati nei porti Americani di Charleston, Savannah, Wilmington, Providence, ecc., dove venivano "liberisticamente" commercializzati all’asta dai Puritani americani della Nuova Inghilterra (Boston, Salem, New London, ecc.) e, per la maggior parte, rivenduti, con immensi guadagni, ai piantatori di cotone ed all'aristocrazia "Bourbons" degli Stati del Sud?
    Nel 1860, il numero complessivo di quegli schiavi ammontava a circa 4 milioni. Questo, naturalmente, senza tenere conto dei circa 2,5 milioni di morti, di stenti o di maltrattamenti, durante il loro trasferimento o durante la loro prigionia!
    Gli stessi Puritani di cui sopra, dopo avere saturato il mercato del “legno di ebano” ed essersi arricchiti sulle spalle degli Stati Americani del Sud, propugneranno la liberazione degli Negri (anche perché, si erano accorti che mantenere uno schiavo costava molto di più che sfruttare un semplice salariato!) e dopo una guerra sanguinosissima (la guerra di Secessione del 1861-1865) contro gli Stati Confederati, aboliranno ufficialmente la schiavitù nel 1865.
    Diciamo ufficialmente, poiché, la discriminazione razziale contro i Negri sarà abolita, a livello Federale, soltanto nel 1962; mentre nello Stato del Mississippi, la segregazione scolastica durerà fino a tutto il 1964!
    Non dimentichiamo, infatti, che persino durante la Seconda guerra mondiale, mentre la propaganda statunitense parlava del "razzismo" nazista e lo additava al pubblico ludibrio, nell'esercito degli Stati Uniti, i soldati negri americani, non solo non avevano il diritto di accedere alla scuola ufficiali o sottufficiali, ma erano inquadrati e combattevano all'interno di unità speciali, separate dalle altre, che erano comandate da ufficiali bianchi.
    Non parliamo delle condizioni pietose e scandalose nelle quali, ancora oggi, la maggior parte dei Negri d'America (all'incirca 25 milioni) vivono, essendo per lo più "confinati" all'interno di veri e propri ghetti, tristi e miserabili, al margine della società reale e geograficamente situati quasi sempre alla periferia o nelle zone economicamente più povere e disagiate delle diverse città di questo Paese.
    Le recenti rivolte di Negri ad Atlanta, Denver, La Vegas, Los Angeles, San Francisco, New York, ecc., largamente represse nel sangue dalla Polizia e dalla Guardia Nazionale americane, testimoniano - se ancora fosse necessario dimostrarlo - dell'ignobile condizione nella quale, nel Terzo millennio, sono ancora costrette a vivere quelle popolazioni.
    Per restare nel tema, potremmo parlare della spregevole e turpe situazione sociale tuttora riservata agli Ispanici autoctoni del Sud degli Stati Uniti o agli immigrati Messicani o Latino-Americani. Ma limitiamoci, in questo contesto, a parlare dei soli Pellerossa, i famosi Indiani d'America...

    C'erano una volta gli Indiani...

    Per misurare, infatti, il valore intrinseco che gli Stati Uniti attribuiscono ai Diritti dell'Uomo, sarebbe bene poter sapere - una volta per tutte - che fine hanno fatto, in America, tra il 1774 ed i nostri giorni, i Sioux, i Navaco, gli Cheyenne, gli Apache, i Comanci, gli Arapau, i Crow, gli Irochesi, i Moicani, gli Cherokee, i Creek, i Fox, gli Yanktonesi, i Sacs, i Monominoo, i Mic-Mac, i Winnobagoo, i Patawatomi, i Delawaico.
    Oppure, dove sono andati a finire, nel frattempo, i Shoshone, gli Ogibwa, gli Erié, i Pawnee, gli Shawnee, i Tuscarora, i Powhatan, i Penobscot, i Gros-Ventres, gli Algonquini, i Missuri, gli Illinois, i Pamlico, i Catawba, gli Yuchis, i Timicua, i Calusa.
    O ancora, come sono "svaniti nel nulla” i Seminole, i Mescarelos, i Nasi Forati, gli Chinook, gli Alabama, i Caddo, gli Osage, i Kansa, gli Iowa, i Kiowa, gli Atakapas, i Santee.
    A questa macabra e singolare enumerazione di Indiani “dileguati" o “scomparsi", potremmo ugualmente aggiungere i Whichita, i Lipan, gli Chiricaua, gli Oto, i Kickapoo, i Miami, i Shatot, i Mobil, i Biloxi, i Chitimaca, i Rogue-River, gli Athabascan, i Piedi Neri (Blackfoot).
    Potremmo, inoltre, parlare dei Pueblo, dei Gigarilla, dei Tonoan, dei Bannocks, degli Yankton, degli Omaha, dei Tonkawa, dei Caracaua, dei Pima, dei Papago, degli Uapau, dei Paiute.
    Potremmo, in fine, interessarci alla “discendenza” o allo "sviluppo demografico" che hanno avuto, da allora, gli Hopis, gli Uti, i Serrano, i Makah, i Pocahonta, i Flathead, gli Ogibua, i Teton, i Pomo, i Tillamook, i Shumash, gli Yokutis e gli Zuni. Senza dimenticare i Walla Walla, i Bannook, i Mogiave, gli Yuma, i Maricopa, i Costano,, gli Yurok, i Tillamook, gli Arikara, i Dakota, i Winnebago, i Pennacook, gli Ondaga, gli Oneida, i Calusa, i Karankawa, i Piankash, gli Oglala, i Kalapuya, gli Ottawa, ecc.
    Dei 5 o 6 milioni di Indiani che vivevano nell'attuale territorio degli Stati Uniti d’America prima della cosiddetta Conquista del West, all'alba del XX° secolo, non ne erano rimasti che 250.000!
    Quei Pellerossa, tra il XVIII° ed il XIX° secolo, sono stati sistematicamente braccati, scacciati e sradicati dai loro territori, vigliaccamente provocati ed umiliati nel loro amor proprio, privati di ogni tipo di risorse, affamati, repressi, sterminati.
    Non parliamo dei superstiti...
    I circa 100.000 Indiani sopravvissuti ai massacri ed appartenenti alle diverse tribù originarie, sono stati accantonati in quelle che ancora oggi gli Americani continuano pudicamente a definire le "Riserve Indiane".
    In realtà, dei veri e propri zoo umani per "animali rari", situati per la maggior parte nel territorio dell'Oklahoma. Musei viventi della vergogna, ciclicamente popolati dagli ultimi discendenti delle fiere e coraggiose tribù indiane di un tempo. Individui, per la maggior parte, divenuti mezzi-clown e mezzi-degenerati fisici, avviliti e diminuiti nell'anima dalla droga e dall'alcol. Tutta gente che, salvo rare eccezioni, tenta di sopravvivere, giocando il ruolo, ad ore, del "selvaggio Pellerossa" degli scenari cinematografici di Hollywood, con in testa ridicole piume di plastica ed addosso volgari costumi da "circo". Questo per far divertire e distrarre i soliti bambini viziati ed obesi delle principali megalopoli industriali del Paese o gli scialbi e vacillanti pensionati delle inquinate e sovraffollate città americane.
    Tutto questo, per dire che i cosiddetti custodi della democrazia e dei diritti dell'uomo, prima di parlare di "razzismo" fascista dovrebbero prima di tutto guardarsi nello specchio della loro Storia e fare un sereno ed onesto esame di coscienza. Esame di coscienza (se ancora ne hanno...) che dovrebbe ugualmente includere - oltre ai criminali e gratuiti bombardamenti atomici di Hiroshima (140 mila morti) e di Nagasaki (70 mila morti) - i “campi di concentramento” (in particolare, quelli di: Opelika, Pinal County/Gila River, Aliceville, Yuma County/Colorado River, Florence, Crossville, Jerome-Chicot/Drew Counties, Rohwer/Descha County, Manzanar/Inyo County, Trinidad, Granada/Prowers County, Fort Carson/Canon City, Avon Park, Minidoka/Jerome Counties, Chanute AFB/Rantoul, Concordia, Livingston, Houlton/Northern Maine, Scottsbluff, Northern Vermont/Lake Francis, Fort Bragg, McAlester, Fort Sill/Lawton, Mexia/East of Waco, Millard County/Central Utah, Indiantown/Harrisburg, Brigham City, Wendover, Beckley/Alderson/Lewisburg, Heart Mountain/Park County, ecc.) organizzati sul loro territorio nel corso del Secondo conflitto mondiale (ed anche al di là...), per la quasi totalità dei cittadini Americani di origine Giapponese, Tedesca ed Italiana (tra i 3 ed i 4 milioni di persone di ogni età, pensiero e condizione) che furono arbitrariamente arrestati, deportati manu militari nelle zone più desolate ed impervie del paese e rinchiusi dietro ai fili spinati “democratici” (con morie generalizzate avvicinanti il 25-30% degli internati!) dal 1941 a tutto il 1949-50 (ed in certi casi fino al 1951-52), per il solo “crimine” di avere un’origine etnica e culturale diversa da quella anglo-sassone!

