User Tag List

Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 20
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Arrow 5 Maggio 2006: 25° Anniversario Della Morte Di Bobby Sands!





    "Tiçchfaid àr la"
    Il nostro giorno verrà
    BOBBY SANDS

    Perdere la vita per conquistare la libertà

    di Vincenzo Galizia


    Il 5 maggio 1981, nell’infermeria del carcere di Long Kesh, il ventitreenne patriota irlandese, Robert “Bobby” Sands, moriva, dopo 65 giorni di sciopero della fame. Insieme alla sua famiglia, il piccolo Robert, aveva vissuto i suoi primi anni d’infanzia, in un quartiere protestante, di Belfast Est, dove giocava a rugby con dei ragazzi protestanti, che lo soprannominarono “Bobby”, e dove il piccolo ragazzo cattolico, vedeva nei poliziotti inglesi degli eroi. Successivamente, si trasferirono a Twinbrook, un quartiere cattolico nato intorno alla chiesa di San Luca. Attraverso i racconti di sua madre Rosaleen, il giovane Robert, cominciò ad avere dei dubbi su i suoi presunti “eroi” e a capire la difficile esistenza dei cattolici nell’Irlanda del Nord, ecco come Bobby, la descrive nei suoi diari: “Mia madre mi raccontava le retate di prigionieri politici, gli assalti armati, i morti, o le incursioni all’alba, con l’avvento della televisione però, i racconti di mia madre furono sostituiti dalle immagini. Le mie idee si confusero: i cattivi descritti da lei erano sempre i miei eroi televisivi: i soldati inglesi lottavano per la giustizia e i poliziotti erano invariabilmente bravi ragazzi. Da piccolo io mitizzai le loro gesta e li imitai nei miei giochi infantili. A scuola imparai la storia, ma era sempre storia inglese. Poi cominciai a chiedermi perché non insegnavano mai la storia del mio paese, l’Irlanda”. Nel 1968, comincia a cambiare qualcosa nella vita di Bobby, il contenuto dei telegiornali mutò e notò come gli “agenti speciali” caricavano la folla per le strade, bastonando e perseguitando gente come loro. Nell’agosto del 1969, la violenza scoppiò nelle strade e il suo quartiere, sembrò colpito da un “uragano” come lui disse. Ritorniamo al suo diario che è molto eloquente su questo periodo: “Arrivarono gli "speciali" seguitida orde di "orangisti" inferociti, e invadevano le nostre strade, sparavano, incendiavano, saccheggiavano, uccidevano. Non c’era nessuno a difenderci, allora, a parte i "ragazzi" , come mio padre chiamava gli uomini che proteggevano il quartiere con poche armi antiquate. Poco dopo apparvero per le strade strane persone, voci, facce, sotto forma dei soldati britannici. Non li consideravo più gli eroi della mia infanzia. Ed è qua che Bobby, diciottenne, decise di arruolarsi tra i “provos” (l’ala più estremista dell’IRA). Nel suo diario lo ricorda così: “Con mia sorpresa i miei ex compagni di scuola e i miei vicini divennero i miei camerati e mi aprirono le loro case e i loro cuori. Imparai subito che senza l’appoggio della popolazione i repubblicani non avrebbero mai potuto sopravvivere. Nel ’71 passai il mio ultimo Natale a casa.” Nell’autunno del 1972, poco più che diciannovenne, venne arrestato, condannato a tre anni e mezzo di reclusione per possesso di armi. Nel 1976 quando venne rilasciato, Bobby, era più che mai deciso a battersi per la