Questo bollettino contiene:OMNIA SUNT COMMUNIAIRAQ LIBERO – COMITATI PER LA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENOBollettino del 1° maggio 2006
1. LA RESISTENZA A NASSYRIA - All’Italia il record mondiale dell’ipocrisia
2. UN PO’ DI MEMORIA – A proposito delle “eroiche” imprese delle truppe italiane a Nassyria
3. LE PROVOCAZIONI DEL “GIORNALE” – La teoria di un “asse del male” italo-iracheno dietro all’azione della guerriglia a Nassyria: un nuovo tentativo di criminalizzare gli antimperialisti ed Iraq Libero
4. LI VOGLIONO AFFAMATI E RIDOTTI AL SILENZIO – Il governo francese, negando i visti, impedisce il tour europeo di Hamas; l’EuroAmerica allineata con i sionisti nell’oppressione del popolo palestinese
5. FRANCIA: BLOCCO TOTALE CONTRO I RAPPRESENTANTI PALESTINESI – Lettera aperta del MSRPP alle organizzazioni e associazioni
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I nuovi caduti italiani hanno riacceso la retorica bipartisan sugli “eroi di Nassyria.” Fiumi di ipocrisia hanno ripreso a scorrere nelle dichiarazioni dei politici e sulle pagine dei giornali.LA RESISTENZA A NASSYRIAall’Italia il record mondiale dell’ipocrisia
Si vorrebbe forse andare in guerra, ad occupare militarmente un paese, senza correre i rischi della guerra e dell’occupazione?
Sembrerebbe di sì a leggere le dichiarazioni-fotocopia che escono dalle sedi politiche ed istituzionali.
E per favore non ci si venga a parare dietro le frasette di circostanza sul lutto. Ipocrite anche queste: quando mai abbiamo sentito espressioni di partecipazione al lutto per gli iracheni uccisi dalle forze di occupazione, ormai centinaia di migliaia secondo le stesse stime di alcune università occidentali? Quando mai ci è preoccupati delle centinaia di civili massacrati dalle truppe italiane nella stessa Nassyria nelle “stragi dei ponti” dell’aprile e dell’agosto 2004?
Tutti si sono rapidamente scordati il “Luca annichiliscilo” del video trasmesso da Rai News24 nel dicembre scorso, sulle “eroiche” imprese delle truppe italiane a Nassyria. Per ricordarlo, ripubblichiamo sotto alcuni stralci del commento allora apparso sul Manifesto.
Farebbero bene a leggerli gli ipocriti che i giorni scorsi hanno emesso le solite parole di rito per omettere sistematicamente ogni ragionamento sulla reale situazione irachena.
Non parliamo dei politici del centrodestra, la cui identità america-dipendente è stata ben espressa dal loro capobanda davanti ai plaudenti congressisti di Washington, le cui pur avvezze orecchie non avevano mai ascoltato un discorso tanto servile.
Più utile occuparsi di quelli del centrosinistra, tanto più che si accingono a governare questo sciagurato paese.
Riguardo a questi ultimi, Paolo Mieli, con un editoriale sul “Corriere della Sera”, ha rilevato due fatti assai significativi: che “nessun leader del centrosinistra ha chiesto il ritiro immediato”; che “nessuno ha parlato di «forze di occupazione»”.
Mieli ha detto l’essenziale, ma vediamo meglio le dichiarazioni dei leaders unionisti.
Mentre Fassino e Bertinotti hanno parlato di “ore buie”, in cui “ci uniamo nel dolore” eccetera, onde evitare ogni valutazione politica, altri esponenti dell’Unione sono stati più espliciti.
Se l’ultras Bonino ha sentenziato che: “Qualsiasi forma di disimpegno immediato significherebbe indebolire il processo di normalizzazione democratica dell’Iraq”; lo stesso concetto è stato ripreso dal “moderato” Rutelli: “Sia chiaro a tutti che l’agenda dell’Italia in Iraq non è mai stata e non sarà determinata dai gesti criminali dei terroristi”.
Già, e quale sarebbe questa agenda?
Ritiro dell’attuale contingente (senza escludere, anzi, la dislocazione di nuove forze) ma solo a fine 2006. E’ questa la data prevista dal “Calendario condiviso”, altra formula magica del nostrano “politically correct". Condiviso con chi non è difficile da immaginare.
