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Discussione: Agenda Giavazzi?

  1. #1
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    Predefinito Agenda Giavazzi?

    In caso di vittoria quanto pensate si possa attuare un programma di governo mirante all'ottenimento di questi obbiettivi??
    Concordate su tutti i punti?





    Come evitare i rischi di programmismo
    Cinque impegni per i cento giorni
    Nella campagna elettorale del 2001 Silvio Berlusconi assunse molti impegni con gli elettori: meno tasse, strade, ponti,
    posti di lavoro e così via. Tutti li ricordiamo e prima di andare a votare ognuno di noi deciderà se e in che misura il suo
    governo ha mantenuto quelle promesse. Come hanno osservato sul Corriere Angelo Panebianco e Dario Di Vico, chiedere che
    chi mira a governare assuma qualche impegno preciso è importante per varie ragioni. I programmi elettorali pochi li leggono,
    e nessuno li ricorda: impegni puntuali rendono invece più facile agli elettori valutare coloro per i quali hanno votato. Ma legarsi
    le mani con qualche impegno preciso conviene anche a chi governerà perché lo rafforza nei confronti delle mille lobby che
    cercheranno di bloccare la sua azione.
    Comincerò quindi ponendo cinque questioni specifiche: l'azione di un governo non potrà certo limitarsi a questi pochi punti, ma
    è un modo per cominciare.
    1) Per migliorare la qualità delle nostre università, l'unico modo è metterle in concorrenza l'una con l'altra. Chi mette in
    cattedra delle «capre» solo perché amici del preside o del rettore deve sapere che rischia di restare senza studenti. Ma per
    arrivarci bisogna abolire il valore legale della laurea, come in Gran Bretagna, dove le università sono le migliori d'Europa. Il
    ministro Moratti si è sempre opposto. Chi ha il coraggio di impegnarsi a farlo?
    2) Per introdurre un po' di concorrenza nelle professioni è necessario eliminare gli albi. Chi ha il coraggio di cominciare
    cancellando uno dei più inutili ma anche dei più difficili, l'albo dei giornalisti?
    3) La concorrenza dipende dalle leggi, ma anche dalla qualità e dall'indipendenza delle persone nominate a presiedere le
    autorità, dall'Antitrust alla Banca d'Italia. Un anno fa l'Antitrust multò Telecom Italia per abuso di posizione dominante. Quella
    multa fu prontamente annullata dal Tribunale amministrativo del Lazio con una sentenza che entrò nel merito della sanzione
    anziché limitarsi a verificarne la correttezza formale come la legge vorrebbe. Trascorse qualche settimana e il presidente di
    quel Tribunale fu nominato a presiedere l'Autorità per le Comunicazioni. Romano Prodi ha illustrato un progetto coerente e
    condivisibile di riforma delle Autorità le quali, egli osserva correttamente, sono cadute preda dei grandi monopoli. Ma i tempi
    per realizzare quel progetto saranno lunghi. S'impegna intanto a iscrivere all'ordine del giorno del suo primo consiglio dei
    ministri un decreto di cinque righe che disponga la decadenza immediata dell'attuale Governatore della Banca d'Italia? A
    Berlusconi è ormai inutile chiederlo.
    4) L'impegno a privatizzare è in tutti i programmi. Ma in questa legislatura, anziché privatizzare, si è ricostruita l'Iri,
    chiamando «privatizzazioni» il trasferimento delle azioni di Eni ed Enel dallo Stato alla Cassa Depositi e Prestiti, che è di
    proprietà dello Stato. Chi si impegna a disporre, nel primo consiglio dei ministri, lo scioglimento della Cassa, prevedendo che le
    azioni che essa possiede siano collocate in Borsa? Insisto sulle privatizzazioni perché chiunque vincerà le elezioni dovrà
    affrontare un'emergenza conti pubblici, sia per effetto dei più alti tassi di interesse, sia perché è probabile che già nel giugno
    prossimo la Commissione europea ci sanzioni per aver violato anche le regole del nuovo Patto di Stabilità.
    Anni fa lo Stato regalò alla Puglia l'Acquedotto pugliese, il più grande d'Europa, chiedendo solo l'impegno a privatizzarlo. Né il
    governatore di centrodestra, Raffaele Fitto, né il suo successore di centrosinistra, Nichi Vendola, hanno venduto una sola
    azione, ma lo Stato, nonostante l'evidente violazione del contratto, fa finta di nulla. Chi si impegna a decurtare dai denari che
    lo Stato trasferisce alla Regione, non tutto insieme, basta un po' per anno, il valore dell'Acquedotto?
    5) Per osservare un mercato del lavoro che funziona bene, dove i giovani trovano lavori veri, non il precariato, e c'è
    poca disoccupazione, non è necessario andare Oltreoceano e copiare l'«odioso liberismo americano». Basta studiare la
    Danimarca, il Paese che protegge chi perde il lavoro più di ogni altro al mondo, e ciononostante ha pochi disoccupati,
    dimostrazione che un mercato del lavoro efficiente non richiede necessariamente di essere brutali con chi non trova lavoro. La
    Danimarca c'è arrivata eliminando qualunque ostacolo ai licenziamenti, soprattutto togliendo di mezzo i giudici e il diritto di chi
    è licenziato ad appellarsi ad un tribunale. E così le imprese danesi, sapendo che sbagliare un'assunzione non è un dramma,
    assumono. Certo la Danimarca non è il paradiso: capita anche che qualche imprenditore cattivo licenzi un dipendente solo
    perché è iscritto al sindacato. Ma neppure questo è un dramma perché i sussidi di disoccupazione sono generosi e durano tre
    anni. Però si perdono immediatamente se l'Agenzia del lavoro trova un posto adeguato ed il disoccupato lo rifiuta. Chi si
    impegna ad adottare il modello danese?
    Francesco Giavazzi