libertà del suo Paese. Purtroppo sei mesi dopo, ebbe la sfortuna di essere di nuovo catturato, dopo un violento scontro a fuoco. Lo ricorda così: “Lo choc del mio nuovo arresto fu enorme per i miei familiari, ma soprattutto per mia moglie Geraldine che era incinta di quattro mesi. Fui ritenuto colpevole e condannato ad altri quindici anni. Il giorno dopo in carcere mi denudai e mi sedetti sul pavimento freddo della cella per protesta contro l’inumanità della galera". Bobby era ventitreenne quando varcò per la seconda volta l’ingresso del carcere di Maze; era ancora molto giovane ma già portava su di se i segni indelebili delle vessazioni e delle lotte. Cominciò lo sciopero della fame il 1 marzo 1981 e mori 65 giorni dopo nell’infermeria della prigione di Long Kesh. Era il 5 maggio 1981. Dopo di lui altri nove volontari lo seguiranno: il 12 maggio muore Francis Hughes, il 21 Raymond McResh e Patsy O’Hara, l’8 luglio Joe McDonnel, il 1 agosto Martin Hurson, e Kevin Lynch, il giorno dopo Kieron Doherty, l’8 agosto Thomas McElwee, il 20 dello stesso mese Micky Devine. Il 3 ottobre, dopo 217 giorni dall’inizio della protesta, lo sciopero della fame cessò: la commozione era divenuta semplice routine, l’indifferenza rischiava di vincere sulla sublimazione. Dopo tre giorni il Governo Inglese decide di accettare, almeno in parte, le richieste dei detenuti. Riportiamo ora quel che Bobby Sands scrisse sul suo diario in carcere, il giorno della festa di San Patrizio, mercoledì 17 marzo. “Oggi è la festa di San Patrizio e come al solito niente di notevole. Sono stato a messa. Con i capelli tagliati stavo meglio. Non conoscevo il prete che ha detto la messa. Gli inservienti distribuivano il cibo a tutti quelli che tornavano da messa.Hanno provato a darmi un piatto pieno. Me l’hanno messo sotto il naso, ma io ho tirato dritto come se non ci fossero. Oggi ho ricevuto due giornali e, piacevole novità, c’era l’Irish News. Ad ogni modo ricevo tutte le notizie dai ragazzi. Ho visto uno dei dottori questa mattina, un tipo sbarbato. Mi sfibra. Il mio peso è di 57,50 Kg. Nessuna lamentela. Il governatore è venuto da me e mi ha detto aspramente: "Vedo che stai leggendo un libro breve. Meglio così, se fosse lungo non ci riusciresti a finirlo". Ecco che gente sono. Maledetti! Non importa. E’ stata una giornata lunga.Pensavo allo sciopero della fame. La gente dice tante cose del corpo, ma non vi fidate. Io penso che ci sia davvero una specie di lotta. Prima il corpo non accetta la mancanza di cibo e soffre per la tentazione del cibo e per altri fattori che lo tormentano in continuazione. Il corpo reagisce, naturalmente, ma alla fine della giornata tutto ritorna alla considerazione primaria, cioè alla mente. La mente è la cosa più importante. Se non hai una mente forte per resistere a tutto non ce la fai. Ti manca ogni spirito combattivo. Ma da dove ha origine questa forza mentale? Forse dal desiderio di libertà, ma non è proprio certo che venga di lì. Se non riescono a distruggere il desiderio di libertà non possono stroncarti. Non mi stroncheranno perché il desiderio di libertà e la libertà del popolo irlandese mi stanno nel cuore. Verrà il giorno in cui tutto il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna.


