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  1. #1
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    Bisogna camminare molto nel buio della notte per trovare la luce del giorno.
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    Predefinito Il Martirologio della Chiesa: 2005

    1. P. Thomas Richard Heath - USA Domenicano OP
    13/1 – Kisumu (Kenya)

    2. Don Thomas Harsidiyono - Indonesia- Diocesano
    14/1–Purworejo-Java (Indonesia)

    3. Don Jan Hermanovsky - Slovacchia - Diocesano
    20/1- Brjansk-Mosca (Russia)

    4. Padre Manuel Delgado - Messico - Frati Minori OFM
    6/2- Bufalo (Messico)

    5. Suor Dorothy Stang - USA - Congregazione di Notre Dame
    12/2 – Anapu (Brasile)

    6. Don Mathew Uzhuthal - India - Vicario Arc. Patna
    1/5 - Patna (India)

    7. Padre René de Haes - Belgio - Gesuita SJ
    7/5 – Kinshasa (R.D.Congo)

    8. Don Robert De Leener - Belgio - Diocesano
    4-5/5 – Bruxelles (Belgio)

    9. Sua Ecc. Mons. Luigi Locati - Italia - Vicario Apostolico di Isiolo
    14/7-Isiolo (Kenya)

    10. Mons. Luis Enrique Rojas - Colombia - Diocesano
    21/7- Barranquilla (Colombia)

    11. Don Paulo Henrique Machado - Brasile Diocesano
    25/7-Rio de Janeiro (Brasile)

    12. Don Godwin Okwesili - Nigeria - Diocesano
    2/8- Lagos (Nigeria)

    13. Don Jesus Adrian Sanchez - Colombia - Diocesano
    18/8-Chaparral (Colombia)

    14. Don Vicente Rozo Bayona - Colombia - Diocesano
    15/8-El Diviso (Colombia)

    15. Don Jesus Emilio Mora - Colombia - Diocesano
    15/8-El Diviso (Colombia)

    16. Don Francois Djikulo - R.D.Congo - Diocesano
    …/8-Mutendele (R.D.Congo)

    17. Simon Kayimbi R.D.Congo Laico
    …/8-Mutendele (R.D.Congo)

    18. Don Mathew Nellickal India Vic. Generale di Tezpur
    2/9-Tezpur (India)

    19. Don Giuseppe Bessone Italia Fidei Donum
    2/9-Blumenau (Brasile)

    20. Padre Angelo Redaelli Italia Frati Minori OFM
    12/9-Owando (Congo Brazz.)

    21. Don Ignazio Bara India Diocesano
    12/9-Simdega (India)

    22. Don Luis Velasquez Romero Messico Diocesano
    25/10-Tijuana (Messico)

    23. Suresh Barwa India Religioso Missionaries of the Poor (MOP)
    27/10-Kingston (Giamaica)

    24. Marco Candelario Lasbuna Filippine Religioso Missionaries of the Poor (MOP)
    27/10-Kingston (Giamaica)

    25. Suor Margarita Vásquez Sandino Colombia Suore del Buon Pastore 11/11- Medellin (Colombia)

    26. Padre Philip Valayam India Salesiano SDB
    25/12-Nairobi (Kenya)

    Uccisi nell’anno 2005
    1 Vescovo, 20 sacerdoti, 2 religiosi , 2 religiose, 1 laico

    Paesi di origine
    America: 10 (2 Stati Uniti d’America, 5 Colombia, 1 Brasile, 2 Messico)
    Asia: 7 (1 Indonesia 1 Filippine, 5 India) Europa: 6 ( 3 Italia, 2 Belgio, 1 Slovacchia) Africa: 3 (1 Nigeria, 2 R.D.Congo)

    Luoghi della morte
    America: 12 (2 Messico, 3 Brasile, 5 Coloimbia, 2 Giamaica)
    Africa: 8 (3 Kenya, 3 R.D.Congo, 1 Congo Brazza. 1 Nigeria)
    Asia: 4 (3 India, 1 Indonesia)
    Europa: 2 (1 Russia, 1 Bruxelles).

    Padre Thomas Richard Heath, Domenicano, originario degli Stati Uniti d’America, 85 anni, da 13 anni in Kenya dopo averne trascorsi altri 10 in Sudafrica e Lesotho, è morto il 13 gennaio 2005 in seguito alle ferite riportate durante l’aggressione di cui era stato vittima durante un tentativo di rapina nella casa religiosa di Kisumu dove risiedeva, il 4 gennaio. Predicatore e insegnante molto apprezzato, ha formato intere generazioni di sacerdoti del Kenya. Nella sua comunità era stimato come esempio di fedeltà alla vita religiosa, sempre attento ai bisogni degli altri. (vedi Fides 19/1/2005 >>)

    Don Thomas Harsidiyono, indonesiano, trovato assassinato la mattina del 14 gennaio 2005 a Purworejo (Java centrale), da ignoti che si erano introdotti nella sua parrocchia, molto probabilmente con lo scopo di rubare. Il sacerdote, 50 anni, è stato trovato con profonde ferite alla testa. Le testimonianze raccolte escludono che egli avesse nemici o avesse ricevuto alcun tipo di minaccia.

