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    Programmi energetici

    Mancanza di strategia e scelte avventate oggi ci presentano il conto

    di Luciano Caglioti*

    Felice Ippolito nel '62 scrisse: "La competitività di ogni forma di energia deve tener conto di un coefficiente, che esprima la probabilità che l' attuale pressione dell' offerta di fonti energetiche tradizionali sul mercato possa, per ragioni politiche o tecniche, improvvisamente ridursi o cessare, con conseguente grave squilibrio per un paese largamente importatore come il nostro". Queste frasi, avrebbero potuto costituire il vademecum per i governanti. Non solo: Ippolito aveva anche iniziato a diversificare le fonti di energia, portando il nucleare civile in Italia ai primi livelli nel mondo. Questa lungimiranza gli procurò grane a non finire, E la nostra politica energetica, basata allora per l'80% sugli idrocarburi, è ancora oggi basata sugli idrocarburi per la stessa percentuale.



    Contrariamente a quanto avviene in paesi più previdenti che hanno diversificato su nucleare e carbone, oltre che * per apporti modesti - su fonti rinnovabili. La situazione energetica italiana è fluida. Da un lato, possiamo fare affidamento sull'Ente petrolifero che conta molto e si muove bene fra i protagonisti. Abbiamo scorte, possiamo fronteggiare l'immediato. Ma dall'altro siamo decisamente esposti. Importiamo da zone che sono il contrario di quello che Ippolito raccomandava, dall'Algeria e dalla ex Urss. Gli integralisti bivaccano alla stazione di partenza del gasdotto algerino; a Nord - Est terrorismo, crisi politiche, instabilità, sono la regola. In caso di crisi prolungata potrebbe verificarsi l'esaurimento delle scorte ed anche diminuire la possibilità di acquisto di elettricità dai paesi che ora ce la vendono, qualora anche essi dovessero andare in crisi A questa situazione, che è strutturale, si aggiunge un problema legato all'evoluzione del mercato. A partire dalla fine degli anni '40 l'economia dei paesi industrializzati poteva contare su quantità praticamente illimitate di petrolio a buon mercato. Questa situazione durò indisturbata fino al 1973, anno in cui si verificò la prima crisi petrolifera, e da allora si sono avuti diversi scossoni. Con un punto importante .Una serie di paesi era "frenata" dalle dittature. Quella di destra in Spagna e Sudamerica. Quella di sinistra nell'Est europeo, in Russia ed in Cina. La partita si svolgeva in una sola metà del campo, gli altri non giocavano. La Cina, oggi temutissima, rieducava gli scienziati nei campi di ortaggi, la Russia favoleggiava di ideologie, avevamo pochi concorrenti. Non solo, ma la Guerra Fredda favoriva chi era situato, come noi, in posizione strategica. Tutto questo è finito, nel senso che non siamo più solamente noi a svilupparci, e lo sviluppo degli altri richiede energia. Cina, India, Corea, Vietnam, ed anche, in prospettiva, Africa e Sudamerica, sono a loro volta acquirenti di idrocarburi. Anche se la vera e propria scarsità di idrocarburi non è da temersi in tempi brevi, il problema dei prezzi rimane. E certo inquietanti, per noi occidentali, sono i patti che si vanno facendo fra Cina ed India, che ("Corriere" del 14 gennaio) hanno deciso di non farsi concorrenza nell'acquisto del petrolio. Il che significa che potenze di prima grandezza entrano nel grande gioco dello sviluppo coordinandosi fra loro sul tema principe, quello delle fonti energetiche. Quello nel quale, per noi, gli oltre trenta anni dal '73 sono passati senza che ci siamo alleggeriti di un nonnulla dalla dipendenza dagli idrocarburi. Insipienza? Interessi? Distrazione? Spinte provenienti da fuori? Non è dato sapere. Molto spesso si ritiene di trovarsi di fronte ad un grande disegno, ed in realtà si tratta di pura fessaggine. Da lustri uno sparuto drappello di "vox clamans" avverte , scrive, lancia appelli. Ma ritardi, prevalere di minoranze, incapacità, bloccano le iniziative, non solo nell'energia. Quello che accade in Campania in materia di rifiuti è un esempio. La Val di Susa ci conferma che per noi è difficile fare ciò che altri realizzano tranquillamente.

    Richiediamo normative restrittive che poi non applichiamo, vedi Kyoto. Pochissimi fra i politici affrontano il tema "nucleare", ma abbiamo bolletta elettrica e costi del gas fra i più alti del mondo. Il fattore tempo per noi non è una variabile strategica, ritardi e ripensamenti sono la regola. Sappiamo dal '62, dalle righe di Ippolito, cosa si sarebbe dovuto fare, ma molto semplicemente non lo abbiamo fatto.

