Lo pubblico io, magari non tutti hanno letto...
È ora di cambiare maniere (me in primis).
di Fernando Massimo Adonia
Dopo le mie «considerazioni “di destra”» che tante critiche hanno scatenato e, ahimè, poco seminato, con lucidità, ad una settimana esatta dalla loro pubblicazione e ad urne scoperte, vengo a chiarire certe attribuzioni troppo esasperate da me espresse. Chiedo venia se ho offeso alcuno, cogliendo che, nell’aver utilizzato certe libere espressioni, probabilmente questo ho fatto e dove non l’ho fatto ho certamente creato delle ambiguità che ora cercherò di chiarire.
Antepongo sopra ogni valutazione il fatto che i giudizi da me espressi avevano ed hanno un valore strettamente politico e non umano, né tanto meno morale – Per carità ! Quindi, tengo a precisare, che le espressioni sicuramente forti - già nel testo virgolettate - quali «associazione a delinquere» e «roccaforte di briganti» rivolte verso la Fiamma, debbano esser lette in chiave politichese.
Comincio con lo sciogliere delle ambiguità. Il mio riferimento al VFS non voleva essere assolutamente discriminatorio verso gli skinheads né tanto meno verso i Puschiavo, Castorina o Motta, per i quali nutro affetto e rispetto, ma voleva introdurre una critica sull’opportunità di un impegno partitico dello skin in generale. Sono convinto, e non solo io, che lo stile skin si posizioni più agevolmente nell’ attivismo ribelle “da strada” anziché nella ben strutturata organizzazione partitica. Colgo occasione per aggiungere che indubbiamente un certo spirito ribelle in Italia, soprattutto tra gli anni ’80 e ’90, è rimasto vivo grazie anche all’attivismo a-partitico espresso dagli “skinheads”.
Il Riferimento a Base Autonoma, che sicuramente rappresenta una grossa fetta dell’attivismo politico radicale romano, prende le mosse dal cambiamento di prospettiva di qualcuno dei suoi capi, che da fervente cattolico tradizionalista si è trasformato in un epigono delle istanze giacobine, e che come tale ha intrapreso una crociata mediatica paventando un presunto e infondato clericalismo Forzanovista.
Infine, il mio riferimento ai “condorelli” era deliberatamente rivolto a tutti quei personaggi della vecchia classe dirigente Fiammista che negli anni han fatto terra bruciata dentro le proprie federazioni, allontanando col la propria azione tanta valida gente. Colgo l’occasione per fare i miei auguri ad Antonio Condorelli, nuovo responsabile di Gn, sperando che possa riuscire a disincagliare la struttura giovanile missina dalle vecchie tare del suo partito.
Perché tanto accanimento verso le OSA? Seppur tra me e il mondo delle “case occupate” vi siano delle differenti impostazioni, per loro ho nutrito sempre un alto rispetto politico ed umano. E’ stato un onore per me collaborare con loro nel comitato L’Ora della Verità e nell’iniziativa Mutuo Sociale. E sono ancora grato con loro per la solidarietà espressa durante l’occupazione del S.L.P.S. Cervantes a Catania. Sono stato oltremodo contento quando fu raggiunta l’intesa tra Forza Nuova – AS e le OSA: ritenevo naturale l’intesa fra le due realtà più attive e giovani dell’Area Radicale. Ma tutto ciò è crollato a causa di alcuni stupidi e quanto mai improbabili seggi parlamentari. Questo evento l’ho vissuto come un tradimento cocente, e le mie parole sono state espressione di una rabbia ben giustificata. È da aggiungere, però, che non riesco ancora a capire perché qualcuno si sia stupito del fatto che io abbia criticato il calcolo delle opportunità delle OSA. Ogni azione, strategia o opinione pubblica è necessariamente sotto gli occhi di tutti, quindi sotto il giudizio altrui e come tale può essere soggetta anche a critiche. In politica non esistono inattaccabili, sia chiaro per tutti.
Mi spiace, infine, se ho creato imbarazzo a Roberto Fiore, Paolo Caratossidis e agli altri dirigenti di Forza Nuova. Sono convinto – ne sono certo- che essi sono già a lavoro per rilanciare il movimento, per unificare l’area e per organizzare un opposizione militante alle sinistre.
Mi congedo. Chiedo ancora venia per l’utilizzo di certe sfumature linguistiche, ma non chiedo scusa per le valutazioni che ho riportato sul malessere generale dell’Area. Valutazioni uscite volutamente l’8 aprile, durante la chiusura formale della campagna elettorale, per non avvelenarne lo svolgimento e prima del clamore dei risultati. Non credo neanche opportuno stimare le mie considerazioni come “deliranti” – come qualcuno ha fatto - visto che esse si ergevano su dati reali che evidentemente hanno condizionato il voto.
Nel mio intento, il desiderio di veder unificato l’ambiente sotto un unico progetto, che non debba essere strettamente partitico, è ancora vivo. Per unirsi bisogna dialogare, e per dialogare è necessario che ognuno sveli il proprio giudizio sugli altri e nel svelarlo metta in chiaro sé stesso e le proprie intenzionalità. Ecco perché non ho risparmiato nessuna realtà dalla mia analisi, neanche la mia.
Oggi faccio autocritica. Spero che da domani, chiunque abbia delle responsabilità su questo ennesimo fallimento dell’Area radicale e non li abbia ancora espresse, debba fare altrettanto.
Abbiamo perso una facile opportunità di vittoria. Non perdiamo la possibilità offertaci da questa cocente sconfitta per riflettere su noi stessi.
Fernando Massimo Adonia.