    Il razzismo nazista

    Le candide “vestali del mondo libero” dovrebbero fare un identico esame di coscienza prima di parlare del cosiddetto razzismo nazista.
    Quando mai, il Nazional-Socialismo tedesco (quello vero e non quello impersonificato dai cosiddetti Skineds...), con tutti i suoi pregi e tutti i suoi innumerevoli difetti, si è mai sognato di essere anti-turco, anti-arabo, anti-vietnamita o semplicemente anti-straniero?
    Basta sfogliare un qualunque libro di storia seria, per apprendere che durante il Secondo conflitto mondiale, il Gran Muftì musulmano di Gerusalemme, Haji Amin Al-Husseini, parlava da Radio-Berlino per incitare alla rivolta i popoli Arabi sottomessi e colonizzati dalla democratica Francia e dalla democratica Inghilterra; che il generale Rachid Ali al-Khilani, nel 1941, aveva preso il potere in Iraq reclamandosi delle ideologie dell'Asse; che lo Shah Reza d'Iran aveva delle simpatie naziste e per quella ragione era stato detronizzato, costretto ad abdicare e deportato in Sud Africa dagli Inglesi nel 1942 (dove fu fatto morire di stenti, in prigionia, a Johannesburg, nel 1944); che il Polacco Dr. Szymkowicz, Mufti dell'Ostland, e Mohamed El-Gazani, poeta e capo fila dei Musulmani antisovietici dell'URSS, avevano aderito al Nazional-Socialismo; che il Turco Alparsan Türkes (capo dei "Ulkücüler" e delle "Formazioni Turaniane") era un alleato del III Reich; che gli Indiani Ali Ginnah (futuro fondatore del Pakistan nel 1949), i fratelli Subhas e Sarat Shandra Bose, il Dr. M.K. Mukherjee, Nambiar Habibur Rahman e diversi leaders del Sud-Est Asiatico si erano politicamente schierati dalla parte dell'Asse Roma-Berlino-Tokio.
    Basta informarsi adeguatamente per scoprire che la maggior parte dei Movimenti nazionalisti arabi dell'epoca - come il "Mouvement des Jeunesses Destouriennes" di Férid Bourguiba; il "Parti National Arabe" di Benouna; il "Parti National des Réformes" di Abdel Khaled Torrès; il "Comité d'action révolutionnaire nord-africain" di Yassine Abderrahmane; le "Chemises Bleues" di Mustapha El-Ouakil; "Jeune Egypte" di Ahmed Hussein; le "Chemises d'Acier" di Michel Aflak e Salah El-Din El-Bitar; "Misr-el-Fatat", le "Chemises Vertes" egiziane; la "Haras el-Arab", la Guardia Araba siriana; il Gruppo "Nadi-el-Arabi" del Dr. Saïd Abd el-Fattah Iman; il "Club el-Mutunah" di Saïd Thabit e Amine El-Rueihei; il "Club El-Futuah" di Abdul Ghafur El-Bedri; il "Comité d'Action Marocain" di El-Uazzani; il "Consiglio di difesa della Palestina Araba" di Nabi El-Azma e Adil Arslan; il "Cercle Franco-Musulman" di Mohamed Luaïeb; la "Lega d'Azione Nazionalista" di Abu El-Huda El-Yafi; la "Fraction Istiqlal" di Ahmed Balafrej, Brahim El-Uazzani e Mohamed Lïazidi; il Movimento degli "Ufficiali Liberi" del Generale egiziano Aziz El-Misri; ecc. - sostenevano apertamente la politica di hitleriana di quel periodo.
    E' sufficiente, in fine, recarsi in Medioriente, per apprendere che negli anni '30, Antoun Saadé e Fakhri El-Barudi, fondatori del Partito Popolare Socialista Siriano o Pierre Gemayel fondatore delle Falangi Libanesi (Kataeb), si erano ispirati all'ideologia nazista e fascista di quell'epoca; che il Druzo Chekib Arslan (Presidente del "Comitato Sirio-Palestinese" e fondatore del Movimento panarabo), l'Algerino Ben Badis, il Tunisino Habib Bourguiba e diversi fondatori del FLN algerino degli anni '50, nonché Gamal Abdel Nasser, Anuar El-Sadat, Abdel Munim Abdul-Rauf (dirigenti del movimento degli "Ufficiali Liberi" egiziani) e lo stesso N'Kruma (futuro Présidente del Gana) avevano espresso simpatie per quell'ideologia e ricevuto congrui appoggi finanziari e militari da parte del regime di Hitler.
    Non dimentichiamo che tra gli ispiratori del Movimento Nazionalista Arabo di quell'epoca, c'erano uomini come Hassan Salamè (Palestinese filo-nazista), i fratelli Mohammed e Ahmed el-Salman (nazionalisti iracheni filo-fascisti e rispettivamente, nel 1936, capitano e generale d'aviazione), Musftafà el-Ouakil e Ahmed Hussein (egiziani ed ex responsabili delle "camice verdi" filo-fasciste del loro paese). Ed ugualmente, Abderrahmane Yassine (nazionalista algerino filo-nazista), Takki El-Din El-Hilali (siriano filo nazista, uno degli speakers ufficiali in lingua araba di radio Stuttgart e di radio Berlino), Brahim Tobal, Rachid Driss, Hassine Triki ed il Dr. Ben Slimane (nazionalisti tunisini favorevoli all'Asse), Younès el-Bahri e Ali El-Okab (iracheni filo nazisti, speakers a radio Berlino) Belkacem Radjeff e Momahed Igherbouchène (Berberi o Kabili filo nazisti, speakers a radio Paris-Mondial), Mansour Daoud (Principe egiziano ed ex volontario nelle Waffen-SS), Béchir Madhébi (Tunisino ed ex responsabile dei servizi di propaganda dell'Asse nel suo paese), El-Salam Benouna, El-Naciri, Brahim el-Ouazzani (nazionalisti marocchini filo nazisti) e Mohammed El-Maadi (Maghrebino ed ex Comandante della prima Brigata volontaria Araba nei ranghi della Wehrmacht, in Francia), ecc.
    Questo, naturalmente, senza contare le centinaia di migliaia di volontari Bosniaci (due Divisioni musulmane Waffen-SS, la 13^ Gebirg-Division "Handschar" e la 23^ Gebirgs-Division "Kama"), Croati (cinque Divisioni Nazionali "Hravatsko Domobranstvo", la "Crna Legija", la Milizia Ustascia, nonché due Divisioni e numerose Legioni volontarie sul fronte dell'Est), Albanesi (Waffen-Gebirgs-Division der SS "Skanderberg" guidata da Mostepha Bey Frashery), Cosacchi (la Ostlegion, la XIV^ Kosaken-Kavallerie-Korps der SS Don-Kosaken, la 19^ Waffenverbände der SS “ Kuban-Kosaken ”, la 20^ Waffenverbände der SS “ Terek-Kosaken ”, la 21^ Waffenverbände der SS “ Sibir-Kosaken ”), Arabi (quarantottomila volontari integrati nella Wehrmacht, senza contare quelli della "Phalange Africaine", della "Deutsch-arabische Lehrabteilung", della "Brigade El-Maadi", della "Französische Freiwilligen Legion" e delle diverse milizie armate costituite tra il 1942 ed il 1944 dal "Rassemblement National Populaire" di Marcel Déat, dal "Parti Popoulaire Français" di Jacques Doriot, dal "Mouvement Franciste" di Bucard e dal "Mouvement Social Révolutionnaire" di Eugène Delonche) e Russi, più di un milione di uomini inquadrati nella "Russkaja Osbodie Telnaja Armia", l'Esercito di liberazione nazionale russo, agli ordini del Generale Andreï Vlassov.
    Non parliamo delle Divisioni e delle centinaia di Brigate e Reggimenti composti da volontari Bulgari, Serbi (integrati nella Divisione SS "Prinz Eugen"), Turchi, Ukraini (l'Esercito di liberazione Ucraino), Bielorussi, Turkestani (la Legione Turkestana), Tartari (la Legione della Volga dell'Obersturmfürer Olzcha), Caucasici (la Legione Caucasica di Ali Khan), Azeri (la Legione SS guidata dal generale Mikhail Dudanginsky), Armeni (la Legione Armena), Georgiani (la Legione Georgiana), Tibetani (un Battaglione di volontari figurerà tra i difensori di Berlino nel 1945) ed Indiani/Indù (la 17^ Indische Legion der Waffen-SS ed i quattromila volontari del 950° Panzergrenadierregiment e della 18^ Unità della SS Freiwilligen-Panzergrenadierdivision "Horst Wessel", senza contare i 50.000 volontari dell’Indian National Army di Subhas Shandra Bose, integrati nell'esercito nipponico).
    Non parliamo degli Spagnoli della "Division Azul", dei Francesi e dei Belgi inquadrati nella "Légion Volontaires Français" e nelle Divisioni Waffen-SS "Charlemagne" e "Jeanne d'Arc"; dei Valloni della 28^ SS-Freiwilligen-Panzer-Grenadier-Division "Wallonien"; dei Bretoni della "Bretonische Waffenverband der SS"; degli Olandesi e dei Fiamminghi della Freiwilligen-Legion "Niederlande", della Freiwilligen-Legion "Flandern", delle Divisioni Waffen-SS "Westland", "Nederland" e "Langemarck"; dei Finlandesi, Danesi e Norvegesi della 11^ SS-Freiwilligen-Panzer-Grenadier-Division "Nordland" e della Divisione Waffen-SS "Wiking", della 3^ Brigata SS, del Rgt. "Norge", della 15^ SS-Freiwilligen-Legion "Norwegen" e del Freikorps Danmark; dei Galiziani della 14^ Waffen-Grenadier-Division der SS; dei Lettoni della 15^ Waffen-Grenadier-Division der SS, della "SS-Legion" e della 19^ Waffen-Grenadier-Division der SS; degli Estoni della 20^ Waffen-Grenadier-Division der SS; degli Ungheresi della 22^ SS-Freiwilligen-Kavallerie-Division "Maria Theresa", della 25^ Waffen-Grenadier-Division der SS "Hunyadi" e della 26^ Waffen-Grenadier-Division der SS "Hungaria"; degli Italiani della "29 Divisione SS" e degli altri innumerevoli stranieri integrati nelle Divisioni Waffen-SS "Horst Wessel", "Reichsführer-SS", "Hohenstaufen", "Frundsberg", Hitlerjugend", "Götz von Berlinchingen", "Das Reich", "Florian Geyer", "Wiking", "Totenkopf", "Jagdverband", "30 Januar", "Prinz Eugen" e "Leibstandarte" .
    Ricordiamo altresì i volontari Irlandesi, Britannici, Americani, Portoghesi, Greci, Polacchi, Svizzeri, Ceceni, Slovacchi, Rumeni, Sloveni, Lituani e tutti coloro che accorsero ad arruolarsi volontari sotto le bandiere del III Reich, indossando, per l'occasione, l'uniforme SS o quella della Wehrmacht, della Luftwaffe o della Kriegsmarine e che si batterono con valore su tutti i fronti di guerra, fianco a fianco con i loro camerati tedeschi, fino alla caduta di Berlino ed alla capitolazione di questo Paese, nel maggio del 1945.
    Questo multinazionalismo ideologico e pratico del Nazional-Socialismo non sarà affatto smentito nel dopoguerra.
    Non dimentichiamo, infatti, che tra i fondatori del FLN algerino c'erano: Mohammedi Said (alias Si Nacer, ex Waffen-SS musulmano, volontario in Russia nei ranghi dell'esercito tedesco e, nel 1960, comandante della Willaya 3 e membro dello Stato Maggiore dell'A.L.N.); il Dr. Djillali Ben Thami (ex membro del Partito Popolare francese di Jacques Doriot ed in quel tempo responsabile del "Croissant rouge" algerino a Ginevra) e Ahmed Mahsas (ex volontario nella Wehrmacht ed all'epoca braccio destro di Ben Bella); che tra i suoi responsabili c'erano Mohammed-Séghir Nekkache (ex agente dell'Abwer, il servizio segreto tedesco e durante la guerra d'Algeria, responsabile dei servizi sanitari del FLN) e Kaïd Ahmed (alias "Comandante Slimane", ex milite della "Legion Volontaires Français" in Russia a fianco delle forze dell'Asse ed in seguito, più volte Ministro algerino); e che tra i suoi fiancheggiatori e sostenitori c'erano numerosi fascisti e nazionalsocialisti europei come François Genoud e Jean-Maurice Bauverd (svizzeri ed ex collaboratori del Grand Muftì di Gerusalemme), il Dr. Schacht, il Gen. Wolff, il Gen. Otto Ernst Remer, il Gen. Rainer Kriebel, il col. Otto Skorzeny, il cap. Hans Rechenberg, il Dr. Walter Rauff, il col. Hans Sommer, il cap. Ernst Wilhelm Springer, il comandante Wilhelm Beissner, l'Avv. Fritz Peter Krüger, Léon Degrelle (ex capo del REX belga ed ex generale della Waffen-SS), Jean-Robert Debbaudt (ex rexista belga e combattente della Waffen-SS), Antonio Llardent (ex falangista catalano) e tanti, tanti altri camerati che per elencarli ci vorrebbe davvero un intero libro.