    *Ordinario di Chimica organica, La Sapienza, Roma

    tratto dal sito web del
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  2. #2
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    Predefinito Lettera aperta a Prodi

    Lettera aperta a Prodi

    Energie alternative: il modo migliore per far aumentare la bolletta

    Caro Prof. Prodi, dopo aver letto il suo articolo, pubblicato sul "Sole 24 Ore" dello scorso 27 gennaio, sono pervenuto alla conclusione che a fare il Primo Ministro come intende farlo lei siamo capaci tutti. In quell'articolo, ove lei delineava la sua politica energetica, così esordiva: "la prima cosa che bisogna avere ben presente è che l'alto costo dell'energia sarà una costante del nostro futuro". Ed è questo suo esordio, apparentemente innocente, a dare a chiunque il diritto di autocandidarsi alla Presidenza del Consiglio. Perché se è vero, come è vero, che "il" problema energetico del paese è l'alto costo dell'energia (la bolletta elettrica delle famiglie italiane è la più cara del mondo e quella delle industrie italiane è seconda solo a quella delle industrie irlandesi), quella sua affermazione renderebbe inutile qualunque agenda energetica, visto che quel problema (che è, me lo faccia ripetere, "il" problema) risulta, per definizione, né affrontabile né, tanto meno, risolvibile.



    Un signor qualunque, molto probabilmente non lo affronterebbe; ma visto che ci rinuncia anche lei ("bisogna avere ben presente che l'alto costo dell'energia sarà una costante del nostro futuro"), resta da capire che differenza c'è tra lei e il candidato qualunque.

    Si immagina se il ministro Lunardi, anziché assillarci con la patente a punti, avesse detto, cinque anni fa: "bisogna avere ben presente che l'alto numero di incidenti stradali fatali sarà una costante del nostro futuro". E possiamo sbizzarrirci a piacimento: "bisogna avere ben presente che sopportare il fumo passivo sarà una costante del nostro futuro", "bisogna avere ben presente che il nepotismo nell'arruolamento della classe docente universitaria sarà una costante del nostro futuro", "bisogna avere ben presente che l'aumento di anno in anno delle tasse sarà una costante del nostro futuro".

    Però sa qual è il guaio? Che chiunque farebbe meno danni. Lei illustra tutta una serie di provvedimenti che avranno l'inequivocabile effetto di rendere agli italiani ancora più alto il costo dell'energia elettrica.

    Provvedimenti che * questo lo riconosco * forse chiunque non sarebbe capace di prendere: "con robuste incentivazioni le energie rinnovabili potranno giungere, nel 2011 (sic!), al 25% della produzione dell'energia elettrica nazionale". Molto bene ha detto: "robuste incentivazioni", ché solo esse rendono possibile modalità di produzione energetica (eolica, fotovoltaica, biocarburanti) che altrimenti porterebbero alla bancarotta. Molto male ha detto nel resto della sua affermazione, ove ha cercato di gabbare i suoi lettori - e mi meraviglia che anche il suo ospite, il direttore del "Sole" cui lei si rivolge nell'articolo, si sia fatto da lei gabbare - pronosticando un 25% sull'energia elettrica prodotta, quando invece l'indice significativo da riportare sarebbe stato l'energia elettrica consumata. (E, comunque, anche per la produzione quel suo 25% è una pia, per fortuna irrealizzabile, illusione; che, dovesse mai realizzarsi, porterebbe gli italiani alla nera miseria). Il suo programma è allora di raddoppiare la bolletta elettrica degli italiani, aggiungendo a essa, già esosa così com'è, le tasse dedicate alle "robuste incentivazioni".

    Naturalmente, alle spalle dei molti che si impoveriranno moderatamente, vi saranno pochi che si arricchiranno smodatamente: potremmo così dire che lei è la personificazione della parodia di un Robin Hood che toglie ai poveri per dare ai ricchi.

    Già in altra occasione le obiettammo da queste pagine che, se volessimo sostituire con bioetanolo il 5% del carburante per autotrazione che consumiamo, dovremmo coltivare a vegetale dedicato 100.000 kmq di penisola. E se il 10% dell'energia elettrica che consumiamo volessimo produrlo col fotovoltaico, dovremmo investire oltre 200 miliardi di euro; se volessimo produrlo con l'eolico, dovremmo investirne 24 miliardi in turbine, che occuperebbero 3000 kmq, che andrebbero rinnovate dopo meno di 20 anni e che non eviterebbero la costruzione di impianti convenzionali di pari potenza, pronti a partire in caso di assenza di vento. Se, infine, volessimo produrlo bruciando biomassa, dovremmo coltivare oltre 20.000 kmq di territorio. Se invece producessimo quel 10% col nucleare (come fa il resto del mondo industrializzato), dovremmo investire meno di 10 miliardi per impianti che occuperebbero meno di 1 kmq e che hanno una attesa di vita di 40 anni.

