OMNIA SUNT COMMUNIA
IRAN: E’ COMINCIATO IL CONTO ALLA ROVESCIA?
Intervista a Claudio Moffa*
di Mila Pernice
Il prossimo obiettivo della guerra infinita, l’Iran, da mesi sta ricevendo pesanti pressioni specialmente da parte degli Stati Uniti che stanno chiedendo alle altre potenze mondiali di prendere in considerazione quelle che definiscono “sanzioni mirate” contro il paese, all’avvicinarsi della scadenza dell’ultimatum dell’ONU fissato al 30 aprile sul programma nucleare di Teheeran. “Sanzioni mirate” potrebbe tradursi con sempre più facilità in “azioni militari”, che non escluderebbero in questo caso il ricorso a bombardamenti atomici da parte dell’aviazione statunitense. C’è un organismo internazionale, l’AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) che si sta occupando di verificare che i siti nucleari iraniani, in particolar modo l’impianto di Natanz, non celino un programma atomico nascosto, che è l’accusa che all’Iran stanno rivolgendo appunto le potenze occidentali.
Secondo una notizia d’agenzia di qualche giorno fa l’AIEA sostiene di “non poter dire con certezza se il programma nucleare iraniano sia interamente pacifico, nonostante i tre anni di indagini svolte, non avendo trovato prove dei presunti tentativi di costruire un arsenale atomico”. E' curioso osservare come gioca il meccanismo dell’informazione di guerra perché se non ci sono prove non si può dire che l’arsenale iraniano abbia fini pacifici ma nemmeno bellici… Ma a parte questo, anche se fosse, anche se si venisse a scoprire che effettivamente l’Iran sta arricchendo il suo uranio per costruire la bomba atomica, perché non applicare le stesse misure adottando quindi sanzioni anche nei confronti di altri paesi dell’area che sono dotati come sappiamo di arsenali nucleari, citiamo il Pakistan, l’India o Israele, paesi che tra l’altro non hanno firmato, al contrario dell’Iran, il trattato di non proliferazione nucleare?
Il problema di fondo è questo: quello che non si vuole cogliere in Occidente da parte di un apparato mass-mediatico che ci sta piano piano abituando all’idea che comunque l’Iran va punito e che magari anche una “bombetta” atomica potrebbe servire per risolvere il contenzioso. Il problema è che c’è un’asimmetria evidentissima del diritto internazionale nell’area mediorientale con un paese in particolare, che è Israele, che ha violato tantissime risoluzioni dell’ONU per quel che riguarda la questione palestinese (almeno 300 dal ’67 ad oggi) e che peraltro ha un armamento atomico. Nella percezione ovvia, scontata, dei popoli e dei paesi arabi, dell’opinione pubblica araba e musulmana, quindi anche dell’Iran, è evidente che non si capisce perché Israele debba avere il diritto di avere un armamento atomico e l’Iran invece no. Quindi è ovvio: l’Iran ha addirittura diritto a un armamento atomico. Il problema della denuclearizzazione, obiettivo per il quale è giusto battersi, va posto a livello regionale. C’era stata in questo periodo una proposta di una conferenza generale sulla questione del Medio Oriente quindi anche del nucleare per risolvere questo contenzioso ma c’è una parte dell’Occidente che invece spinge per acutizzare il conflitto e per negare all’Iran quello che è invece un suo legittimo diritto. Io ho estremizzato, ma poi in realtà l’Iran ha firmato il trattato di non proliferazione nucleare, sta sviluppando secondo i dati a disposizione il nucleare civile, è un’esigenza di questo paese a fini di sviluppo economico, e quindi apparentemente non si capisce perché questa attenzione ossessiva all’Iran. In realtà lo si capisce se si guarda ai due principali paesi che puntano il loro obiettivo sull’Iran: Stati Uniti e Israele. Non bisogna mai dimenticare Israele perché, per fare un esempio, recentemente, quando si parlò da più parti di un tentativo di soluzione negoziata, l’Agi (Agenzia Giornalistica Italia) diffuse un articolo di commento del quotidiano Haaretz, che è spesso la voce ufficiale di Israele su queste intricate questioni mediorientali, in cui si diceva che Israele non era d’accordo. Quindi noi stiamo rivivendo esattamente lo stesso scenario che ci fu nel ’90, quando nell’agosto iniziò la crisi dell’Iraq con l’occupazione del Kwait - violazione del diritto internazionale – e c’era una possibile soluzione diplomatica; si parlava anche allora di una conferenza internazionale in Medio Oriente che combinasse il problema palestinese con quello del Kwait. Ebbene, alla fine, con l’opposizione israeliana si è andati alla guerra del Golfo, la prima. Un simile scenario c’è stato nella seconda guerra contro l’Iraq, e adesso ricominciamo. La cosa che più sconcerta è la debolezza del ceto politico tutto e del ceto giornalistico che evidentemente è succube di una macchina propagandistica che va avanti senza essere contrastata.