    Don Jan Hermanovsky, 70 anni, slovacco, ucciso il 20 gennaio 2005 da due giovani malviventi che si erano introdotti nella sua abitazione a scopo di rapina, presso la parrocchia di Brjansk (Russia). Don Jan si è sempre distinto per il suo impegno a favore dell’unità dei cristiani e per la dedizione che riservava ai poveri ed agli emarginati. Distribuiva personalmente il cibo tra i senzatetto alla stazione della sua città. Tutto quello che aveva lo dava a chi aveva più bisogno. Aveva studiato in Italia, dove era stato anche ordinato sacerdote ed aveva svolto il ministero pastorale fino al 1995, quando rientrò in patria. Nel 1998 si trasferì nella Federazione Russa dove le comunità cattoliche che si andavano ricostituendo e avevano grande necessità di sacerdoti. In un primo tempo lavorò nella parrocchia di Oriol a Mosca e quindi venne mandato nella cittadina di Brjansk con il compito di riorganizzare l’antica parrocchia. (vedi Fides 25/1/2001>>)

    Don Manuel Delgado, OFM, 42 anni, è stato trovato morto il 6 febbraio 2005, dietro una segnalazione di anonimi, nei dintorni della cittadina di Bufalo, a Ciudad Jiménez, nello stato messicano di Chihuahua. Era scomparso dal 5 febbraio. Il corpo del sacerdote presentava segni di colpi inferti con oggetti contundenti e numerose ferite che fanno pensare sia stato torturato. Il sacerdote, che al momento in cui è stato ucciso indossava abiti civili, era originario di Tampico, Tamaulipas, nel nord del Paese. Era vicario del Tempio del Santo Cristo di Burgos. Gli indizi raccolti dalle autorità inducono a pensare che sia stato vittima di una rapina.

    Suor Dorothy Stang, 73 anni, nata negli Stati Uniti d’America e naturalizzata brasiliana, della Congregazione di Notre Dame, è stata uccisa la mattina del 12 febbraio 2005 con sei colpi sparati a bruciapelo in una località a 40 km dal comune di Anapu, nella regione occidentale dello stato del Parà (Brasile). Da più di vent’anni la religiosa era impegnata nella Commissione Pastorale della terra (CPT), accompagnando con fermezza e passione la vita dei lavoratori dei campi, specie nella regione Transamazzonica dello Stato del Parà. A causa della sua denuncia dell’azione violenta dei “fazendeiros e grileiros”, suor Dorothy sin dal 1999 aveva ricevuto minacce di morte. Anche la settimana prima di essere uccisa, il 9 febbraio, aveva presentato una denuncia pubblica per le minacce di morte ricevute. Come riconoscimento per il suo lavoro in favore dei più poveri, aveva ricevuto nel 2004 il titolo di “cittadina di Parà” e, sempre nel 2004, gli era stato assegnato il premio “José Carlos Castro” dell’Ordine degli Avvocati del Brasile, per il suo impegno in difesa dei diritti umani. (vedi Fides 15/2/2005 >>)

    Don Mathew Uzhuthal, Vicario dell’Arcidiocesi di Patna, nello stato indiano del Bihar, è deceduto il 1° maggio 2005 per le conseguenze dell’aggressione subita l’11 aprile. Padre Mathew era stato accoltellato l’11 aprile scorso nel suo ufficio parrocchiale, riportando ferite al petto è alla gola, da un giovane malvivente che più volte aveva cercato di estorcergli denaro. Ricoverato per i soccorsi di urgenza nel piccolo ospedale “Nazareth”, era stato trasferito in un struttura ospedaliera più grande a Patna, il Kurji Holy Familiy Hospital, dove gli sono state riservate cure specialistiche. Dopo 19 giorni di ricovero la sua salute è peggiorata ed il suo cuore ha cessato di battere. Padre Mathew Uzhuthal è ricordato come un valente missionario. Originario del Kerala, si era inserito alla diocesi di Patna nel 1953 ed era stato ordinato sacerdote da Paolo VI durante il Congresso Eucaristico di Mumbai nel 1964. Durante i suoi 40 anni di ministero pastorale ha servito diverse parrocchie, aiutato famiglie bisognose, insegnato Catechesi presso il Centro Catechistico diocesano. (vedi Fides 15/4/2005; 16/4/2005>> ; 7/5/2005>>)

    Padre René de Haes, 72 anni, gesuita belga, è stato ucciso nella tarda serata del 7 maggio 2005 a colpi di arma da fuoco da due uomini, nel quartiere di Kimwenza, nella zona nord di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo), mentre in automobile stava rientrando nel filosofato in cui risiedeva. In Africa dal 1959, il religioso era molto noto per la sua attività di insegnante e per numerosi scritti teologici, in particolare sulla religione in Africa e sulle sette. Era molto attivo anche nel campo sociale.

    Don Robert De Leener, 54 anni, nativo di Ixelles (Belgio) è stato ucciso nella notte tra il 4 ed il 5 giugno da un immigrato in attesa di permesso di soggiorno, che il sacerdote aveva ospitato precedentemente in canonica. Il sacerdote era parroco della parrocchia della “Santa Croce” a Watermael-Boitsfort (Bruxelles) ed assicurava il ministero religioso anche in altre parrocchie. L’immigrato era stato allontanato dalla canonica il giorno precedente per il suo comportamernto aggressivo, ma è ritornato dal sacerdote e lo ha pugnalato davanti agli occhi della sua anziana madre. Secondo i suoi parrocchiani, il sacerdote è rimasto vittima della sua bontà: infatti chiunque bussasse alla sua porta era sicuro di essere accolto e aiutato.

