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  1. #1
    Contributor Doctrinae Fidei
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    Predefinito La causa del cedimento morale dei cristiani

    da una nota dell'allora card.Ratzinger

    "Corriere della sera", 19-11-03
    Rispondendo a una domanda sugli abusi sessuali del clero, il cardinal Joseph Ratzinger è andato ancora una volta al cuore del problema: “Il cedimento morale di tanti cristiani, anzi la crisi stessa della Chiesa, hanno una causa. E questa causa è, per dirla chiara, l’indebolimento della fede. È impossibile vivere la morale cattolica se non si è più convinti, e fino in fondo, che Gesù Cristo è il Figlio di Dio e che nel vangelo è contenuto il progetto divino per l’uomo».
    Senza questa certezza, ha ricordato Ratzinger, il celibato, la verginità, diventano pesi intollerabili, anzi prescrizioni assurde e disumane; e coloro che, incautamente, hanno assunto simili impegni cercano ogni sotterfugio e ogni ipocrisia per sottrarvisi. Ma molti altri aspetti della Chiesa attuale sembrano deformati dallo svaporare della fede, così come la proclama il Credo. Tanti missionari tendono a trasformarsi in operatori sociali, in funzionari di organizzazioni umanitarie, magari in apostoli di rivoluzioni politiche. Dunque, tacciono spesso sull’annuncio del vangelo come speranza di vita eterna, sulla necessità del battesimo per partecipare di questa promessa. Si è arrivati al punto di scoraggiare le conversioni al cristianesimo,rovesciando paradossalmente il ruolo del missionario. Ma questo non avviene per qualche luciferino complotto o per mancanza di buona volontà, che in realtà abbonda : bensì, per una crisi di fede, che trasforma l’ardua credenza in Dio in un ben più comprensibile progetto di solidarietà umana.
    Nelle zone di vecchia cristianità, in molti ordini già fervidi e gloriosi, la vita sembra spegnersi in una routine grigia e noiosa che non è più in grado di attirare giovani candidati. Antiche e grandi avventure religiose rischiano di finire negli sbadigli. La «follia» del seguire Gesù come poveri, obbedienti, casti, non ha significato se quel Gesù non è più il Cristo crocifisso e risorto, ancora vivo, bensì un saggio, un iniziato, un moralista di scuola ebraica.Occorre forse quel «rinnegamento di se stessi» che è la vita in un convento o in presbiterio, per seguire un insegnamento che, in fondo, altro non è che un’etica politicamente corretta, fatta di dialogo, di tolleranza, di impegno per la pace, di diritti umani? C’è da temere che sia a rischio lo stesso entusiasmo che caratterizza i nuovi gruppi e i nuovi movimenti nati in questi decenni nella Chiesa. Il fervore, magari chiassoso, di questi giovani è, prima o poi, insidiato dal dubbio con il quale ogni cristiano deve oggi confrontarsi: «Ma, insomma, sarà proprio vero? Questo Gesù è sul serio il Salvatore e il Redentore e sta in lui la Verità suprema? La Chiesa cattolica è davvero il suo Corpo, come dice san Paolo, soltanto in essa c’è la salvezza totale? Paradiso, purgatorio, inferno, risurrezione finale dei morti sono simboli o realtà? Come credere che l’eucaristia non sia solo il cibo di un pasto fraterno ma sia davvero la carne e il sangue di Dio stesso? Come convincersi che il Creatore di un universo smisurato si sia incarnato in un oscuro Galileo, per la salvezza - quale poi? - di quel granello di polvere che è il pianeta Terra?». E via questionando. Il primo problema della Chiesa, oggi, è il recupero della «credibilità del credere».
    C’è una legge che regola fa vita del cristiano: alla diminuzione della fede corrisponde sempre l’aumento dell’interesse per la morale e per l’ideologia sociale e politica, purché di aspetto «etico». Più cresce il dubbio sulla verità del vangelo, più cresce il moralismo. Non è un buon segno che molti ambienti cristiani si caratterizzino oggi non per la fede nella Trinità ma per una triade ripetuta come un mantra: «Pace, giustizia, rispetto per la natura». Ottime cose, naturalmente, purché inserite in una prospettiva che unisca Terra e Cielo. Nel sentimentale «amore per l’uomo»si perde di vista la prospettiva cristiana: l’uomo è spesso esecrabile, indegno di aiuto, non è amabile di per sé ma, alla fine, solo per amore di quel Gesu grazie al quale siamo tutti fratelli.
    Quando cede la fede nell’invisibile, è normale che ci si getti nel visibile. Il sociale prende il posto del sovrannaturale. L’impegno —concreto, verificabile, gratificante — per migliorare la vita terrena, sostituisce l’ansia di annunciare che questa vita terrena altro non è che il luogo della prova e della preparazione alla vita eterna. Non è certo un caso che tanti cristiani di buona volontà abbraccino le fedi secolarizzate - ieri il marxismo, oggi l’ecologismo o il pacifismo—che sostituiscono, o sembrano potere affiancare, la fede antica, quella basata sullo «scandalo e follia» del vangelo. Dio, chissà se c’è; in ogni caso come esserne certi? L’uomo, invece, c’è, possiamo constatarne l’esistenza e i bisogni: dunque, andiamo sul sicuro e operiamo nel concreto, riversiamo su di lui il nostro bisogno di amare, di servire, di costruire. Ma, in questo aiuto pur generoso, si annebbia la persuasione secondo la quale la prima, la più alta, la più salvifica delle carità non è quella del pane, ma quella della verità. Che non è una, teoria. E una Persona.
    Se la Chiesa si trasforma in una sorta di «Agenzia Universale per il Bene e per la Pace», se è dimenticata o rimossa la scommessa ineluttabile su cui si basa - «Dio esiste e nel Cristo si è fatto uomo» — ne vengono necessariamente gli sfaldamenti cui alludeva Ratzinger nel suo ultimo intervento e che il Papa stesso ha più volte denunciato. La morale cristiana si rivela, in pratica, impossibile da praticare se non discende da una fede esplicita e salda. La croce di cui si fregia il cattolico impegnato in un attivismo sociale che dimentichi l’annuncio esplicito del Credo, non è più la croce della Chiesa di Roma ma quella della Croce Rossa di Ginevra: rispettabile e meritoria, ci mancherebbe, ma che nulla ha a che fare con una storia che comincia nel tempo per sfociare nell’eterno.

