

Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.
L'ho detto e lo ripeto, dovreste prendere esempio dalla destra radicale Rus'
Non solo hanno costituito vere e proprie brigate d'assalto ma hanno anche stipulato un alleanza con i nazionalcomunisti
In futuro il ruolo dei popoli Rus' sarà proprio quello di salvare noi inetti europei...
Iddio assista la Grande Madre Russia!


non riesco a capire, però, che alleanza si possa stipulare con i nazionalcomunisti....![]()
Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.


emh...si capisce tutto....![]()
Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui.
Onore ai russi ho visto per ben 2 volte il filmatto e sono rimasto esteraffo![]()
Originariamente Scritto da ITALIANO
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Bello lo striscione con la scritta "USA servitore del diavolo"!Originariamente Scritto da ulfenor
Russia - Algeria: alleanza strategica nella partita per il controllo dell’energiaOriginariamente Scritto da L'ultimo Zar
L’Europa stretta nella “morsa” tra Russia e Algeria: potrebbe essere uno degli scenari futuri – non troppo lontani – che relegherebbe il Vecchio Continente ad un ruolo marginale, quasi di sudditanza, nel settore dell’approvvigionamento energetico. I recenti accordi siglati dalle compagnie di idrocarburi dei due Paesi – Gazprom e Sonatrach – preoccupano le cancellerie europee. Putin, infatti, con una mossa strategica, ha rafforzato la presenza russa nel Mediterraneo, aggiungendo un importante tassello, nel progetto di fare della Russia la superpotenza energetica mondiale. L’Europa, intanto, si muove in ordine sparso, senza una chiara politica energetica comune; mentre Mosca guarda con interesse alla Cina.
Sergio Porcu
Equilibri.net (27 aprile 2006)
L’alleanza energetica russo-algerina
Con la storica visita in Algeria, nel marzo scorso, il Presidente russo Vladimir Putin ha ufficialmente avviato quella che è stata definita la “diplomazia dell’energia”. Mosca punta ad un controllo strategico della produzione e distribuzione di gas naturale del Paese del Maghreb, quarto al mondo nell’esportazione dell’importante risorsa, della quale proprio la Russia detiene il primato.
La posta in palio è piuttosto alta: il ricco mercato energetico europeo. L’ex Unione Sovietica soddisfa il 40% della domanda, ma volendo incrementare la propria posizione, ha centrato in pieno l’obiettivo, alleandosi con l’Algeria, che fornisce all’Europa il 10% del fabbisogno.
Non è certo sfuggita all’attenzione degli analisti la composizione della delegazione che ha accompagnato Putin all’incontro con il Presidente algerino Abdelaziz Bouteflika: folta la presenza commerciale, guidata dall'amministratore delegato della Gazprom, il colosso russo dell'energia, Aleksej Miller.
Gli algerini potrebbero partecipare alla costruzione, nel Mar Baltico, di un impianto per la liquefazione del gas naturale, lasciando spazio a Gazprom per le forniture europee, e fornendo proprio gas liquefatto da esportare negli Stati Uniti.
La compagnia algerina Sonatrach avrebbe ceduto alla Gazprom una rilevante quota della propria partecipazione in Galsi (Gasdotto Algeria-Sardegna-Italia), la società per lo studio di fattibilità di un gasdotto tra l’Algeria e l’Italia. Il progetto prevede la costruzione di una pipeline di 1.470 chilometri che partendo dal giacimento algerino di Hassi-Rmel, arriverà in Toscana, passando attraverso la Sardegna (unica Regione italiana a non essere servita dal gas).
Lo scorso 18 aprile, il Presidente della Regione Sardegna Renato Soru ha incontrato ad Algeri l’amministratore delegato della Sonatrach Mohamed Meziane e il Ministro dell’Energia algerino Chabib Khelil, per definire nel dettaglio l’accordo.
Il consorzio, costituito nel dicembre del 2002, è formato da compagnie petrolifere e società finanziarie: Sonatrach (36%), Edison Gas Italia (18%), Wintershall Germania (13,5%), Enel Power (13,5%), Eos Energia Italia (9%), Sfirs S.p.A. (5%), Progemisa (5%), le ultime due sotto il controllo della Regione sarda.
