Un contributo al dibattito!

Raffaele

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Diritti agli animali. Perché sto con Zapatero

di Francesco Pullia

Ancora una volta il governo di Josè Luis Rodriguez Zapatero sta dando una grande lezione di civiltà in controtendenza rispetto all’involuzione politica e culturale che affligge diversi paesi europei e, in modo particolare, l’Italia.

Il progetto di iniziativa socialista finalizzato alla protezione delle scimmie ha valore e legittimità sotto tutti i punti di vista e non può essere assolutamente ridicolizzato o minimizzato come hanno fatto i soliti esponenti della Chiesa cattolica (Fernando Sebastian, arcivescovo di Pamplona) o di un’associazione come Amnesty International.

Anzi, a mio avviso, il provvedimento, se adottato, dovrà costituire l’occasione per un’azione allargata mirante al riconoscimento, una volta per tutte, dei diritti di ogni specie animale a non essere vittima di maltrattamenti, efferatezze e, soprattutto, di quella immonda e inutile pratica che prende il nome di vivisezione (spesso travestita da sperimentazione scientifica).

Alla base dell’intolleranza cattolica, e delle visioni che ne sono corollario, c’è un atteggiamento antropocentrico che sta alla base di orrori, concettuali e non, e brutalità.

Una volta messo ingiustificatamente al centro dell’universo, l’uomo si è sentito dotato di onnipotenza, ritenendosi padrone assoluto dell’ordine naturale e di conseguenza privo di responsabilità nei confronti delle altre forme viventi. Nella visione cattolica (ma il cristianesimo delle origini era ben diverso), che ha finito purtroppo per permeare anche un certo razionalismo (si pensi ai danni commessi dal cartesianesimo), l’essere umano, concepito come l’unico dotato di intelletto, è chiamato a rapportarsi strumentalmente con la natura e le altre specie, cioè ad affrontare il mondo secondo un uso strumentale, violento, di sfruttamento, mirando soltanto al soddisfacimento dei propri interessi.

Gli effetti di questa disastrosa e delinquenziale concezione sono sotto gli occhi di tutti. Ne stiamo facendo le spese, con inevitabili ripercussioni nelle generazioni future. Il pianeta versa in condizioni critiche, molte specie animali e vegetali, a causa del comportamento criminale dell’uomo, si sono estinte e numerose altre sono destinate a sparire nel giro di breve tempo. Alla limitatissima e dispotica antropologia cattolica sfugge ciò che, invece, è tenuto ben presente da concezioni più antiche, ma anche più evolute, come il buddhismo e il jainismo, le cui impostazioni radicalmente nonviolente, se fossero universalmente adottate, come avrebbe voluto lo stesso Einstein, produrrebbero un’infinità di effetti benefici.

Il cattolicesimo, di cui tra l’altro Ratzinger rappresenta l’esempio più estremo e coerente, non riesce neanche lentamente a prendere in considerazione il rapporto di profonda interrelazione o, se si vuole, di concatenazione che lega tra loro le più svariate forme presenti nella Terra e che ci esorta alla responsabilità.

L’uomo non è, né può essere, né il centro né l’unico attore dell’universo. Neppure lo meriterebbe, considerate le tremende tragedie, gli olocausti, i genocidi che è stato capace di commettere e che in molte zone del mondo continua a compiere.

L’antropocentrismo sta alla base del totalitarismo, di quel sentimento di onnipotenza che porta a schiacciare l’altro, a concepirlo solo in termini di forza e predominio.

Se, come uomo, sono al centro e il centro dell’universo, è chiaro che potrò permettermi le peggiori nefandezze come, ad esempio, infliggere al più debole inaudite atrocità, sterminare foche, balene, elefanti, tigri, scimmie per commercializzare ciò che riesco a ricavare dai loro cadaveri, distruggere l’ecosistema. E, ancora, se il mio comportamento viene giustificato e incentivato è chiaro che potrò estenderlo anche contro i miei simili per accaparrarmi i loro beni, per eliminare coloro che mi risultano scomodi. Di qui le persecuzioni e le discriminazioni, di cui la storia è piena, contro le minoranze etniche, sessuali, culturali.

Questo circolo vizioso e insanguinato può, però, essere interrotto. Anzi lo si deve fare con urgenza. Gli studiosi della complessità e dell’olismo ci hanno indicato una via d’uscita. E questa via risiede nella consapevolezza.

Zapatero sa perfettamente che il socialismo, nella sua declinazione liberale, non ha nulla a che spartire con un’ideologia consegnata alla storia ma è essenzialmente concreta metodologia di vita, prassi che ha a cuore l’esistente, lo tutela, ne ottimizza le possibilità. Socialismo è nonviolenza e la nonviolenza è l’antitesi dell’antropocentrismo.

Le critiche dell’arcivescovo di Pamplona (“il governo di Zapatero non concede diritti ai bambini non nati e li concederà alle scimmie”) sono risibili e rivelatrici dell’ottusità mentale di chi le ha mosse. L’embrione non può essere paragonato ad un bambino non nato. E’ un’impostura farlo poiché si tratta semplicemente di potenza in atto. E’ semplicemente assurdo e disonesto continuare su quest’ambiguità di fondo. A meno che si vogliano attribuire diritti ad un uovo… Ecco, se fosse davvero coerente, la Chiesa dovrebbe battersi per i diritti dell’uovo. Perché non lo fa?

Notizie Radicali, direttore Gualtiero Vecellio