    Sua Ecc. Mons. Luigi Locati, Vicario Apostolico di Isolo, nel nord est del Kenya, è stato ucciso la sera del 14 luglio 2005, davanti ad un Centro pastorale del Vicariato. Mons. Locati, 77 anni, era originario della Diocesi di Vercelli (Italia), da 40 anni prestava servizio in Kenya, dove si era recato come prete “Fidei Donum”, e si stava preparando a lasciare il suo incarico per raggiunti limiti d’età. Viveva in un ambiente molto povero e semplice, e anche quando divenne Vescovo, conservò sempre il suo stile di vita. Era conosciuto come persona retta ed onesta che ha sempre difeso la giustizia. Mons. Locati da tempo aveva ricevuto minacce alla sua vita, per questo la sera si muoveva con due guardiani. (vedi Fides 15/7/2005>> )

    Mons. Luis Enrique Rojas, 76 anni, originario di Andes (Antioquia-Colombia), parroco della Cattedrale di Santa Marta (Barranquilla-Colombia), è morto il 21 luglio dopo tre settimane di agonia in seguito alle ferite riportate durante l’aggressione di alcuni malviventi che il 2 luglio si erano introdotti nella casa canonica dove risiedeva. Apparentemente i malviventi non hanno forzato alcuna serratura né portato via oggetti di valore. Da 25 anni parroco della Cattedrale, mons. Rojas si era distinto per la sua opera verso le persone più disagiate, ed aveva subito un’altra aggressione l’8 dicembre 2004, ma con esiti meno violenti.

    Don Paulo Henrique Machado, 36 anni, brasiliano, Vice-coordinatore della pastorale di Nova Iguacu, è stato ucciso il 25 luglio 2005 da un commando armato. Il corpo è stato ritrovato a bordo della sua automobile sotto un viadotto alla periferia di Rio de Janeiro, senza orologio, cellulare e portafoglio. Il movente del delitto sarebbe comunque da ricercare nell’attività del sacerdote nel campo dei diritti umani, mal sopportata dalle bande criminali locali. Era descritto come un sacerdote giovane, allegro, attivo, impegnato a dare pace e serenità ai quartieri dove operava. In particolare seguiva un gruppo di appoggio alle famiglie delle vittime del massacro avvenuto nel quartiere di Nova Iguacu, uno dei più violenti della periferia, inoltre aveva più volte denunciato i soprusi dei narcotrafficanti.

    Don Godwin Okwesili, 42 anni, nigeriano, è stato ucciso il 2 agosto 2005 nella St. Dominic Catholic Chruch di Yaba, a Lagos (Nigeria). Nel pomeriggio tre giovani uomini si sono presentati alla residenza con la scusa di dover consegnare un pacco ad uno dei sacerdoti e hanno volutamente provocato una animata discussione. Quando il sacerdote è uscito dalla sua camera per rendersi conto di cosa stesse succedendo, è stato immediatamente ucciso davanti alla porta della camera.

    Don Jesus Adrian Sanchez, 32 anni, sacerdote colombiano della diocesi di Espinal (Tolima), Parroco di El Limon, è stato ucciso il 18 agosto 2005 mentre stava tenendo una lezione di religione nell’Istituto Camacho Angarita, nella zona rurale di Chaparral (Tolima). Intorno alle ore 10 del mattino, un uomo armato ha fatto irruzione nell’aula ed ha costretto il sacerdote ad uscire, quindi ha sparato contro di lui uccidendolo. Il sacerdote era attivamente impegnato soprattutto nella cura pastorale dei giovani, che cercava in ogni modo di persuadere a non lasciare gli studi per unirsi alle fila dei guerriglieri e dei violenti. Il Presidente della Conferenza Episcopale Colombiana in un suo comunicato ha condannato l’atto “violento e sacrilego”, implorando la conversione degli autori dell’orrendo assassinio ed esortando il popolo colombiano a chiedere al Signore l’aiuto necessario “per superare la cultura di violenza e di morte che non rispetta la vita di quanti sono costruttori di Pace e testimoni della verità e della vita”.

    Don Vicente Rozo Bayona, 50 anni, e don Jesus Emilio Mora, 65 anni, sacerdoti colombiani della diocesi di Ocaña, parroci delle uniche due parrocchie di Convencion, sono stati uccisi la mattina del 15 agosto 2005 mentre si stavano recando ad una celebrazione. I guerriglieri hanno attaccato il veicolo su cui viaggiavano i sacerdoti lungo la strada Teorema-Convencion, nella località di El Diviso (Colombia) a raffiche di mitra, uccidendo i sacerdoti e altre due persone che viaggiavano con loro, incaricate della costruzione di una caserma nella zona. I guerriglieri dell’ELN, attraverso un comunicato diffuso nei giorni seguenti, hanno ammesso la propria responsabilità nell’atto criminoso, chiedendo perdono in quanto si è trattato di un tragico “errore” dovuto al conflitto in atto nella zona. La Conferenza Episcopale Colombiana in un comunicato ha definito l’accaduto “un crimine atroce”, condannando gli autori morali e materiali “di questo atto violento e sacrilego”, che “attenta alle aspirazioni alla riconciliazione e alla pace che la Chiesa predica”.

    Don Francois Djikulo, sacerdote congolese della diocesi di Manono (Repubblica democratica del Congo), nel mese di agosto si era recato per una iniziativa personale in missione di pace presso il temuto capo ribelle Kyungu Kyungu, alias Gedeon, per convincerlo a deporre le armi e mettere fine al terrore cui sono soggette le popolazioni locali. Purtroppo solo dopo qualche mese si è appreso con certezza che il sacerdote era stato assassinato selvaggiamente: prima mutilato insieme al suo collaboratore laico che lo accompagnava, Simon Kayimbi, quindi bruciati vivi a Mutendele, territorio di Pweto, a 75 km dalla parrocchia di Dubie, diocesi di Kilwa Kasenga. (vedi Fides 21/11/2005 - 23/11/2005>>)