Per capire meglio il ruolo chiave dell’Iran nelle ambizioni imperialiste all’interno dell’area mediorientale..è emersa qualche giorno fa una notizia che riguarda quella che Stefano Chiarini sul “Manifesto” ha chiamato “il carattere confessionale della repressione” che proprio in Iraq va a colpire la resistenza sunnita servendosi degli squadroni della morte delle milizie sciite filo-iraniane, in particolare delle brigate Al-Badr addestrate e sostenute appunto da Teheran. Dunque gli sciiti iraniani stanno portando avanti una politica collaborazionista con le forze di occupazione le quali nel frattempo, però, minacciano sanzioni e attacchi militari a Teheran. Quale logica sottostà a questa contraddizione?
Ho scritto un saggio (www.claudiomoffa.it) in cui avanzo l’ipotesi che Ahmadinejad in realtà sia un nuovo Saddam Hussein, nel senso che le sue prese di posizione polemiche e provocatorie sulla questione dell’Olocausto e sulla questione della Palestina e su quella del nucleare non sono fumo negli occhi per confondere gli antimperialisti, ma esprimono un conflitto reale. Questo non vuole dire che poi non esistano delle contraddizioni interne a un unico campo, che è quello appunto che si scontra con l’invasione angloamericana in Iraq, quindi anche la resistenza sunnita. Ma questo è un fenomeno che esiste ed è sempre esistito; se noi pensiamo agli scontri fa la Siria e l’Olp, alle contraddizioni fra la Cuba di Castro e la rivoluzione salvadoregna, o a tutta la storia dei movimenti di liberazione anticoloniali, del fronte non allineato ecc. ecc. queste contraddizioni interne a un unico campo che si batte contro l’egemonismo americano e soprattutto il sionismo nell’area mediorientale sono cose che bisogna assumere come un dato di fatto reale. Detto questo, mi pare che sia un po’ eccessivo ad esempio il titolo del “Manifesto” di oggi [19 aprile] che contrappone gli USA e l’Iran insieme alla resistenza irachena; in realtà nell’articolo di Chiarini si parlava di gruppi filo-iraniani. Io credo che la situazione in Iraq sia molto più complessa e che vada un po’ meglio approfondita nel senso che sicuramente c’è una conflittualità forte fra sunniti - alla fine fra il partito Baath, che al suo interno poi ha sempre avuto anche degli sciiti - e alcuni settori sciiti. Probabilmente anche all’interno di questo discorso ci sono squadroni della morte, ci sono vendette incrociate e così via, ma non scordiamo che innanzitutto c’è un tentativo di esacerbare lo scontro attraverso attentati che vengono attribuiti ora a un campo ora all’altro mentre probabilmente provengono da una terza fonte che è il famoso Al-Zarkawi, Al-Qaida o magari anche i servizi segreti occidentali che vogliono provocare la guerra civile in Iraq. Poi però ci sono anche dei ponti possibili: per esempio aprendo il sito del Teheran Times si trovano degli articoli sul processo a Saddam Hussein, quindi al nemico numero uno dell’Iran negli anni ’80, che sono obiettivi e che denunciano persino il carattere-farsa di questo processo. Questo non vuol dire assolutamente che si va verso un’alleanza che vedrà l’Iran e la resistenza irachena marciare a braccetto ma esistono delle contraddizioni su cui bisogna ragionare. E’ una situazione complessa che potrebbe anche maturare nel senso di una più vasta unità delle forze contrarie alla invasione angloamericana e all’arroganza del sionismo nell’area mediorientale. Il discorso che fa Ahmadinejad è esattamente lo stesso che ha fatto appunto Saddam Hussein: orgoglio nazionale, anche ricerca del nucleare – ricordiamoci il bombardamento nell’81 alla centrale nucleare irachena da parte di Israele – e il discorso sull’appoggio alla resistenza palestinese. Tutti questi punti-chiave sono gli stessi, in Ahmadinejad e in Saddam Hussein. Quindi la situazione va seguita con attenzione, senza pensare che bisogna dividere tutto in bianco e nero.
Alcuni giorni fa su un articolo sul sito di “Usa Today” si riportavano le parole del Segretario alla Difesa dell’amministrazione statunitense Donald Rumsfield che inseriva ancora una volta l’Iran in quello che si continua a chiamare l’”asse del male” Iran-Siria-Iraq, secondo un teorema che continua a costituire l’imput e la giustificazione a guerre di aggressione che poi, come hanno dimostrato le testimonianze degli ispettori che in Iraq dovevano trovare le armi di distruzione di massa che poi non hanno trovato, si scopre poggiano su presupposti inesistenti. Potrebbe dunque avvenire la stessa cosa con l’Iran?
