Dal sito destrasociale.org
Articolo Di Marco Cimmino
Le abbiamo prese: si sapeva, anche se la scaramanzia non ce lo faceva dire. Di pochissimo, forse. Magari non le abbiamo neppure prese dal punto di vista dei numeri; ma in quello dei fatti, certamente sì. E con noi le ha prese l’Italia, e le ha prese una classe politica che si è dimostrata talmente poco all’altezza delle aspettative da permettere ad una congerie multicolore di pittoreschi dilettanti e di muffosi arnesi da rigattiere di governarci nel prossimo (speriamo breve) futuro. Ora si sprecheranno le analisi e i commenti: il voto verrà scorporato, sezionato, ridotto in frattali. Chissenefrega: con le sue analisi, i suoi sondaggi, la sua scienza americanoide, Berlusconi ha chiuso bottega, tanto quanto uno che si fosse affidato alle chiromanti o al testa o croce. Mi viene da sorridere, quando sento dire che Berlusconi è l’unico vero vincitore di queste elezioni: certo, ha giostrato mediaticamente in modo egregio, con autentici colpi di teatro, da consumato uomo di televisione. Ma era questo che ci aspettavamo da cinque anni di governo di centrodestra? Una ben riuscita campagna elettorale? O avremmo voluto vedere qualcosa di un tantino più sostanziale? Perché è la sostanza che è mancata al governo di centrodestra, in questi lunghissimi anni. Quel che è peggio, però, è che gli Italiani hanno dimostrato di non credere più alla possibilità di un cambiamento: si sono disamorati della politica. E questa è la colpa più grave della Casa delle Libertà. Il voto per l’Unione, fatti salvi i fanatici, che militano in qualunque schieramento, esprime un concetto tipicamente italiota: meglio tornare allo squallore certo che azzardare uno squallore incerto. Meglio, in definitiva, morire democristiani, che morire aspettando Godot. Godot non è venuto: Godot non viene mai. Perché Godot è un’illusione, come è stata illusoria la ventata di novità di questi cinque anni. Lo so che non si deve dare retta ad un povero professore da millecinquecento euro al mese, quando si può disporre di tante teste d’uovo da millecinquecento euro al giorno: eppure proviamo a pensarci un pochino. Cosa voleva la gente, cosa si aspettava? Molto poco: si sarebbe accontentata di vedere un po’ meno di progetti faraonici e un po’ più di tangenziali. Un po’ meno di chiacchiere fumose e un po’ più di aule scolastiche, di computer, di serietà. Un po’ meno di finanza creativa e un po’ più di soldi in busta paga. Onesta, umiltà, trasparenza, possibilità. Invece cosa ha visto? Arroganza da basso Impero, manutengoli portati alle stelle, chiacchiere televisive. Oggi finisce un’era: quella dello spot elettorale. Se si vuole vincere, bisogna abbandonare gli uffici con la boisèrie di quercia e scendere per strada. Bisogna servire il popolo: non servirsene per comprarsi la villa in collina. Capita l’antifona? L’Italia non è un’idea astratta, buona per qualche commemorazione o per i mondiali di calcio: l’Italia è proprio fuori dalla nostra porta, fatta di gente sfiduciata e stanca, che fatica ad arrivare alla fine del mese. Anzi, due sono le Italie: una che tira la cinghia e una che gozzoviglia in un perenne banchetto d’addio, sul Titanic che affonda. Della seconda non sappiamo che farcene: liberiamocene. Rimpariamo a parlare con la gente il linguaggio piano e semplice dei nostri padri: diamo per primi un esempio di sobrietà, di calma, di idee. Soprattutto di idee: dove sono finite le idee, nell’orgia dei programmi? Chi si è incaricato di pensare, mentre i politicanti snocciolavano le loro cifre, i loro temini precotti? Io sono di destra, sono ferocemente anticomunista, sono sociale, anzi, popolare, e le idee le ho chiarissime: so perfettamente come vorrei la mia Patria, e cosa ci vorrebbe per renderla così. Uno, poi, può dire che li mie idee non gli garbano: liberissimo! Ma, almeno, avremmo qualcosa su cui discutere. Che idee sono uscite in questi cinque anni? Qual è il progetto civile di Tremonti? Cosa sa dell’educazione dei ragazzi Letizia Moratti? Ve lo dico io: fumo. E c’è ancora qualcuno che si chiede perché abbiamo perso? Gli Italiani non sono una banda di mentecatti: se non sei capace di cambiare un bel nulla, te ne vai. Berlusconi voleva abolire l’ICI, la tassa sui rifiuti, voleva costruire strade e ponti: e perché diavolo non l’ha fatto? Doveva arrivare a cinque giorni dalle elezioni per promettere miracoli, dopo avere avuto milleottocento giorni a disposizione per lavorare con calma? E AN dov’era, nel frattempo: a sdoganarsi in Israele? Bertinotti, che è matto ma non è scemo, ha detto subito che per RC vuole l’economia e la scuola. L’economia non gliela daranno, ma la scuola temo proprio di sì. Fini non poteva chiederla per AN, in quel lontano 2001? Pensate a quante vere riforme si sarebbero potute orchestrare, con un uomo di destra, magari Gianni Alemanno, che è uno dei pochi che hanno fatto il proprio dovere, a guidare la sterzata. E ora ci becchiamo Bertinotti! Lo so che dovrei scrivere un editoriale ponderoso: di quelli veri, scritti da gente seria, riflessiva, che non scrive sull'onda dei sentimenti. Ma quelli scrivono sul Corriere, sul Giornale, hanno la Mercedes. Io sono un povero stronzo, che soffre perché vede la propria Patria nelle mani dei peggiori, per colpa dei presunti migliori: cosa volete che rifletta, io? Così, dopo cinque anni a urlare nel deserto, lasciatemi almeno questo piccolo sfogo, su questa testata, dove c’è gente che si vuole bene e che mi sopporta anche se scrivo bischerate…Le abbiamo prese, ma non siamo morti. Da questa sconfitta, forse, possiamo trarre auspici fausti: possiamo dimagrire, energicamente, smaltendo tutta la zavorra che appesta i corridoi della politica di AN. Possiamo liberarci dei carrieristi, dei miracolati, dei vassalli, dei valvassini e dei valvassori. E tornare ad essere quel che eravamo: gente che pensa, che lotta e che vive intensamente. Gente che non si arrende mai.
Marco Cimmino




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