    Don Mathew Nellickal, 65 anni, Vicario generale della diocesi di Tezpur (India), è stato trovato ucciso nella residenza diocesana di Tezpur. L’omicidio è avvenuto intorno alle ore 21,30 del 2 settembre 2005, ma il cadavere è stato trovato dai collaboratori di p. Matthew la mattina del 3 settembre, non avendolo visto partecipare alla Santa Messa mattutina. P. Mathew stato colpito con oltre 10 colpi di arma da taglio alla testa e in diverse parti del corpo. La polizia ha ipotizzato che il sacerdote potesse conoscere il suo assassino, dato che non vi erano segni di effrazione nell’episcopio. Il sacerdote era originario di Palai, nel Kerala. Entrato tra i Salesiani, aveva emesso la professione come Fratello laico. Dopo aver trascorso alcuni anni in varie istituzioni salesiane, chiese di diventare sacerdote e venne incardinato nella diocesi di Tezpur, di cui nel febbraio 2005 venne nominato Vicario generale. Da 30 anni svolgeva servizio pastorale in Assam. Era stato Preside della Scuola superiore Don Bosco, Rettore del Seminario minore, Parroco. Secondo fonti della Chiesa locale, il sacerdote non aveva in corso liti e controversie con nessuno, era un uomo pacifico, benvoluto dalla gente, lavorava senza alcuna discriminazione di casta o razza, ceto sociale, religione. (vedi Fides 6/9/2005>>)

    Don Giuseppe Bessone, sacerdote fidei donum della diocesi di Pinerolo (Italia) è stato ucciso nella sua casa parrocchiale di S. Antonio a Blumenau (Brasile), dove era parroco, nella notte del 2 settembre 2005. Autore del delitto un ragazzo di 16 anni, arrestato dalla polizia, che dopo essere stato accolto in casa dal sacerdote, lo avrebbe poi colpito con un coltello, rimanendo anch’egli ferito, probabilmente nel tentativo di rapinarlo. Don Giuseppe era stato ordinato sacerdote il 25 giugno 1967. Dopo aver esercitato per alcuni anni il suo ministero nella diocesi di Pinerolo, nel 1975 era partito per il Brasile come sacerdote fidei donum, assumendo l’incarico di viceparroco nella parrocchia di Nostra Signora da Gloria in Blumenau. Divenne successivamente parroco di Nostra Signora di Fatima in Joinville e di S. Ines in Indasal e infine di S. Antonio in Blumenau. Dopo un periodo di riposo trascorso in Italia, era ripartito per il Brasile, per riprendere il suo lavoro pastorale. (vedi Fides 6/9/2005>>)

    Padre Angelo Redaelli, 40 anni, della Provincia dei Frati minori della Lombardia, è stato ucciso dalla folla il 12 settembre 2005, dopo aver involontariamente investito una bambina in un villaggio a una trentina di chilometri da Owando nel centro - nord del Congo Brazzaville. P. Angelo era da due anni in missione in Congo e si era subito ben inserito nella comunità locale. Negli ultimi mesi operava soprattutto nella parrocchia di Mekua che si trova a nord di Owando e non lontano dalla zona dove sono avvenuti i tragici fatti. Egli operava soprattutto a favore dei bambini di strada, nel campo della sanità e della catechesi. È stato ucciso proprio quando si stava recando in una scuola per catechisti. (vedi Fides del 13/9/2005>>)

    Don Ignazio Bara, 48 anni, è stato ucciso il 12 settembre 2005 nello stato del Jharkhand, nella diocesi di Simdega, India Nordorientale, mentre stava cercando di prevenire lo scontro imminente fra un gruppo tribale e un gruppo fondamentalista indù, in un’area attraversata da contese di natura interetnica. Il sacerdote, che era anche preside della Scuola media Banabira a Simdega, era intervenuto per fare da paciere in una contesa: l’associazione tribale “Adivasi Adhikar Rashka Manch” aveva organizzato una manifestazione a Simdega per discutere delle prossime elezioni locali e della rappresentanza politica dei tribali. I manifestanti sono stati attaccati dai militanti del gruppo fondamentalista indù “Shanti Sena” con l’intento di terrorizzarli e impedire loro di rivendicare i propri diritti. P. Ignazio si era impegnato a calmare gli animi e difendere i manifestanti. Nel pomeriggio è stato avvicinato da alcuni uomini in motocicletta che lo hanno accoltellato a morte. (vedi Fides 13/9/2005>>)

    Don Luis Velasquez Romero, 51 anni, sacerdote messicano della diocesi di Tijuana, è stato ucciso a colpi di pistola: il suo corpo è stato trovato in una automobile presso un centro commerciale, la mattina del 25 ottobre 2005. Il sacerdote, che esercitava il ministero pastorale in una parrocchia del quartiere di Colinas di Agua Caliente di Tijuana ed era Giudice del Tribunale ecclesiastico diocesano, aveva le mani legate. Era una persona molto amabile e vicina alla gente. La città di Tijuana, alla frontiera con gli Stati Uniti, è spesso al centro di fenomeni di violenza urbana e di scontri tra bande di narcotrafficanti.

    Suresh Barwa, 31 anni, e Marco Candelario Lasbuna, 22 anni, membri della congregazione religiosa di diritto diocesano Missionaries of the Poor (MOP), che si dedica all’assistenza dei poveri ed emarginati in Giamaica, India, Uganda e nelle Filippine, sono stati uccisi a Kingston (Giamaica) la sera del 27 ottobre. Si trovavano insieme ad altre persone nella cucina della casa Corpus Christi dei MOP, che si trova in pieno centro di Kingston, Giamaica. Tutti e due sono stati uccisi dalla stessa pallottola alla testa, mentre lavavano i piatti dopo una festa in casa per un altro confratello. Marco, di origine filippina, era a Kingston da 5 mesi e Suresh, di nazionalità indiana, da 2 anni.

    Suor Margarita Vásquez Sandino, 87 anni, delle suore del Buon Pastore, è stata uccisa a Medellin (Colombia) mentre si trovava ad accudire un familiare infermo, l’11 novembre 2005. Un giovane che era in contatto con le suore per alcuni lavori di pittura, è entrato nell’abitazione probabilmente per rubare. C’è stata quindi una colluttazione con la religiosa a causa della quale la suora è morta. Suor Margarita guidava una Campagna natalizia per consegnare regali di Natale ai bambini rimasti feriti dalle mine antipersone.