Ed attorno a questa condivisione si riunisce tutta la congrega dei politicanti di regime, bipartiticamente uniti nel “condividere” ciò che a Washington hanno deciso.
Come ha riconosciuto Prodi: “Anche la linea del governo Berlusconi non è poi cosi diversa, ora, visto che parlano di ritiro entro il 2006”.
Con tanti saluti a tutti coloro che si sono illusi su un qualche cambiamento della politica estera dell’Italia, ecco servita la linea della continuità dalle parole del futuro capo del governo.
Di fronte a costoro ha fatto la sua figura Andreotti, che perlomeno ha affermato che: “Bisogna lasciare l’Iraq agli iracheni”.
In conclusione, la disastrata Italietta bipartisan si accinge a portare avanti la solita politica di servile lealtà verso gli Stati Uniti. Certo, non vorremmo i morti, ma se Washington chiama per appaltarci qualche servizietto utile alla strategia imperiale saremo pronti in futuro come nel passato.
Se Berlusconi ha stabilito il record mondiale del servilismo, il centrosinistradestra unito ha raggiunto quello dell’ipocrisia.
A pochi giorni dal 25 aprile, sulla base di elementari considerazioni politiche e storiche sul diritto dei popoli, non sarebbe stato difficile capire che a Nassyria ha agito la legittima RESISTENZA di un popolo aggredito, oltraggiato e violentato ogni giorno dalle truppe di occupazione.
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UN PO’ DI MEMORIAa proposito delle “eroiche” imprese delle truppe italiane a Nassyria
Riportiamo alcuni stralci del commento al video di Rai News24, apparso sul Manifesto del 9 dicembre 2005:
«Guarda come si muove sto bastardo. Luca annichiliscilo!». Poi, forte, il rumore di uno sparo contro una persona sdraiata a terra, i cui contorni si distinguono appena. E' il video della battaglia dei tre ponti a Nassiriya del 6 agosto 2004, la stessa finita al centro di pesanti polemiche politiche perché il contingente italiano fu accusato di aver sparato contro un'ambulanza che trasportava una donna incinta. E la stessa su cui la magistratura militare lavora da oltre un anno - nel registro degli indagati c'è il nome di un graduato - per capire se il contingente italiano colpì cittadini inermi. Dando un occhiata al video realizzato da un militare anonimo e consegnato all'Osservatorio militare, a Sigfrido Ranucci di Rainews24 (lo stesso che un mese fa ha scoperchiato lo scandalo del fosforo bianco contro Falluja) e alle Iene che dopo una lunga trattativa con Mediaset non l'hanno mandato in onda, si capisce subito che quella cui partecipano gli italiani è una guerra vera e propria.
I primi minuti del video, che Ranucci ha deciso di mettere in onda senza commenti, sono forse i più scioccanti. Mostrano un militare che prende di mira la sagoma di un uomo a terra, probabilmente un nemico ferito. «Lo vedo da dentro il trigicon (mirino ndr) - esclama il militare, un carabiniere della Msu - guarda quanto è bellino là a terra, lo vedi che muove la testa?» E la risposta: «Guarda come si muove sto bastardo: Luca annichiliscilo». Qualche minuto dopo si saprà che «Luca sta sera non paga da bere, lo ha annichilito, ha ammazzato il cecchino». Ma che la regola sia sparare alle persone lo si capisce anche più avanti quando qualcuno, probabilmente un superiore, ordina al sottoposto che sta puntando un missile terra-terra contro quella che potrebbe essere la postazione dei nemici: «Ascolta, nel dubbio spara alla gente, capito? Tienili nel mirino» e quindi parte il razzo.
Il Giornale non è nuovo alle provocazioni nei nostri confronti. Né è nuovo all’uso di veline congegnate per criminalizzare gli antimperialisti e tutti coloro che sostengono la Resistenza irachena.*************************LE PROVOCAZIONI DEL “GIORNALE”la teoria di un “asse del male” italo-iracheno dietro all’azione della guerriglia a Nassyria:un nuovo tentativo di criminalizzare gli antimperialisti ed Iraq Libero
Dire che l’articolo apparso il 28 aprile, con il titolo “Contatti tra l’Italia e gli assassini di Nassyria”, passa il segno, serve a poco: costoro non hanno limiti, tanto più in queste provocazioni che non nascono nella redazione del Giornale, ma in altre e più potenti sedi interessate alla criminalizzazione di chi si oppone, purtroppo con mezzi modestissimi, ai disegni dell’imperialismo.