    L'antisemitismo

    Contrariamente all'idea preconcetta e diffusa che attribuisce al nazional-socialismo "l'invenzione" dell'antisemitismo o l'inizio della persecuzione contro gli Ebrei, è dimostrato che il neologismo "Antisemitismus" è apparso in Germania nel 1880 ad opera dello scrittore, israelita tedesco, Wilhelm Marr nel libro "Der Sieg des Judentums über das Germanentum" e che il fenomeno dell'ostilità nei confronti dei Giudei, degli Israeliti o degli adepti del Giudaesimo, è vecchia quanto il mondo...
    La costanza di questa ostilità ce la testimoniano, sia l'antichità pagana (Erotodo, "Hist. IV, 186"; Strabone, in "Storie sulla Cirenaica"; Cicerone "Pro Flacco, 28, 66"; Tacito, "Hist. V, 4,5-2"; Flavio Giuseppe, in "Guerra ebraica VII, 11", "Contro Appio II, VI" e "Prolegomeni XIV, 7, 2"; Filone "In Flaccus"; Procopio nel "De Bello Vandalico"; Giovenale in "Satira XIV, 96, 104"; Persio in "Satira V"; Ovidio in "Arte di Amare I, 75, 76"; Svetonio in "Claudius 25"; ma ugualmente Posidonio, Democrito, Plutarco, Petronio, Appollonio, Quintiliano, Filostrato, Valerio Massimo, Marcellino, Celso, Giovenale, ecc.) che l'Antico Testamento ("Genesi, XXIII, 13-20", "Esilio I, 9-10", "Esilio VIII, 22"; nonché le persecuzioni lanciate contro gli Ebrei dai Faraoni Ahmes I e Thutmes III tra il 1503 ed il 1449 a.C.).
    Ce la testimoniano, altresì, il libro di Ester (Est. III, 8 e III, 5), la distruzione del regno di Israele da parte degli Assiri nel 722 a.C; la distruzione del regno di Samaria da parte di Sennascerib, di quello della Giudea da parte di Nabuccodonosor e la deportazione degli Ebrei a Babilonia nel 586 a.C.; nonché i pogrom antiebraici in Persia al tempo di Serse I o quelli di Elefantina, in Egitto, nel 410 a.C.
    La persistenza di questo fenomeno è ugualmente attestata sia dalle persecuzioni lanciate contro i Giudei dal seleucida Antiocos IV Epifano nel 168 a.c. che dalla seconda e terza distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dei Romani nel 70 e nel 135 d.C.
    Lo stesso dicasi dell'Antichità Cristiana che già nei Vangeli - nonostante il recente e mediatico “pentimento” dell’attuale papa Giovanni Paolo II° - li considera deicidi (Atti, 2, 23; 3, 14-15; 5, 30; 10, 39; Paolo, prima Lettera ai Thessalonici, 2, 15; Giovanni, 5, 18; 19, 6-7; 19, 15; Matteo 27, 25), razza di vipere (Matteo, 23, 31-38), uccisori di profeti (Matteo, 23, 34; 23, 37; Luca 11, 47; 11, 51; 13, 34), progenie del demonio (Giovanni, 8, 44) e servi di Satana (Apocalisse 2, 9; 3, 9).
    I Concili di Elvira (306 d.C.), di Antiochia (341 d.C.) e di Laodicea (350 d.C.) fisseranno le prime regole dell' "Apartheid" ebraica. E quelle prese di posizione giustificheranno l’incendio ed il saccheggio dell’insieme delle Sinagoghe della Mesopotamia (388) voluti dall’allora vescovo di Callicinum.
    In contraddizione con l’Editto di Milano (tolleranza religiosa), conferma François de la Fontette (Histoire de l'Antisemitisme, PUF, 1991), “ un texte de 315 punit de mort quiconque adhérera à la secte impie des Juifs ” .
    Non parliamo delle prese di posizione anti-giudaiche di Tertulliano (Nationes I, 3" e "De Feiuniis, 16"), di Osio Hibericus, di papa Silvestro, del vescovo di Costantinopoli Paolo, di Eusebio di Cesarea, di Epifanio, di Diodoro di Tarso, di Cosma Indicopleuste, di Teodoro di Mopsuestia, di Prudenzio, di Isidoro di Siviglia, di Anastasio il Sinaita, di Venanzio Fortunato, di San Cipriano, San Giovanni Crisostomo; senza contare quelle di Gregorio di Nissa, di Sant Ireneo, di Origene, dell’Arcivescovo Cirillo, di San Ilario (vescovo di Poitier), di San Ambrogio, di San Agostino, ecc... Non parliamo del Codice di Teodosio del 438 d.C. nel quale il proselitismo della religione Giudaica è proibito e i diritti civili degli Ebrei drasticamente limitati.
    La maggior parte delle Sinagoghe, tra cui quelle di Antiochia, Edessa, Tipasa, Dertona, Alessandria, Cagliari, Palermo, Terracina, Ravenna ed Atene saranno incendiate, tra il 440 ed il 510 d.C..
    Il Terzo Concilio di Toledo del 580 d.C. irrigidirà ancora di più la legislazione religiosa contro gli Ebrei e nel 638 il re Visigoto Scintila (636-639) ordinerà addirittura l'espulsione dalla Spagna di tutti gli Israeliti che avevano rifiutato di farsi battezzare.
    Altre disposizioni vessatorie e capillari persecuzioni antiebraiche saranno decretate dall'VIII° (650 d.C.) e dal XII° Concilio (680) di Toledo, dai re Visigoti Receswind (649-672 d.C.), Erwig (680-687) ed Egica (687-702), fino a giungere, nel 694, all'interdizione pura e semplice del Giudaismo ed alla condanna alla schiavitù perpetua per tutti gli Ebrei.
    A partire dall'anno 1000, viene ufficialmente istituito lo schiaffeggiamento degli Ebrei davanti alle cattedrali in occasione del Venerdì Santo ed incoraggiato l'ostilità del Clero cattolico nei loro confronti che si tradurrà in una vera e propria marginalizzazione politica, economica e sociale di tutte le comunità israelite europee. Ed in una serie di massacri: quello degli Israeliti della valle del Reno (1096), della città di Blois (1171), di Parigi (1180), di Erfurt (1199), di Fulda e di Wolfsheim (1235), di Valeras (1247), ecc.
    Prendendo spunto da un provvedimento analogo già in uso dall'807 nell'Impero Abasside, il IV° Concilio del Laterano del 1215 - oltre ad una serie di leggi anti-ebraiche - istituirà la famosa "rotella", un disco di stoffa gialla che doveva essere cucita sugli abiti degli Ebrei per evitare la loro promiscuità con i Cristiani e permettere la loro immediata identificazione.
    Non parliamo dei massacri di Israeliti perpetuati, in Europa ed in Palestina, durante le otto Crociate che furono lanciate dalla Chiesa contro i musulmani tra il 1096 ed il 1291. Non parliamo dell’arresto e delle condanne all’esilio dell’insieme degli Ebrei residenti in Inghilterra da parte del re Eduardo I° nel 1290. Non parliamo del “ Judaei sunt servi ” di San Tommaso d’Aquino. Non parliamo delle ordinanze relative al sequestro ed alla distruzione pubblica del Talmud e della letteratura ebraica decretate da papa Gregorio IX° e ribadite da Innocenzo IV° (1244), Onorio IV° (1286), Giovanni XXII° (1320) e Benedetto XIII° (1415). Non parliamo del periodo della rivoluzione hussita e delle persecuzioni antiebraiche avvenute in quel periodo in Germania e nella Boemia, né della segregazione fisica degli Ebrei (non tolerandis judaeis) imposta dal Concilio di Wroczlaw nel 1267, né dell'espulsione di circa 100.000 Israeliti dalla Francia di Filippo il Bello nel 1306, né del massacro della comunità israelita della città bavarese di Deggendorf nel 1337, né dei pogrom antiebraici di Zurigo del 1349, né dello sterminio di migliaia di Ebrei all’interno di 70 città spagnole nel 1391.
    Questo, naturalmente, senza contare che, nella medesima Spagna dei re cattolici, tra il 1239 ed il 1480, gli Ebrei saranno letteralmente rinchiusi all'interno delle "Juderias", quartieri speciali contornati da alte mura e da fossati ed aventi una sola uscita, controllata dalle guardie del Re e dai Gesuiti. E questa loro condizione, durerà fino alla loro espulsione definitiva dalla Spagna il 31 luglio del 1492.
    In Francia, la segregazione degli Ebrei diventerà obbligatoria a partire dal 1294.
    Identici provvedimenti saranno istituiti a Venezia tra il 1251 ed il 1633, come la "giudecca" nell'isola di Spinalunga, il "geto nuovo" (per gli Ebrei di origine tedesca), il "geto vecchio" (per gli Ebrei del Mediterraneo) e il "geto nuovissimo", per gli Ebrei di origine Iberica.
    Questa maniera di isolare gli Israeliti e di separarli fisicamente dai Cristiani prendeva spunto dalle "mellah" (quartieri ebraici separati) istituite dagli arabo-musulmani durante il periodo Ommeyade.
    Ormai divenuto pratica corrente, il "Ghetto" sarà definitivamente ufficializzato dal Papa Paolo IV il 14 Luglio del 1555 con la Bolla "Cum nisim absurdum".
    La loro istituzionalizzazione si generalizzerà un po’ dappertutto nell'Europa cristiana: a Roma, a Bologna, a Ferrara, a Mantova, a Padova, ecc. Ma ugualmente a Praga, Dresda, Francoforte, Varsavia e la maggior parte delle città del continente. Senza dimenticare il vicino Oriente: Fez, Rabat, Mogador, Marrachesh, Tetuan, Tripoli, il Cairo, Costantinopoli, Salonicco, ecc.
    All’inizio del XVI° secolo, gli Ebrei saranno letteralmente scacciati a furore di popolo dalla Boemia, da Francoforte, da Colonia, da Worms, da Vienna, dalla Moravia, nonché perseguiti e massacrati in Franconia, a Praga e nell’intera Polonia, in Spagna ed in Portogallo.
    La persistenza dell'odio contro gli Ebrei, non sarà affatto rimessa in discussione dalla Riforma...
    Lutero, nel 1542, in due scritti intitolati "Gegen die Juden un ihre Lügen" e "Schem Hamphoras", si scaglierà contro gli Ebrei e le loro menzogne, li taccerà di essere "figli del diavolo" e inviterà i Principi tedeschi a "distruggere le case degli Ebrei e rialloggiarli nelle stalle".
    La Contro Riforma, da parte sua, non sarà da meno: per contrastare l'opera dei Protestanti (che si riferivano all'Antico Testamento) rimetterà in auge il concetto di "popolo deicida che ha crocifisso il Signore" e rilancerà più spietate di prima le persecuzioni contro gli Israeliti.
    Nel 1600, in Persia, si assiste a dei veri e propri pogrom contro le comunità israelite residenti in questo Paese.
    Tra il 1648 ed il 1658 le truppe russe e le truppe svedesi metteranno a sacco la Polonia, distruggendo all'incirca 750 comunità israelite e sterminando all'incirca 100.000 Ebrei.
    Nel 1662, il duca di Mayenza confinerà gli Ebrei all'interno di orribili quartieri chiamati "Schweinemister" (lo schifo dei porcili).
    All'interno dell'Impero degli Zar (di religione Cristiano-Ortodossa), la presenza degli Ebrei resterà severamente vietata tra il 1698 ed il 1772.
    Nonostante queste restrizioni, negli anni successivi, gli Ebrei riusciranno ugualmente ad infiltrarsi in Russia ed a fondare una delle più importanti comunità israelite d'Europa.
    Anche qui, però, le persecuzioni contro di loro, non tarderanno ad iniziare.
    A partire dal 1881, infatti, gli Ebrei russi saranno rinchiusi all'interno di "zone di residenza" controllate. Contro di loro, saranno istituite 650 leggi speciali per limitarne la libertà d'azione e di movimento e si assisterà ai primi "pogrom" (massacri, in russo) antiebraici organizzati dalle popolazioni autoctone ed incoraggiati dal regime dello Zar.
    Tra il 1889 ed il 1911, migliaia e migliaia di Ebrei saranno trucidati, perseguitati, deportati, i loro beni confiscati e le loro comunità religiose disperse o ridotte al silenzio.
    Le persecuzioni e le vessazioni saranno così violente che più di due milioni di Ebrei lasceranno la Russia tra il 1900 ed il 1915.
    A partire dal 1782, persino nell'allora tollerante Impero Austro-Ungarico, si prenderanno delle drastiche misure per contenere l'influenza ebraica che negli ultimi anni si era sviluppata all'interno delle principali città austriache.
    L'istituzione dei Ghetti, le persecuzioni e le vessazioni contro gli Ebrei, come in ogni altra parte del Continente europeo, saranno aboliti dalla Rivoluzione Francese (1789) e questa tendenza resterà in vigore fino alla caduta di Napoleone I, nel 1815.
    Dopo il Congresso di Vienna, i primi a ristabilire i “Ghetti” e le discriminazioni contro gli Ebrei, saranno gli Stati della Chiesa nel 1827, seguiti da li a poco dalla quasi totalità degli altri regimi europei.
    I diversi Paesi europei, però, negli anni successivi, aboliranno di nuovo quelle restrizioni e proclameranno a poco a poco, tra il 1848 ed il 1879, la piena emancipazione amministrativa e civile degli Ebrei.
    Negli Stati Pontifici, invece, la segregazione nei loro confronti resterà in atto fino al 1870, l'epoca dell'Unità d'Italia.
    L'emancipazione degli Ebrei decretata nel XIX secolo dai diversi governi europei, aveva risolto il problema della questione ebraica?
    In proposito, basta leggere Voltaire, Marx, Renan, H.S. Chamberlain, Gustave Le Bon, l'Abbate Chabauty, Drumont, Simone Weil e centinaia di altri autori sicuramente non nazisti o protonazisti, per comprendere che la "questione ebraica" é lontano da essere risolta.
    Lo abbiamo visto, dopo la Seconda guerra mondiale... e la fondazione dello Stato d'Israele!
    Persecuzioni e "pogrom" antiebraici nella Polonia comunista, tra il 1948 ed il 1953; processi, massacri e deportazioni nell'URSS di Stalin, di Krusciov, di Bresniev, tra il 1947 ed il 1978.
    Massacri in Marocco (Ougda e Gerada) nel 1948; persecuzioni in Libia dopo il 1949; esodo massiccio di Ebrei verso Israele dallo Yemen (45.000 Israeliti) nel 1950, dall'Iraq (130.000) nel Luglio del 1951, ma ugualmente, tra il 1948 al 1972, esodo dalla Libia (35.000), dal Marocco (260.000), dalla Tunisia (56.000), dall'Egitto (29.525), dalla Siria (4.500), dal Libano (6.000), ecc., per un totale di circa 900.000 persone.
    Non parliamo degli attentati antiebraici negli anni '70, in Francia, in Olanda, in Italia, in Inghilterra, negli Stati Uniti.
    Non parliamo di quelli più recenti in Argentina (nel 1994 e nel 1995) ed in Palestina, nel 1995, 1998,1999, 2000, 2002, 2003.
    Nella Storia di qualunque popolo del mondo che possiede o ha posseduto una minoranza ebraica, presto o tardi, si sono avute delle manifestazioni di ostilità anti-israelite. Perché?
    A causa della "follia" di tutti i popoli con cui gli Ebrei sono entrati in contatto; oppure a causa di una certa, sicura, obiettiva, corresponsabilità ebraica come pretende l’Israelita Bernad Lazare nel suo “ L’antisemitismo, storia e cause ” ?
    Difficile rispondere.
    Michael Wolffsohn (uno scrittore ebreo nato in Israele e residente attualmente in Germania), citato da Hans-Dietrich Sander (“Nation Europa” N. 8/9, 1989), abbozza indirettamente un principio di risposta, dicendo che "l'avvenire d'Israele non sarà possibile che se gli Ebrei diverranno un popolo normale ed abbandoneranno il loro sentimento di elezione e la loro coscienza missionaria".
    Per quanto ci riguarda, ci permettiamo di estendere idealmente gli stessi propositi di Wolffsohn a tutti gli Ebrei del mondo, senza commento.