  2. #2
    Cometa Rossa
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    1) D'accordo ma a condizione che le università pubbliche siano poste in condizione di competere tra loro e con le università private in parità di mezzi. E un occhio agli studenti bravi del Sud che non sempre hanno i mezzi sufficienti a studiare adeguatamente.

    2) Completamente d'accordo;

    3) Completamente d'accordo;

    4) Privatizzare sì ma dopo aver creato il mercato, non si passi da monopoli pubblici a monopoli privati che è peggio;

    5) Su questo problema bisogna riflettere a lungo. Il modellino è affascinante ma presenta dei lati oscuri di non poco rilievo; inoltre dubito della sua applicabilità all'Italia.

  3. #3
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    Concordo con Paul. Giavazzi ha posto le sue domande in un breve articolo, andrebbe approfondito.
    Comunque in linea di principio mi sembrano ottimi spunti

  4. #4
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    Credo che Giavazzi sia un'altro cattedratico che dall'alto della sua scienza ha la presunzione di illuminare tutti noi di verita' scritte a tavolino e quantomai distanti dalla realta'.
    Come altrimenti commentare la sua proposta sull'abolizione del valore legale della laurea che altro non porterebbe che ad una esasperata competizione tra universita' a scapito della funzione che le è propria, creare sapere, e riducendola a mero centro di collocamento delle imprese?
    Come si fa ad affermare la sostenibilita' di un modello sociale come quello danese che per differenze economiche sociali demografiche e culturali presenta degli ostacoli enormi ad essere implementato in Italia?

  5. #5
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    Si potrebbe dire il contrario, ossia che la Danimarca ha quasi azzerato la disoccupazione proprio grazie a quel sistema occupazionale.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da aguas
    Si potrebbe dire il contrario, ossia che la Danimarca ha quasi azzerato la popolazione proprio grazie a quel sistema occupazionale.
    Vorrai dire la disoccupazione!?

  7. #7
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    Ovvio...lapsus calami...

  8. #8
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    Concordo su 4 punti su 5.

    Sulle privatizzazioni bisogna preventivamente liberalizzare il mercato e letteralmente "smembrare" i monopoli pubblici.

    Altrimenti si ottengono dei monopoli privati i quali agiscono con logica di profitto e impediscono, sempre per tale logica, l'accesso di altri concorrenti.

    Prima si liberalizza e poi si privatizza

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da bohemiankiller
    In caso di vittoria quanto pensate si possa attuare un programma di governo mirante all'ottenimento di questi obbiettivi??
    Concordate su tutti i punti?