    Padre Philip Valayam, 46 anni, sacerdote Salesiano (SDB) è stato ucciso nella notte tra il 24 ed il 25 dicembre, dopo aver celebrato la Messa di Mezzanotte, mentre stava rientrando nella sua comunità “Don Bosco Youth Educational Services” di Nairobi (Kenya). Sembra che il sacerdote sia stato fermato da alcuni rapinatori che gli hanno sparato mentre tentava di reagire. Don Valayam era un sacerdote molto apprezzato e conosciuto. Nato a Koodaranhi-Calicut, India, era stato ordinato sacerdote nel 1988. Giunto nell’ispettoria Africa Est nel 1995 come missionario, era stato mandato a svolgere il suo ministero in Tanzania. Nel 2001 era stato trasferito a Nairobi in Kenya.

  2. #2
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    Una vita donata al Signore
    Andrea Pianesi, missionario in Camerun con la famiglia , è tornato alla casa del Padre


    Dopo Antonia Venturini, sorella di Padova, missionaria in Messico morta per un incidente stradale poche settimane fa, il Signore ha chiamato a sè Andrea Pianesi , di Macerata, in missione con la sua famiglia in Camerun nella capitale Yaoundè dal 2001. Questi fratelli, insieme a molti altri, hanno dato la vita "fino all'effusione del sangue" per il Signore Gesù Cristo e il suo Vangelo, entrando fino in fondo nella volontà di Dio , secondo il disegno di amore che Lui aveva per loro. Noi siamo umanamente sgomenti davanti a questi fatti che ci superano, che forse non capiamo , che siamo tentati di non accettare , ma sappiamo anche che la vita di questi fratelli , data per amore, dall'Amore è trasformata e glorificata per l'eternità. E sappiamo anche che grazie su grazie verranno a tutti : alla Chiesa , all'Africa e al Messico, alle famiglie in missione e a tutto il Cammino neocatecumenale , per il sacrificio di questi nostri fratelli.
    LAUDAMUS DOMINUM!


    Riportiamo di seguito alcuni articoli di giornale che ci sono giunti grazie a un fratello di Macerata e che ripercorrono la vicenda umana di Andrea e della sua famiglia.

    Le pratiche per il ritorno in Italia della salma, ora a Johannesburg, si annunciano complesse
    Giselda Pianesi, sorella dell’uomo morto in Africa: “In passato era già stato colpito dalla malaria”
    “Una lunga attesa prima di riavere Andrea”



    MACERATA - Malaria cerebrale, una forma particolarmente virulenta della malattia che raramente lascia scampo. Andrea Pianesi, l’uomo che con la famiglia aveva deciso di dedicare la propria vita agli altri Africa, è stato vinto dal male nel giro di una manciata di giorni. In poco più di una settimana si è passati dalla speranza al dolore e a nulla è valso il viaggio dal Camerun al Sudafrica nel disperato tentativo di strapparlo alla morte. La madre ha solo fatto in tempo ad assisterlo nelle ultime ore della sua vita e praticamente le è spirato tra le braccia, un paio di ore dopo il suo arrivo a Johannesburg.
    “Sapevamo che questa volta la malattia era molto grave - commenta con straordinaria pacatezza la sorella Giselda - ma speravamo che ce l’avrebbe fata. Forse la malattia precedente lo aveva debilitato, chissà. In Camerun la malaria è assai diffusa ed egli ne era già stato colpito”.
    Appresa la notizia, naturalmente, è cominciato il calvario per il rientro della salma in Italia. “Temo che sarà una questione lunga e complicata, perché le pratiche da assolvere sono molteplici - spiega Giselda - e poi i collegamenti sono piuttosto difficili. per di più ieri (l’altroieri, ndr.) in Sudafrica era festa nazionale e siamo riusciti a contattare nostra madre solo per un attimo la mattina. Tutto il giorno abbiamo tentato di risentirci ma non ci siamo riusciti. Per fortuna che l’ambasciata e il consolato le sono vicini e l’assistono per ogni necessità. Penso, però, che prima di una settimana difficilmente si riuscirà ad avere il corpo di Andrea in Italia”.
    In un primo momento si era parlato di accertamenti sul corpo di carattere medico, ma la notizia non ha trovato conferma da parte dei famigliari. Il padre, nella sede della casa di accoglienza La Stella, trattiene per sé tutto il dolore: “ditegli una preghiera”, si limita a dire.
    Quasi cinque anni è durata la sua opera evangelizzatrice tra i più poveri della terra. “Era partito nell’ottobre del 2001,- continua il racconto di Giselda - al termine di un percorso di fede molto profondo e condiviso con la moglie Barbara. Quando decise di lasciare tutto aveva quattro figli, gli altri due sono nati durante la loro opera. Il maggiore ha otto anni, il più piccolo solo un anno e mezzo. Sono ancora in Camerun in attesa di notizie del padre. Qui si occupava dell’evangelizzazione, era a contatto con i giovani, era responsabile del cammino dei fidanzati verso il matrimonio”.
    La sua era una vocazione nata dal profondo, coltivata sin da giovanissimo. “Fin da ragazzo - è ancora Giselda - aveva questo desiderio; aveva conosciuto Barbara proprio durante la sua ricerca della fede, con lei lo aveva condiviso e infine realizzato. Probabilmente la scintilla decisiva è scaturita all’indomani di una giornata mondiale della gioventù alla quale parteciparono. Egli lavorava in una concessionaria di auto e decise di mettersi tutto alle spalle. Una scelta coraggiosa e importante”.
    Una decisione che ha avuto la piena comprensione dei famigliari che gli sono stati accanto in questi anni e che hanno fato sì che il seme della generosità non andasse perduto. Si vedevano poco negli ultimi tempi, ma il legame si era mantenuto più che solido. “Andrea e Barbara tornavano soprattutto d’estate oppure nei periodi terminali delle due ultime gravidanze. Era impossibile non notarli: una famiglia legatissima, solare, in grado di vivere a pieno il dono della vita”.