    L'antisemitismo nazista

    L'antisemitismo nazista - condannabile a priori, in quanto generalizza ed amalgama un soggettivo ed arbitrario criterio di identificazione biologico ed antropologico ad un semplice sentimento di primario rigetto ideologico e politico nei confronti degli Israeliti - altro non era, alla sua origine, che una risposta politica ad un fenomeno che, a sua volta, era percepito dai nazional-socialistidi quell'epoca come strettamente politico: il fenomeno ebraico nella Germania del primo dopoguerra.
    Bisognerebbe scrivere un vero e proprio libro di storia per spiegare i motivi che hanno suscitato quella situazione di rigetto e le persecuzioni che quella situazione ha favorito. Bisognerebbe rileggere le pagine della Storia concernenti la sconfitta Tedesca nel Primo conflitto mondiale (1918) a 18 chilometri da Parigi (sulla Marna!). Bisognerebbe rileggere il Trattato di Versailles del 1919 e le inique ed ingiustificate rappresaglie inflitte alla Germania dopo la Prima guerra mondiale. Bisognerebbe rituffarsi psicologicamente nel contesto storico di quell'epoca per analizzare la Repubblica di Weimar, la guerra civile ed i motivi di fondo che produssero allora il fenomeno nazional-socialista e la persecuzione contro gli Ebrei.
    Bisognerebbe, in fine, per spassionalizzare il dibattito su quel periodo storico, che un autore di opere teatrali - come ha affermato un giorno Georges Luckas - potesse mettere in scena una commedia, nella quale l'eroe positivo possa essere un SS ed il personaggio negativo un Ebreo.
    Quel giorno, forse, si potrà analizzare obiettivamente quel periodo storico e rendere giustizia al nazional-socialismo del 1933-1945 ed alla verità storica che quel periodo abbraccia.

    Il dramma degli Ebrei

    E l'Olocausto... qualcuno potrebbe ribattere, i 6 milioni di Ebrei sterminati dai nazisti durante la guerra, come giustificarli?
    A questo proposito – senza dovere ricordare che il totale in questione riposa unicamente sulle testimonianze per “sentito dire…” fornite al Processo di Norimberga da un certo Dr. Höttl ed un certo Sig. Wisliceny - potremmo dire che il primo a contestare drasticamente la cifra di 6 milioni di Ebrei, non è stato affatto un fascista o un nazista, ma un socialista, ex partigiano ed ex internato francese dei campi di concentramento di Buchenwald e di Dora-Mittelbau, Paul Rassinier, che sull'argomento ha scritto diversi libri: "Le passage de la ligne" (1948), "Le Mensonge d'Ulysse" (1950), "Ulysse trahi par les siens" (1961), "Le Drame des Juifs Européens" (1964), "L'Opération Vicaire" (1965) e "Le véritable procès Eichmann" (1983).
    Potremmo parlare delle opere storiche di Ernst Nolte, Andreas Hillgruber, Michael Stürmer, Joachim Fest ed altri reputati studiosi tedeschi.
    Potremmo citare le dichiarazioni del 24 Aprile 2001, a Teheran, dell’ayatollah Ali Khamenei (la massima autorità religiosa dell'Iran) che infrangendo per la prima volta, dal 1945, il muro di complicità e di omertà internazionale, ha confermato : "Ci sono documenti che dimostrano come i numeri dell'Olocausto siano stati ingigantiti per sollecitare la solidarietà internazionale, porre le basi per l'occupazione della Palestina e giustificare le atrocità dei sionisti" .
    Per quanto concerne invece le "Camere a gas", potremmo citare le opere di numerosi ricercatori "revisionisti", come i francesi Martin Broszat , Robert Faurisson , Henri Rocque , Vincent Reynouard , Carlos Whitlock Porter , Pierre Marais , Jean-Marie Boisdefeu , André Chelain , Eric Delcroix , Bernard Notin, Serge Thion , Roger Garaudy , Gilbert Dubreuil ; i britannici David Irving e Richard Harwood ;; gli americani Arthur Robert Butz , Mark Weber , Theodore O'Keefe, Thomas Marcelus, Walter Sanning, David Cole (israelita americano); lo svizzero Jürgen Graf , gli italiani Carlo Mattogno e Cesare Saletta , lo svedese (Testimonio di Geova) Ditlib Federer, i tedeschi Thies Christophersen , Germar Rudolf , Rudolf Graf Czernin , Wilhelm Stäglich , Udo Walendy ; l'arabo-palestinese e docente di storia all’Università islamica di Gaza (Palestina), Issam Sissalem; i giapponesi Aiji Kimura e Masanori Nishioka senza dimenticare Ahmed Rami, Edoardo Longo, Russ Granata, Gaston-Armand Amaudruz, Paul Fromm, Marc Dufour, nonché l'Institute for Historical Review della California (www.ihr.org) e la « AAARGH » (Association des Anciens Amateurs de Récite de Guerre et d’Holocauste : http://aaargh.vho.org/), negli Stati Uniti.
    Sempre per restare nell’argomento, potremmo precisare che nessuno dei principali protagonisti "Alleati" della II Guerra Mondiale - Winston Leonard Spencer Churchill (1874-1965): ex Primo Ministro britannico (1940-1945); Dwight David Eisenhower (1890-1969): ex comandante in capo delle Forze Armate Alleate in Europa, ed ex 34° Presidente degli Stati Uniti ; Harold George Alexander (1891-1960): ex Mareciallo Britannico, comandante delle forze alleate nel Mediterraneo (1944-45), ex governatore del Canada (1945- 51), ex Ministro della Difesa Britannico (1952-54); Charles de Gaulle (1890-1970): capo della "Francia Libera" (1940-45) ed ex Presidente della Repubblica Francese (1958-1969) - nei loro libri di "Memorie", fa riferimento alle cosiddette "Camere a Gas" omicide tedesche.
    Potremmo altresì citare le sorprendenti ed oneste dichiarazioni dello storico anti-nazista ed anti-revisionista Jacques Baynac sul “Nouveau Quotidien” di Losanna (del 2 Settembre 1996, pag. 16 e del 3 Settembre 1996, pag. 14) o il documentario intitolato “Contre l’oubli”, realizzato dalla storica ebrea francese Annette Wieviorka e del cineasta William Karel (Israeliano residente in Francia), che denuncia alcune delle invenzioni e delle manipolazioni fotografiche e cinematografiche fabbricate ad hoc dagli uffici propaganda degli eserciti Britannico, Americano e Sovietico alla liberazione dei campi di concetramento tedeschi, per dimostrare, con fatti alla mano, che ci sono buoni motivi per credere che le cosiddette "camere a gas omicide" non sono mai esistite. E che è ormai dimostrato che i cadaveri "pelle e ossa" che ci vengono instancabilmente mostrati da più di cinquant'anni, non sono altro che delle vittime (ebrei e tedeschi) di una vasta epidemia di tifo exanthematico, di colera e di dissenteria scoppiate nel 1945 all'interno di numerosi campi di prigionia, come quello di Bergen-Belsen, vicino ad Hannover. Campo e presunte atrocità naziste... che furono messe tecnicamente e teatralmente “in scena” dai servizi cinematografici del Ministero dell’Informazione britannica, sotto l’allora responsabilità dell’Israelita Sydney Lewis Bernstein e del suo “aiutante” e correligionario Alfred Hitchcock! Senza contare le “immagini” filmate dai cineasti di Hollywood al soldo dell’esercito americano che diventeranno, il 29 novembre 1945, un’inoppugnabile ed indiscutibile (sic!) prova a carico dei gerarchi nazional-socialisti nel corso del Processo di Norimberga...
    Potremmo aggiungere che i 6 milioni di Ebrei vittime del nazismo in realtà - come giustamente afferma lo storico Cecoslovacco, resistente ed anti-nazista Ferdinand Otto Miksche nel suo libro "Das Ende der Geschichte" - "potrebbero oscillare tra un milione o un milione e mezzo, poiché Hitler e Himmler non avrebbero potuto in nessuna maniera "acchiapparne" di più" (...weil gar nicht mehr für Hitler und Himmler "greifbar" waren).
    Per dare qualche prova tangibile a proposito delle nostre affermazioni, potremmo ricordare che nel 1990, le autorità responsabili del museo di Stato di Auschwitz ed il suo direttore, il prof. Francisek Piper - con l'approvazione formale dello storico israeliano Schomuel Kraklowski, direttore dell'istituto di ricerche di Gerusalemme sulla Shoa - hanno ritenuto opportuno ritirare definitivamente dal monumento ufficiale alla memoria delle vittime, le lapidi portanti l'iscrizione in diverse lingue ed indicanti che il totale dei morti era di 4 milioni (http://www.skrewdriver.net/sfhoax.html).
    Attualmente, secondo le stime del Prof. Piper, si dovrebbe piuttosto parlare di circa un milione o di un milione e mezzo o, come afferma l’Istituto israeliano "Yad Vashem", di un milione e seicento mila vittime. Cifre a sua volta fermamente contestate dal revisionista Gemar Rudolf che - fondandosi sui lavori di un esperto in statistica - parla di “ qualche centinaio di migliaia di Ebrei che sarebbero morti in quel campo ”. Ed ugualmente inficiate dallo statistico ebreo Raul Hilberg che nelle sue ricerche è giunto alla conclusione che ci furono tutto al più 896.892 morti o uccisi. Questo, naturalmente, senza parlare dell'ebreo dr. Listoiewski che, nel 1952, ebbe il coraggio di scrivere sulla rivista "Theo Beoom", di aver cercato per due anni e mezzo, come giurista e statistico, di stabilire il numero degli Ebrei morti o dispersi durante l'era hitleriana (1933-1945) e che era giunto alla conclusione che questo numero avrebbe potuto oscillare al massimo tra i 350.000 e i 500.000. E riepilogando, Listojewski aveva affermato che "se noi Ebrei parliamo di sei milioni, diciamo un'infame menzogna!" (Studien fuer Zeitfragen, n. 3/4, 14-4-1960).
    Per finirla una volta per tutte con la favola dei “6 milioni”, potremmo ugualmente parlare delle ultime cifre avanzate dal "Centro Mondiale di Storia Contemporanea e Documentazione Ebraica di Parigi" che sostiene attualmente che, a conti fatti, si dovrebbe piuttosto parlare di un totale di 1.485.292 morti Ebrei (uccisi o deceduti di morte naturale) durante tutto l'arco della Seconda guerra mondiale (1939-1945).
    Per rimettere in discussione le cosiddette conclusioni del Processo di Norimberga a proposito dello sterminio degli Ebrei da parte dei nazisti, potremmo fare valere che nessuno dei Giudici di quel processo volle prendere in conto le 312’022 dichiarazioni giurate autenticate che erano state presentate dalla difesa, mentre invece le 8 o 9 dichiarazioni giurate fornite dall'accusa furono automaticamente ritenute come prove irrefutabili a carico degli imputati.
    Per confutare le cosiddette confessioni di alcuni responsabili nazisti a proposito di quello sterminio, potremmo evocare il fatto che “gli inquisitori americani che svolgevano le "finte indagini" al fine di scoprire la verità, si travestivano da sacerdote per ascoltare gli accusati nella confessione e impartire loro l'assoluzione; conficcavano loro fiammiferi accesi sotto le unghie, spezzavano loro denti e mascelle, li segregavano per lungo tempo in celle buie e li mantenevano con razioni da fame”. Potremmo ugualmente fare rilevare che quelle cosiddette "confessioni" “presentate come prove a carico, furono estorte a uomini che avevano vissuto per 3, 4 o 5 mesi segregati e al buio...; che “gli inquisitori coprivano la testa degli imputati con sacchi neri, e quindi li colpivano al volto con sbarre di ottone, li calpestavano, li percuotevano con manganelli...; che “a 139 Tedeschi sottoposti a processo, meno che a due, i testicoli erano stati a tal punto percossi, che non poterono più guarire”; che “gli inquirenti "americani" responsabili di tali atrocità furono: il tenente Burton F. Ellis (capo del Comitato per i Criminali di Guerra) e il suo assistente, capitano Raphael Shumaker, il tenente Robert E. Byrne, sottotenenti William R. Perl, Morris Ellowitz, Harry Thon e Kirschbaum, mentre il consulente legale della corte era il colonnello A.H. Rosenfeld (il lettore capirà subito, dai loro nomi, che la maggioranza di quei cosiddetti inquirenti era, per usare le parole del giudice Wernersturm, "prevenuta per motivi razziali": erano, cioè, degli Israeliti, e pertanto mai avrebbero dovuto condurre una simile indagine).
    Sempre per inficiare la tesi dei "6 milioni di Ebrei uccisi" dal regime di Hitler, potremmo sostenere che il sistema penitenziario tedesco di quell'epoca, in piena guerra e con più di 8 milioni di suoi cittadini al fronte, non aveva nessun interesse (vista la manodopera gratuita che quei prigionieri potevano fornire al Reich) di privarsi di una parte o della totalità della sua potenziale forza produttiva.
    In fine, per tentare di fare riflettere gli arroganti propagandisti e gli insolenti beneficiari (diretti o indiretti) della "Shoah-business", potremmo fare nostre le tesi del libro dell’israelita americano Norman Finkelstein (“l’Industria dell’Olocausto”) , oppure sbattere loro in faccia la celebre frase del Presidente americano Abraham Lincoln (1809-1865): "You can fool some of the people all the time and all the people some of the time, but you cannot fool all the people all the time".
    Tutto ciò, però, non cambierebbe nulla all'assurdo dogmatismo ideologico ed al "black-out storico-politico" che da più di cinquant'anni continua a gravare su questo argomento. Anzi, diciamo che il farlo affermativamente, ci potrebbe addirittura provocare qualche increscioso ed antipatico "guaio" processuale!
    Come sapete, infatti, nelle nostre società moderne ed evolute, in nome della libertà d'opinione e d’espressione (art. 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo), si può rimettere in discussione qualsiasi cosa e qualsiasi fatto, qualunque concetto e qualunque punto di vista (storico, letterario, scientifico, economico, politico, sociale, religioso, ecc.); si può negare Dio, la Creazione, rimettere in discussione le Gâthâ di Zarathustra, la Bibbia, il Corano, il Bagavad-Gîta o i Vangeli, si può ridicolizzare il Cristo (come nel film "Gesù Cristo Superstar"...) o il profeta Muhammad (come nei "Versetti Satanici" di Salman Rushdie), si può negare la famiglia, lo Stato, la morale, ma non si può assolutamente storicizzare seriamente o rimettere in qualche modo in discussione il dogma supremo ed indiscutibile dell'Olocausto!