    fonte:
    http://www.montfort.org.br/index.php...laica&lang=ita

  2. #2
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    Predefinito Pace, giustizia, rispetto per la natura

    Pace... quale pace ? esistono due paci diverse .
    La prima, è la pace del cuore. Il vivere in Cristo.
    Ma questa pace presuppone l'ascesi, il rinnegamento di sè, la rinuncia.
    Presuppone una via ascetica di cui sono maestri molti asceti... si parte dai padri del Deserto, e si arriva a san Serafino di Sarov.
    E' la via ascetica, che molti Padri del Monte Athos insegnano ancora oggi.
    la condizione necessaria per poter seguire la via ascetica è una sola : seguire le parole di Cristo : "Rinnega te stesso, prendi la tua croce e seguimi ".

    Ora se un uomo ha questa pace del cuore può vivere nei tormenti, nei gulag, e sopravvivere...

    L'altra pace è una pace esterna, spesso falsa, perchè basata sull'equilibrio del terrore.

    Così come viene spesso chiamata giustizia quella che giustizia non è, perchè basata sulla sopraffazione dell'uomo sull'uomo. Quanto spesso, nei cosiddetti palazzi di giustizia, si insegue il predominio di una parte sull'altra e si negano le più elementari forme equità.

    Il rispetto del creato : è il punto di partenza per una forma silenziosa di adozione di Dio... ma anche qui viene spesso considerato come il mezzo politico per bloccare ogni forma di modernizzazione autentica, che porterebbe del bene a tutta l'umanità..

  3. #3
    email non funzionante
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da antonio
    beh..l'ecomostro di Punta Perotti come mezzo di innalzamento a Dio proprio non ce la vedo.
    la centrale di Chernobyl come forma di adorazione per il Padreterno, nemmeno..
    le menzogne sulle ADM per sostenere una guerra preventiva non possono avere che un papa'...ma non e' certo Dio, quantunque Bush si proclami suo strumento..
    il devoto Provenzano sopraffatto da sanguinari magistrati , beh..non credo le cose stiano cosi'...

    Ma infatti nessuno fa il sillogismo inverso, che NON pensare al giusto e al sociale sia devozione a Dio. Ci macherebbe altro.
    Qui si dice che questo attivismo è necessario ma non sufficiente.
    Che la fonte di tutta la volontà di bene non può venire da noi stessi o nascere in noi stessi, ma deve nascere da una Verità di bene assoluta che soddisfi sempre la nostra richiesta di motivazioni ultime quando ci impegniamo a fare qualcosa.
    Non so, io sarò limtato, ma senza un senso ed un perchè ultimo, non riesco a trovare e a giustificare sempre tutto ciò che faccio, neanche il mio volontariato o le cose più buone.
    Against all odds

  4. #4
    motan
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da D'Aquino
    da una nota dell'allora card.Ratzinger

    "Corriere della sera", 19-11-03
    Rispondendo a una domanda sugli abusi sessuali del clero, il cardinal Joseph Ratzinger è andato ancora una volta al cuore del problema: “Il cedimento morale di tanti cristiani, anzi la crisi stessa della Chiesa, hanno una causa. E questa causa è, per dirla chiara, l’indebolimento della fede. È impossibile vivere la morale cattolica se non si è più convinti, e fino in fondo, che Gesù Cristo è il Figlio di Dio e che nel vangelo è contenuto il progetto divino per l’uomo».
    Senza questa certezza, ha ricordato Ratzinger, il celibato, la verginità, diventano pesi intollerabili, anzi prescrizioni assurde e disumane; e coloro che, incautamente, hanno assunto simili impegni cercano ogni sotterfugio e ogni ipocrisia per sottrarvisi.
    Mi sembra che Ratzinger, con tutto il rispetto, tenda a dare risposte di stampo teorico eludendo quella che è la natura dell'uomo.
    Senza voler sconfinare nel discorso degli abusi sessuali, credo che il problema sia molto più terreno. La "fede" non è di per sè un mezzo che garantisce la sublimazione della sessualità, di cui è intriso il nostro modo di essere, inteso non solo in modo "genitale".
    Anzi, faccio un ragionamento che può apparire provocatorio: la preghiera rischia, in taluni casi, di assumere il ruolo di strumento di controllo delle pulsioni che ci spingono ad un incontro con l'altro, non propriamente dettato da spirito di amore in senso lato, ma fatto di desiderio, anche fisico.
    Detto fuori dai denti (scandalizzatevi pure) può svolgere l'equivalente psicologico della masturbazione. Cioè un comportamento di chiusura attraverso un atto mentale della relazione verso l'esterno, solo che in tal modo non viene moralmente condannato (da sè e dalla Chiesa).
    Quando qualche prete, davanti alle "tentazioni sessuali" lo sento dire "prega di più", o "devi avere più fede" per me fa un discorso che non ha senso. Perchè chiede di riempire un bisogno, con una risposta che non c'entra nulla con il bisogno stesso.

 

 

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