    ONORE A BOBBY SANDS !
    IRLANDA UNITA !!!

    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    13 May 2009
    Messaggi
    30,192
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    BOBBY SANDS

    Il 5 maggio 1981, dopo 66 giorni di sciopero della fame,
    moriva il martire irlandese Bobby Sands
    Un giorno nella vita di un eroe
    Le ultime settimane nell’inferno del lager inglese di Long Kesh



    Credo di essere soltanto uno dei molti sventurati irlandesi
    usciti da una generazione insorta per un insopprimibile desiderio di libertà...
    ...Sono un prigioniero politico perché sono l'effetto di una guerra perenne che il popolo irlandese oppresso combatte contro un regime straniero, schiacciante, non voluto, che rifiuta di andarsene dalla nostra terra

    Bobby Sands da "Un giorno della mia vita"

    Venticinque anni fa, esattamente all’alba del 5 maggio 1981, si spegneva dopo 66 giorni di sciopero della fame nel lager inglese di Long Kesh, Bobby Sands. Un nome, il suo, che nell’immaginario di qualsiasi uomo libero rappresenta ancora oggi una delle vette più alte di resistenza umana e politica all’oppressione mai raggiunte nella storia moderna. Vogliamo ricordare questo straordinario combattente per la libertà non soltanto attraverso la cronaca della sua vicenda umana e politica, ma soprattutto attraverso le sue poesie, l’opera letteraria e militante che Sands ci ha lasciato. Poesie e riflessioni scritte su foglietti di carta fatti uscire clandestinamente dal carcere e divenuti negli anni un testamento sempre attuale e struggente di un uomo che ha scelto la morte come estremo gesto di integrità: la redenzione e il riscatto attraverso la nobiltà del sacrificio. Bobby Sands ha vissuto ogni istante della sua prigionia, ogni attimo di tortura come una sfida umana, ideale e militante ad un dominio, quello britannico, che non si limitava all’occupazione del suolo irlandese ma anche al controllo e alla privazione della libertà dei cittadini non unionisti. Sands, morendo, ha ripetuto la frase con la quale annunciò l’inizio del proprio sciopero della fame: «Sono qui per morire, non per vincere». Parole che hanno tracciato un solco lungo il quale è cresciuta la coscienza politica e sociale nordirlandese: se l’Ulster oggi può, ancora con difficoltà, parlare di pace è perché uomini come Bobby Sands l’hanno reso possibile con il proprio sacrificio.
    Una vita per l’Irlanda libera
    -Bobby Sands nacque a Rathcoole, nell’Irlanda del Nord, nel 1954. A sedici anni era già un attivista del movimento repubblicano e per questo motivo venne arrestato nel 1972 e condannato a quattro anni di carcere speciale a Long Kesh.
    Tornato in libertà nel 1976, Bobby Sands apre una sede del Sinn Fèin a Twinbrook, un quartiere popolare di Belfast dove vive insieme alla propria famiglia. Poco tempo dopo, fonda con altri compagni di lotta un giornale di controinformazione, An Phoblacht, che presto gli garantirà la stima e l’appoggio dell’Ira e dell’intero movimento repubblicano. Nell’ottobre dello stesso anno viene nuovamente incarcerato proprio all’apice della campagna di “counter-insurgency” volta a criminalizzare ogni forma di militanza repubblicana, violenta e non.
    Nel blocco H
    Dopo avergli negato lo status di prigioniero politico, le autorità britanniche lo rinchiudono nel famigerato blocco H di Long Kesh, un vero e proprio “braccio della morte” divenuto tristemente famoso per l’indiscriminata applicazione di torture sia fisiche che psicologiche. In carcere si mette immediatamente alla testa dei “blanket men”, gli uomini della coperta, che protestano contro i maltrattamenti subiti quotidianamente (tra i quali il bagno bollente seguito all’applicazione di disinfettante sulle piaghe, percosse, perquisizioni corporali e privazione del sonno) e per ottenere il riconoscimento dello status di prigioniero politico.
    Sciopero della fame fino al martirio