    Come evitare i rischi di programmismo
    Cinque impegni per i cento giorni
    Nella campagna elettorale del 2001 Silvio Berlusconi assunse molti impegni con gli elettori: meno tasse, strade, ponti,
    posti di lavoro e così via. Tutti li ricordiamo e prima di andare a votare ognuno di noi deciderà se e in che misura il suo
    governo ha mantenuto quelle promesse. Come hanno osservato sul Corriere Angelo Panebianco e Dario Di Vico, chiedere che
    chi mira a governare assuma qualche impegno preciso è importante per varie ragioni. I programmi elettorali pochi li leggono,
    e nessuno li ricorda: impegni puntuali rendono invece più facile agli elettori valutare coloro per i quali hanno votato. Ma legarsi
    le mani con qualche impegno preciso conviene anche a chi governerà perché lo rafforza nei confronti delle mille lobby che
    cercheranno di bloccare la sua azione.
    Comincerò quindi ponendo cinque questioni specifiche: l'azione di un governo non potrà certo limitarsi a questi pochi punti, ma
    è un modo per cominciare.
    1) Per migliorare la qualità delle nostre università, l'unico modo è metterle in concorrenza l'una con l'altra. Chi mette in
    cattedra delle «capre» solo perché amici del preside o del rettore deve sapere che rischia di restare senza studenti. Ma per
    arrivarci bisogna abolire il valore legale della laurea, come in Gran Bretagna, dove le università sono le migliori d'Europa. Il
    ministro Moratti si è sempre opposto. Chi ha il coraggio di impegnarsi a farlo?
    2) Per introdurre un po' di concorrenza nelle professioni è necessario eliminare gli albi. Chi ha il coraggio di cominciare
    cancellando uno dei più inutili ma anche dei più difficili, l'albo dei giornalisti?
    3) La concorrenza dipende dalle leggi, ma anche dalla qualità e dall'indipendenza delle persone nominate a presiedere le
    autorità, dall'Antitrust alla Banca d'Italia. Un anno fa l'Antitrust multò Telecom Italia per abuso di posizione dominante. Quella
    multa fu prontamente annullata dal Tribunale amministrativo del Lazio con una sentenza che entrò nel merito della sanzione
    anziché limitarsi a verificarne la correttezza formale come la legge vorrebbe. Trascorse qualche settimana e il presidente di
    quel Tribunale fu nominato a presiedere l'Autorità per le Comunicazioni. Romano Prodi ha illustrato un progetto coerente e
    condivisibile di riforma delle Autorità le quali, egli osserva correttamente, sono cadute preda dei grandi monopoli. Ma i tempi
    per realizzare quel progetto saranno lunghi. S'impegna intanto a iscrivere all'ordine del giorno del suo primo consiglio dei
    ministri un decreto di cinque righe che disponga la decadenza immediata dell'attuale Governatore della Banca d'Italia? A
    Berlusconi è ormai inutile chiederlo.
    4) L'impegno a privatizzare è in tutti i programmi. Ma in questa legislatura, anziché privatizzare, si è ricostruita l'Iri,
    chiamando «privatizzazioni» il trasferimento delle azioni di Eni ed Enel dallo Stato alla Cassa Depositi e Prestiti, che è di
    proprietà dello Stato. Chi si impegna a disporre, nel primo consiglio dei ministri, lo scioglimento della Cassa, prevedendo che le
    azioni che essa possiede siano collocate in Borsa? Insisto sulle privatizzazioni perché chiunque vincerà le elezioni dovrà
    affrontare un'emergenza conti pubblici, sia per effetto dei più alti tassi di interesse, sia perché è probabile che già nel giugno
    prossimo la Commissione europea ci sanzioni per aver violato anche le regole del nuovo Patto di Stabilità.
    Anni fa lo Stato regalò alla Puglia l'Acquedotto pugliese, il più grande d'Europa, chiedendo solo l'impegno a privatizzarlo. Né il
    governatore di centrodestra, Raffaele Fitto, né il suo successore di centrosinistra, Nichi Vendola, hanno venduto una sola
    azione, ma lo Stato, nonostante l'evidente violazione del contratto, fa finta di nulla. Chi si impegna a decurtare dai denari che
    lo Stato trasferisce alla Regione, non tutto insieme, basta un po' per anno, il valore dell'Acquedotto?
    5) Per osservare un mercato del lavoro che funziona bene, dove i giovani trovano lavori veri, non il precariato, e c'è
    poca disoccupazione, non è necessario andare Oltreoceano e copiare l'«odioso liberismo americano». Basta studiare la
    Danimarca, il Paese che protegge chi perde il lavoro più di ogni altro al mondo, e ciononostante ha pochi disoccupati,
    dimostrazione che un mercato del lavoro efficiente non richiede necessariamente di essere brutali con chi non trova lavoro. La
    Danimarca c'è arrivata eliminando qualunque ostacolo ai licenziamenti, soprattutto togliendo di mezzo i giudici e il diritto di chi
    è licenziato ad appellarsi ad un tribunale. E così le imprese danesi, sapendo che sbagliare un'assunzione non è un dramma,
    assumono. Certo la Danimarca non è il paradiso: capita anche che qualche imprenditore cattivo licenzi un dipendente solo
    perché è iscritto al sindacato. Ma neppure questo è un dramma perché i sussidi di disoccupazione sono generosi e durano tre
    anni. Però si perdono immediatamente se l'Agenzia del lavoro trova un posto adeguato ed il disoccupato lo rifiuta. Chi si
    impegna ad adottare il modello danese?
    Francesco Giavazzi
    totale accordo ma sul punto 5 andrei cauto.
    Ovviamente tutto in teoria, perchè nessuno di questi punti verrà realizzato da prodi, dato che gli statalisti predominano come voti

  10. #10
    Vittima del kali yuga
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    Citazione Originariamente Scritto da bellavista
    Concordo su 4 punti su 5.

    Sulle privatizzazioni bisogna preventivamente liberalizzare il mercato e letteralmente "smembrare" i monopoli pubblici.

    Altrimenti si ottengono dei monopoli privati i quali agiscono con logica di profitto e impediscono, sempre per tale logica, l'accesso di altri concorrenti.

    Prima si liberalizza e poi si privatizza
    ovvio: e aggiungo che vanno dati poteri semidittatoriali all'antitrust (io metterei mario monti li), in modo da ralizzare il tutto

 

 

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