    Destini uniti dalla generosita’

    MACERATA - Una famiglia, due destini segnati dalla generosità. Andrea Pianesi ha scelto una strada coraggiosa nel lasciare il suo mondo per dedicarsi completamente agli ultimi; ma non meno è stata la scelta di sua sorella Giselda che profonde il suo impegno per aiutare i più deboli per definizione: i bambini. Con il marito Osvaldo si dedica alla cura di minori in difficoltà nella casa di accoglienza La Stella, a Collevario, che ospita bambini vittime silenziose di drammi consumati tra le mura domestiche. Abbandono, emarginazione, noncuranza, violenza: tutto ciò, con un manipolo di volontari, essi lo sostituiscono con l’affetto, l’accoglienza, la speranza, l’amore e ricostruiscono vite sciupate dalla rozzezza dei grandi. “E’ vero - commenta - è una scelta maturata attraverso un cammino di fede anche il nostro, ma nato attraverso esperienze diverse. Andrea era attivo all’interno della comunità neocatecumenale, mentre le mie radici affondano nell’attività dell’Azione cattolica. Esperienze diverse, ma con la radice comune della fede.





    Padre Aldo: “Abbiamo trepidato per lui”

    MACERATA - “Abbiamo trepidato per lui in questi giorni, speravamo in un epilogo diverso, ma purtroppo Andrea non ce l’ha fatta”. Ha parole scarne padre Aldo Marinangeli (nella foto), parroco di San Francesco dinanzi alla tragedia che ha colpito la famiglia Pianesi. Più che l’incredulità è il dolore per una morte che ha stroncato una vita votata all’amore per il prossimo. Conosceva Andrea, era parroco da circa un anno e mezzo quando lui e la moglie Barbara furono protagonisti di una scelta di vita tanto coraggiosa quanto entusiasmante. “Ci siamo visti qualche mese fa - ricorda - e a Pasqua ho ricevuto un loro telegramma. Con i genitori continuiamo ad avere contatti piuttosto stretti e loro sono una famiglia stupenda, emanavano serenità e gioia di vivere. Anche i bambini, tutti molto piccoli ancora, sono sereni, abituati da sempre in un clima di grande amore per il prossimo”.
    Padre Aldo ricorda il cammino di fede che li ha portati alla decisione di lasciare tutto e andare in Africa e ricorda un particolare che aggiunge tristezza a un momento di dolore. Andrea è morto della stessa malattia di padre Francesco Piccinini, il sacerdote della nostra comunità che accompagnò il suo percorso di fede. Anch’egli si recò in Africa, in Congo, e qui morì nel gennaio del ’ 98 a causa della malaria cerebrale. Andrea si era sposato l’anno prima e ha voluto seguire il suo esempio. Fino alla fine”.



    CORRIERE ADRIATICO – Cronaca di Macerata – del 29 aprile 2006 – Edizione on line

    “Ho conosciuto il suo amore gratuito”


    MACERATA - A ricordare l’opera di Andrea Pianesi, il giovane padre maceratese morto di malaria qualche giorno fa in Sudafrica, e di Barbara sua moglie, non sono soltanto coloro che ne hanno seguito il percorso di fede fino alla scelta più coraggiosa ed entusiasmante, ma anche chi ha avuto modo di essere a contatto con loro e di conoscere quanto amore mettessero nella loro missione.
    Ne è testimonianza una lettera ricordo di una giovane che li ha visti operare direttamente “sul campo” e che volentieri pubblichiamo.
    “Salve, mi chiamo Sonia Alessandrini e sono di Porto Recanati; dal 25 febbraio al 04 marzo 2006 sono stata ospite, a Yaoundè, di Francesco e Francesca Cingolani miei amici e amici di Andrea, è in quell'occasione che ho conosciuto lui e la sua famiglia. Ho avuto modo di conoscere, anche se per breve tempo, il loro operato tra la gente africana, la loro fede, la loro disponibilità, l'altruismo, l'amore gratuito verso quella gente mi ha lasciata senza parole (soprattutto dopo il mio ritorno!). Una vita la loro scandita da molteplici impegni, la famiglia, il lavoro, la parrocchia, sempre pronti a dare una mano a chi chiedeva il loro appoggio, il loro aiuto. Una vera e propria missione d'amore, come quella di molte altre famiglie che hanno fatto la medesima scelta di vita, lasciando i propi affetti, il lavoro, la loro casa per dedicarsi a chi ha più bisogno. Persone così, vanno ammirate. Chiudo questo mio breve pensiero con un messaggio che mi ha scritto ieri Francesca: Andrea ha amato l'Africa e per questo popolo ha dato la sua vita. Ciao Andrea”.