    Il movimento di protesta capeggiato da Sands raggiunge il proprio culmine nel marzo 1981, quando dieci detenuti appartenenti all’Ira (e due all’Inla) iniziano uno sciopero della fame a oltranza. Bobby Sands è il primo ad intraprendere questo sciopero, gli altri si uniscono a intervalli costanti nei giorni successivi. All’esterno, l’appoggio di massa all’iniziativa dei prigionieri diventa immediatamente fortissimo, tanto che nel mese di aprile Sands viene eletto parlamentare a Westminster come indipendente nelle liste del Sinn Fèin per la contea di Farmanagh. Nonostante tutto questo e l’interessamento diretto della Chiesa cattolica e del Vaticano, l’allora primo ministro britannico Margareth Thatcher continua a rifiutare crudelmente qualsiasi forma di dialogo con i detenuti in sciopero. Nel frattempo le condizioni fisiche dei prigionieri si deteriorano rapidamente: il 5 maggio 1981, dopo 55 giorni di rifiuto del cibo, Bobby Sands muore stringendo tra le mani il crocefisso d’oro inviatogli personalmente dal Papa, un gesto che Londra non perdonerà mai al Santo Padre.
    Dopo di lui, altri nove martiri
    Nei giorni immediatamente successivi anche altri nove scioperanti morirono (Francis Hughes, Raymond McCreesh, Patsy O’Hara, Joe McDonnell, Martin Hurson, Kevin Lynch, Kieran Doherty, Thomas McElwee e Michael Devine), mentre altri furono salvati da un canale di dialogo aperto dalla diplomazia internazionale e dall’intervento delle madri che fecero valere il proprio diritto a imporre l’alimentazione forzata.
    Il suo diario, le sue poesie
    L’odissea umana e politica di Bobby Sands è stata conosciuta e ammirata dall’opinione pubblica attraverso i resoconti cronachistici ma soprattutto attraverso il diario che Sands scrisse nella sua cella e fece uscire clandestinamente dal carcere sotto forma di biglietti che i compagni di prigionia non soggetti a restrizioni totali consegnavano sottobanco ai parenti durante i colloqui. Le lucide e drammatiche descrizioni della carcerazione e dei soprusi, le dolci e struggenti poesie, le riflessioni politiche del guerrigliero indomito sono divenute una pietra miliare della letteratura militante: Un giorno della mia vita, il titolo scelto per la pubblicazione del diario di Sands, è stato letto e riletto da intere generazioni in Irlanda e nel mondo. Meno famosi, ma certamente non meno importanti per conoscere l’avventura umana di questo moderno martire, sono i Canti di libertà da Long Kesh, brevissimi racconti in presa diretta intervallati da riflessioni sulla vita, la lotta del popolo irlandese, ma anche gli affetti familiari e la libertà intesa come bene supremo e insostituibile dell’uomo.
    «Oggi ho lottato contro un mostro»
    La prima parte dei Canti è dedicata alla descrizione psicologica della quotidiana lotta contro i soprusi, le violenze, l’umiliazione e la solitudine di un uomo che ha deciso di restare fedele alla propria dignità e ai propri principi. «Oggi ho lottato contro un mostro e ancora una volta ho disperso la sua armata. Per quanto non sia riuscito a fuggire sono sopravvissuto per continuare a combattere... ma i mostri non esistono e neanche i diavoli. Non possono esserci tanti diavoli. Sono impazzito. Sarà così. Sono fuori di testa. Ma il dolore, la sofferenza e la pena sono una realtà. Tutto è una grande verità, ho ragione, so di avere ragione: devo resistere. Ma non ho dove andare. La mia cella potrebbe diventare la mia tomba. Non uscirai mai da qui. Se non fai come dico non ti libererò mai! Non posso, non potrò mai accettarlo. Il mio corpo è distrutto e gelido. Mi sento solo ed ho bisogno di conforto. Da qualche parte lontana mi giungono quelle voci familiari che sole mi permettono di andare avanti: “Siamo con te, caro. Siamo con te. Tieni duro”. Ho bisogno di sentire quelle voci». Una pagina toccante di determinazione e debolezza allo stesso tempo, parole che distruggono lo stereotipo classico del guerrigliero cinico e inveterato e donano una nuova luce di umanità mortale e quotidiana alla figura atemporale e quasi eterea dell’eroe moderno.
    «Per pavimento, una poltiglia putrida»
