Il governo rosso nell'asse Prodi-Bertinotti
D'Alema ha rinunciato alla Presidenza della Camera. Così è terminato il primo round tra la sinistra radicale ed i Ds. Con molta probabilità avremo Bertinotti Presidente come terza carica dello Stato. Un brivido ci assale, un comunista nostalgico ottiene la legittimazione politica come rappresentante della sinistra massimalista e rivoluzionaria.
La lotta intestina della sinistra vive le sue prime battaglie. Come fu per Nilde Jotti, l'intento del Fausto è quello di porsi come il leader maximo di quella compagine estrema che si estende dal movimentismo ai centri sociali, dalla classe operaia al pacifismo fondamentalista cattolico, cercando di fare terra bruciata intorno ai Ds. L'obiettivo è divenire il punto di riferimento della coalizione, togliendo al partito di D'Alema il ruolo di interlocutore storico a sinistra.
Il cartello elettorale tenta di governare e già compaiono i primi litigi. Ed è una contesa da non sottovalutare perché, se il bel tempo si vede dal mattino, il Governo Prodi manifesta tutta la sua debolezza. Fino a che punto i diessini si sacrificheranno per la tenuta della coalizione? L'irritato D'Alema accetterà con difficoltà di entrare nel governo, considerato il fatto che la posizione conquistata da Bertinotti non si limita al solo riconoscimento istituzionale della sinistra radicale, ma ha il potere di influire nella gestione dell'agenda dei lavori del Parlamento.Ci sono molti provvedimenti che mettono a rischio il tanto vituperato programma dell'Unione, a partire dalla legge Biagi, come altri si produrranno in materia economica, sociale e nelle scelte di politica estera. Già da oggi comprendiamo che l'asse Prodi-Bertinotti sarà il perno centrale della sopravvivenza del governo rosso. Assisteremo quindi ad un antagonismo interno alla coalizione dell'Unione, tra due esponenti, D'Alema e Bertinotti, in corsa per il titolo di leader maximo.
Gli esponenti della Quercia difficilmente accetteranno un ruolo di subalternità, stretti nella morsa tra socialisti massimalisti e margheriti. Forse anche in loro vi è la convinzione che Prodi sia già considerato come il traghettatore a termine verso la ridefinizione del panorama politico a sinistra. Il regista, D'Alema, potrebbe decidere di girare il proprio film all'interno del partito prendendo direttamente le redini in mano della sua gestione, costituendosi così il leader di riferimento del dissolvimento postcomunista nel fantomatico partito democratico. Con Fassino e Rutelli alla debole corte di Prodi presidente del Consiglio, egli avrebbe l'opportunità di indossare il vestito bello della domenica senza sporcarsi le mani con un governo così debole nei numeri e nella politica: senza rivali, poiché il kennediano Veltroni non ha potere nel partito e le notti bianche romane non bastano a regalagli un posto in prima fila.
Come nella Prima Repubblica assistiamo nuovamente ai giochi di Palazzo. Siamo tornati indietro di vent'anni. Il Governo Prodi nasce zoppo. Ciò che è drammatico e che la crisi della sinistra cada sulle nostre spalle. La sua instabilità ed il suo riformismo radicale, che intende abrogare i frutti del Governo Berlusconi, rischiano di compromettere seriamente le sorti del nostro Paese. Non si possono fare gli auguri a Prodi, perché significherebbe legittimare il ruolo di chi vuole riportare l'Italia a guardare al passato. Silvio Berlusconi ha annunciato la volontà di fare un'opposizione ferma, che possa ostacolare la restaurazione del vecchio attraverso la abrogazione delle scelte fatte dal suo governo.
Nel conflitto tra le due sinistre l'unico denominatore comune sarà, ancora una volta, l'antiberlusconismo. Ma scagliarsi contro Silvio Berlusconi significa non curarsi di buona parte dell'elettorato che non condivide la visione del mondo della sinistra. Come asso pigliatutto essa ha mostrato la sua arroganza, non curandosi che la parte produttiva del Paese non si fida di Prodi. Per i leader dell'Unione la politica è lo strumento di acquisizione dei posti di potere dello Stato. Le liti di questi giorni lo dimostrano. Governare, per loro, significa dare al proprio ceto politico il pane per la sopravvivenza. Se il Governo Prodi entrerà in carica, poiché nulla è scontato tra chi ha sete di potere, vedremo se a Bertinotti riuscirà l'operazione di unico interlocutore della sinistra radicale, considerato il fatto che all'estrema ci sono anche altri partiti, come i comunisti italiani, che non sono disposti a lasciare il passo; nel caso in cui D'Alema e compagni cercheranno di ottenere il ruolo egemone della coalizione, assisteremmo ad un periodo in cui la lotta intestina e l'approccio ideologico ai provvedimenti del Governo saranno la prassi quotidiana della politica dell'Unione. Il tutto a nostro discapito.
E' ancora in gioco la nostra libertà. E la nostra forza consisterà nell'opposizione ferma, nella determinazione di Silvio Berlusconi di mandarli a casa, prima che facciano troppi danni al Paese.
di Alessandro Gianmoena - 22 aprile 2006




Rispondi Citando