    CORRIERE ADRIATICO – Cronaca di Macerata – del 29 aprile 2006 – Edizione on line

    I sei bambini torneranno dal Camerun dove sono accuditi da una coppia maceratese.
    Tempi più lunghi per la salma
    La famiglia di Pianesi in Italia la prossima settimana


    MACERATA - Non prima della fine della prossima settimana i sei bambini di Andrea Pianesi, il missionario laico stroncato dalla malaria, potranno fare ritorno a Macerata. I piccoli sono accuditi da un’altra famiglia maceratese missionaria in Camerun. In queste ore si intrecciano i contatti con il Sudafrica, dove è composta la salma di Pianesi, e il Camerun dove invece sono la moglie barbara e i bambini. A fare da filo di unione è la mamma della vittima che, non appena saputo dell’aggravarsi delle condizioni del figlio, è volata alla volta di Johannesburg per seguire da vicino gli sviluppi della malattia. Un viaggio dall’epilogo purtroppo tragico, in quanto Andrea è spirato poche ore dopo il suo arrivo. In pratica la mamma ha avuto appena il tempo di stringere il figlio tra le braccia. Anche lei tornerà a Macerata con i nipoti e la nuora.
    Per quanto invece riguarda il ritorno della salma è confermato che i tempi saranno più lunghi. Le procedure sono piuttosto complesse e nonostante vi sia un contatto costante, esse richiedono del tempo. Innanzitutto si dovrebbe attendere l’esito delle analisi mediche che sono state decise sulla salma: si vuol capire, in pratica, l’esatto sviluppo della malattia, le sue specifiche caratteristiche e gli effetti letali che ha provocato. Andrea era già stato colpito dalla malaria qualche anno addietro , ma era riuscito a venirne fuori; anche questa volta si sperava in decorso positivo, ma la sorte ha deciso diversamente.


    IL MESSAGGERO on line del 28 aprile 2006 – Cronaca di Macerata

    Morto tra le braccia della mamma
    Andrea Pianesi stroncato a 36 anni dalla malaria, era in Camerun dal 2001


    di LUCIA PACIARONI



    «Tutta la vita di mio figlio era il Camerun». Queste le parole di Carlo
    Pianesi, che mercoledì scorso ha perso Andrea. Una malattia terribile lo
    ha strappato alla vita, a soli trentasei anni: la malaria cerebrale. E’
    morto a mezzogiorno in un ospedale del Camerun.
    Andrea Pianesi aveva 36 anni, viveva in via Resse a Macerata con moglie e
    figli, ma era nato e cresciuto in via Capuzi, con i genitori e la sorella
    Giselda. Proprio nella parrocchia del quartiere, la Santa Madre di Dio,
    aveva iniziato ad avvicinarsi alla fede guidato dai genitori, suoi
    catechisti. Una fede che nel corso degli anni è cresciuta sempre di più.
    Già da ragazzo, Andrea era partito con un gruppo per una missione in
    Puglia e vi era rimasto un anno. Faceva parte della comunità
    neocatecumenale della parrocchia di San Francesco e lì aveva incontrato
    Barbara Biondi, diventata sua moglie.

    Nel 1996 Andrea e Barbara si sposano e nel 2001 decidono di dare una
    svolta importante alla loro vita: vogliono fare i missionari in Camerun
    per aiutare gli altri. Partono, con i loro quattro bambini, per Yaoundè
    con lo scopo di svolgere un’opera di evangelizzazione. Negli anni
    successivi la famiglia si allargata con l’arrivo di altri due bambini,
    l’ultimo nato nel 2004. Barbara rientra in Italia per partorire, ma ben
    presto torna di nuovo in Camerun, per continuare il suo impegno accanto al
    marito.
    «Il Camerun era tutto per Andrea». Ma, purtroppo, si è preso anche la sua
    vita. Andrea e la sua famiglia avevano celebrato la Pasqua facendo una
    veglia tutta la notte.
    Ma la gioia della celebrazione della Pasqua svanisce martedì, quando
    Andrea, improvvisamente, viene colpito da quella che sembra una forma
    influenzale. Il mercoledì successivo le sue condizioni peggiorano, la
    febbre diventa altissima e viene portato d’urgenza in un’ospedale
    migliore, a Johannesburg. Ma purtroppo i medici si accorgono che non c’è
    più nulla da fare e si devono arrendere.
    Andrea è morto tra le braccia della mamma, che si era precipitata
    dall’Italia per stare con il figlio. Era arrivata solo poche ore prima.
    «Andrea era tanto bravo ed era tanto entusiasta della missione in Camerun.
    I miei nipoti sono così piccoli, il minore ha un anno e mezzo, il maggiore
    solo otto» continua affranto il padre Carlo, che da una settimana si è
    spostato nella casa famiglia “La stella” nel quartiere di Collevario,
    gestita dalla figlia Giselda e dal genero Osvaldo che qui vivono con i tre
    figli e uno in adozione. Anche Giselda e Osvaldo sono impegnati nel
    catechismo presso la parrocchia Santa Madre di Dio. Proprio in questa
    chiesa Andrea aveva salutato tutti gli amici prima di partire.
    «Andrea e Barbara tornavano ogni anno, ai primi di maggio, con i bambini,
    che ancora non sanno nulla. Quest’anno sarebbe dovuti tornare un po’ più
    tardi». Passeggia per la stanza Carlo Pianesi, ha gli occhi lucidi, riceve
    le visite dei parroci di Macerata e dice: «Ora posso andare avanti solo
    con la fede». Il corpo di Andrea, riferisce la sorella, non tornerà in
    Italia prima di una settimana.



    IL MESSAGGERO – Cronaca di Macerata - Articolo Venerdì 28 Aprile 2006

    LA TESTIMONIANZA
    Il parroco don Aldo: «Solare e disponibile»



    Andrea Pianesi apparteneva alla parrocchia San Francesco. Il parroco Aldo
    Marinelli lo descrive come una persona «solare, ottimista e sempre
    disponibile ad aiutare gli altri» e aggiunge: «Andrea aveva una
    grandissima passione per il Vangelo.
    Mi aveva mandato un messaggio di auguri a Pasqua
    e mi aveva raccontato del suo grande impegno di
    evangelizzazione, aiutato dai sacerdoti locali».

    Anche don Mario Malloni, rettore del seminario Redemptoris Mater di Macerata, si
    sentiva con Andrea attraverso i messaggi sul cellulare. «Andrea era
    contentissimo di fare il missionario. Ogni volta che ritornava a Macerata
    veniva a trovarci, con la sua famiglia, in seminario. Raccontavano della
    loro missione e ci trasmettevano la gioia dell’annuncio del Vangelo».