Siccome il Giornale non è tra i quotidiani più letti dalle persone che ricevono questo bollettino, riteniamo sia utile, per meglio comprendere la gravità dell’operazione, riportare i passaggi più significativi dell’articolo firmato da Gian Mario Chiocci.
da un articolo pubblicato su il Giornale del 28 aprile
«Tre diverse “soffiate” hanno confermato quel che da tempo si va dicendo su un possibile “asse del male” fra Irak e Italia, eterodiretto da personaggi della resistenza irachena vicini alla nebulosa antimperialista nostrana».
Dopo aver elencato alcune sigle di questa “nebulosa”, ed affermato che si è voluto evitare un attentato prima delle elezioni del 9 aprile, l’articolo così prosegue:
«Così si è aspettato il momento giusto, il governo giusto, il passaggio del blindato giusto. E si è dato l'ordine di uccidere in concomitanza, giust'appunto, con le polemiche che da giorni tengono banco in Italia sull'eventualità di un ritiro immediato del nostro contingente.
Un ordine perentorio. Un messaggio preciso. Al quale potrebbero seguirne altri dello stesso tenore qualora il messaggio non dovesse venir recepito e l'impasse non si dovesse sbloccare. Quale sia la manina che da mesi, in loco, coordina l'iniziativa della guerriglia in collegamento con soggetti riconducibili ai comitati «per l'Irak libero» non è dato sapere. Vi sono sospetti fortissimi su una pluralità di soggetti, ivi compresi alcuni esponenti legati ai più influenti imam sciiti, a loro volta in contatto con membri dell'Iraqi National Alliance che hanno in Awni Al Kalemji (portavoce dell'Alleanza Patriottica Irachena) e Jawad Sammi Alaà i referenti ufficiali in Europa, e in Shawkat Khazindar uno dei promotori del vecchio progetto del Fronte di liberazione nazionale. Sono quattro i nominativi top secret più accreditati quali «ufficiali di collegamento» lungo l'asse Roma-Nassirya. Tracce dei contatti con l'Italia sarebbero saltate fuori nelle scorse settimane nei canali Internet, attraverso segmenti telefonici captati dai satelliti, seguendo quella linea grigia che la nostra intelligence batte da quando ci si è interrogati sul video della violentissima battaglia di Nassirya allorché, a margine delle riprese dei mujiahedin armati di bazooka, mortai e mitragliatori, una voce fuori campo incitava i combattenti a uccidere i crociati, gli infedeli, gli occupanti occidentali. Coincidenza: l'anonimo telecronista parlava la lingua di Dante oltre a quella di Maometto: «Dài, dài... spara...». E poi. «Allah Akbar, Allah Akbar!». Coincidenze?»
Come si vede, fatti zero, congetture di comodo tante.
Lo “stile” giornalistico è inconfondibile: “soffiate”, “nebulosa”, “manina”, “soggetti riconducibili”, “nominativi top secret”, “tracce nei canali internet”; è questo il gergo tipico di chi pratica l’umile e poco nobile mestiere del confezionatore di porcherie per conto terzi.
Potremmo anche farci una risata, ma anche questa è l’Italia di oggi ed è bene conoscerla.
*************************LI VOGLIONO AFFAMATI E RIDOTTI AL SILENZIOIl governo francese, negando i visti, impedisce il tour europeo di Hamas;l’EuroAmerica allineata con i sionisti nell’oppressione del popolo palestinese
Dunque, come per gli esponenti iracheni che dovevano intervenire alla Conferenza di Chianciano, come per Haj Ali, come per altri rappresentanti palestinesi, l’Europa (questa volta per mano del governo francese) ha deciso di negare il visto a Salah El Bardawil, portavoce di Hamas al Parlamento palestinese. Per completare l’opera, il visto è stato negato anche al fratello di Rantisi, il leader di Hamas assassinato dagli israeliani nella primavera del 2004.