    Non ci ha mai onorato di una risposta * pur sollecitata dalle nostre preghiere * a queste, e ad altre obiezioni. Mi dia allora una ragione, una sola, per preferire, alla Presidenza del Consiglio, lei ad un signor qualunque.

    di Franco Battaglia
    Roma, 6 febbraio 2006
    .........................
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  3. #3
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    A parte i toni canzonatori e irriguardosi, sono molto d'accordo con Franco Battaglia.
    Ho seguito con molto interesse il dibattito sull'energia che si è tenuto a Palazzo Capranica, e devo dire che, se ero entrato nuclearista, ne sono uscito ancora più convinto.
    Come ha detto il professor Ricci, l'energia nucleare non necessita di ricerca. E' un'energia già disponibile. Non inquina di per sé (a differenza del carbone) e non è costosa come il petrolio, e i rischi ambientali sono limitati dal fatto che gli impianti sono sicuri. Inoltre, noi italiani siamo vulnerabilissimi ai disastri nucleari degli altri Paesi europei: i cittadini della Lombardia, della Liguria e del Piemonte, ad esempio, sono già esposti ai pericoli delle centrali svizzere e francesi. Se ci fosse un disastro a Montalto di Castro (bassa Toscana), paradossalmente sarebbero meno colpiti.
    Insomma, privarci del nucleare è stata una grande sconfitta. Siamo a rimorchio dei paesi europei, e spendiamo una cifra esorbitante per acquistare energia. In più, teniamo chiusi impianti che potrebbero tranquillamente essere utilizzati e si rivelerebbero risolutivi per abbatere i costi, rilanciare la produzione industriale e alleviare le spese dei cittadini.

    Questa è una battaglia repubblicana, di destra e di sinistra. I repubblicani furono gli unici (insieme a D'Alema) a votare NO al referendum. E sono gli unici che nel tempo hanno tenuto la barra ferma sulla questione.
    Per il bene del Paese, facciamoci forza e rilanciamo il tema sul tavolo del prossimo governo.

  4. #4
    Quin igitur expergiscimini?
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    Predefinito La buona e bella battaglia

    Ci è toccato assistere quest' anno, fra le tante cose, allo scatenamento dei falsi ambientalisti italici in occasione del ventennale di Cernobyl.
    Costoro hanno cavalcato questa ricorrenza per allontanare quella che potrebbe essere l' unica soluzione per far ri-conquistare all' Italia la sua sovranità energetica: le centrali nucleari.
    Libri, mostre, concerti, balli e iniziative qua e là in tutta Italia sono servite a rinnovare la paura, quella stessa che fece votare uno sciagurato referendum autolesionista.
    Nessuno mai ricorda, invece, che Cernobyl era una centrale militare dell' Unione Sovietica malamente riciclata ad uso civile e priva di adeguate misure di sicurezza. Nulla a che vedere con le moderne centrali nucleari occidentali, che possono fornire energia pulita e senza rischi.
    Tutta questa carnevalata falso-ambientalista potrebbe tramutarsi nella pietra tombale per un rilancio del nucleare in Italia. Ma non si può prescindere da questa scelta se si vuole riavviare l' economia italiana. I Verdi e i Comunisti di Luxuria-Caruso e il margherito Realacci (Lega Ambiente)saranno disposte a recedere dalle proprie scellerate posizioni, fondate sulla più completa intolleranza verso qualsiasi ipotesi fondata sul nucleare?
    In verità, dietro tutto il loro integralismo, si nasconde una condizione di sudditanza o di utili idioti nei confronti delle multinazionali del petrolio, quindi in ultima analisi, ancora una volta, degli USA, che ovviamente hanno tutto l' interesse affinchè l' Italia rimanga perpetuamente schiava dell' oro nero.
    Come se non bastasse, il nome della Canarina Mannara circola non solo come ministro per la Guerra, ma anche per l' Ambiente. Un candidatura che sarebbe il peggio del peggio. L' Italia ha conosciuto già cattivi ministri, ma l' ipotesi Canarina Mannara, più amerikana che italiana, sembra superare gli incubi peggiori. Servono uomini e donne con elevato senso dello Stato Italiano.
    Lucio Sergio Catilina

  5. #5
    ALTRA FACCIA DELLA MONETA
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    Del nucleare bisognerebbe mettersi a parlare con vero spirito "laico" e magari dandosi la regola di NON saltare alle conclusioni prima di aver esaminato i differenti punti di vista.