    Il tabù non si tocca

    Come afferma il filosofo svizzero Eric Werner nel suo libro "De l'extermination", a proposito del meccanismo del "capro espiatorio" spiegato dal sociologo René Girard "personne ne doit mettre en doute le bien-fondé de cette croyance (n.d.r.: la credenza fondatrice di una società) ni l'autorité des mythes sacrés sur lesquels la société s'articule, et cela sous peine des sanctions les plus sevères" .
    E' quello che è avvenuto in Germania con la Ventunesima modifica del Codice penale del 13 giugno 1985, con leggi equivalenti in Austria (1992) ed in Svizzera (l’articolo 261/bis del Codice Penale, del 1 Gennaio 1995); oppure con la legge Fabius-Gayssot in Francia (1990) dove qualunque contestazione o rimessa in discussione (o qualunque dubbio a proposito della legittimità...) della giurisprudenza di Norimberga sui crimini contro l'umanità è duramente sanzionata e repressa dalle leggi dello Stato; o ancora, in Belgio (1995), in Spagna (1995), in Polonia (1999).
    Questo "mito fondatore" - come sappiamo - è nato ed ha preso corpo a partire dal processo di Norimberga (1945-1946) e grazie ad alcuni articoli dello statuto di quel tribunale internazionale.
    Agli articoli 19 e 21, al di la di ogni buon senso o di qualunque logica giuridica, si legge che "il Tribunale non sarà legato alle regole tecniche relative all'amministrazione delle prove..." e che "il Tribunale non esigerà che sia prodotta la prova di fatti di notorietà pubblica ma li riterrà come acquisiti" (sic!)
    Altri articoli precisavano che qualunque rapporto redatto dalle Commissioni Alleate per l'indagine sui crimini di guerra tedeschi doveva avere valore di "prova autentica, irrefutabile ed indiscutibile".
    Non per niente, i Sovietici, in quel simulacro di processo, pur sapendo di essere colpevoli dell'eccidio di Katyn (ufficialmente riconosciuto dal presidente russo Eltsin nel 1992), furono in grado, allora, di produrre il "loro rapporto" su quel massacro e metterlo facilmente sul conto degli imputati nazisti!
    Come ebbe il coraggio di affermare il giudice olandese B.V.A. Rölling, membro del Tribunale militare internazionale di Tokyo, citato da Maurice Bardèche nel suo libro "Nuremberg ou la terre promise" del 1948, "les procès contre les vaincus sont un moyen de transmuer la répulsion qu'on éprouve pour la guerre elle-même en une répulsion pour la manière dont l'ennemi a fait la guerre" .
    Non parliamo degli altri pesanti commenti che, dal 1946 ad oggi, sono stati espressi a proposito di quel processo. Tra questi, citiamo:

    • Chicago Tribune (il giorno successivo alla sentenza di Norimberga): “La triste verità è che nessuno dei vincitori è innocente dei crimini che sono stati attribuiti agli sconfitti”;

    • Learned Hand, alto magistrato del distretto di New York: “Ho sempre considerato i processi di Norimberga un passo indietro nel diritto internazionale e un precedente che avrà conseguenze disastrose in futuro”;

    • William Langer, senatore USA ed ex governatore Sud Dakota: “Quel tribunale internazionale di Norimberga fu un aborto”;

    • Alfonso di Borbone: “I processi di Norimberga calpestarono ogni norma di diritto”;

    • Ulysses S. Grant, generale americano: “A Norimberga ci siamo piegati al desiderio di vendetta e abbiamo creato un precedente che consentirà ai vincitori di guerre future di vendicarsi sugli sconfitti”;

    • Uno Fagernas, comandante in capo delle forze armate finlandesi: “E' deplorevole che dei vincitori introducano una legge retroattiva per condannare gli sconfitti”;

    • Hugh Champion de Crespigny, comandante del XXI gruppo della RAF britannica (1943-1944): “Il tribunale di Norimberga non può essere considerato un tribunale in quanto nato da considerazioni politiche. In quei processi la giustizia venne accantonata e si offese la tradizione giudiziaria britannica e americana”;

    • Orvil A. Anderson, vice comandante della VIII forza aerea americana (1944-1946): “I processi di Norimberga contro ufficiali di una nazione sconfitta che avevano ubbidito a degli ordini offendono la giustizia”;

    • Lord Chatfield, comandante della flotta britannica dell'Atlantico, primo Lord dell'ammiragliato e membro del governo Churcill durante la Seconda guerra mondiale: “Non è giusto processare ufficiali che avevano agito in esecuzione di ordini ricevuti”;

    • Michael Francis Doyle, giudice del tribunale internazionale dell'Aia: “I processi di Norimberga consentirono ai vincitori di punire gli sconfitti per avere fatto il loro dovere di soldati. Pur non avendo particolare simpatia per questi imputati, riconosco che avevano il dovere di ubbidire agli ordini”;

    • John Fitzgerard Kennedy, 35° Presidente degli Stati Uniti d'America (1961-1963), nel libro “Profiles in courage” (Ed. Harper & Row - New York, 1956): “La costituzione degli USA, che non consente l'introduzione di leggi retroattive, non è una raccolta di parole soggette a libera interpretazione: è il fondamento della nostra giustizia. E' cosa disgustosa che a Norimberga si sia venuto meno ai nostri principi costituzionali per punire un avversario sconfitto. Queste conclusioni sono condivise, ritengo, da molti americani di oggi. E furono condivise, sia pure riservatamente, da molti americani del 1946. Un processo tenuto dai vincitori a carico dei vinti non può essere imparziale perché in esso prevale il bisogno di vendetta. E dove c'è vendetta non c'è giustizia. Nei processi di Norimberga noi accettammo la mentalità sovietica che antepone la politica alla giustizia, mentalità che nulla ha in comune con la tradizione anglosassone. Gettammo discredito sull'idea di giustizia, macchiando la nostra costituzione e ci allontanammo da una tradizione che aveva attirato sulla nostra nazione il rispetto di tutto il mondo”.

