Legge da rifare
Con lo spoil system si andrà verso il caos amministrativo
La guerra sulla presidenza delle Camere che contraddistingue i primi passi del centrosinistra è, in grande, un anticipo di quello che presto si consumerà nella nuova maggioranza per le cariche negli enti, nella pubblica amministrazione e nelle società controllate o partecipate dallo Stato. Si prepara una vera mattanza, quella autorizzata dallo spoil system.
Ne è responsabile un decreto delegato del governo D'Alema del 1998, predisposto dall'allora ministro della Funzione Pubblica, onorevole Bassanini, con il quale venne introdotto il principio della amovibilità degli alti dirigenti dello Stato e attribuita al governo la facoltà di rimozione e nuova nomina.
All'epoca il Pri chiese di sospendere il provvedimento, temendone le conseguenze disastrose. Giorgio La Malfa e un intellettuale prestigioso come Sabino Cassese, animarono il dibattito sui principali organi di informazione. Fu loro risposto che così era anche negli Stati Uniti d'America, non volendo sapere che lì la struttura amministrativa, per contenuti di lunga tradizione, è ben diversa da quella italiana.
L'imparzialità della pubblica amministrazione costituisce uno dei fondamenti dello Stato di diritto. Invece di autorizzare l'asservimento politico dei pubblici funzionari, essi vanno incoraggiati e tutelati nella loro autonomia. Ma fu impossibile convincere il centrosinistra. E non è stato più facile convincere un governo - che peraltro si è rifatto alla tradizione liberale del nostro paese - della necessità di correggere quella impostazione e di tornare ad un sistema che consenta ai cittadini di guardare con fiducia ai funzionari pubblici, dunque non vincolati da un mandato di fedeltà politica al governo che li ha scelti.
Possiamo dire che il governo uscente non ha modificato i principi della Bassanini, ma si è dimostrato meno "militare": basta vedere la scelta della presidenza della Rai, affidata ad un esponente del centrosinistra, esattamente come quando il centrosinistra era al governo.
E se l'attuale maggioranza reinterpreterà in modo ferreo la Bassanini - e la Frattini che l'ha leggermente modificata - in questo modo contribuirà a scavare un fosso più largo per l'Italia. Perché l'idea che bisognerebbe difendere nella pubblica amministrazione, non è quella della fedeltà politica, ma quella delle capacità personali, della preparazione e dell'intelligenza.
In un'epoca in cui lo spoil system si faceva con la ghigliottina, una personalità come Talleyrand è stato Deputato del Clero agli Stati Generali, Ministro degli Esteri sotto il Direttorio, sotto il Consolato e nei primi anni dell'Impero; fu Gran Ciambellano di Napoleone, di nuovo Ministro degli Esteri nella Restaurazione, nonché Presidente del Consiglio nei cento giorni, Pari di Francia e infine Ambasciatore a Londra con Luigi Filippo.
Nessuno pensò mai di adottare lo spoil system per Talleyrand. Pure bisogna riconosce che la CdL non ha applicato il meccanismo su persone che sono state la memoria storica dell'amministrazione o punti di eccellenza dell'amministrazione stessa, tanto che il governo uscente, come si è accennato, ha collaborato con personalità che erano e restano schierate con l'attuale maggioranza.
Queste persone avevano una perfetta conoscenza della loro missione e degli strumenti che lo Stato mette loro a disposizione. Con i bravi, insomma, non c'è stato spoil system.
Ci aspetteremmo che lo stesso metro venga assunto anche dal nuovo governo, considerando che i manager che hanno saputo dare prova di qualità nei posti a cui sono stati assegnati, vengano riconfermati. Così come coloro i quali dovessero prenderne il posto, o affiancarsi, siano all'altezza degli impegni, più che mostrarsi fedeli a un partito o a uno schieramento.
Perché questo avvenga sarebbe bene rinunciare una volta per tutte a questo sistema sciagurato impiantato dalla Bassanini. Oltretutto, l'impostazione della linea del governo D'Alema nei confronti della pubblica amministrazione, faceva conto sul fatto che il centrosinistra avrebbe governato per vent'anni. Si è visto che non fu così. E quindi per evitare che un futuro governo di segno opposto si riproponga di cambiare di nuovo tutti i vertici della pubblica amministrazione, sarebbe il caso di dare subito il segno di una inversione di tendenza.
Roma, 21 aprile 2006
tratto da
http://www.pri.it





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