I lavori di realizzazione si dovrebbero concludere nel 2009, e consentiranno un approvvigionamento annuale per l’Italia di 10 miliardi di metri cubi di gas, di cui 2 destinati alla metanizzazione della Sardegna e il resto al mercato italiano ed europeo.
«Gli studi di fattibilità del progetto Galsi sono quasi completati», ha di recente annunciato il Presidente algerino Bouteflika.
Grande escluso dal progetto l’Eni, che proprio in queste settimane sta trattando con Gazprom, per consentire l’ingresso dell’azienda pubblica russa nel mercato italiano.
L’Algeria è anche impegnata nella progettazione di un gasdotto per la Spagna, il Medgaz, i cui lavori inizieranno presto e saranno conclusi entro il 2007. Sia l’Italia che la Spagna sono già collegate con l’Algeria attraverso il Trasmed (via Tunisia) e il Maghreb Europe (che attraversa il Marocco).
Il braccio di ferro tra Gazprom e Unione Europea
«L’Algeria ha anticipato i bisogni futuri dell’Europa pensando alla realizzazione di due importanti gasdotti che la legheranno direttamente all’Europa», aveva dichiarato a Milano, nel marzo 2005, il Ministro per l’Energia Chabib Khelil.
Suonano in parte sarcastiche, se rilette oggi, le parole del politico algerino, dopo l’accordo con l’azienda russa Gazprom. Quello che avrebbe dovuto essere un nuovo fornitore di gas, in realtà si è trasformato nella longa manus del Cremlino.
C’è forte preoccupazione tra gli analisti, in particolare tra gli esperti internazionali di energia: la cooperazione fra Gazprom e Sonatrach è vista come una “pericolosa” ipoteca sugli approvvigionamenti di gas verso l’Europa (cfr. Africa Weekly Analysis del 03 aprile 2006), che dovrebbe muoversi su più fronti per scongiurare un possibile “cartello del gas”.
Di fatto, esiste già un oligopolio dei produttori che cerca di accrescere il proprio peso, aggredendo il mercato dei due grandi consumatori mondiali: Europa e Stati Uniti.
L’Unione Europea – secondo quanto riferito dall’agenzia linOnline – avrebbe chiesto a Mosca di liberalizzare il mercato del gas, al fine di consentire la regolarità del proprio approvvigionamento, ma infastidisce Putin l’atteggiamento di alcuni Paesi europei che vogliono bloccare l’accesso alla distribuzione di energia, da parte di Gazprom, nei loro mercati interni.
Lasciata alle spalle la guerra del gas tra Russia e Ucraina, l’Europa rischia una nuova crisi energetica. Gazprom è determinata ad andare avanti e, se dovesse essere esclusa dalla rete di distribuzione europea, minaccia di interrompere l’erogazione di gas, dirottandola verso la Cina. Anche se Leonardo Maugeri, Direttore Strategie e Sviluppo dell’Eni, in un’intervista rilasciata al settimanale “L’Espresso”, ha dichiarato che non è credibile quest’ultima ipotesi, e che «il mercato di elezione della Russia resta l'Europa ».
Il mese scorso, durante una visita a Beijing, Vladimir Putin ha affermato che la Russia avvierà la fornitura di gas per la Cina nel 2011, con una copertura fino a 80 miliardi di metri cubi di gas all’anno.
L’agenzia di rating “Standard and Poor’s” ha dichiarato che il piano di vendere 80 miliardi di metri cubi di gas alla Cina rappresenta una seria “minaccia” per i consumatori europei.
«I tentativi di limitare le (nostre) attività nei mercati europei e di politicizzare le forniture di gas non porteranno a buoni risultati», si legge in un minaccioso comunicato del 19 aprile, pubblicato subito dopo un burrascoso incontro tra il Presidente della compagnia russa Aleksei Miller e gli ambasciatori dell'Unione europea, tenutosi a Mosca il 18 aprile.
Particolarmente ostile all’avanzata russa la Gran Bretagna, pronta a modificare la legge sulle fusioni di aziende, proprio per impedire l’OPA su Centrica.
Mosca rimprovera all’Europa di invocare il libero mercato in un senso unidirezionale: aperto per gli europei in Russia, chiuso per i russi in Europa.