    Ma anche le degradanti e inumane condizioni di detenzione trovano spazio nelle pagine dei Canti, laddove Sands racconta che «il pavimento della mia fossa è tappezzato da una sostanza molliccia, putrida, della quale mi sfugge la natura. C’è un puzzo rivoltante che ristagna nell’oscurità e l’aria è calda, pesante e densa. All’angolo c’è qualcosa di soffice e umidiccio, forse un giaciglio dove sdraiarsi... Mi sta spiando. La porta si apre un’altra volta. Pian piano la luminosità fioca lascia il posto ad un’illuminazione scarsa che annuncia la presenza della figura in uniforme nera. “Sissignore”, scandisce minacciosamente, “ecco il rancio, 1066”. Mi sbatte una scodella nelle mani e chiude la porta rabbiosamente. Prima che la luce svanisca del tutto riesco ad intravedere qualcosa: cumuli di immondizia e sporcizia di varia natura sparsi dappertutto sul pavimento, un esercito di vermi abbarbicati alle mie gambe e le pareti coperte da una massa di mosche grasse e tronfie. Il panico ha di nuovo il sopravvento e comincio a camminare nervosamente su e giù per la cella atterrito da ciò che mi circonda. La ciotola che ho in mano, ormai fredda, contiene una zuppa d’avena annacquata, o qualcosa di simile, che emana un odore disgustoso, la abbandono per terra e nel buio fitto riprendo il mio cammino senza fine che mi conduce negli abissi più profondi della disperazione».
    «Unica certezza: le botte e la violenza»
    Ma oltre alla disperazione per il degrado fisico e morale della detenzione, nelle poche pagine dei Canti è presente anche la lucida descrizione della violenza fisica, del sopruso, della tortura e del terrore che accomagna ogni minimo rumore, ogni luce inaspettata, ogni scricchiolio. «Fai conto di essere costantemente in questo stato mentale: hai la certezza che da un momento all’altro potresti essere tempestato di botte fin quasi a perdere i sensi, lavato con la forza e piegato contro la tua volontà per l’ennesima perquisizione anale. Sono queste le pratiche più frequenti della vita di tutti i giorni nel blocco H. È impossibile riuscire ad immaginare cosa provi un ragazzo di diciotto anni quando una dozzina e più di secondini lo massacrano di percosse, calci e pugni mentre, nudo, viene trascinato per i capelli lungo un corridoio o quando gli stessi strizzano le sue parti più intime fino a farlo crollare fisicamente o gettano acqua bollente sul suo corpo nudo. Io stesso non riesco a descrivere, figuriamoci voi ad immaginare, il nostro stato mentale proprio mentre restiamo seduti ad aspettare che avvenga tutto questo. La tortura fisica e psicologica dei blocchi H ha condotto molti uomini sull’orlo dell’infermità mentale». Ma per sfuggire a questo lento massacro dell’io e del corpo, Sands ed i suoi compagni si aggrappano, oltre alla loro ferrea determinazione, alle poche cose che li potessero mettere in contatto con il mondo esterno, con la realtà, con quella libertà che per difendere si vedono negata in celle fetide e maleodoranti. Una finestra, il volo di un’allodola e la speranza di potersi svegliare per contare un altro giorno strappato alla violenza e alla tortura, un altro giorno strappato all’arroganza del potere e al suo meccanismo distruttivo, un altro giorno di resistenza.
    «Seguo il fruscio dell’allodola»
    «Quante volte mentre il tempo scorre lento, mi soffermo a guardare gli uccelli e seguo il fruscio dell’allodola cercando di individuarla in quella massa blu, immobile sopra di me, che rappresenta la pienezza dell’esistenza. E io desidero fortemente la libertà dell’allodola. Suppongo che per molti di noi qualche uccello, il canto di un’allodola, il cielo limpido o la luna piena restino inosservati per la maggior parte del tempo. Per me invece significano vita, pace, conforto, compagnia, qualcosa che si offre al mio sguardo e che mi aiuta ad allontanare la brutalità delle torture, l’infamia e la violenza che di continuo assediano la mia vita. Proprio oggi i secondini hanno cominciato a sbarrare le finestre con le lamine d’acciaio. È un’ulteriore fortuna: nascondere l’essenza stessa della vita, la natura! In questo carcere i miei torturatori cercano da tempo di sbarrare la finestra della mia mente». Bobby Sands è stato e rimane l’esempio più alto di trionfo della libertà umana e individuale di fronte alla brutalità del potere. Tiochfaid ar là, Bobby: il nostro giorno verrà.


