Manifesto dei federalisti europei 1)
di Altiero Spinelli
Carta che solo a toccarla rischia di deteriorarsi, il volumetto, come spesso accade, ha una storia fortunosa: trovato in un banchetto di libri molto usati, è stato acquistato per una decina di euro. Intonso, pubblicato dall’editore Guanda il 20 maggio 1957, nella “Collana Clandestina”, in buona compagnia: Umberto Colosso (“La riforma della scuola si può fare”); Peretti Griva (“Esperienze e riflessioni di un magistrato”); Gaetano Salvemini (“Che cos’è la cultura?”, “Shaw e il fascismo”); Ernesto Rossi (“La pupilla del duce, l’OVRA)…La “Collana Clandestina” veniva presentata così: “Rivolge il suo interesse ai problemi dell’attualità culturale, politica, religiosa, con speciale riguardo, si capisce, alla situazione italiana odierna. Essa vorrebbe operare in senso di rinnovamento; in senso, quindi, a un tempo critico e costruttivo. Esce in periodicità libera e consta per lo più di scritti brevi. Tra questi taluni avranno carattere prevalentemente polemico, altri di ricerca; comprenderà però anche opere dedicate avedere o rivedere figure e fatti del passato, sia testi non più recenti che, inediti o mal noti, giova ripubblicare non privi di interesse per il nostro destino d’oggi. La collana la chiamiamo “clandestina” perché a niente come a ciò che è libero e spregiudicato, il mondo odierno minaccia vita difficile, clandestina insomma”. Beh, da questo punto di vista siamo, evidentemente, straordinariamente liberi e spregiudicati…
Il volumetto di cui oggi si comincia la pubblicazione è costituito da 108 pagine compreso l’indice. Il suo autore, Altiero Spinelli, veniva così presentato: “E’ tra i più convinti e preparati assertori dell’idea di un’Europa federata; traccia, in questo volumetto della “Clandestina”, le possibili linee – politiche economiche giuridiche sociali – del futuro volto degli Stati Uniti d’Europa; dopo un esame acuto e spregiudicato delle gravi impasses in cui si dibatte la vecchia Europa, tra interni dissidi, compromessi, ipocrisie e profittatori della sovranità nazionale; e l’urgenza di forme nuove di vita soprannazionale. Il “Manifesto” si propone al lettore con la chiarezza e distinzione delle cose lungamente meditate e col calore insieme di una professione di fede”.
PREFAZIONE
Da qualche tempo alcuni federalisti di diversi paesi d’Europa pensano che occorrerebbe formulare sotto forma di manifesto le idee fondamentali di coloro che hanno issato la bandiera della lotta contro le pretese abusive dei nostri stati nazionali, contro il falso europeismo degli uomini della vita politica nazionale, per il diritto del popolo europeo di darsi da sé la sua unità. Presentare in forma succinta e precisa il pensiero politico del federalismo europeo è tanto più urgente, in quanto il suo contenuto è assai poco noto. Quantunque infatti implichi una critica profonda di tutta la vita politica europea contemporanea, l’opinione pubblica lo confonde facilmente con quella roba insipida e incoerente che è l’europeismo ufficiale e ufficioso.
Per preparare un documento di lavoro che possa servire come punto di partenza per una eventuale migliore elaborazione successiva, fatta da altri, ho tentato di redigere, l’estate scorsa, il presente progetto di manifesto. Mentre scrivevo queste pagine lo spettro del Manifesto di Marx si è spesso aggirato intorno ai pensieri che andavo esprimendo. Il manifesto federalista ha lo stesso genere di ambizione. Anch’esso vuole strappare dalle nebbie che ancora l’avvolgono, una corrente politica nuova, la quale ha non solamente già un primo capitolo accumulato di esperienze, ma anche i suoi propri criteri di giudizio e di azione. Anch’esso vuole disegnare con tratti duri e precisi la fisionomia di questa corrente, in modo che per l’avvenire nessuno possa non riconoscerla per quel che è in realtà.
Ma l’analogia con il manifesto di Marx si arresta qui, poiché le pagine che seguono sono assai più vicine allo spirito di Machiavelli, che ha meditato sui problemi della corruzione del potere politico, e di Hamilton, il quale alla meditazione ha potuto aggiungere la pratica partecipando alla costruzione effettiva del primo governo federale apparso nella storia.
Sono convinto che i federalisti hanno qualcosa di originale da dire e da fare solo se hanno il coraggio di rifiutare di essere i portaparola di un’ennesima ideologia politica, o i rappresentanti di forze sociali indicate da un’ennesima dottrina sociale; se hanno il coraggio austero di non voler essere altro che costruttori del potere politico federale europeo. Il che è un compito modesto in confronto della ricchezza infinita delle manifestazioni dello spirito umano, ma pur sempre un compito degno di essere eseguito, e difficile da assumere.
1) Segue.




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