Riporto un breve riassunto del convegno organizzato il 21 aprile a Roma dal Centro Studi Tradizionali "Amor Roma", e dedicato in larga parte alle prospettive del Movimento Tradizionalista Romano.
In apertura dei lavori, il professor Paolo Signorelli ha rivolto un saluto alla platea, ricordando temi e aspetti della tradizione romana e soffermandosi sul rapporto tra la città e il territorio, testimoniato dal fatto che, nell'antico calendario, la festa per la fondazione dell'Urbe coincideva con quella in onore di Pales, Divinità dell'agricoltura.
Il presidente del CST Daniele Liotta ha quindi ricordato che gli scopi del movimento non si limitano al ricordo e alla celebrazione del mondo romano, ma propugnano il ritorno, nella società attuale, di un rapporto con il sacro analogo a quello che viveva la prima comunità romana. Questo intento, ha continuato Liotta, può essere favorito dalla constatazione che in diversi paesi europei i culti pagani stanno tornando ad essere ufficialmente riconosciuti dai rispettivi stati.
Dopo un ricordo della figura di Giuseppe Dimitri, da poco scomparso, la parola è quindi passata al professor Renato Del Ponte, che ha illustrato la figura di Giove, sovrano degli Dei Romani, nel suo rapporto con il colle Campidoglio.
La tradizione, ha ricordato il prof. Del Ponte, voleva in origine l'altura sede di un antichissimo centro abitato di nome Saturnia, fondato da una popolazione mediterranea (gli Arcadi?) con l'appoggio dell'omonimo Dio. Furono proprio gli Arcadi, segnala Virgilio, a riconoscere la presenza di un "dio ignoto" nell'area, identificato con la forza stessa del cielo (Iuppiter = Deus Pater, cioè Divinità Prima). L'associazione con Giove fece del Campidoglio il centro religioso della città, e poi quello ideale dell'Italia stessa: sul colle si sviluppò un'intensa attività cultuale che culminò nell'inaugurazione, il 13 settembre del 509 a.C., del grandioso tempio di Giove Ottimo Massimo, il maggiore edificio tuscanico della storia.
La rilevante posizione assunta da questa Entità nel Pantheon romano si deve alla convinzione che la stessa nascita di Roma fosse da attribuirsi a un atto di volontà di Giove, Divinità aborigena preesistente alla città, che prende quest'ultima sotto la sua protezione e ne garantisce il potere e la sovranità. Giove è dunque il vero "Rex" dello stato romano, la sua ultima verità e bontà, il pilastro sul quale si regge l'intera comunità politica e sociale. Gli epiteti "Optimus" e "Maximus" con i quali viene adorato sul Campidoglio, e che si possono tradurre con "Signore ed elargitore" ne testimoniano l'indissolubile relazione con il vissuto storico di Roma stessa.
Il culto di Giove ebbe inizialmente carattere aristocratico, anche perchè molto legato alla dimensione militare della società romana. Più avanti, e grazie anche all'accesso dei Plebei alle cariche sacerdotali, Giove assunse quel carattere di "Dio di tutti i Romani" che meglio rispondeva alla sua figura di sintesi di questo loro mondo.
Il professor Sandro Consolato, intervenuto subito dopo, ha cercato di riferire l'identità e i compiti del tradizionalismo romano. Sostanzialmente, questi possono essere riassunti in un ritorno alla spiritualità romano-italica preesistente al Cristianesimo, ritorno circoscrivibile per il momento alla sfera privata, dal momento che non esiste più il vecchio stato animato dalla "pax Deorum", nè uno stato nazionale che possa o sappia in qualche modo riprenderne l'eredità.
Nel dettaglio, ecco alcune delle cose che può fare chi oggi si sente vicino a questi temi:
- Conservare memoria attiva, nei limiti del possibile, dei riti religiosi romani. La ricerca del contatto con gli Dei, e il recupero dell'antico rapporto di corrispondenza che sussiste tra questi e gli uomini, costituiscono il centro di gravità del movimento.
- Amare e difendere la natura, perchè in questa -e mediante questa- si sono per prime manifestate le forze spirituali della Roma antica.
- Realizzare una "mappa sacrale" del territorio, per individuare e custodirne i luoghi sacri. Oltre alle aree archeologiche, generalmente note, esistono anche boschi, fiumi, monti, spesso fuori dei consueti itinerari di visita.
- Promuovere le migliori conoscenze accademiche sul mondo antico, soprattutto quelle tese al recupero dei suoi aspetti religiosi nella società attuale.
- Promuovere la romanità a livello di immagini, tradizioni, comportamenti individuali (quali soprattutto la Fides o rispetto dei patti) e anche espressioni verbali.
- Mantenere e difendere la conoscenza e l'insegnamento del Latino (suggerito da un uditore), dato che in e con questa lingua il culto romano si è espresso.
Nel corso del successivo dibattito, il professor Del Ponte, rispondendo ad alcune domande poste dal pubblico, ha voluto specificare che per religione romana si intendono solo i culti riconosciuti dall'antico Stato Romano, e non quelli semplicemente ammessi o tollerati al suo interno: restano pertanto esclusi dal Tradizionalismo Romano i culti orientali e quello di Mitra, malgrado la loro incontestabile diffusione entro la società romana.
Non può inoltre essere ammesso alcun legame fra Tradizionalismo Romano e religione Cristiana, la quale ha usurpato un mondo e una realtà, quelli di Roma antica, che storicamente e socialmente le erano del tutto estranei.
Per quanto riguarda un possibile riconoscimento pubblico del culto Tradizionalista Romano, i relatori hanno convenuto che, se da un lato bisogna prendere atto del permanere di forti resistenze -soprattutto in ambito ecclesiale- dall'altro iniziano a giungere segnali incoraggianti da più parti dell'Europa. Traendo spunto dalle parole del prof. Liotta, il prof. Del Ponte ha ricordato che in Islanda, Lituania e Danimarca i culti pagani sono già formalmente accettati dallo stato. In Danimarca, in particolare, la riammissione ufficiale del culto di Odino e degli Asi è avvenuta con il voto favorevole del ministro del culto, un pastore luterano. Citata naturalmente anche la recentissima sentenza giuridica che in Grecia ha dichiarato lecito il culto delle Dodici Divinità dell'Olimpo.
Ad maiora!!!




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