http://italy.indymedia.org/news/2006/04/1056882.php
Un'altra volta, ed è incredibile ce ne sia ancora bisogno, i sudditi di questo ridicolo staterello scoprono quello che era chiaro a La Palisse...
Stamattina una "roadside bomb", un ordigno a bordo strada che da anni tre sta ammazzando militari aggressori e civili residenti senza fare troppe distinzioni, ha fatto saltare un blindato ed ucciso i suoi occupanti.
Niente di strano, niente di cui scomporsi. Sai com'è, in guerra si muore e si ammazza, e chi segue le vicende del conflitto iracheno sa benissimo che una cosa del genere succede almeno tre volte la settimana senza che nessuno abbia alcunché da ridire. Tanto sono morti americani -e tolte le famiglie importano solo a Bush e ai suoi schiavetti del mondo politico peninsulare- o sono morti iracheni -dei quali è manifesto e dimostrato che non importa una segaccia nulla a nessuno-.
Il caso di oggi però è diverso: tra le vittime della bomba ce n'erano tre che facevano parte del contingente inviato da uno stato che occupa -a criticabilissimo titolo- una penisola del mar Mediterraneo, e che ha come bandiera un affare a righe verticali di colore verde, bianco, e rosso.
E' bastato questo perché il mondo politico e mediatico di essa penisola rispolverasse gli slogan demenziali, bambineschi e fantozziani "contro il terrorismo", che se non condissero una realtà già dilettantesca e decerebrata per conto proprio, parrebbero comici. Lo sarebbero, comici, se non facesse loro cornice una quotidianità ampiamente intrisa di sangue.
L'aggressione all'Iraq, in cui gli itagliani hanno -come sembra- avuto quel ruolo di piccol traditore, di Maramaldo, di donabbondiesco lacché del potente di turno, appare nei risultati infinitamente peggiore di qualsiasi previsione. Sono passati più di tre anni e la situazione generale di quel che rimane della terra tra i due fiumi non ha ancora finito di peggiorare: alte e medie classi sociali da tempo riparate altrove, periferie siriane e giordane gremite di profughi e di fuggiaschi, "governo" iracheno da barzelletta, esercito infiltrato, istituzioni in preda alla corruzione più disinvolta ed assoluta, Kurdistan giustamente in orbita di fuga, il sud del paese logicamente controllato dal punto di vista economico e sociale dalla Repubblica Islamica dell'Iran, la cui influenza nell'area era nota a qualunque atlante storico e a qualunque sussidiario di terza elementare, ma che evidentemente è sfuggita agli strapagati "esperti" della stampa yankee ed italiota.
Complimenti, bel merdaio, in cui ci si è cacciati violentando ogni logica ed ogni ragionevolezza, e dando carta bianca agli inutili lerci grassoni dei giornali e della televisione affinché linciassero in diretta chiunque si azzardava a mantenere un minimo di raziocinio. Alé, Saddam è in galera e domani al Real Madrid gliele suoniamo sei a zero. E adesso linea ai consigli per gli acquisti.
Bisogna riconoscere che il baccanale di stronzate gazzettiere in cui è stata annegata la questione fin dal suo inizio ha purtroppo vinto. Vano sarebbe cercare qualcuno che ricordi come con Saddam Hussein l'industria bellica peninsulare abbia fatto eccellenti affari, che l'Iraq è stato aggredito con pretesti buoni per la neuro, che il mito da bambini viziati dell'invincibilità del cosiddetto Occidente va per lo meno messo in discussione.
Avanti tutta, dunque, con la rettorica da '15-'18, con la "condanna del terrorismo" e con tutto il campionario di stronzate criminali con cui si nutre questo "paese".
Io mi pregio di avere altre e più realistiche opinioni, dettate da un orientamento di fondo che da circa venti anni è -e resta- improntato all'antiamericanismo. Non condanno dunque il terrorismo: non perché ne condivida i metodi, le azioni o gli obiettivi, ma perché condannarlo è inutile ed ipocrita.
Inutile perché nessuno chiederà mai il mio parere prima di farsi saltare in aria ad un posto di blocco o di sgozzare nottetempo qualche famiglia di fellahin (strano come i fatti d'Algeria siano già spariti non dico dai media, ma perfino dalle memorie...).
Ipocrita perché i "terroristi" restano tali solo finché perdono; quando vincono, li si ribattezza "eroi nazionali" e si fanno loro dei monumenti nelle piazze. Non esiste paese al mondo che non abbia un mito fondante a garantire legittimità per il suo sussistere, ed essi miti fondanti sono raramente ispirati alla pace ed alla giustizia sociale. Le storie nazionali abbondano di rivoluzioni, guerre ed altri inutili e mostruosi macelli, nei quali nessuno si sogna di sottilizzare più del necessario fintanto che restano in piedi gli organismi statuali che su di essi si basavano o si basano.
Pochi giri di parole, dunque, ed i vari ciarlatori amici della patria -i cinque quarti del Ciarlamento, sembrerebbe- prendano moschetto ed anfibi e vadano a dar la caccia ai "terroristi" in giro per la Mesopotamia; vediamo poi quando tornano -se tornano- se l'esperienza li ha tanto elettrizzati da raccomandarla anche al prossimo. In ultimo va notato che i sudditi di questo "paese" hanno a tal punto perso la testa che l'ennesima procuretta ha aperto l'ennesimo fascicoletto contro ignoti. Come se le guerre fossero equiparabili, in tutto e per tutto, ad un abigeato o ad un furto con scasso. La sicumera giurisprudenziale di questo staterello di azzeccagarbugli non riesce neppure a stabilire un limite per il proprio ridicolo, lasciando peraltro il sottoscritto in trepida attesa di una querela da parte della merda, a causa delle innumerevoli volte in cui ha trovato il modo di paragonarla all'itaglia.




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