Sull’autorevole settimanale russo “Moskovskie Novosti”, ha anche un’edizione in inglese, “Moscow News”) è apparsa in questi giorni un’intervista di Aleksandr Solzhenitsyn.
Il Grande Patriarca delle lettere russe – di cui lo scorso inverno è stata presentata con successo la riduzione televisiva del romanzo Primo cerchio – ha risposto per scritto a 15 domande (su 16) presentategli dal direttore di MN, Vitalij Tret’jakov.
Non si è parlato di letteratura, ma della Russia, del suo presente e delle sue prospettive.
I giudizi dell’autore di Arcipelago Gulag lo confermano ancora una volta come tenace avversario non solo del comunismo, ma anche del liberismo e del globalismo, le cui ricette contrastano radicalmente, secondo lui, con le esigenze e la tradizione della Russia.
Degli ultimi tre leader russi, Solzhenitsyn ha salvato solo Putin, mentre ha condannato senza appello i due predecessori. Infatti, con Gorbaciov «sono stati abbandonati il concetto e la coscienza stessa dello Stato … da qui le sue numerose e irriflessive capitolazioni in politica estera, che gli hanno valso le rumorose lodi dell’Occidente».
Peggiore di lui è stato Eltsin, che «ha proseguito la stessa linea, aggravata dal saccheggio senza limiti delle proprietà della Russia, del suo patrimonio e dal caos in cui ha gettato lo Stato».
Putin, invece, si è finora sforzato di «salvare lo Stato dalla scomparsa. Certamente, alcuni suoi tentativi all’inizio sono stati cosmetici. Dopo, però, sono stati più mirati e precisi … La politica estera, date le nostre condizioni e possibilità, è condotta con ragionevolezza e maggiore lungimiranza. Ma ancora molto, a causa dell’eredità ricevuta, si deve fare per evitare alla Russia il declino».
Per superare la grave crisi demografica (700 mila persone in meno ogni anno dal 1991-92) Solzhenitsyn pone come conditio sine qua non «il miglioramento delle condizioni di vita, alimentari, sanitarie, educative, della moralità pubblica e privata». Per questo egli valuta positivamente i quattro grandi progetti nazionali di Putin, che prevedono grossi investimenti speciali nell’educazione, sanità, agricoltura e edilizia abitativa.
Passando alla politica, Solzhenitsyn ribadisce la sua avversione al sistema dei partiti. Non si adatta alla Russia, alla sua tradizione. Lo si è imposto al Paese, quando esso era già entrato in crisi in Occidente. Una reale democrazia si può costruire solo dal basso, a partire dalle realtà locali, e mettendo in primo piano i fattori produttivi, professionali, culturali, ecologici, educativi. I partiti perseguono solo fini egoistici, di potere.
«Non dobbiamo calcare i modelli altrui, ma seguire una nostra strada». I diritti umani devono essere commisurati a quelli morali, che lo Stato deve difendere e salvaguardare.
Lo scrittore ha definito «mostruosa» l’attuale ondata di aggressioni e omicidi a sfondo etnico. «Sono opera di una gioventù privata dell’educazione, che minaccia la società. Lo Stato deve prendere misure decise e severe per impedire tutto questo. “Ma è necessario ricercare i motivi che sono alla radice di stati d’animo tanto aggressivi».
Infine, la dura critica di Solzhenitsyn si appunta sui tentativi occidentali, specie degli Usa, di «isolare la Russia e puntare sul suo ulteriore frazionamento» e sugli interventi militari americani in Iraq e altre parti del mondo.
Amareggia lo scrittore (per parte di madre di origine ucraina) la separazione dell’Ucraina dalla Russia. Specie considerando non solo l’origine comune dei due popoli slavi, ma anche il fatto che dello stato ucraino facciano ora parte, per gli «sciagurati accordi di Belovezha» (che posero fine all’Urss, ndr) e per responsabilità dei passati governi sovietici – intere regioni storicamente ed etnicamente russe
http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=ar...tType=Articolo...
SOLGENILTSYN è UN INTELLETTUALE DALLA SINCERA FEDE DEMOCRATICA E MOLTO APPREZZATO IN OCCIDENTE....COSA NE PENSATE DELLA SUA ANALISI SU PUTIN?




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