    Don Alberto Forconi, parroco di Santa Croce, aveva benedetto la sua casa
    l’anno scorso: «Godeva della stima di tutte le famiglie maceratesi».


    IL MESSAGGERO – Cronaca di Macerata - Articolo Sabato 29 Aprile 2006

    PARLA LA SORELLA DEL MISSIONARIO
    «I bambini non sanno che il papà è morto»
    La madre e la moglie di Andrea Pianesi stanno sbrigando le pratiche per il
    rientro del corpo


    di LUCIA PACIARONI


    La famiglia Pianesi dovrà aspettare più di dieci giorni per riavere a casa
    la salma di Andrea. «Stanno facendo degli esami clinici e non sappiamo di
    preciso quando termineranno – dice Giselda Pianesi, la sorella di Andrea
    –. Ma sicuramente non basterà una settimana».
    Andrea aveva solo trentasei anni ed è morto in quella terra che, per lui,
    era tutta la sua vita. E’ stato stroncato dalla malaria celebrale
    mercoledì scorso, a mezzogiorno, in una clinica di Johannesburg, in
    Sudafrica. Era a Yaoundè, nel Camerun, dal 2001 per svolgere un’opera di
    evangelizzazione insieme a sua moglie Barbara Bordi e ai loro sei bambini.

    «Oggi ho parlato con mia madre. Era più serena, ma la situazione non
    cambia, Andrea non c’è più – continua Giselda –. La mamma è ancora a
    Johannesburg con Barbara per sbrigare le pratiche per il rientro della
    salma. Solo sabato o domenica torneranno a Yaoundè, dove ci sono i sei
    bambini di mio fratello».

    I figli sono stati affidati a Francesco e Francesca Cingolani, l’altra
    famiglia maceratese partita in missione con i Pianesi nel 2001. «I miei
    nipoti ancora non sanno nulla. Sarà un duro compito, per la madre, dire
    loro della morte del papà. Mamma, Barbara e i bambini dovrebbero tornare a
    Macerata venerdì della settimana prossima e immagino che il loro ritorno
    farà sentire il dolore per la perdita di Andrea ancora più forte».
    In molti si sono stretti intorno alla famiglia di Andrea e pregano, mentre
    aspettano di dare l’ultimo saluto al giovane missionario che ha dedicato
    tutta la sua vita agli altri e alla fede e che tutti ricordano come una
    persona «solare e dal grande cuore».



    Un particolare ringraziamento a Piergiorgio Ripa per la collaborazione e l'invio degli articoli.

    A.S. - catechumenium.it

  3. #3
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    http://www.agenews.it/index.php?pagi...f=&id_stringa=

    CITTA' DEL MESSICO: PRETE UCCIDE E FA A PEZZI L'AMANTE VENTIDUENNE INCINTA


    (AGE) CITTA' DEL MESSICO - Comunità cattolica in subbuglio, in Sud America, dopo la scoperta di un atroce delitto compiuto da un sacerdote messicano a poche ore dalla celebrazione della Messa di Pasqua. Il prete reo confesso, della parrocchia di Nezahualcoyotl, ha ammesso di aver strangolato e fatto a pezzi una donna, sua amante da tempo, che gli aveva confessato di aspettare un figlio da lui. A divulgare la notizia, il ministro della Giustizia dello Stato di Mexico. Cesar Torres, questo il nome dell'omicida 42enne. La vittima è invece la 22enne Veronica Andrade Salinas, già madre di due figlie. Il prete, dopo aver mutilato il corpo della sua giovane vittima, lo ha nascosto in sacchetti di plastica poi abbandonati vicino a un cimitero. Torres nei prossimi giorni verrà formalmente incriminato. (AGE)

  4. #4
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    => Al moderatore <=

    direi che è tempo che aguas ci lasci.

    dato che non è più possibile la sola lettura, è però possibile la sistematica eliminazione da parte dei moderatori di ogni suo post.

    contando inoltre che tali post vengono postati anche nel forum laico e nel fondoscala, la cancellazione di ogni suo post in Cr è sostenuta anche dal regolamento antispamming che prevede in caso di spam il bannaggio.

    ne abbiamo le palle piene dei malati di mente come lui.

  5. #5
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    Aguas si scandalizza di qualsiasi sciochezza tranne delle sue.
    Non ha capito che per un prete che perde la fede il messaggio Cristiano non cambia di una virgola.
    Aguas E' solo capace di provocare, in tutto e su tutto. E' il suo dovere.

    Se anche noi ci scandalizzassimo come lui saremmo pari suo.
    Ma per Grazia di Dio non è così.
    poi,
    ai moderatori andrà bene così xchè fa audience.

  6. #6
    email non funzionante
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    "Bisogna fare Comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth che vivano nell'Umiltà , nella Semplicità e nella Lode , dove l'altro è CRISTO"
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    Citazione Originariamente Scritto da solozero
    Aguas si scandalizza di qualsiasi sciochezza tranne delle sue.
    Non ha capito che per un prete che perde la fede il messaggio Cristiano non cambia di una virgola.
    Aguas E' solo capace di provocare, in tutto e su tutto. E' il suo dovere.

    Se anche noi ci scandalizzassimo come lui saremmo pari suo.
    Ma per Grazia di Dio non è così.
    poi,
    ai moderatori andrà bene così xchè fa audience.
    QUOTO, ed aggiungo che la provocazione è eloquente, e che merita attenzione da chi in un forum come CR, anche se tollerante, qualcuno vada contro i principi di onesta intellettuale anzi il disprezzo per puro spirito di contraddizione

 

 

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