    Io penso che si tratta di un lavoro che dovremmo fare noi, su questo Forum magari e anche nel Movimento - approfittando del fatto che non avendo noi una presenza parlamentare seria possiamo discutere seriamente senza incorrere in situazioni strumentalizzabili.

  6. #6
    laico progressista
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    Credo che la battaglia sul ripristino del nucleare, e più in generale sulla politica energetica del nostro Paese, possa essere una delle più importanti e qualificanti che possiamo sostenere, al momento.
    E' da sempre una battaglia repubblicana, dal quel famigerato referendum proibizionista. Avevamo ragione noi, riprendiamo con forza quelle stesse ragioni: oggi il terreno è fertile, non facciamoci scippare anche questa occasione.

  7. #7
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    Predefinito Dov'è che il terreno è fertile

    caro Arsena?Nella maggioranza(si fa per dire)che governerà(si fa per dire)questo Paese?
    Laddove cioè la presenza della sinistra estrema e dei verdi rende di norma difficile quando non addirittura impossibile costruire non dico una autostrada o una rete ad altà velocità ma financo una 4 corsie?E chi di grazia la porterebbe avanti "la battaglia per il ripristino del nucleare"come la definisci tu?
    Forse Romano Prodi?Buonanotte!!!
    omar proietti

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Paolo Arsena
    La battaglia sul ripristino del nucleare, e più in generale sulla politica energetica del nostro Paese, possa essere una delle più importanti e qualificanti che possiamo sostenere.
    I falsi ambientalisti al servizio dei petrolieri americani saranno ovviamente i nostri avversari all' interno dello schieramento di centrosinistra. Cernobyl resterà a lungo nel loro armamentario propagandistico e poco importa se la loro propaganda oggi non trova più corrispondenza nella realtà.
    Proprio costoro, Verdi e Radicali in testa, promossero il referendum scellerato.
    Gli effetti di quella scelta sono sotto gli occhi di tutti. L' Italia è costretta ad acquistare gran parte della sua energia elettrica all' estero, dalla vicina Francia che le produce con le sue centrali nucleari (!).
    Incidenti come quelli di Cernobyl oggi non sono più possibili, perchè le nuove centrali sono un' altra cosa rispetto a quelle militari sovietiche di trenta o quaranta anni fa, nella progettazione, nella realizzazione, nella funzionalità e negli impianti di sicurezza. Anzi, oggi l' energia nucleare è tra le più pulite, come l' eolica e la solare, ma addirittura con minor impatto ambientale dal punto di vista paesaggistico. Inoltre è conveniente e permetterebbe all' Italia di riconquistare la sua sovranità energetica.
    Se non cominceremo questa battaglia, il futuro è segnato: l' Italia continuerà ad essere inquinata dalle centrali alimentate con idrocarburi e gli Italiani continueranno a pagare il disavanzo della bolletta energetica.
    Lucio Sergio Catilina

  9. #9
    laico progressista
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    Sono totalmente d'accordo.
    Non ci possiamo permettere di rinunciare a risorse e ricerche basilari per la nostra economia. I rischi, pur essendo limitati dalle nuove tecnologie, per noi ci sono sempre stati, e vengono dalle centrali francesi, molto più vicine ad alcune regioni del nord Italia di quanto non sia, per esempio, la centrale di Montalto di Castro.
    L'Italia ha ceduto a suo tempo alla paura e ad un movimento ideologico ambientalista.
    Noi repubblicani dobbiamo rilanciare il tema della scienza, del progresso, della ricerca. Dobbiamo combattere questa filosofia antiscientifica che ha finora azzoppato e rallentato lo sviluppo.
    Ricominciamo dalle centrali nucleari, ma battiamoci anche per l'introduzione delle biotecnologie nella produzione agroalimentare e per la libertà di ricerca.

    A Lincoln vorrei dire che il terreno per la battaglia sul nucleare è fertile in generale. Il dibattito sul tema è cominciato, e in modo trasversale.
    Poi è una battaglia che accomunerebbe noi e voi, il che non è poco. E infine, se i partiti della sinistra sono sordi, tanto meglio: un modo in più per caratterizzare le nostre proposte, per evidenziare la specificità dei repubblicani, che ragionano sui problemi senza preconcetti e sudditanze.
    Un partito al lumicino, avrebbe bisogno di individuare due-tre tematiche chiave su cui insistere e farsi sentire: il nucleare è una di queste.

  10. #10
    laico progressista
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    Ho unito questa discussione con una precedente, in cui compaiono importanti contributi provenienti dal PRI. Lasciamo stare le partigianerie, e riflettiamo sui contenuti.

 

 
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