La notte dei fuori-legge della Repubblica
di: Federico Punzi
Cupe notti da fine Repubblica. Il tavolo dei bari deve saltare
A Villa Arzilla, dove un 87enne e un 73enne si sfidavano a un vecchio e nobile gioco di società, si sono fatte le ore piccole e i vecchietti hanno cominciato a dare i numeri. L'amara verità, la tristezza infinita di queste cupe notti da fine Repubblica, è che il nostro paese è nelle mani di un rincoglionito nella migliore delle ipotesi, di un furfante nella peggiore. Credo che neanche le neo-istituzioni parlamentari irachene abbiano conosciuto un tale suk, un tale mercato delle vacche, tante e tali irregolarità procedurali quante ne ha conosciute in un sol giorno il nostro Senato nel tentativo di eleggere il suo presidente.
Nel secondo scrutinio le tre schede su cui vi era scritto "Marini Francesco" andavano palesemente annullate, perché nessun membro del Senato si chiama "Francesco Marini", e quindi non dovevano portare alla ripetizione della votazione, ma alla semplice constatazione del non raggiungimento del quorum necessario all'elezione del presidente.
Nella lettura delle schede il presidente provvisorio Scalfaro commetteva inoltre un primo grave errore: uno dei tre "Marini Francesco" sfuggiva all'aula, perché Scalfaro, sbagliando, leggeva invece "Marini Franco". Poi l'ex presidente commetteva una seconda scorrettezza decidendo di rinviare di quasi due ore la ripetizione del secondo scrutinio, al solo scopo di facilitare il ritorno in aula dei senatori della "maggioranza" che si erano allontanati quando sembrava che ormai il risultato fosse acquisito.
Altre irregolarità, ancora più gravi, sono state commesse nella ripetizione del secondo scrutinio. Stavolta su una sola scheda risulta scritto il nome di "Marini Francesco", ma Scalfaro spaccia di nuovo all'aula che vi sia scritto "Marini Franco", mettendo a dura prova la fiducia dell'opposizione nel suo operato.
Come se non bastasse, capovolgendo la decisione presa nella votazione precedente, i segretari del seggio elettorale più importante d'Italia votano a maggioranza per l'attribuzione della scheda con su scritto "Marini Francesco" al candidato "Marini Franco", commmettendo un vero e proprio broglio elettorale. Infatti, dopo tutte le polemiche su quel nome sbagliato che faceva riferimento a un inesistente "Marini Francesco", è difficile pensare a distrazioni o a errori. Più facile immaginare che si sia trattato di "pizzini mafiosi" interni alla maggioranza, di senatori che offrivano il loro voto in cambio di qualcosa. Inoltre, i segretari del seggio hanno abbandonato l'aula, prendendo le loro decisioni di nascosto dagli altri senatori.
Scalfaro, tremante e visibilmente frastornato, ammettendo di aver letto una cosa per un'altra, ha insistito per procedere al terzo scrutinio nella giornata di sabato. Decisione contestatissima dai senatori del centrodestra, per i quali essendo i lavori sconfinati già a sabato, aggiornarli per il giorno successivo avrebbe dovuto significare aggiornarli a domenica.
Il senatore Castelli, prendendo la parola dopo la lettura del verbale, ha cortesemente invitato Scalfaro a valutare se fosse in grado di presiedere l'aula, ma l'anziano presidente, pur ammettendo di «sentirsi male» già da qualche ora, ha mostrato di non voler desistere, convocando una nuova seduta oggi stesso alle 10,30. A questo punto, bisogna vedere come reagirà il centrodestra, dopo che per tutta la giornata la "maggioranza" ha cercato di truccare l'esito delle votazioni.
Se a tutto questo indecoroso e desolante spettacolo sommiamo il fatto che dal Senato sono stati esclusi, per la mancata corretta applicazione della lettera della legge elettorale, ben otto senatori di diverse liste regolarmente eletti, il panorama di illegalità che ci si presenta di fronte è totale e di stampo sudamericano.


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