Più vicina alla posizione di Putin la Germania, che ha siglato con Gazprom un accordo per la costruzione del maxi-gasdotto del Mar Baltico: i 1.200 chilometri di pipeline giungeranno nel Paese tedesco bypassando Polonia, Lettonia, Estonia e Lituania, che temono di dover subire atteggiamenti monopolistici. Ma si tratta di un’alleanza energetica voluta dall’ex cancelliere Schröder, prima delle elezioni tedesche che hanno portato Angela Merkel alla guida della grande coalizione. Schröder è stato in qualche modo premiato, con la nomina a presidente del Consiglio di sorveglianza russo-tedesco della North European Gas Pipeline, controllata al 51% da Gazprom. Il Presidente russo Vladimir Putin e il cancelliere tedesco Angela Merkel si incontrano, il 26 e il 27 aprile, in un vertice a Tomsk, in Russia, con la questione energetica nel cuore dei colloqui ufficiali, affiancati da un forum economico russo-tedesco. La Merkel sembra orientata per una politica di continuità, con però maggiore attenzione alle esigenze della Polonia e delle tre Repubbliche Baltiche.
La Commissione Europea ha chiesto in realtà “reciprocità di mercato”, ma la linea non piace ai singoli governi, che hanno paura dell’attacco energetico russo. In più, la Russia non è certo disposta alla liberalizzazione del proprio settore chiave.
Le due potenze si trovano in un’impasse: Mosca vuole accedere ai mercati europei, in nome del libero mercato, ma non permette altrettanto all’Europa, che a sua volta protegge il proprio settore di distribuzione del gas, rivendicando però di poter operare in Russia. E’ una fase di stallo, che potrebbe portare al muro contro muro, schiacciando l’Europa sulla posizione del Cremlino.
Il Presidente della Commissione Europea, Jose Manuel Durao Barroso, aveva già ai primi dell’anno, ventilato l’ipotesi di applicare misure anti-monopolio contro Gazprom, durante un incontro ufficiale con il Presidente russo Putin.
Lo scenario italiano
Il governo italiano si è espresso in favore dell’ingresso di Gazprom nel mercato nazionale; infatti, sono in corso trattative tra l’azienda di idrocarburi russa e l’Eni, secondo la quale consentire l’accesso ai russi significherebbe favorire la concorrenza nel settore energetico.
Nel corso di un’audizione al Parlamento Europeo, che si è tenuta la scorsa settimana a Bruxelles, l’amministratore delegato dell’Eni, Paolo Scaroni, ha dichiarato che la competizione per l’energia tra l’Europa e le economie emergenti di Cina e India si sta intensificando. Una risposta concreta sarebbe stringere accordi di fornitura e distribuzione proprio con la Russia.
Nel maggio 2005 Gazprom e Eni firmarono un contratto, in base al quale la Gazprom avrebbe commercializzato direttamente in Italia il 10% del gas russo importato. L’accordo era stato però bloccato dall'Antitrust, e da allora i due leader energetici sono alle prese con l’intesa per la rinegoziazione.
Appariva difficile, infatti, immaginare che Gazprom potesse fare concorrenza ad un soggetto che approvvigionava. E da allora, le cose non sono per niente cambiate.
«La volontà di Gazprom di scendere a valle nella catena del valore del gas mi sembra una mossa ovvia e corretta dal punto di vista commerciale», ha sostenuto Scaroni a bruxelles, senza tuttavia trascurare la rilevanza politica della questione.
Scaroni è convinto che solo costruendo nuovi tubi che portino il gas in Italia da altri Paesi e dotandosi di rigasificatori per quelli più lontani, si potrà realizzare una vera liberalizzazione del settore.
Sempre secondo Scaroni, i negoziati tra Eni e il gruppo Gazprom saranno "lunghi e complessi”. E’ in corso una delicata trattativa commerciale, che se portata a buon fine, permetterà all’Eni di assumere un ruolo nella distribuzione del gas in Europa, e a Gazprom, di accedere al mercato italiano.