    Con questo, non vogliamo dire che durante la Seconda guerra mondiale gli Israeliti e gli altri prigionieri siano stati ben trattati all'interno dei “ campi di concentramento ” tedeschi. Diciamo che sono stati trattati alla stessa stregua dei Boeri prigionieri degli Inglesi (inventori nel 1899-1902 del primo campo di concentramento della Storia!) in Sud Africa.
    Diciamo che erano più o meno costretti a vivere nelle stesse condizioni di segregazione che ebbero a sopportare i circa 2 milioni di civili Giapponesi nati in America o residenti negli Stati Uniti o gli all’incirca 1,6 milioni di cittadini Americani di origine tedesca e/o italiana, arrestati all'inizio delle ostilità, internati dal 1941 al 1950-52 in diversi “campi di concentramento” per ordine del Congresso degli Stati Uniti d’America e del Governo di Washington.
    Pensiamo, per restare nel tema, al "gentile trattamento" che i Sovietici e gli Inglesi riservarono, nello stesso periodo, ai prigionieri di guerra Italiani in Russia, in Africa o in India.
    Pensiamo al "civile trattamento" riservato agli 800.000 prigionieri di guerra Tedeschi fatti letteralmente morire di fame e di stenti dagli Americani nei loro “ campi di concentramento ” in Europa tra l'Aprile del 1945 e il Gennaio del 1946 (a questo proposito, vedere il libro di James Bacque, "Morts pour raisons diverses", ed. Sand, Parigi, 1990) . Oppure alle atrocità anti-tedesche commesse dagli ebrei subito dopo la fine della Seconda guerra mondiale (vedere, in proposito, il libro dell’israelita americano: John Sack, "Occhio per occhio" - sottotitolo. "Polonia 1945: la storia della vendetta ebraica contro i nazisti" -, Baldini & Castoldi, Milano, 1995).
    Pensiamo agli Algerini o agli Indocinesi prigionieri dei Francesi tra il 1952 ed il 1961 o ai prigionieri Francesi o Americani in mano Viet-Min o Viet-Cong o quelli fatti prigionieri dai Khmer Rossi.
    E che dire, poi, dei Palestinesi prigionieri degli Israeliani dal 1948 ad oggi? Che dire dei Serbi prigionieri dei musulmani Bosniaci o dei Croati? Che dire dei Croati o dei Bosniaci prigionieri dei Serbi? Che dire degli Utu in mano ai Tutzi o dei Tutzi in mano agli Utu o dei Curdi in mano ai Turchi, dei Ceceni in mano ai Russi, degli Afgani, degli Iracheni nelle mani degli Americani e così via?

    Siamo tutti criminali?

    Ma spingiamo il nostro ragionamento e la nostra provocazione fino all'estremo. Ammettiamo per pura ipotesi che tutti i crimini attribuiti ai nazisti siano veri.
    Per quale ragione, dunque, nel mondo di oggi, un giovane nato dopo la guerra e non avente nessuna responsabilità diretta nei confronti degli eventuali crimini commessi dal III Reich, non potrebbe ispirarsi all'Ideologia Nazional-Socialista e/o dichiararsi adepto di quella Weltanschauung?
    Di due cose, una: o tutti gli uomini (qualunque sia il loro "credo" personale) sono criminali per definizione o tutti i nostri contemporanei sono rispettabili.
    Se un Israeliano di oggi, infatti, non è colpevole dei crimini e dei massacri perpetrati nella "Terra promessa" dagli antichi Ebrei della storia, né dei massacri antiarabi commessi nel 1948 e nel 1967 in Palestina dall'Haganah, dalla Palmach, dal Lochamei Herut Israel (gruppo "Stern") e dall'Irgun Zwei Leumi (l'Irgun), né delle stragi di Deir Yassin o di Sabra e Shatila; né dello stillicidio antipalestinese; né degli "Oradour" e dei "Marzabotto" che, ancora oggi, l'Esercito israeliano continua a realizzare nei villaggi Palestinesi e del Sud del Libano... Se un fedele dell’attuale Chiesa Cattolica non è responsabile dei crimini commessi nei secoli contro gli Ebrei, di quelli commessi dall'Inquisizione contro gli stessi Cristiani e/o il resto delle popolazioni europee, né di quelli compiuti durante la Crociata contro gli Albigesi nel XIII secolo o di quelli intercristiani del XVI secolo... Se un Protestante dei nostri giorni non è responsabile delle persecuzioni e delle stragi messe ad esecuzione durante la guerra dei trent'anni... Se un Inglese di oggi o un "fan" dell’attuale democrazia anglo-sassone non è responsabile dei crimini o dei massacri indiscriminiati perpetrati dalle truppe e/o dai colonizzatori di Sua Maestà britannica contro gli Irlandesi, gli Scozzesi, i Boeri, gli Indiani dell'India, i Pellerossa d’America del Nord, i Cinesi, gli Afgani, gli Iraniani, gli Iracheni, gli Africani, né dello sterminio della quasi totalità degli Aborigeni Australiani e Neo-Zelandesi, né del bombardamento al fosforo sulla città libera di Dresda nel 1945 (250.000 morti) e, j'en passe... Oppure, se un Americano del nostro tempo o un filo americano non è responsabile dello sterminio e della liquidazione fisica di 85 Nazioni Indiane dell'America del Nord, né dei bombardamenti atomici su Hiroscima e Nagasaki (sganciate qualche giorno dopo l'inizio del processo di Norimberga!), né della guerra di Corea tra il 1950 ed il 1953, né dei due o tre milioni di Vietnamiti uccisi nel Sud Est asiatico, né delle 55 mila tonnellate di diossina versate sulla penisola indocinese, né dell'invasione o delle stragi di Grenada (1983) o di Panama (1989), né dei bombardamenti a tappeto sull'Iraq nel 1991 (250'000 morti) ed attualmente (?), né di quelli sul Sudan nel 1998, né di quelli sulla Serbia e sul Kossovo nel 1999, sull’Afghanistan nel 2002... In fine, se un Iberico attuale o ammiratore della monarchia spagnola non è responsabile degli indicibili massacri e dei crimini perpetrati dai Conquistadores e dai loro discendenti in America Latina ai danni degli Indios, tra il 1492 ed il secolo scorso (all’incirca 7 millioni di morti!); se un Francese di oggi o un "admirateur" della democrazia parlamentare d'oltr'Alpe non è responsabile dei crimini e dei massacri perpetrati dai rivoluzionari del 1789, dei crimini e dei massacri commessi in Vandea dal Gen. Westermann, dei massacri e dei crimini avvenuti sotto Napoleone o sotto il Secondo Impero, né di quelli avvenuti durante la Comune di Parigi o la Seconda, Terza o Quarta Repubblica, né del milione e mezzo di Algerini "fatti sparire" o semplicemente "eliminati" tra il 1954 ed il 1962; se un Russo di oggi o un qualunque Comunista del nostro tempo non è responsabile di quello che è avvenuto dal 1917 al 1991 in URSS e nei diversi paesi dell'ex blocco sovietico; se un Turco o un partigiano della politica di Ankara non è responsabile del genocidio Armeno (1 milione di morti) o Kurdo, più di mezzo milione... (potremmo continuare all'infinito, ma preferiamo fermarci qui!); allora, per quale ragione recondita un ammiratore di Hitler o di Mussolini non potrebbe, nella nostra epoca, avere diritto di città e definirsi liberamente nazional-socialista o fascista?
    Oppure, i Fascisti ed i Nazional-Socialisti sono solo degli esseri "speciali", portatori inconsci di una singolare aberrazione cromosomica o affetti da esclusive disfunzioni biologiche ed antropologiche o da peculiari e riservate tare genetiche che li renderebbero criminali in potenza o colpevoli per definizione, in qualunque tempo, situazione e circostanza... E questo, indipendentemente dal contesto storico, dalla loro volontà e dalla loro effettiva attitudine morale, civile e politica?
    Se non è così, la smettano, allora, i cosiddetti antifascisti in servizio permanente effettivo, di "menare il can per l'aia" parlando di crimini e di responsabilità fasciste o nazional-socialiste nel corso della Seconda guerra mondiale! La smettano di atteggiarsi ad "innocenti" e "candide" vestali dei cosiddetti principi e valori della democrazia, del diritto e della morale... Ed abbiano, in fine, il coraggio umano e civile di spiegare al mondo il vero perché della loro quasi senssantennale persecuzione nei confronti del Fascismo e del Nazional-Socialismo!

    Contro gli uni e contro gli altri

    La verità, infatti, sui motivi dell'accanimento terapeutico che dal 1945 continua ad essere perpetrato contro queste due prassi politiche è semplicemente da ricercarsi nella loro intrinseca e rispettiva capacità ideologica e politica a mettere in scacco, contemporaneamente, il capitalismo ed il comunismo: le "due facce della stessa medaglia" e della stessa aberrazione! Due visioni ideologiche e politiche ufficialmente separate e distinte ed apparentemente antagoniste, ma che in realtà perseguono le stesse identiche finalità pratiche: il materialismo e l'economicismo.
    Il Fascismo ed il Nazional-Socialismo, già dagli anni ‘20/'30, avevano dimostrato e messo in risalto le convergenze obiettive di interessi e gli indissolubili legami che fanno di queste due ideologie i classici "ladri di Pisa" della situazione. Quel genere di ladri, cioè, che di giorno fanno pubblicamente finta di bisticciarsi o di litigare, mentre la notte... in gran segreto, vanno solitamente e solidariamente a “ rubare” assieme!
    Le menzogne sulla loro pretesa incompatibilità ed inimicizia, le abbiamo potute constatare dopo la caduta del Muro di Berlino (9 novembre 1989) e la fine dell'URSS (1991).

    Le amnesie dell'Occidente capitalista

    Dove è andato a finire, infatti, il famoso "Arcipelago Goulak", raccontato e/o descritto nei minimi dettagli da Victor Kravchenko, Alessandro Solgenitsyn, Vladimir Boukovski, Alexandre Zinoviev, Andrei Sakharov, ecc.?
    Tutto svanito, come per incanto!
    Non parliamo dei 13 milioni di vittime della guerra civile scatenata nell’ex Impero Russo dai bolscevichi; delle centinaia di migliaia di operai e di contadini russi fucilati dai rossi tra il 1918 ed il 1922; della deportazione e della liquidazione dei Cosacchi del Don nel 1920; dei due milioni di deportati e dei sei milioni di persone fatte letteralmente morire di fame tra il 1922 ed il 1924; dei quattro milioni di Ucraini sterminati tra il 1932 ed il 1933; dei 690’000 ufficiali e sottufficiali dell’Armata Rossa sommariamente giustiziati nel 1937-1938; Lo stesso dicasi dei milioni e milioni di contadini (koulaks o “accaparratori”) e di "borghesi" deportati e sterminati dal sistema comunista sovietico tra il 1930 ed il 1931, nonché delle infinite schiere di comunisti bolscevichi (tra i quali, leaders politici di rilievo come Trotski, Zinoviev, Kamenev, Boukharin, Rykov, Tomski, Tirov, Anokhin, Tukachevsky, ecc., senza parlare degli operai e dei marinai di Kronstad ex-eroi della rivoluzione selvaggiamente massacrati nel 1921, dell'intera "vecchia guardia" del partito e dei quadri dirigenti dell'Armata Rossa), per un totale di all’incirca 55 milioni di persone, barbaramente trucidate dal regime di Stalin tra il 1926 ed il 1940, come in parte già rivelato da Krusciov, in occasione del XX° Congresso del PCUS, nel 1956 ed attualmente confermato dagli storici russi ed occidentali..
    Non parliamo della deportazione e della decimazione di all’incirca 1 milione e 800 mila Polacchi (1939), nonché di migliaia e migliaia di Baltici, di Moldavi, di Bessarabici tra il 1939 ed il 1941 o il 1944 ed il 1945; della deportazione e del massacro dei Tedeschi del Volga (1941), dei Tartari della Crimea (1943), degli Ingusci (1944) e dei Ceceni (1944).
    Non parliamo dei crimini comunisti perpetrati in Spagna contro le Chiese, i preti, i monaci e le suore spagnoli, ma anche contro gli anarchici, i socialisti, i sindacalisti e gli altri anti-fascisti europei durante la Guerra civile, nel 1937-1939; né dell'eccidio di Katyn , all'incirca 25.700 ufficiali e soldati polacchi trucidati dal NKVD sovietico nel 1940 , con il classico colpo alla nuca, mentre per più di cinquant'anni - come abbiamo visto - gli stessi Comunisti hanno contribuito a far attribuire lo stesso crimine al III Reich.
    Non parliamo delle prime operazioni di "pulizia etnica" e dell'annessione degli Stati baltici, della Carelia, della Bessarabia e della Bucovina del Nord tra il 1939 ed il 1940, né delle deportazioni e delle fucilazioni in massa dei prigionieri "politici" di quei Paesi.
    Il "conto" è abbastanza lungo da elencare...
    Affinché non ci siano dubbi, citiamo a caso qualche esempio tra i più noti ed eclatanti: le stragi, i massacri gratuiti ed i sommari regolamenti di conti operati in Italia ed in Francia dai rispettivi partiti comunisti dopo il 1945 (all'incirca 50/70 mila morti); l'espulsione di circa 15 milioni di tedeschi e l'eliminazione fisica di circa 2,7 milioni di essi, in Prussia occidentale ed orientale, Poznania, Pomerania, Slesia, Boemia e negli altri territori tedeschi situati all'Est della linea Oder-Neisse, da parte dei comunisti polacchi, cecoslovacchi e sovietici, tra il 1945 ed il 1950; i 65.000 prigionieri anticomunisti "dispersi" o massacrati nei campi di concentramento della Repubblica Democratica Tedesca tra il 1950 ed il 1953; i 135.000 civili tedeschi (Volkdeutsche del Banat) ed i 280.000 soldati dell'esercito croato (prigionieri degli Inglesi in Austria nel 1945 e criminalmente rispediti in Iugoslavia dopo la guerra) sterminati tra il 1945 ed il 1948 dai partigiani di Tito, nonché le Foibe dell'Istria e della Dalmazia organizzate in Iugoslavia, tra il 1944 ed il 1946, contro la comunità civile italiana (all'incirca 10.000 morti) e slava anti-comunista (45.000 morti); i rapimenti e le deportazioni in massa di bambini ellenici verso l'URSS, il terrorismo indiscriminato e la politica della "terra bruciata" messi in atto in Grecia dal comunista Marcos e dai partigiani filo-sovietici dell'ELEAS, nel 1946; le stragi di oppositori e le "purificazioni etniche" anti-turche ordinate in Bulgaria dal comunista Dimitrov e dallo stalinista Valko Cervenkov, tra il 1946 ed il 1954; la feroce epurazione politica e l'eliminazione sistematica di ogni opposizione, perpetrate in Albania da Enver Hoxha e Mehmet Shehu, tra il 1945 ed il 1949.