    Nella mia mente tormentata c'è al primo posto il pensiero
    che l'Irlanda non conoscerà mai pace
    fino a quando la presenza straniera ed oppressiva
    della Gran Bretagna non sarà schiacciata,
    permettendo a tutto il popolo irlandese
    di controllare, unito, i propri affari
    e di determinare il proprio destino come un popolo sovrano
    Bobby Sands

  4. #4
    Mé rèste ü bergamàsch
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Messaggi
    13,041
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Retate di prigionieri politici, gli assalti armati, i morti, o le incursioni all'alba, quando uno ascoltava col cuore in tumulto il rimbombo degli scarponi militari sull'acciottolato delle strade e, sbirciando dalle finestre, vedeva un vicino trascinato dagli agenti speciali.

    Con l'avvento della televisione i racconti di mia madre furono sostituiti dalle immagini. Le mie idee si confusero: i cattivi descritti da mia madre erano sempre i miei eroi televisivi, i soldati inglesi lottavano per la giustizia e i poliziotti erano invariabilmente bravi ragazzi. Da piccolo io mitizzai le loro gesta e li imitai nei miei giochi infantili. A scuola imparai la storia, ma era sempre storia inglese. Poi cominciai a chiedermi perchè non insegnavano mai la storia del mio paese, l'Irlanda; (...) La mia vita cominciò a cambiare. Poco a poco il contenuto dei telegiornali mutò e io notai con maggiore frequenza gli "agenti speciali" che caricavano la folle nelle strade. Dal modo in cui mia madre mostrava i pugni al televisore compresi che era gente come noi ad essere perseguitata e bastonata. Nell'agosto del '69 la violenza scoppiò nelle strade e il nostro quartiere sembrò colpito da un uragano. Il mio piccolo mondo personale si frantumò, Arrivarono gli "speciali" seguiti da orde di orangisti inferociti, e invadevano le nostre strade, sparavano, incendiavano, saccheggiavano, uccidevano. Non c'era nessuno a difenderci, allora, a parte i "ragazzi", come mio padre chiamava gli uomini che proteggevano il quartiere con poche armi antiquate. Poco dopo apparvero nelle strade strane persone, voci, facce, sottoforma dei soldati britannici. Non li consideravo più gli eroi della mia infanzia...

    Avevo ormai più di 18 anni ed ero cresciuto nella violenza. Non importava quanto io ci provassi, o quante pietre tirassi, non riuscivo mai a batterli, gli inglesi tornavano sempre. A 18 anni e mezzo entrai a far parte dei Provos e andai ad affrontare la potenza di un impero. Mia madre mi guardò piena di orgoglio e di paura quando uscii per la prima volta imbracciando una carabina.

    L'Irish Republican Army condivide l'antica tradizione di ribellione irlandese, come avversaria del dominio inglese. Quei "ragazzi" credevano di essere gli eredi del più antico esercito di guerriglia del mondo che avesse condotto una guerra contro gli inglesi per più di 60 anni. Non si consideravano terroristi, poichè il loro scopo, a differenza della S.A.S. (i reparti speciali dell'esercito britannico) non era terrorizzare i civili, ma proteggere e difendere mezzo milione di irlandesi dalla distruzione e forse dalla morte e quindi liberarsi dall'occupazione degli inglesi, ritenuti la causa principale di tutto questo dolore.

