Dahab: la verità sul massacro porta al sionismo. Articolo di Blondet
Come al solito, il Mossad
Maurizio Blondet
25/04/2006



I primi soccorsi dopo le tre esplosioni avvenute alle 19,15 (ora locale e italiana) a Dahab, cittadina turistica del Sinai egizianoDAHAB -



«La capacità del Mossad di infiltrare i beduini del Sinai è ben nota»: tale il laconico commento di Salah al-Din Salim, generale egiziano a riposo, che guida lo Strategic Studies Institutes al Cairo (1), all'attentato di Dahab.
Come al solito, cittadini e turisti israeliani erano stati avvertiti in anticipo di stare alla larga dal Sinai (2).
A cura di Danny Arditi, capo dell'ufficio ebraico anti-terrorismo. «avevamo informazioni su piccole organizzazioni collegate in un modo o nell'altro ad Al Qaeda», dice ora: «perciò circa un mese fa abbiamo emesso un avviso agli israeliani di evitare di viaggiare in Egitto, Sinai incluso».
La ripetitività di queste azioni false-flag mostra alquanto la corda.
Cinque giorni prima dell'attentato a Dahab, il governo egiziano aveva annunciato l'arresto di una ventina di persone appartenenti ad un gruppo terrorista mai sentito prima, Al-Taifa al-Mansur (La Setta Vittoriosa), al Cairo e dintorni.
Subito dopo, ecco ricomparire il ricorrente Osama bin Laden: sotto forma di una cassetta audio fatta pervenire ad Al Jazeera.
Il mezzo migliore per non lasciare alcun indizio sulla autenticità del messaggio.




Questo ennesimo Osama ha chiamato alla lotta per la difesa del Sudan e soprattutto di Hamas: strano, visto che il principe del terrore musulmano s'è sempre infischiato dei palestinesi.
Ma stavolta, il suo proclama ha confermato a puntino ciò che Israele sostiene: che Hamas, ossia il governo che i palestinesi si sono scelti, è tutt'uno con Al Qaeda.
Non solo: Hamas ha spiegato che la sua ideologia non ha nulla in comune con quella di Osama bin Laden.
Il ministro dell'Interno pakistano, Aftab Khan Sherpao, si è affrettato a ripetere che il Pakistan «non ha idea di dove si trovi Osama bin Laden» (3).
E il Pakistan sta impegnando da anni 80 mila uomini nella zona tribale del Waziristan, dove gli americo-israeliani dicono che Osama si nasconda; ed ha catturato ben 700 militanti della vecchia e vera Al Qaeda, quella che combattè (pagata dalla CIA) contro i sovietici, ed ora si è rifugiata in Waziristan insieme ai resti della guerriglia talebana.
Di fatto, il Pakistan è il solo Paese che davvero stia smantellando Al Qaeda e faccia davvero degli arresti, al contrario degli americani.



La sola cosa chiara in quest'ultima, assurda strage, è il cui prodest.
Ovvia la necessità di «rinfrescare» mediaticamente il «terrorismo islamico»: Bush è ai minimi storici nei sondaggi, i generali si rivoltano, persino gli agenti della CIA ormai danni segni di ribellione; la lobby ebraica comincia ad essere accusata qua e là di distorcere per i suoi scopi la politica mondiale americana, l'AIPAC (American-Israeli political Committee) ha di fronte
un processo per spionaggio in USA.
E tuttavia Israele e i falchi neocon vogliono comunque che Bush scateni le forze USA contro l'Iran.
E inoltre, bisogna «vendere» all'opinione pubblica americana l'ultima trovata strategica di Rumsfeld: impiegare le forze armate USA in interventi preventivi e clandestini in Paesi non in guerra, per condurre la «lotta al terrorismo» con i metodi del terrorismo.
Evidente anche lo scopo di distogliere l'attenzione dal genocidio dei palestinesi in corso, che cominciava a far notizia.
Persino il presidente palestinese Mahmud Abbas, il povero fantoccio israeliano, è andato in visita ad Ankara a dire che «la catastrofe sociale ed economica» dei palestinesi è imminente, se l'Unione Europea non riprende gli aiuti.



Dall'ultimo attentato suicida del sedicenne a Tel Aviv, i palestinesi non solo vivono senza cibo oltre al poco distribuito dall'UNRWA (l'ONU per i rifugiati), ma sono anche bombardati senza interruzione: almeno 400 missili israeliani sono stati lanciati a Gaza, almeno tre palestinesi sono stati uccisi, e il regime israeliano ha promesso di rioccupare Gaza e sterminare l'intero governo palestinese di Hamas.
Perché «terrorista»: come conferma, appunto, «Osama bin Laden» made in Tel Aviv.
Evidente, anzi evidentissimo lo scopo di punire l'Egitto.
Anziché obbedire agli ordini di «isolare Hamas», il presidente egiziano Hosni Mubarak non solo ha ricevuto ministri di Hamas, ma stava cercando proprio in questi giorni di organizzare un incontro urgente tra l'israeliano Ehud Olmert e il palestinese Abbas «per riavviare i colloqui di pace» e porre termine al genocidio per fame. (4)
E sulla iniziativa aveva impegnato direttamente il suo ministro degli Esteri, dunque al massimo livello di autorevolezza.
L'annuncio del Cairo è stato dato il 23 aprile: il giorno dopo, il «terrorismo islamico» ha colpito là dove fa più male: nel turismo, quasi sola fonte di valuta per l'Egitto.



Com'è tutto tristemente prevedibile.
Al punto che possiamo forse arrischiare di prevedere dove avverrà il prossimo «attentato islamico». Il re di Giordania ha appena rilasciato un'intervista allo spagnolo El Pais, dove ha chiesto apertamente che Israele, che tanto strilla contro la non ancora esistente atomica iraniana, dovrebbe prima disarmare il proprio arsenale nucleare (5).
Vedrete, succederà qualcosa ad Akaba o dintorni.
Osama bin Laden manderà un messaggio.
Danny arditi, da Israele, dirà che aveva avvertito i turisti israeliani di non viaggiare in Giordania.

Maurizio Blondet