Lo scrivevo ironicamente da sempre che la massima aspirazione di D'Alema era quella di somigliare sempre di più a Giulio Andreotti. Certamente la durata è il motivo "ideale" pregnante ma certo anche tutto il resto portava a ritenere che il modello per antonomasia dalemiano fosse, appunto il Grande Vecchio, Zio Giulio...
Ieri se n'è avuta una rappresentazione "plastica" efficacissima. nelle presenze discrete, nelle assenze significativissime, nei numeri incredibili.
Andreotti che si stagliava dai banchi senatoriali come un ombra sempiterna sulla nostra scassatissima democrazia. L'"assente" e poco visibile D'Alema che probabilmente aveva molto di più da fare dietro le quinte (mica per niente sono apparsi settanta voti a suo nome alla Camera...). Ma, di certo, ieri s'è avuta la ratifica che Prodi è stato, ancora, bellamente beffato dai giochi di palazzo dalemiani e dell'opposizione (inciucismo prossimo venturo) e che la sua "politica" (ammesso che il suo governo nasca) dovrà dipendere, ancora e sempre, da pesi, le volontà del suo più terribile nemico di sempre, appunto baffino di ferro.
Si regoli Prodi e usi altri sistemi. Perché con questa ipoteca pesante come un macigno da sempre sulla sua leaderscip non andrà da nessuna parte.
E anche Fassino, stavolta, ha fatto un passo indietro...


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