    Ancora qualche crimine...

    Non dimentichiamo, inoltre, nel 1947, l'eliminazione fisica dei membri del Partito agrario ungherese (in quell'epoca, la maggioranza relativa del paese), da parte dei miliziani del filo-sovietico Rakosi; gli eccidi ed i massacri commessi in Romania dal tristemente celebre Generale Roman, al soldo di Mosca e del regime comunista di Gheorghiu Dej, tra il 1947 ed il 1953. Non dimentichiamo il blocco sovietico di Berlino, tra il 1948 ed il 1949 o il "colpo di Praga" comunista contro il Presidente Benès nel febbraio del 1948,. Questo, senza parlare della successiva e feroce repressione anti-nazionale e dei processi sommari orchestrati contro Slansky ed i "nazionalisti slovacchi" dallo stalinista Gottwald, tra il 1952 ed il 1954.
    Potremmo aggiungere, per la cronaca, la disperata rivolta dei Berlinesi nel 1953 e la dura repressione inflitta loro dal regime di Walter Ulbricht e di Otto Grotewohl; il sollevamento operaio di Poznan, in Polonia, selvaggiamente represso dallo stalinista Gomulka, nel 1956; l'insurrezione ungherese dell'ottobre-novembre 1956, sanguinosamente soffocata e repressa dai carri armati sovietici, coadiuvati dai miliziani comunisti di Kadar (con l’approvazione del Partito Comunista Italiano!); l'edificazione del Muro di Berlino nel 1961 e la successiva politica del terrore messa in atto nella Germania orientale dalla Stasi (polizia politica segreta est-tedesca) e dal regime comunista di Pankov; l'intervento militare sovietico e della maggior parte dei Paesi del Patto di Varsavia contro la "Primavera di Praga", in Cecoslovacchia, nonché la feroce "normalizzazione" imposta a quel Paese dal filo-sovietico Husak a partire dal 20-21 agosto 1968; la rivolta e la repressione degli operai polacchi dei porti del Baltico, all'epoca del dittatore filo-sovietico Gomulka, nel 1970.
    Citiamo en passant, il fenomeno del boom del terrorismo Brigatista in Italia e del terrorismo RAF nella Germania Federale, largamente finanziati, organizzati e sostenuti dai Paesi dell'Est, a partire dal 1976; il colpo di Stato, l'instaurazione dello "stato di guerra" e la politica di annientamento ordinata contro i membri di Solidarnosc dal Generale comunista Wojciech Jaruzelski (contrariamente a Pinochet, quest’ultimo, non solo non è stato perseguitato, né inquisito per i suoi crimini e la sua dittatura ma, è stato addirittura qualche anno fa ricevuto in gran pompa ed insignito del dottorato honoris causa dall’Università di Bologna!), in Polonia, a partire dal 13 dicembre del 1981 fino al 1988; oppure, i reiterati inquinamenti messi in atto dall'ex-Urss e dai Paesi ex-comunisti, attraverso il mantenimento o la criminale proliferazione di centrali atomiche del tipo di quella esplosa a Cernobil nel 1986 o l'affondamento volontario di più di 8 reattori nucleari in disuso, nelle acque dei mari del Nord.
    Questo, però, non è tutto.

    Ancora qualche massacro...

    Altri crimini orrendi potrebbero essere elencati. Ad esempio, i milioni di Cinesi sterminati dal regime di Mao tra il 1945 ed il 1949; i successivi 65 milioni di cittadini internati, deportati, "fatti scomparirei" o fatti letteralmente morire di fame durante "l'epico" svolgimento della "gloriosa" Rivoluzione culturale cinese tra il 1966 ed il 1976; i ripetuti massacri di Tibetani tra il 1959 ed il 1980 (e ancora attualmente…), nonché le migliaia di studenti ed intellettuali cinesi eliminati "manu militari" dal regime del "mite" e "sorridente" Deng Xiaoping nel giugno 1989.
    Potremmo ricordare i circa 3 milioni di cambogiani sterminati durante la "rieducazione" politica voluta ed applicata in questo Paese, tra il 1975 ed il 1978, dai Khmer rossi di Pol Pot e di Khieu Sampan; i 2 milioni di coreani del Nord fucilati o fatti scomparire dal terrificante e sanguinario regime di Kim Il-Sung e il "pugno di ferro" che ancora impera su questo Paese dal 1945; la sorte riservata agli oppositori del regime del “ simpatico ” Fidel Castro a Cuba o del regime di Suphanuvong nel Laos; i "campi di rieducazione" (1 milione di morti...) o il fenomeno dei "boat peoples" nel Viet-Nam, tra il 1975 ed i giorni nostri; il colpo di Stato comunista del 1978 in Afganistan l'occupazione sovietica di questo Paese ed i 1,5 milioni di Afgani uccisi dal regime di Amin o di Nagibullah e le migliaia e migliaia di deportati o costretti all'esilio forzato tra il 1979 ed il 1989; senza contare gli attuali massacri di Armeni, di Tagik, di Crimei, di Ucraini, di Georgiani e di Ceceni perpetrati dagli ex-satrapi comunisti dell’ex-URSS e che vengono ogni volta regolarmente ignorati dai così sempre "bene informati" ed "umanitari" organi di stampa occidentali.
    Potremmo continuare all'infinito, parlando degli orrori filo-sovietici in Africa (1,7 milioni di morti...) tra l'Angola di Neto, lo Zimbabwe di Robert Mugabe e Joshua Nkomo, il Mozambico di Samora Machel, l'Etiopia di Meghistu, la Somalia di Siad Barre, il Congo di Kabila o di quelli poco dissimili perpetrati dalla guerriglia maoista del "Sendero Luminoso" nel Perù (150’000 morti...) o dai guerriglieri Sandinisti nel Nicaragua... (120’000 morti).
    Questo, però, non cambierebbe nulla all'immagine di terrore, di desolazione e di sterminio che il "comunismo & affini" sono riusciti a propagare nel mondo a partire dall’Ottobre del 1917... Dal giorno in cui, cioé, il signor Vladimir Ilianov Illic (detto Nicola Lenin) ed i suoi accoliti rovesciarono il governo provvisorio della Russia democratica ed istaurarono il potere totalitario dei Soviet. Un potere sfociato, poi, nel gennaio del 1918, nella prima Repubblica socialista federativa sovietica della Russia e, successivamente, nel 1922, nell'ultra conosciuta URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche), durata da allora, fino al suo recente crollo, nel 1991.

    Tutto perdonato

    I più di 120 milioni di morti , gli orrori, le devastazioni, le vessazioni di ogni sorta, inflitti ai diversi popoli del mondo caduti sotto la dominazione comunista, sembrano svaniti, oggi, come neve al sole... Perché?
    Come mai, in Occidente, nessuno ne parla più? Come mai, nessuno tra i più accaniti difensori e propagatori della democrazia occidentale e dell'ideale del "Mondo libero", ha sentito il bisogno, fino ad oggi, di presentare una mozione per far processare (oltre a Pinochet...) e, magari, condannare dall'ONU i responsabili di quei Paesi e di quei regimi dove il comunismo è crollato o sta ancora imperando? Chi ha proposto, per esempio, di convocare un nuovo "Tribunale di Norimberga" per - magari – inventariare,, classificare e definire quei crimini e riabilitare le vittime?
    Per cinquantasei anni, i regimi capitalisti dell'Occidente ci hanno fatto credere che il comunismo era un nemico da abbattere ed una pericolosissima piaga che bisognava arginare, respingere ed estirpare con qualunque mezzo.
    Oggi, invece, gli stessi regimi capitalisti occidentali, fanno del tutto - dalla Polonia alla Bulgaria, dai Paesi dell'ex Iugoslavia alla C.S.I., dalla Cina alla Corea del Nord - per mantenere in carica o per favorire il ritorno al potere degli antichi tiranni comunisti e/o dei loro efficacissimi e mai smentiti “ sicari ” (Putin docet!)
    Inutile chiedersi il perché.
    E' per lo stesso motivo che, dal 1945, continuano, insieme, a perseguitare il Fascismo ed il Nazional-Socialismo.
    Senza il Capitalismo, infatti, il Comunismo non avrebbe ragione di esistere e senza la paura che incute nei vili e nei codardi il comunismo, il capitalismo non potrebbe più, per lungo tempo, continuare a soggiogare e sfruttare i quattro quinti dell'intera umanità.

    Intanto, l'antifascismo continua

    Era naturale, quindi, che nel 1945, le potenze vincitrici del Secondo conflitto mondiale, decidessero di impedire con qualunque mezzo la rinascita del Fascismo e del Nazional-Socialismo!
    Per raggiungere quello scopo, l'antifascismo militante non esiterà a mettere in pratica una minuziosa e sistematica diffamazione e/o ridicolizzazione del Fascismo e del Nazional-Socialismo, dei loro sistemi politici e del loro operato pratico, nonché una capillare persecuzione dei loro adepti superstiti, senza dimenticare il terrorismo intellettuale, il biasimo "morale" e la sanzione giuridica ed amministrativa nei confronti di quanti si fossero direttamente o indirettamente riconosciuti in quelle idee.
    E' quello che praticamente è avvenuto negli ultimi cinquantasei anni!
    Non dimentichiamo, infatti, che in Italia, l'articolo XII delle "disposizioni transitorie" della Costituzione italiana è sempre in vigore (alla faccia del transitorio!) e che, ancora oggi, cito a memoria, "è vietata la ricostituzione del Partito Fascista, sotto qualsiasi forma".
    Potremmo addirittura aggiungere che, negli ultimi tempi, le rispettive legislazioni speciali create nel 1945 in chiave antifascista dai diversi Stati europei sono state addirittura ampliate, generalizzate ed irrigidite. E che, più di mezzo secolo dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, i processi penali a carico di ex responsabili di quei regimi o di giovani neofascisti o di giovani neonazisti, continuano come se quel conflitto fosse finito solo ieri!
    Che volete, dopo più di cinquant’anni di "antifascismo scientifico" e la scomparsa o la senilità avanzata degli ultimi superstiti fascisti o nazional-socialisti di quell'epoca, c'era da aspettarsi che più nessun "mostro" di quel genere continuasse ad inquinare con le sue idee o a minacciare con la sua presenza, la ormai "sconculcata" atmosfera politica delle nostre libertà e delle nostre restaurate istituzioni democratiche.
    Invece no: in Europa e nel Mondo, cinquantasei anni dopo la fine del Secondo conflitto mondiale, i Fascisti ed i Nazional-Socialisti sono sempre presenti!