Dopo il taglio dei fondi è dunque arrivato l’embargo della parola, con il boicottaggio sistematico dei rappresentanti palestinesi usciti dalle elezioni democratiche del gennaio scorso.
Questa Europa, sempre più servile a Washington ed allineata a sostegno del colonialismo sionista, non si accontenta di affamare un popolo, lo vuole anche zittire ed emarginare.
Insieme ad altre realtà di diversi paesi europei avevamo promosso il tour di Bardawil, che avrebbe dovuto toccare 6 paesi (Francia, Italia, Germania, Svezia, Norvegia, Austria), proprio con lo scopo di porre fine all’isolamento imposto dall’EuroAmerica contro le nuove autorità palestinesi.
La negazione dei visti ci costringe ad annullare il tour, ma deve spingerci ad intensificare le iniziative a sostegno della lotta del popolo palestinese.
Condividiamo quanto hanno scritto i compagni francesi (vedi sotto), ed in particolare che:
“Questo sostegno deve essere chiaramente e pubblicamente affermato: né il silenzio complice, né gli incontri discreti possono rompere l’embargo a cui è sottoposto il popolo palestinese.
Chiamiamo tutti quelli che sono solidali con la lotta dei palestinesi a protestare contro questa censura”.
Chiunque voglia esprimere la propria protesta è invitato a scrivere a
hamasdirittodiparola@email.it
*************************FRANCIA: BLOCCO TOTALE CONTRO I RAPPRESENTANTI PALESTINESILettera aperta del MSRPP alle organizzazioni e associazioni
Militanti del Movimento di Sostegno alla Resistenza del Popolo Palestinese (MSRPP) e di altre organizzazioni, abbiamo preso l’iniziativa di organizzare il 30 aprile 2006 una manifestazione a Ivry col fine di dare la parola ai rappresentanti del popolo palestinese.
Abbiamo previsto la presenza a Ivry di Salah Bardawil, portavoce di Hamas al Consiglio Legislativo Palestinese (Parlamento palestinese), la presenza di Rabah Mhanna, membro dell’Ufficio Politico del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP) e anche l’intervento di un membro delle brigate dei martiri di Al Aqsa.
Noi rifiutiamo il boicottaggio degli eletti palestinesi e dei rappresentanti della resistenza.
Con i nostri mezzi, molto limitati, abbiamo dunque progettato, organizzato e finanziato questa iniziativa.
Poco dopo l’annuncio della manifestazione sono sorti degli ostacoli:
• il municipio di Ivry (diretto dal PCF) ha rifiutato di concedere la sala prevista.
• le autorità francesi hanno rifiutato i visti,
• organizzazioni sioniste hanno fatto pressioni varie e, ultimo episodio,
• il ministro degli interni ci ha fatto sapere, attraverso la prefettura di Créteil, che non ci autorizzava alcuna riunione e soprattutto nessun intervento da parte dei nostri invitati.
Noi pensiamo che non c’è un vero sostegno se non si rispettano le scelte politiche dei palestinesi e le loro forme di resistenza.
Questo sostegno deve essere chiaramente e pubblicamente affermato: né il silenzio complice, né gli incontri discreti possono rompere l’embargo a cui è sottoposto il popolo palestinese.
Chiamiamo tutti quelli che sono solidali con la lotta dei palestinesi a protestare contro questa censura.
Sappiamo che degli eletti, dei dirigenti politici e sindacali hanno accettato di incontrare uno dei nostri invitati. Ne siamo lieti e questo ci conferma nella nostra scelta di rifiutare l’embargo politico imposto alle voci della resistenza palestinese.
Ma di fronte alla censura il sostegno non dovrebbe essere a geometria variabile: chiediamo dunque a tutti quelli che vogliono incontrare Rabbah Manna (FPLP) di esprimersi politicamente su questa situazione, di denunciare gli ostacoli frapposti alla concessione del visto per Salah Bardawil (HAMAS), di condannare il rifiuto del Municipio di Ivry alla concessione della sala e di denunciare la proibizione agli ospiti di esprimersi pubblicamente. Li invitiamo a venire a portare questo messaggio nella nostra riunione pubblica del 4 maggio all’AGECA-h.19,30.
Domenica, 30 aprile 2006
TUTTO E' DI TUTTI




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