LA VERGOGNA


Gli alleati neofascisti della signora Moratti



di Federico Fornaro
“La Resistenza fu un moto di popolo, frutto di una reazione spontanea e largamente diffusa. Ebbe molte forme: la Resistenza attiva di chi abbracciò le armi: partigiani, soldati, militari che seguirono l’impulso della propria coscienza; la Resistenza silenziosa della gente, e ricordiamo soprattutto il coraggio delle donne che aiutarono e soccorsero feriti, fuggiaschi e combattenti, esponendosi a rischi elevati; la Resistenza dolorosa dei prigionieri nei campi di concentramento di Germania e Polonia, di chi rifiutò di collaborare”. Con queste nobili parole il candidato sindaco di Milano, Letizia Moratti, concludeva il 25 aprile scorso il suo comunicato stampa in risposta ai fischi che le erano stati rivolti mentre accompagnava il padre Paolo Bricchetto Arnaboldi al corteo svoltosi nel capoluogo lombardo.

Sono stati in moltissimi, come testimoniato nello stesso sito della Moratti www.letiziamoratti.it, gli esponenti del centro-sinistra ed anche partigiani combattenti che hanno espresso solidarietà e dissenso totale nei confronti dei contestatori.

Una brutta pagina che, lo abbiamo scritto a chiare lettere anche su questo sito, andava condannata: “nessuna indulgenza verso questi comportamenti”.

A maggior ragione oggi,però, siamo nell’assoluto diritto di chiedere conto alla signora Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti (il centro-destra ha dimostrato nelle votazioni per l’elezione del Presidente del Senato un grande attenzione alle scritture dell’anagrafe) della sua decisione di accettare nella propria coalizione sia Azione Sociale di Alessandra Mussolini sia il Movimento Sociale-Fiamma Tricolore.

La stessa persona che partecipando al corteo del 25 aprile riconosceva il valore fondante della Resistenza e fedeltà ai principî di liberta e antifascismo, non ha avuto alcuna remora, pochi giorni dopo, ad allearsi con movimenti che da sempre stanno dalla parte opposta.

La Moratti, per un piccolo tornaconto elettorale, si è accordata con chi dichiara di non riconoscersi nel 25 aprile e non si fa nessun problema a sostenere che i veri italiani, quelli che difendevano l’onore dell’Italia dopo il voltafaccia dell’8 settembre, stavano dall’altra parte: la Repubblica Sociale Italiana. E’ evidente che non si può difendere al tempo stesso l’eredità politica e morale della Resistenza, partecipando alle celebrazioni del 25 aprile e andare a braccetto con i sostenitori dell’abolizione di una festa che “serve solo a dividere gli italiani”.

Ci sentiamo,quindi, questa volta di solidarizzare con il candidato sindaco del centro-sinistra, Bruno Ferrante, che alla luce di questa palese contraddizione all’indomani del corteo del 25 aprile, ha affermato che la presenza della Moratti alla manifestazione del 1 maggio era una provocazione.

Una persona che il martedì partecipa convintamene alla commemorazione della Liberazione non può, se la politica ha ancora un senso, nella stessa settimana firmare accordi con gli eredi dichiarati della cultura fascista.

Ci piacerebbe,infine, che una legittima domanda sulla coerenza del suo comportamento venisse formulata anche da quei commentatori e opinionisti che si sono, giustamente, spesi per solidarizzare con la Moratti dopo le contestazioni subite il 25 aprile scorso.

Altrimenti viene da pensare (male) che effettivamente la sua presenza ai due cortei sia stata un’abile manovra propagandistica, studiata a tavolino da qualche spin doctor di complemento.

Non è sufficiente,infatti, che la signora Moratti si limiti a dichiarare che: «Chi condivide i miei valori di libertà e di democrazia, chi mette la famiglia e le persone al centro del proprio agire politico può apparentarsi con me».

Non basta. Un candidato sindaco che partecipa ad un corteo del 25 aprile in una città dalle tradizioni democratiche antifasciste come Milano, ha il dovere di spiegare all’opinione pubblica le ragioni etiche e morali che l’hanno indotto ad allearsi con i movimenti dell’estrema destra, naturali continuatori di quella cultura fascista che portò l’Italia alla guerra e fu complice dei carcerieri del padre, Paolo Bricchetto Arnaboldi, nei campi di prigionia in Germania.



da www.articolo21.info