    I Fascisti veri e gli "altri"

    Intendiamoci: non parliamo di quelli che una facile demagogia pennivendola e politichese vorrebbe enumerare e definire come, i "fascisti verdi", i "fascisti rossi", i "fascisti ruandesi", i "fascisti somali", i "fascisti burundesi", i "fascisti serbi", i “fascisti afgani”, i “fascisti iracheni” e chi più ne ha, più ne metta...
    Lo stesso dicasi dei cosiddetti "naziskin", degli "ultras delle curve sud", degli "holligans neri", dei "rockers bruni", degli "xenofobi" o dei "razzisti" di tutte le risme, dei "clerico-fascisti", dei "demo-fascisti", dei "post-fascisti", degli "abiuro-fascisti", ecc.
    Tutta questa gente, infatti, se "fascista" la volessimo davvero definire, potrebbe al massimo corrispondere alla classica immagine stereotipica che l'antifascismo militante, negli ultimi cinquantotto anni, si è sforzato di produrre e di divulgare sul fascismo, per meglio avvilirlo e meglio diffamarlo.
    Uguale constatazione per coloro che preferiscono definirsi di destra o di estrema destra, ispirandosi in buona (o cattiva?) fede al Fascismo.
    Ancora una volta, trattasi di un genere di "fascisti" che sono facilmente recuperabili dall'antifascismo. Il XVII° Congresso del M.S.I., in quel di Fiuggi (1994), mi sembra, ne abbia data una prova più che esauriente!
    Gli "scioglitori ufficiali" del M.S.I., infatti, ed i componenti dell'attuale Alleanza Nazionale, non sono, come si potrebbe credere, dei traditori o dei transfughi dell'ideologia fascista. Sono semplicemente quello che sono sempre stati: uomini di destra o, se preferite, dei "fascisti", come l'antifascismo voleva che fossero!
    "Pares cum paribus facillime congregantur", direbbero i Latini.
    E' bene quindi che se ne siano andati con i loro simili!
    Riveniamo ai Fascisti, questa volta, quelli veri (dei Nazional-Socialisti parleremo un'altra volta, in un'altra occasione). Quelli, cioè, che, direttamente o indirettamente, si ispirano al corpus politico, economico e sociale mussoliniano ed alla visione del mondo che da esso ne deriva.

    Il Fascismo dei Fascisti

    Quel Fascismo che non vuole né rinnegare, né restaurare, prende ispirazione dall'intera vita e dalla globale esperienza politica, economica e sociale del suo fondatore e si riconosce nella totalità della sua opera. Si inscrive, inoltre, nella continuità ideale dei principi e dei valori della sua Rivoluzione (1919-1922), del suo Governo (1922-1943) e della sua Repubblica Sociale Italiana (1943-1945).
    Quell’idea, a priori, non è né di destra, né di sinistra, né di centro. Tanto meno, di estrema destra o di estrema sinistra!
    E' un tentativo, sincero ed onesto (anche se non interamente riuscito tra il 1922 ed il 1945), di superamento ideologico e pratico degli "immortali principi" dell'Ottocento. Ed è un tentativo di sintesi tra la visione sociale e nazionale del Paese e tra il passato della politica ed il suo immancabile avvenire.
    Parafrasando Robert Aron e Arnaud Dandieu (La révolution nécessaire, Ed. Bernard Grasset, Paris, 1933), potremmo dire che se fosse assolutamente necessario dover situare e catalogare il Fascismo in termini parlamentari, allora, quest'ultimo potrebbe senz'altro collocarsi, ad uguale distanza dall'Estrema Destra e dall'Estrema Sinistra, dietro allo scanno del Presidente della Camera, con le spalle all'Assemblea e con il volto ed il cuore verso il Popolo e la Società.
    Il Fascismo, o meglio, il Mussolinismo, é una visione dell'Uomo, della Società, dello Stato e del Mondo, popolare, pragmatica, spregiudicata e volontarista. "La più audace - come ebbe ad affermare lo stesso Mussolini - la più originale, la più mediterranea ed europea delle idee". Un’idea che parla di Identità, di Indipendenza, di Autodeterminazione e di Sovranità Nazionale. Un’idea che sogna di Spiritualità, di Civiltà e di Rivoluzione. Una Rivoluzione Nazionale e Sociale. Una Rivoluzione che considera il Capitale uguale al Lavoro; che vorrebbe un mondo fatto di Capacità, di Competenze e di Responsabilità; che è per una Giustizia al di sopra delle parti; che propugna l'Economia Partecipativa e l'inserimento delle Categorie nella Direzione del Paese; che è per la Solidarietà e per la Gerarchia dei Valori; che si batte per l'Alternativa Corporativa, per una Società Organica e Differenziata, per la Socializzazione delle imprese e per lo Stato Nazionale del Lavoro.
    Quell’idea crede nell'Onore, nella Fedeltà, nell'Onestà, nel Senso del Dovere e nella Parola data. Venera gli Eroi, esalta gli Artisti, palpita per i Poeti e s'inchina davanti al Sapere degli Studiosi ed alla Genialità degli Inventori. Vuole il rispetto della Personalità di ognuno, sostiene la Famiglia, rispetta la Fede di tutti, riconosce la Proprietà, favorisce ed incoraggia l'Iniziativa privata (purché non contrasti con l'interesse generale della società), esige la partecipazione delle Maestranze alla direzione delle aziende, pretende la ripartizione degli utili nelle imprese, desidera e richiede, in fine, che la terra vada a chi la lavora ed a chi la sa coltivare e far fruttare.
    Quel tipo di Fascisti, come dicevamo, cinquantasei anni dopo la fine della Seconda guerra mondiale - e nonostante tutti i divieti e le persecuzioni che sono stati loro imposti - è sempre tra di noi.
    Contrariamente a quello che si potrebbe credere o presupporre, quei Fascisti, nella loro stragrande maggioranza, sono dei ragazzi e delle ragazze, degli uomini e delle donne, degli intellettuali e dei lavoratori che nel 1945 non erano ancora nati e, tanto meno, erano stati concepiti.
    Il fatto che oggi, più di mezzo secolo dopo la fine della guerra, ci sia ancora gente che senta il bisogno esistenziale e morale di identificarsi in quell’Idea ed abbia il coraggio politico e civile di dichiararsi Fascista, è la migliore prova che le idee di Mussolini non sono state affatto sconfitte. Anzi, rispetto a quelle degli "altri", sono già vittoriose!
    Il cammino che le separa dal loro trionfo finale, sembra ancora lungo e tortuoso... Ma la loro vittoria è sicura ed inevitabile, come l’eterno ritorno della luce a discapito delle tenebre.

    Alberto B. Mariantoni

    @ Copyright 2000-2003

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  2. #2
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    "LE PAGINE STRAPPATE
    DELLA RESISTENZA
    "

    Pagg. 96 - Euro 10,00 - Tabula fati,
    Chieti, 2006

    http://www.tabulafati.it/resistenza.htm


    Dei crimini fascisti sappiamo
    molto, probabilmente non
    tutto, ma cosa sappiamo delle
    nefandezze compiute dai partigiani
    durante e dopo la fine
    del secondo conflitto mondiale?
    Praticamente nulla! Eppure
    furono migliaia e migliaia
    gli uomini, le donne e i giovani
    che scelsero di continuare a
    combattere per l’onore d’Italia
    sotto le insegne della Repubblica
    Sociale Italiana e per
    questo vigliaccamente assassinati,
    soprattutto a guerra finita,
    dai partigiani rossi. Prelevati
    dai campi di prigionia,
    dalle abitazioni nottetempo,
    aggrediti per strada e perfino
    raggiunti nei letti d’ospedale
    per essere uccisi, depredati e
    gettati nelle fosse comuni. Intere
    famiglie scomparse nel
    nulla in quella orgia di violenza
    cui si abbandonarono i vincitori
    dopo la capitolazione
    dell’Italia fascista.
    L’ultimo libro di Lodovico
    Ellena narra solo alcuni di
    questi raccapriccianti episodi
    che scoprono l’altra faccia della
    resistenza, quella meno nobile
    che non viene ricordata
    nelle celebrazioni ufficiali.
    Il 25 aprile assisteremo,
    come sempre, all’esaltazione
    del mito della resistenza e siamo
    certi che nessuna parola di
    pietà per le vittime innocenti
    della furia partigiana o di ammissione
    per le crudeltà commesse
    dai "liberatori" verrà
    pronunciata del Presidente
    della Repubblica, come dal
    sindaco del più sperduto
    paesino di montagna.
    Lo facciamo noi attraverso
    la recensione di questo e di
    altri libri di verità storica e la
    costante denuncia dei crimini
    dei vincitori. Andremo avanti
    finché avremo voce in gola e
    forza di scrivere convinti,
    come siamo, che la Storia non
    si celebra ma si studia, tutta e
    per intero. E solo allora potremo
    consegnare alla Storia il
    Fascismo facendo tesoro dei
    suoi errori e dei suoi meriti,
    per iniziare a guardare avanti
    con fiducia e serenità per il
    bene del nostro Popolo.

    Gianfredo Ruggiero

    CIRCOLO CULTURALE
    EXCALIBUR

    Lonate Pozzolo (Varese)

    E - M a i l :
    [email protected]
    Sito web:
    www.excaliburlonate.it

  3. #3
    TORINO E' GRANATA
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    BOUGIA NEN autentico, cioè come per l'Esercito Piemontese, io NON ARRETRO MAI !!
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    Io Non Dimentico.......
    Ettore Muti Primo Caduto Dell'odio Antifascista !!!
    Ettore Muti Presente !!!!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da ETTORE MUTI
    Ettore Muti Primo Caduto Dell'odio Antifascista !!!
    Te sei fatto male?
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  5. #5
    Non fate gli stronzi con noi..
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    Citazione Originariamente Scritto da Il Pretoriano
    Te sei fatto male?

  6. #6
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  7. #7
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    Ettore Muti non prenderla sul personale ma ti ricordi cosa cantavano le camicie nere in merito a fine Ettore Muti ? Se non sbaglio era così
    " Hanno ammazzatto Ettore Muti Fascista tra i Fascisti gli laverem la bara col sangue partigiano"
    "Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte. E se l'avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarci. In altri tempi ci risollevammo per noi stessi. Da qualche tempo ci siamo risollevati per voi, giovani, per salutarvi in piedi nel momento del commiato, per trasmettervi la staffetta prima che ci cada di mano, come ad altri cadde nel momento in cui ci si accingeva a trasmetterla. Accogliete dunque, giovani, questo mio commiato come un ideale passaggio di consegne. E se volete un motto che vi ispiri e che vi rafforzi, ricordate: "Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai".

  8. #8
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    a parte gli scherzi ma noi Italiani siamo speciali anche in questo festeggiamo il 25 Aprile giorno in cui vendemmo l'anima e qualcos'altro che la mia finezza non mi fa scrivere agli Usa
    siamo il primo popolo che festeggiamo l'invasione e il passaggio da stato sovrano a stato schiavo Usa
    Invece di festeggiare chi secondo loro e ripeto secondo loro ci ha liberati che venga usato come giorno di preghiera per i morti di tutte le guerre e di tutte le fazioni
    "Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte. E se l'avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarci. In altri tempi ci risollevammo per noi stessi. Da qualche tempo ci siamo risollevati per voi, giovani, per salutarvi in piedi nel momento del commiato, per trasmettervi la staffetta prima che ci cada di mano, come ad altri cadde nel momento in cui ci si accingeva a trasmetterla. Accogliete dunque, giovani, questo mio commiato come un ideale passaggio di consegne. E se volete un motto che vi ispiri e che vi rafforzi, ricordate: "Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai".

  9. #9
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  10. #10
    -Uruz-
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    A natow..sicuramente condivido tutto quello che hai riportato,ma toglimi una curiosità..credi veramente che in questo forum qualche pazzo abbia osato leggere sto popo di roba?

 

 
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