    Io non mi fermerò fino a quando non realizzerò la liberazione del mio paese, fino a che l'Irlanda non diventerà una sovrana, indipendente, repubblica socialista.

    Quanto dovremo ancora patire? Un corpo non lavato, nudo e distrutto da dolori muscolari, accovacciato in un angolo di un antro malsano, costretto a defecare sul pavimento, dove gli escrementi non sarebbero stati rimossi e il cui odore si sarebbe mescolato al già insopportabile puzzo di urina e di cibo in decomposizione (...).C'erano momenti in cui avrei preferito essere al cimitero di Milltown, quando tutto si faceva così insopportabile che non m'importava niente di essere vivo o morto, pur di scappare via da quell'incubo infernale. Non stiamo forse morendo lo stesso? Il nostro giorno verrà! Il nostro giorno verrà! Il nostro giorno verrà!

    Quei luoghi di tortura e i sadici che li popolavano avevano distrutto il mio corpo, ma non erano riusciti a uccidere il mio spirito (...). Potrete fermare o uccidere un rivoluzionario, ma non riuscirete ad uccidere o a fermare la rivoluzione!

    Il direttore del carcere è venuto da me e mi ha detto apertamente: "Vedo che stai leggendo un libro breve. Meglio così. Se fosse lungo non riusciresti a finirlo". Ecco che gente sono. Maledetti!

    La mente è la cosa più importante. Se non hai una mente forte per resistere a tutto non ce la fai (...). Se non riescono a distruggere il desiderio di libertà non possono stroncarti. Non mi stroncheranno perchè il desiderio di libertà e la libertà del popolo irlandese sono nel mio cuore. Verrà il giorno in cui tutto il popolo irlandese avrà il desiderio di libertà. Sarà allora che vedremo sorgere la luna.

    Bobby Sands

  5. #5
    Gioventù Universitaria
    Data Registrazione
    14 Jun 2005
    Località
    Roma giovuniv.giovani.it
    Messaggi
    1,777
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito



    ONORE A BOBBY SANDS!
    IRLANDA UNITA, IRLANDA LIBERA, IRLANDA CATTOLICA!

    SIA DA ESEMPIO.
    Lorenzo Proia
    Responsabile Ufficio Stampa Lega Nord Toscana
    Coordinatore Zoonale GnP
    Vice Coordinatore Movimento Giovani Toscani

  6. #6
    Forumista senior
    Data Registrazione
    01 Apr 2009
    Messaggi
    1,018
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito



    PURE IN IRAN NELLA CAPITALE Tehran ESISTE UNA VIA A SUO NOME

    ONORE A BOBBY !!!!!

  7. #7
    Forumista senior
    Data Registrazione
    05 May 2009
    Messaggi
    3,847
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  8. #8
    Forumista senior
    Data Registrazione
    05 May 2009
    Messaggi
    3,847
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


  9. #9
    Forumista senior
    Data Registrazione
    05 May 2009
    Messaggi
    3,847
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In un mondo di vigliacchi, dove tutti si vendono per nulla e si arrendono alla prima difficoltà, rendiamo onore a PATRIOTI che sono morti da EROI per la loro terra.

    Non sono morti invano, che siano da esempio anche a noi Padani

    REMEMBER THE HUNGER STRIKERS




  10. #10
    Forumista senior
    Data Registrazione
    05 May 2009
    Messaggi
    3,847
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito






 

 
Pagina 1 di 2 12 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Risposte: 101
    Ultimo Messaggio: 06-05-09, 14:44
  2. 5 maggio anniversario della morte di Bobby Sands
    Di non mi arrendo nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 06-05-08, 00:17
  3. 5 Maggio 2006: 25° Anniversario della morte di Bobby Sands!
    Di Daniele (POL) nel forum Centrodestra Italiano
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 10-05-06, 23:18
  4. Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 03-05-06, 17:47
  5. Anniversario morte Bobby Sands
    Di Birrafondaio nel forum Padania!
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 06-05-05, 11:24

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226