Eccellenza,
mi giungono echi delle sue dichiarazioni pubblicate il 6.12.2009 su "La Nazione - Cronaca di Prato" e soprattutto mi arriva sulla scrivania il soffio delle sue paure sulla Massoneria a Prato e in provincia, come se questa istituzione dedita al bene dell'umanità giungesse col freddo o con il virus della febbre suina a debilitare il tessuto civile e il vissuto della città. Ho letto con preoccupazione le sue parole a 'Jesus', riguardo a "certi poteri", a "certe logge", alla "attrazione per l'esoterico" che sta tingendo di grigio anche il suo orto di pastore. Mi perdoni se oso chiederle la carità del confronto, che mi sembra il suo Maestro, il Nazareno, abbia bene insegnato agli uomini con la sua storia crocifissa, ma vorrei al contempo poterla rassicurare spiegandole che non ha nulla da temere dai liberi muratori, che sono uomini del dubbio ma prima di tutto uomini onesti. Liberi e di buoni costumi, è la prima regola per entrare tra le colonne dell'Ordine.

Vorrei anche con umiltà porle una domanda: la Chiesa non ha il compito di dire la verità sempre? Quella verità che andrebbe gridata dai tetti, per restare all'evangelo, mi appare nelle sue spaurite dichiarazioni come un 'mix', resto alle sue parole, di tenebre che scendono sulla città con i cappucci e i grembiuli della Massoneria. Suvvia, eccellenza, i tempi delle prediche alla Savonarola sono passati da lunga pezza. Voglio rassicurarla con un sorriso, in qualità di guida della più grande istituzione massonica italiana, il Grande Oriente d'Italia: non abbiamo scelto di colonizzare Prato e non vedrà di notte girare campanelli sotto i suoi portici né troverà mandragore negli orti della Curia.

Piuttosto, se sarà disponibile come pastore e uomo che cerca la verità in compagnia di altri uomini che come noi lo fanno con altre esperienze, metta al bando le paure e le ansie, e si confronti con chi, come i fratelli massoni di Prato, da anni e in stile di costruttiva proposta, cerca il bene comune per la città e il suo vissuto.

Le chiedo la carità di non spostare i problemi o di rimandarli indicando spettri di carta. La realtà è fatta di carne, come ci insegnerà fra poco quel 'logos sarx egeneto" di giovannea memoria. Confrontiamoci a tutto campo, ma non sulle paure. Confrontiamoci sull'aperto del dialogo, sulle proposte per gli immigrati e i problemi sociali che investono anche Prato come il resto della nostra nazione, al cui servizio il GOI dedica energie, impegno e grande coerenza, fin dagli statuti spiegando che nulla è fatto contro la Costituzione e la Repubblica. Se poi le 'ricette' non arrivano, se la politica o le altre forze sociali e la stessa Chiesa, non riescono a declinare soluzioni, non se la prenda con fantomatici "poteri esoterici", altrimenti creiamo ancora più 'spaesamento' per dirla con Heidegger non solo tra le sue pecore ma anche tra gli uomini e le donne che cercano di guardare al domani con il sale della speranza. La nostra speranza è tutta laica, importante lotta di conquiste sociali ma vera e senza sconti al vizio, la sua speranza porta invece il riferimento alla trascendenza che anche la Massoneria, a suo modo, conserva credendo in un Grande Architetto.

Ricordo soprattutto al mio cuore e poi al suo, ciò che diceva un grande teologo come Karl Rahner: "Tutto ciò è autenticamente umano, non può essere contrario alla fede". La Massoneria, da secoli scuola di pensiero e di umanità, è un Tempio aperto, luogo di confronto e di crescita. Non tema attacchi né sinistre figure che tramano come Giuda (poverino poi, l'Iscariota, che non ha incontrato come Pietro il volto di Cristo dopo il tradimento), è esattamente vero il contrario. Se è vero che "la verità vi farà liberi", ricordi anche che nei nostri lavori poniamo al centro il vangelo secondo Giovanni e tra le nostre colonne ci sono credenti che dialogano accanto a musulmani, ebrei ed appartenenti ad altre religioni. Ma la nostra prima religione è l'umanità e perciò lavoriamo per il bene dei nostri fratelli e dell'Italia. Eccellenza, ricordo anche le parole di quell'uomo di Nazareth che un giorno, salvando la 'peccatrice', si rivolse alla folla che pretendeva di decidere e di giudicare, con queste parole, nell'originale greco ancora più forti: O' anamartetos umon proton, epauten boleto liton: chi tra di voi pensa di essere senza peccato, veda se è capace di prendere una pietra e di scagliarla contro l'altro.

Queste parole che per me sono un riferimento morale e una strada di servizio all'uomo, per lei dovrebbero essere - e sono certo che lo siano- impegno di vita. Mi piacerebbe discutere con lei di queste cose da vicino, come da anni mi confronto con il cardinale Tonini ed altre espressioni della chiesa del Vaticano II, non del Sant'Uffizio.

Amo credere con umiltà massonica che nel presepio della sua Diocesi, accanto al volto dell'altro, dei nostri fratelli immigrati, accanto al dolore di chi cerca lavoro e casa, alla sete di giustizia che si alza da ogni angolo della società, da lontano - come Nicodemo nella notte - vi siano anche alcuni dei nostri fratelli massoni, che stimo e ammiro per la loro profonda umanità. Se alzerà lo sguardo, li vedrà in silenzio ma sempre all'opera, a portare la loro parte di pietra e di luce all'unica strada che resta, per noi come per Dio: quella dell'uomo.

Mi creda, il suo cordiale interlocutore

Gustavo Raffi

Gran Maestro del (Grande Oriente d'Italia)

Ravenna, 9 dicembre 2009