In realtà, l’Italia sembra priva di una politica energetica che possa rendere forte il Paese nella contrattazione. Necessita di un piano che punti alla diversificazione delle forniture: si discute, in questo senso, sulla creazione di nuovi rigasificatori, giacché l’unico operativo è quello di Panigallia (La Spezia), che ha un potenziale di 3,5 miliardi di metri cubi l’anno. Questa soluzione potrebbe consentire di rivolgersi a produttori non collegati con l’Italia da gasdotti, come ad esempio l‘Indonesia. E’ però necessario superare le resistenze delle comunità locali per il forte impatto ambientale, nonché, più in generale, gli alti costi di trasporto.
Si è ancora in attesa della posizione ufficiale della nuova maggioranza di governo sulla questione energetica, e sul rapporto con la Russia. L’Italia è tra i principali partner commerciali di Mosca: difficilmente i cambiamenti saranno radicali.
L’alleanza Eni-Gazprom, un affare su un piano prettamente commerciale, non è certo una soluzione per la dipendenza energetica dell’Italia, e tantomeno apre nuove prospettive di stabilità nel lungo periodo. Potrebbe costare caro, proprio in termini energetici, la dipendenza incondizionata dell’Italia alla Russia.
La preoccupazione americana
Non è affatto piaciuta a Washington la mossa diplomatica di Putin, che ha venduto all’Algeria armamenti per 7 miliardi di Euro, cancellando il debito del Paese africano, e soprattutto ottenendo la partecipazione nelle operazioni «upstream» e «downstream» del prezioso comparto energetico algerino.
L’Algeria è un alleato commerciale degli Stati Uniti, ma con questa mossa, ha preferito dare la precedenza all’affare con i russi.
Putin ha deciso, dal canto suo, di usare il petrolio e il gas come leve per la propria politica di potenza. A Washington e Bruxelles che gli chiedono di liberalizzare la rete di oleodotti e gasdotti, consentendo l’accesso ai capitali stranieri, risponde con la stessa moneta: le aziende petrolifere russe (leggasi Gazprom), debbono poter accedere al mercato americano ed europeo.
Insomma, è scontro tra “sicurezza energetica”, invocata dai Paesi consumatori e “sicurezza della domanda”, pretesa dal Cremlino.
Inoltre, il progetto del gasdotto del Mar Baltico, in joint venture tra Germania e Russia, sembra incrinare i rapporti tra Stati Uniti ed Europa.
Conclusioni
Si giocherà sul piano energetico la guerra del XXI secolo. In questa delicata fase, con il prezzo del petrolio alle stelle – ha superato i 74 dollari al barile il Brent a Londra e i 75 il Light Crude a New York (e secondo le ultime stime il prezzo del greggio potrebbe attestarsi intorno agli 80 dollari – sia per l’instabilità politica del Medio-Oriente, in particolare dell’Iran, e della Nigeria, sia per la mancanza di investimenti nel settore dell’estrazione) – preoccupa la nascita di un oligopolio sul gas naturale, per il timore che nel lungo periodo possa in qualche modo tramutarsi in un “Opec del gas”; un vero e proprio cartello dei Paesi produttori che, imponendo il prezzo della risorsa energetica, renderanno ancora più deboli Europa e Stati Uniti.
Attualmente, la Russia, soprattutto dopo l’intesa con l’Algeria, è leader incontrastato mondiale del settore energetico e cerca di rafforzare la propria posizione. Putin gioca la carta del gas, mettendo a segno vittorie importanti nella corsa per il controllo geopolitico dell’energia.
Cresce la tensione tra Russia e Unione Europea sulla questione della distribuzione del gas metano; il colosso energetico russo Gazprom invoca la liberalizzazione del settore e punta ad inserirsi nei mercati nazionali, ma sono forti le resistenze dei governi europei che temono di subire lo scacco di Mosca.
La partita è ancora aperta, ma i recenti accordi tra la russa Gazprom e l’algerina Sonatrach, rischiano di stritolare l’Europa tra la “tenaglia” energetica di Mosca e Algeri.
Bruxelles è chiamata a trovare una posizione comune per contrastare le pretese russe e far sentire la propria voce.


Ma in russia quanti ce ne sono di questi filonazisti?
Mi sembrano coraggiosi... per la storia che ha il loro paese...