Questa domanda solleva due problemi: il ruolo delle Nazioni Unite che ancora una volta è un ruolo molto, troppo ambiguo perché la presa di posizione di El Baradei che dice “non abbiamo prove che ci vada verso il nucleare militare” dovrebbe servire a smontare tutto ma in realtà c’è un’ambiguità di fondo nella gestione di Kofi Annan che francamente spaventa perché è un po’ l’ambiguità che ha condotto l’Onu a ritirare gli osservatori pochi giorni prima che iniziassero i bombardamenti in Iraq. L’altro discorso è appunto quello di Rusfield e dei falchi americani, in particolare i neocons. E’ inutile girarci intorno: il pericolo principale per la pace nel mondo è costruito da questa pattuglia che ha un potere enorme sull’amministrazione Bush. I neocons, che come dice Cristian Rocca del “Foglio” sono tutti legatissimi a Israele, agiscono dentro all’amministrazione USA come uno Stato nello Stato, cioè come una componente che bada soprattutto agli interessi israeliani. Tanto a morire in Iraq sono i soldati americani, non sono i soldati israeliani... Questo fatto è assolutamente fondamentale e spesso viene occultato o dimenticato. Nel dicembre scorso addirittura Condoleeza Rice se ne era uscita all’indomani delle elezioni del 15 dicembre riconoscendo che bisognava distinguere fra i terroristi stranieri tipo Al-Zarkawi o tipo Al-Qaida dai resistenti nazionali, e parlando di orgoglio nazionale del popolo iracheno, quindi aprendo uno spiraglio di trattativa, o dell’avvio di un dialogo, con la resistenza sunnita. Non è un caso che il 15 dicembre i sunniti in qualche modo, nonostante alcuni comunicati ufficiali, col beneplacito del partito Baath, hanno accettato di partecipare alle elezioni. Poi però è successo che per esempio Daniel Pipes ha dichiarato che "dobbiamo lasciar perdere l’Iraq e dobbiamo pensare all’Iran". Qual è il disegno di questi signori? E’ il disegno della “guerra infinita”. Io sostengo due cose, anche in dissenso con Giulietto Chiesa e con altri: primo, che non è vero che Bush voleva la guerra contro l’Iraq fin dal primo giorno della sua elezione nel 2000; secondo, che Bush è un Presidente “non Presidente”, è cioè un personaggio che al di là delle prese di posizione di facciata in realtà conta quanto il due di picche, è una specie di pupazzo nelle mani di altri, nelle mani di questa pattuglia, dei vari Cheney e Rumsfeld. Bush non ha nulla a che vedere con altri capi di stato dell’Occidente, né con Blair, né con Berlusconi, né con Chirac, né tantomeno con Putin, perché è una persona in realtà estremamente debole e che alla fine controlla la massima potenza mondiale ma senza avere un potere reale. Chi controlla l’amministrazione nei fatti, dall’11 settembre ad oggi, sono i falchi dell’amministrazione, che hanno già fatto fuori Colin Powell e che oggi vogliono la guerra contro l’Iran.
E che, come diceva lei, hanno dietro le lobbies filoisraeliane, cosa che sottolineavano qualche tempo fa anche due accademici statunitensi…
Su “Wall Street” di qualche giorno fa c’è un articolo in cui si parla di questi due accademici che hanno accusato Bush di essere subalterno alle lobbies filoisraeliane, accusa che ha sollevato tante polemiche..questa cosa era stata sollevata 15 giorni prima dell’inizio della guerra da un congressista americano di nome Jim Moran, che si era rivolto a Bush accusandolo di non difendere, attaccando l’Iraq, gli interessi nazionali americani. E’ vero, perché gli interessi americani sono interessi panimperiali al cui interno c’è anche un rapporto di dominio che però non deve passare per forza di cose per le armi e per i bombardamenti rispetto al bacino mediterraneo e al mondo arabo. L’accusa a Bush era di difendere gli interessi di Israele. Questo problema ritorna, ci sono testate che ne parlano in modo libero e solo da noi, dove c’è un ceto politico e giornalistico molto debole sembra che si parli di cose un po’ osé, quando invece si tratta di acqua fresca a mio avviso.
Le chiedo quasi una previsione. Vista l’enorme influenza dello sciismo iraniano nell’area, quindi pensiamo all’Iraq ma pensiamo anche agli hezbollah libanesi per esempio, cosa succederà in Medio Oriente, cosa potrebbero provocare questi tentativi militari di destabilizzazione, soprattutto appunto se sarà colpito militarmente l’Iran?
Ci dovrebbe essere una reazione forte che blocchi anche questo modo di informare da parte dei grandi mass media…se ci sarà un bombardamento cosiddetto “mirato” all’Iran, è chiaro che la guerra infinita continuerà e andremo verso una situazione sempre più difficile. Quello che spaventa è che non c’è una reazione forte su questa questione dell’Iran. C’è un’area della sinistra che non appoggia l’Iran e Hamas perché li bolla entro la categoria dell’integralismo. Credo che sia un atteggiamento profondamente sbagliato, bisognerebbe sensibilizzare l’opinione pubblica di sinistra a mobilitarsi in difesa della pace, del ritiro delle truppe americane, inglesi, italiane dall’Iraq, ma anche di fermare questo rischio di guerra contro l’Iran.
*Docente alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Teramo.
TUTTO E' DI TUTTI




Rispondi Citando